Walk in my shoes – Veganphobia

Lo so, lo so. Ho molto lavoro arretrato con questo blog e chiunque passi di qui abitualmente potrebbe sentirsi nel pieno diritto di dirmi “Che senso ha aprire una nuova rubrica quando ne hai tante altre ‘in pending’?”
Non so come mi sia saltata in testa questa idea, fatto sta che spesso le cose si accumulano e poi a un certo punto si finisce per dire basta.
Non tutti sanno che io ho smesso di mangiare carne da almeno due anni, questo in seguito a una serie di eventi che non so quanto si possano definire fortunati o sfortunati e che in ogni caso non starò comunque qui ad enarrare in quanto penso che nessuna delle persone che sia qui a leggere abbia interesse a conoscere e in ogni caso non sono l’argomento chiave di questo articolo, quindi procediamo per capi.

L’antefatto.

Al giorno d’oggi non esiste una persona che non frequenti un noto social network, conosciuto con il nome di Facebook, e all’interno del quale la cosiddetta realtà virtuale prende vita. Facebook, oltre al condividere gli affari proprio ha anche una funzione più utile che è quella dello scambio di opinioni che può risultare più o meno costruttiva a seconda degli individui che intervengono all’interno di esso. A tal proposito nascono i famosi gruppi Facebook, dove, persone con gli stessi interessi (e badate bene a questo concetto chiave) si scambiano opinioni su determinati argomenti.

Frequento, come tutti, diversi di questi gruppi, alcuni dei quali riguardano appunto la scelta di vita vegetariana/vegana. Oggi uno di questi gruppi è stato preso d’assalto dal fan-club della braciola, o forse doveva essere la giornata internazionale del “rompi le scatole a un vegano e cerca di farti insultare” e io non le sapevo niente. Ora premettendo che sono contraria all’offesa da qualunque parte questa provenga c’è da passare al punto fondamentale che ha dato origine a questo post e che ha fatto nascere questa rubrica che poi tratterà anche di altri argomenti: la veganphobia.

Veganphobia.

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Foto di Ryan McGuire da Pixabay

Partendo da presupposto che ognuno a casa sua fa quel che gli pare e che:

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