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Segnalazione di Tentazioni Proibite di Cristoforo De Vivo

Prezzo: EUR 12,75
Da: EUR 15,00
Sinossi: Tentazioni proibite
Il paradiso perduto
Ella è una ragazza nel pieno dei suoi vent’anni, che crede di non avere nulla da perdere e ancora meno da guadagnare. Si esibisce in un club per soli uomini nel cuore di Milano, un club segreto e molto esclusivo destinato solo a uomini facoltosi che pagano laute somme di denaro in cambio di un po’ di piacevole compagnia.
Ella vive in questo mondo da troppo tempo, gli uomini che incontra sono tutti uguali e le serate si susseguono come una replica di una vecchia sit-com, tutte implacabilmente identiche.
Una sera però, un nuovo ospite del club sembra poter rompere questa monotonia.

ESTRATTO PRIMO CAPITOLO

“Ella, tocca a te”
La voce di Susy riporta i miei pensieri alla realtà.
“Metto il mascara e arrivo”.
Si va in scena anche stasera, come ogni sera della settimana.
Lavoro in un club privato molto esclusivo, nascosto in uno dei palazzi d’epoca nel centro di Milano. Per accedervi i soci hanno la chiave del portone che dà direttamente sulla strada, attraversano il cortile interno e con un’altra chiave aprono un’anonima porta che si affaccia su locale enorme, elegante e raffinato che si sviluppa su 3 piani. Il primo e il secondo sono uniti in un unico grande spazio dove si trova il teatro, in fondo alla sala c’è il palco dove ci esibiamo noi ragazze. Al posto delle classiche poltroncine ci sono tanti tavolini dove i soci si possono accomodare e, soprattutto, consumare alcolici e cibo. Del secondo piano è rimasto un ballatoio che corre sui tre lati escluso quello del palco, dove son state ricavate delle piccole stanzine come fossero i palchetti di un teatro d’epoca, con la differenza che la parete che dà verso l’interno è tutta in vetro, annullando qualsiasi forma di privacy. Il terzo piano invece è riservato solo alle ragazze, ci sono i nostri camerini e gli spazi dove rilassarci prima e dopo le serate.
Lavoro qui ormai da 6 anni, ho iniziato mentre andavo all’università per pagarmi gli studi in storia dell’arte, ora che mi sono laureata ho deciso di lavorarci a tempo pieno. Almeno finché non avrò un piano migliore. Vendo il mio corpo come se fosse un bell’oggetto da guardare, ma non sono una prostituta, nessuna delle ragazze qui lo è. Non si vende sesso nel club, solo intrattenimento e buona compagnia. E la visione di belle ragazze mezze nude.
Ogni ragazza a turno si esibisce sul palco in un numero di burlesque, poi scende il platea per intrattenere gli ospiti. Le ballerine del club non sono solo un bel seno e lunghe gambe, ma anche menti brillanti. Perché lo facciamo? Vanità. Noia. Soldi. Si guadagna bene, soprattutto se qualche ospite chiede di passare un’ora con te nel palchetto, quindi perchè no? Non ho famiglia, non ho amici, se non qui. Sono un corpo vuoto, se vendessi frutta e verdura non sarebbe diverso per me. Questo lavoro, diciamocelo, è facile. Perchè cambiare? Per chi?
Le note di “Candyman” di Christina Aguilera iniziano e con loro il mio numero. Mentre ballo tengo d’occhio la sala come sempre. Ci sono le solite facce note, facoltosi uomini di successo annoiati dalla vita, o i figli di. Le ragazze che si sono già esibite intrattengono la maggior parte degli ospiti, qualcuno invece sappiamo vuole esser lasciato solo in balia dei suoi pensieri, altri vengono qui da così tanto tempo che si portano il lavoro da finire mentre mangiano qualcosa.
Ammicco ad alcuni dei soci che mi stanno più simpatici mentre mi muovo sensualmente a tempo con le note, quando il mio sguardo viene incuriosito da un elemento fuori posto, un viso nuovo. Non sono molto frequenti i nuovi ingressi di soci del club, quindi tutte le ragazze in sala, chi più sfacciatamente e chi meno, osservano il nuovo arrivo. Dalla mia postazione privilegiata posso studiare la situazione con calma, a distanza di sicurezza. Un ragazzo alto, poco oltre la trentina, castano, capelli corti e barba studiatamente incolta. Indossa un completo blu di alta sartoria, una camicia bianca e un papillon in tinta con l’abito. Quello che incanta però sono gli occhi, color ghiaccio incorniciati da ciglia folte e scure. Una calamita.
Gin, la nostra “mistress”, lo accompagna ad un tavolo facendo mille moine che lui sembra non notare molto. Gli offre un tavolo in una buona posizione, come da prassi per i nuovi arrivi, ma lui chiede un tavolo nell’angolo, uno di quelli che nelle serate infrasettimanali come questa solitamente resta vuoto. Con disinvoltura si accomoda e comincia a guardarsi intorno, studia l’ambiente senza soffermarsi troppo sulle ragazze. Le intrattenitrici che girano per la sala si avventano su di lui come api sul miele, ma lui le respinge tutte con garbo, chissà perché? Mi sorprendo a pensare se anche io venissi respinta come potrei approcciarmi per evitare questo epilogo. Il suo atteggiamento non rientra nella solita routine del nuovo arrivato: entro – mi accomodo dove mi viene indicato – faccio sedere la prima ragazza che arriva per levarmi il pensiero e l’imbarazzo. Lui invece non sembra nervoso. Non sembra neanche particolarmente interessato all’ambiente se è per quello.
Perchè sei venuto qui allora? Di certo non per caso, solo un amico fidato può averti ceduto la chiave per farti entrare da solo. Quindi sapevi cosa avresti trovato dietro la porta. Se non era il genere di intrattenimento che cercavi avresti potuto evitarlo.
Basta congetture, ho già speso troppi pensieri per un solo paio di occhi. Non è certo il primo bel ragazzo ben curato che entra nel nostro club. Inoltre probabilmente se ne andrà a momenti, quindi cercare di capirlo sarebbe una doppia perdita di tempo.
Quando ho iniziato a lavorare qui ho deciso che non mi sarei mai fatta coinvolgere dagli uomini del club o dalle loro storie, è solo lavoro. Farò così anche con lui, fintanto che resta, anche se sono curiosa di capire perché respinge tutte le ragazze.
Il mio numero è finito e non faccio in tempo a scendere dal palco che sono già richiesta al tavolo da Borsalino. Ogni cliente qui ha un soprannome che gli viene attribuito al primo ingresso, niente vere identità, per ovvie ragioni. Borsalino porta sempre il tipico cappello e da qui il nome.
Il nuovo ragazzo potrebbe essere papillon. Se mai dovesse servirgli un soprannome.
Mi siedo al tavolo e comincio a conversare di arte con Borsalino, è molto appassionato e ha un’idea sua su ogni corrente artistica che il più delle volte va oltre la normale concezione diffusa. È sempre interessante scambiare opinioni con lui, il tempo in sua compagnia solitamente passa molto velocemente, ma stasera la sedia sembra scottarmi la pelle, la sabbia nella clessidra pare immobile e mentre l’ospite valuta i pro e i contro della vita di un artista agli inizi del Novecento, i miei pensieri vanno di nuovo verso il nuovo arrivato.
Perchè è ancora solo al tavolo? Ha ordinato una bottiglia di champagne, non la più costosa sul menù, sicuramente una delle migliori. È un intenditore. Forse è venuto per quella. Magari è un alcolista buongustaio. Ma quanto è lunga un’ora?
Quando la clessidra sul tavolo finalmente versa l’ultimo granello, mi alzo dalla sedia di scatto, forse un po’ troppo, saluto con garbo Borsalino e senza quasi accorgermene mi dirigo verso il tavolo di Papillon, che è ancora seduto da solo al suo tavolo in disparte. Le ha respinte tutte finora. Vediamo perchè.
“Sensi di colpa per una fidanzata lontana?” Pronuncio la frase con il tono più caldo e intrigante che ho, lui alza gli occhi dal suo drink e quando incontrano i miei il mio cuore inciampa in un battito, ha uno sguardo che ti spiazza: freddo e deciso. La sua espressione sembra dire “Un’altra? Perchè non mi date tregua?”
“Farebbe differenza?” Ha una voce calda e profonda, ascoltarla è come bere una cioccolata calda davanti al camino in una fredda giornata invernale. Stona coi suoi occhi gelidi, stona con il suo atteggiamento annoiato e vagamente superiore.
“Ho visto che è arrivato da un po’, ma ancora non ha compagnia. Me ne chiedevo il motivo.” Cerco di essere più pratica che interessata. Lui stringe le spalle e alza un angolo della bocca, ma non dice nulla. Non è molto loquace il signorino, ma io voglio saperne di più, quindi uso le armi più basse che conosco. Poggio le mani sul tavolo sporgendomi leggermente verso di lui in modo da offrirgli un visione migliore della mia scollatura, come fanno le ragazze nuove per farsi invitare a sedere dai soci e come io non facevo ormai da anni. Un po’ me ne vergogno, lo ammetto.
“Sono una delle ragazze senior. Tra i miei compiti c’è anche quello di far sì che ogni socio del club abbia la miglior permanenza possibile qui, se è alla ricerca di qualche caratteristica in particolare sarò felice di indirizzare la ragazza giusta per lei.” Lui non si scompone, non cede, lo sguardo resta fisso nei miei occhi durante tutta la frase, anche quando fingo di distogliere lo sguardo per dargli l’opportunità di sbirciare il décolleté di nascosto. Strano. Di nuovo si comporta in modo anomalo.
“È un pensiero molto premuroso, ma sono entrato con la chiave di un amico. Sto ancora valutando se voglio far parte di questo club o meno” Non escludi l’idea del tutto allora. Ora che so di avere una possibilità, voglio riuscire dove le altre hanno fallito. Non so perché, ma ho bisogno di convincerlo a tornare qui. Tutti gli ospiti in prova poi sono iscritti, perché lui non dovrebbe volerlo?
“Se ha delle domande sarò più che disponibile ad accontentare la sua curiosità”
Lui mi osserva soppesando le mie parole e dopo un po’ risponde cinico: “Ne sono più che certo. Soprattutto se la inviterò a sedere al mio tavolo sborsando una cospicua somma di denaro, che in parte finirà direttamente nelle sue tasche”.
Mi spiazza, nessuno è mai stato così diretto ed esplicito, cerco di non scompormi troppo. Indietreggio lentamente, scostandomi i capelli in modo che l’allontanamento sembri casuale. Intanto i pensieri frullano in cerca di una risposta a tono.
“Mi permetta di offrirle gratuitamente la prossima ora in mia compagnia, cosicché lei possa valutare al meglio l’opportunità di aderire o meno al nostro club”.
Mi guarda incuriosito e sospettoso, il suo sguardo di ghiaccio bollente è ancora fisso nei miei occhi e mi chiedo cosa stia pensando davvero.
“Generoso da parte sua. Cosa ci guadagna?” Non demorde. Non sa quanto io adori le sfide, hai trovato pane per i tuoi denti, Papillon!
“Considerato che ho appena rinunciato al pagamento, alla mia percentuale e che non possiamo ricevere regali personali dai soci del club, direi il piacere di aver fatto bene il mio lavoro” e soprattutto convincerti a iscriverti e vincere la sfida.
Mi guarda diffidente, pesa le mie parole mentre sorseggia lo champagne dalla flûte, alla fine posa il suo bicchiere sul tavolo e mi porge senza dire nulla quello intonso. Sorrido e mi siedo sulla poltroncina libera di fronte a lui. Primo punto per me.
Ora che sono seduta, mi rendo conto di essere nervosa. Non mi capita mai, solitamente non mi faccio intimidire dai clienti. Forse i primi tempi, ma ora sono più matura e più esperta. Anni in questo lavoro mi hanno dato una dose sufficiente di sicurezza per gestire queste situazioni. Eppure con lui mi sento come se fosse la prima volta che approccio un ospite del club. Un’altra anomalia nella prassi. Perchè? Chi sei? Sono fermamente motivata a scoprirlo, a trovare la soluzione all’enigma che mi siede di fronte.
Lui invece versa lo champagne e sembra totalmente a suo agio, sebbene la situazione per lui sia del tutto nuova. O forse no? Che frequenti già un club simile altrove?
“Ora che si è seduta, si presenterà o era interessata solo al mio champagne?”
“Ammetto di avere un debole per il Perrier Jouet, ma è solo dopo il quinto bicchiere che comincio a scordare le buone maniere. Sono Ella. Per quanto riguarda lei invece non so se è già stato informato, ma qui le reali identità dei membri vengono mantenute segrete. Qualcuno si fa chiamare solo con il nome di battesimo, altri lo inventano e c’è chi preferisce darsi un soprannome. Lei in che categoria rientra?” Mi approprio del bicchiere e comincio a sorseggiarne il contenuto, soddisfatta del mio contrattacco.
“Ella, terza persona femminile singolare. Qualcosa mi dice che non sia il suo vero nome.” Come ha fatto a capire come ho scelto il mio pseudonimo? Questo tizio mi incuriosisce e mi innervosisce al tempo stesso, come nessuno mai prima. Inoltre non risponde alle mie domande, farà così per tutto il tempo?
“Vedo che ha studiato la grammatica. Temo però che lo sforzo mnemonico le abbia fatto scordare l’educazione”
Il suo sorriso si apre divertito. L’ho fatto sorridere? Allora è capace anche di sciogliersi. Sono felice che sia merito mio, credo di potermi segnare un altro punto. Non capisco se il mio cuore batte freneticamente per la soddisfazione o per quanto sia spettacolare il suo sorriso.
“Può chiamarmi Brando. Lascio a lei indovinare se sia il mio vero nome o meno.”
Brando, un nome inusuale.
“Non è mio compito fare congetture sulla sua identità, Brando è tutto quello che mi serve sapere.” Bugia. Vorrei sapere tutto di questo ragazzo che sembra non seguire nessuno degli schemi che ho imparato a conoscere negli anni di lavoro qui.
“Ed esattamente quale sarebbe il suo compito?” Lo chiede più per naturale conseguenza della conversazione che per reale interesse. Sembra dare per scontata la risposta e dall’espressione che fa, capisco che non gli piace.
“Regalare qualche momento di piacere e intrattenimento agli ospiti del club”
“Regalare?” Mi guarda sarcastico alzando un sopracciglio. Ecche cacchio, ok vengo pagata, ma se continua a farlo notare distrugge il gioco che si crea qui. Solitamente i soci fingono che non stiano pagando la nostra compagnia, ma solo degli alcolici molto cari. Perché insiste così tanto? Cosa cerca qui? Se non vuole spendere soldi per un po’ di chiacchiere e gambe nude cosa è venuto a fare al club?
“Touché. Come ben sappiamo vengo pagata per questo servizio ed è per questo che i soci vengono qui. Se come sembra la prassi non è di suo gradimento, cosa l’ha portata qui?” Non sei l’unico che sa porre domande dirette. Lo fisso cercando di leggere nei suoi imperscrutabili occhi, ma il suo sguardo freddo e intenso mi distrae. Schiudo le labbra per inspirare, lui lo nota e fa mezzo sorriso di compiacimento. Credo sia abituato a queste reazioni da parte delle ragazze che incontra. Io però dovrei essere più professionale. Mi dà fastidio che mi abbia colta in fragrante.
“Come le ho già detto, la chiave mi è stata prestata. Passerò più tempo a Milano prossimamente, sto valutando come investire il mio poco tempo libero” Si sta sbottonando, vediamo se riesco a cavalcare l’onda.
“Dove passa il tempo solitamente quando non è a Milano?” Non possiamo fare domande troppo personali, ma se rimaniamo sul vago delle aree geografiche credo possa andare bene.
“New York, Londra, Dubai. Dipende dagli impegni, ma credo che se scendessi ancora nei dettagli infrangerei le regole di riservatezza di questo club”. Giusto. Ancora una volta si dimostra molto pragmatico. È difficile dialogare con lui, di certo non cerca di mettermi a mio agio. È una partita a tennis dove ogni colpo potrebbe segnare il match  point. Voglio essere io a chiudere la partita, come faccio a convincerlo ad iscriversi al club?
“Touché numero due.” Sorrido dolcemente, sperando di ammorbidirlo. “Non possiamo parlare dei motivi che la portano in giro per il mondo, ma i discorsi sulle città in generale sono assolutamente ammessi. Quindi, quanto starà qui a Milano prossimamente?” Quando sarai di nuovo qui con me per una nuova partita?
“Starò qui una settimana per cercare una sistemazione più idonea ai lunghi periodi” ha detto lunghi periodi? Incrocio le dita segretamente all’idea di poter giocare un intero campionato. All’idea di potermi riflettere ancora in questi occhi così magnetici. “Poi dovrò tornare nell’ufficio di Londra per un po’, almeno finché la mia sistemazione qui non sarà pronta.”
“Quindi poi si fermerà a Milano per un lungo periodo?” È così sbagliato sperare ardentemente che la risposta sia si? SI. Per me che non valgo nulla, che non posso desiderare nulla, la risposta è si.
“A singhiozzo, ma passerò più tempo qui che nelle altre città”. Il mio cuore esplode, potrebbe davvero tornare, spero di riuscire a contenere l’emozione almeno esteriormente. Bevo un po’ per distendere i nervi, cerco di muovermi lentamente per non svelare il mio stato d’animo. Appoggio il bicchiere e continuo a parlare mentre mi concentro sulle bollicine che salgono.
“Quindi sta cercando forme di intrattenimento per i suoi soggiorni qui?”
“Cerco qualcosa di interessante per non annoiarmi a casa da solo” Da solo? Quindi non è sentimentalmente impegnato? E a me cosa cambierebbe? Sebbene non vi siano implicazioni sessuali nel mio lavoro, nessuno degli ospiti ha mai visto una di noi come una possibile compagna stabile. In più è vietato dalle regole avere una relazione con i soci del club.
“E cosa la interessa?” Calcio, birra e rutto libero?
“Ho dei gusti eclettici, ma sono fondamentalmente un’esteta. Potremmo sintetizzare dicendo che mi piacciono le belle cose raffinate.”
“Mi sembra che questi gusti collimino perfettamente con le caratteristiche primarie di questo club. Non trova?” Sorride di nuovo, il mio cuore con lui.
“È la stessa cosa che ha detto la persona che mi ha gentilmente prestato la chiave”
“Allora cosa le fa dubitare che questo possa essere il posto giusto per lei?”
“L’avidità e l’opportunismo.” Semplice e chiaro. Diretto.
“Tutte le ragazze sono qui anche per i cospicui guadagni, non lo nego, ma nessuna è un’arrivista. È solo un lavoro piuttosto che un altro. Il nostro scopo è intrattenere gli ospiti, farli sentire importanti e divertirli.”
“Ed è necessario farlo così svestite?” Scusa?! Ecco cosa lo infastidisce tanto!
“È la legge del mercato, a una domanda corrisponde un’offerta” Se davvero è la pelle in vista che lo turba non c’è speranza che torni. Io indosso un costume da bagno stile anni sessanta e sono la più vestita. Forse per questo ha accettato la mia vicinanza, le altre erano troppo discinte.
Credo che tu abbia sbagliato club Mr. Papillon, forse dovresti iscriverti a un torneo di burraco o giù di lì.
Continuiamo a chiacchierare punzecchiandoci più o meno indirettamente per tutta l’ora della clessidra. Quando il tempo termina vorrei potermi fermare ancora, ma so che altro tempo “pro-bono” non verrebbe tollerato da Gin, quindi devo congedarmi controvoglia.
“Signor Brando, la sua ora è terminata, infrangerei le regole se restassi oltre. Spero di averle dato una prospettiva positiva riguardo alla possibilità di entrare a far parte del nostro club.”
Mi rendo conto che queste parole sono vere, non le pronuncio in automatico come faccio di solito, questa volta ci spero veramente. Voglio che torni, voglio che torni per me e mi chieda di passare un’ora, no, tutta la sera con lui. È la prima volta che mi sento così, non so se questo mi infastidisca o mi piaccia, so solo che è una bella scossa dalla solita routine.
“Ella, si è dimostrata sorprendentemente generosa e brillante. Mediterò sul fatto di associarmi. Per ora la ringrazio.” Si alza con un movimento fluido, e mi porge la mano per aiutarmi a fare altrettanto. È galante, un gentiluomo. Il suo tocco mi dà un brivido piacevole e mi toglie il fiato. Siamo in piedi l’uno di fronte all’altra, per la prima volta ho modo di studiare la sua figura per intero. È alto e ha un fisico atletico sotto al completo di alta sartoria. Lo guardo negli occhi e lui guarda me per un secondo intensissimo, poi lascia la mia mano, mi augura buonanotte, buon lavoro e se ne va. Se ne va.
Io resto a fissarlo mentre scompare dalla vista. Mentre si allontana, i miei pensieri sono un turbine. Mi chiedo se tornerà, se ho fatto una buona impressione, chi sia.
“Hey Ella, stai sbavando” È Susy che mi riporta alla realtà ridendo fragorosamente dopo la sua battuta.
“Quel tipo è strano” Rispondo ancora in trance, cercando di stare il più vaga possibile e non far capire quanto mi abbia destabilizzata.
“Forza chiappe d’oro, c’è Baffetto che ti aspetta nel palco 3.” Mi dà una sonora pacca sul sedere e ride di nuovo.
Adoro Susy, è solare ed energica. Siamo arrivate al club praticamente insieme e dopo Gin siamo le uniche senior rimaste. Le altre ragazze cambiano velocemente, alcune restano solo un paio di mesi, il tempo di accumulare la cifra che serve per andarsene dall’Italia. O per qualsiasi altro scopo si siano prefissate. Altre scoprono di avere altre necessità e diventano escort a tutti gli effetti. I soci del club possono chiedere la nostra compagnia anche fuori dal locale, ma sempre rispettando le regole: niente contatto fisico, niente sesso. Solo piacevole compagnia. A qualcuna questo non basta, vuole guadagnare di più o semplicemente preferisce l’aspetto carnale. Io e Susy invece qui ci troviamo bene così, anche se lei ogni tanto viene ripresa perché esagera coi soci, ma siccome tutti l’adorano non viene mai cacciata. Io invece sono la più sobria del gruppo, non per niente mi chiamano “la frigida”. Quando l’ho scoperto me la sono presa molto. La mia diffidenza non cela una mancanza di emozioni. Ammetto che sia piuttosto raro un mio slancio emotivo, ma considerato l’ambiente non mi pare per niente fuori luogo. Col tempo ho scoperto che questo soprannome in realtà mi è molto utile: tiene alla larga i soci più affamati.
La serata continua e si conclude, e io non ho fatto altro che pensare a Brando, chiedendomi se sarebbe tornato.
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