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Sorgenti Cremisi

Sorgenti Cremisi 3. – Favole da Compagnia

sorgenti cremisi

E siamo giunti al terzo capitolo di Sorgenti Cremisi per il progetto Favole da Compagnia.  No, non ci eravamo dimenticati di voi e nemmeno di questo piccolo progetto, anzi ci farebbe davvero piacere sapere la vostra opinione in merito.

Lasciate un commento qui sotto per farci sapere cosa ne pensate, vi lasciamo ora con il nuovo capitolo.

Sorgenti Cremisi

 

3.

 

Avevano aspettato quel momento per quattro lunghi anni. Pazienti, avevano atteso che quella notte giungesse per potersi finalmente riunire e rifondare quella che un tempo era stata la loro setta.

Per così a lungo avevano atteso che non avevano pensato minimamente a quelle che sarebbero state le conseguenze delle loro azioni. E forse, in parte, non ce ne era una che essi potessero considerare tanto terribile da poterli distogliere dal compiere quel gesto.

Nessuna.

Nemmeno se Erzsèbet avesse deciso di volersi vendicare di quanti l’avevano condannata. In realtà, si poteva affermare con sicurezza che sia Lazslo che Ilona speravano ardentemente che lo facesse. Quella vendetta apparteneva anche a loro.

Ma non era certamente quello il momento più adatto per pensare a quanto sarebbe accaduto o a quanto poteva accadere. Ma forse era proprio quello in cui sarebbe stato più giusto pensare alle conseguenze. Prima che potessero commettere qualcosa che avrebbe potuto cambiare le sorti di molti più di quanti essi avessero creduto. Ma ora che erano così vicini a raggiungere il loro scopo, la loro mente ne era completamente annebbiata.

Ogni cosa era ormai pronta, tutto procedeva secondo quanto era stato stabilito.

Avevano scelto una piccola casupola, al confine con la Romania, lontano da qualunque luogo in cui potessero essere riconosciuti. Lì dove, con una buona probabilità quelle storie non erano ancora giunte o semplicemente erano state dimenticate.

Al centro della stanza era stata disposto un enorme bacino, lungo circa due metri, ed era talmente colmo di sangue che quasi questo sembrava strariparne mentre  il corpo della contessa era placidamente adagiato al suo interno.

Avrebbe funzionato?

Sì, doveva, Ilona ne era fermamente convinta. Era quello il modo in cui lei manteneva la sua immortalità, ed era quello il modo in cui avrebbero potuto sperare di risvegliarla dal suo sonno. Non conoscevano tanto profondamente le arti oscure da poter tentare una modalità differente. Quella era la loro unica possibilità.

Lazslo cercava di rimanere impassibile di fronte a quella scena, ma il correre del tempo non faceva altro che alimentare la sua ansia.

“Svegliati, te ne prego. Abbiamo bisogno di te. Tu ci hai creati, non puoi abbandonarci a questo modo.”

Questi erano i suoi pensieri. Una preghiera silenziosa, una preghiera di un demone che prega un altro demone. Un demone che spera nel ritorno al suo Paradiso di orrore.

La vide scivolare, all’interno del bacino, vide il sangue fluire sul pavimento di pietra, la vide scomparire in quel liquido rosso che esercitava anche su di lui un’attrazione pari al canto delle sirene per Odisseo.

E poi, finalmente entrambi la videro riemergere, bella possente, coi i biondi riccioli coperti di sangue che le correvano fra i seni. Bella come non lo era mai stata. E terribile con i suoi occhi chiari fissi su di loro, colmi di ira e di odio. Una dea antica risvegliata dal sacrificio di vittime umane, l’unico sacrificio che davvero potesse considerarsi tale.

Li guardò ed entrambi non ebbero la forza di parlarle, non ebbero il coraggio di dire nulla, di chiederle cosa desiderasse o perché aveva aspettato tanto per riunirsi a loro. Erano sicuri che avrebbe potuto farlo prima, se solo avesse voluto. Ma non l’aveva fatto e questo probabilmente significava che contava su loro aiuto. O che forse aveva già un suo piano, un modo di tornare indietro che entrambi ignoravano.

Solo in quel momento pensarono a quella possibilità. Solo quando videro le fiamme agitarsi nel suo sguardo.

In quel momento, solo in quel momento capirono di aver paura di lei, di temere la sua reazione. Non avevano pensato, non avevano valutato la possibilità che lei non volesse essere risvegliata, o almeno non ancora.

Fu allora, solo allora che entrambi capirono che lei non avrebbe certamente perdonato, anche se loro erano stati gli unici a esserle rimasti fedeli. E videro nel correre di pochi secondi che parvero durare un’eternità, la loro intera esistenza, la loro vita, i loro peccati sciogliersi come un fiume in pena davanti ai loro occhi. Così come spesso accade a chi è a conoscenza del fatto che la propria vita stia per giungere a termine. E pregare, chiedere perdono a lei non sarebbe stato di alcuna utilità.

Avevano visto tante chiederle di risparmiare loro la vita e poi invocare la morte.

E se davvero Erzsèbet avesse deciso di scatenare il suo odio su di loro, non avrebbero avuto altra scelta che sperare che la morte giungesse il più in fretta possibile.

 

Un racconto di:
Eleonora Carrano

 

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