Vi presentiamo il nostro live report dei Wardruna & Dayazell à L’Olympia di Parigi, ringraziando sentitamente il nostro inviato speciale Trono Nero.

Buonsalve a tutti!

Mi presento: sono TronoNero, un ragazzo calabrese di 27 anni che ha fatto un bel viaggetto fino a Parigi per vedere i Wardruna, niente meno che nella famosa sala concerti “Olympia”.

Vi do qualche informazione su di me, così da poter filtrare le mie opinion: sono un appassionato di Metal estremo e tutto quanto graviti intorno alla cultura norrena (dai fumetti Marvel alla mitologia classica e ai testi degli Amon Amarth), inoltre mi piace (in generale) tutta la musica dal vivo.

Detto ciò, devo dire che, per me, il viaggio è stato speciale per tutta una serie di questioni, e imprevisti, che sono off topic e che, forse, vi faranno comprendere come mai mi sia piaciuto così tanto.

L’Avventura

Fatte le dovute premesse, inizio il (circa) report.

Dopo essermi sistemato in hotel, insieme agli amici con cui mi trovavo, siamo arrivati alla Sala Concerti con la metro, notando subito una bella fila di metallari all’ingresso, alcuni dei quali distribuivano persino volantini per altri concerti (underground e non). Ebbene sì, come volevasi dimostrare, nonostante ci fosse un po’ di tutto, la “tribù” principale era formata da blackster e vichinghi assortiti.

Tra persone in pelliccia a cosplayer di Ragnar di Vikings, passando per “hippie” vari ed eventuali. E, nonostante ciò, non vi era nulla di sgradevole, come ci si aspetta da una tale metropoli.

L’Olympia, all’interno, era davvero incredibile (ve lo dico io che non ho mai visto posti simili: il mio massimo è stato l’Estragon di Bologna) e maledettamente spazioso, con le persone appiedate “sotto” e quelle sedute “sopra”. Ci siamo goduti la location, con qualche birra e merchandise assortito (tra cui il CD solista d’esordio di Lindy Fay Hella, voce femminile dei Wardruna: pieno di ospiti speciali del calibro di Gaahl), prima che si spegnessero le luci. Complimenti agli sviluppatori, lo spettacolo è iniziato alle 20:32, due minuti dopo il programma stabilito online (o, forse, è il mio orologio capriccioso).

Dayazell

Ovviamente, vi era un gruppo d’apertura. Trattasi dei “Dayazell”, gruppo world music/folk, dalle molteplici influenze. Non li conoscevo per nulla, né ho avuto interesse ad approfondirli, fatto sta che erano bravi, ma la loro esibizione ha sofferto i problemi soliti: tutti volevano gli headliner.

Quanto alla loro musica, si tratta di quattro persone, ognuno di essi apparentemente legato ad un diverso background musicale e culturale. Nelle loro canzoni, difatti, ho recepito influenze norrene, mongole (pur senza il famoso “deep-throat singing”) e arabeggianti, che si mescolavano senza problemi e in maniera armonica. Hanno fatto, mi pare, cinque pezzi per un totale di circa mezz’oretta.Dayazell

Quanto a me, non amo la “world music” ma mi piace un certo tipo di folk, quindi li ho apprezzati a metà. Cantavano a turno, suonando strumenti tipici che non conosco: ricordo un flauto “asiatico”, uno strumento a corde che mi sapeva di arabo, un tamburo e qualcosa di molto simile ad una ghironda.

Da metallaro, lamento una certa mancanza di “spinta” e di un vero momento contemplativo: mi hanno fatto pensare ad un gruppo da sottofondo, più che ad un concerto da palco.

Da notare anche il vestiario dei componenti, tutti legati, come già detto, ai rispettivi background e agli strumenti (che, spesso, cambiavano tra brano e brano). Questo aiutava il crearsi dell’atmosfera e facilitava l’ingresso nel mondo oscuro e atmosferico/contemplativo dei Wardruna. Un’ultima cosa, però, tengo a dire: esattamente come i norvegesi, questi Dayazell hanno dimostrato una tale umiltà e gioia, nel suonare e nel modo di porsi, che mi hanno lasciato “un buon sapore in bocca”. Non sopporto le spacconate e non amo i fighetti da palco, quindi auguro loro un luminoso e gratificante futuro, anche se non muoio dalla voglia di rivederli.

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