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Favole da Compagnia

Memoria di Michela Zacheo – Favole da Compagnia

Memoria di Michela Zacheo

Continuano le nostre Favole da Compagnia con Memoria di Michela Zacheo. Ebbene, l’iniziativa non è ancora terminata e quindi ci sarà ancora la

Memoria

Memoria era un vasto Regno multicolore confinato a metà strada tra il Regno di Oggi e quello di Ieri; vi regnava Ricordo, una straordinaria regnante che amministrava Memoria con grande rigore e passione. Ella non aveva mai voluto sposarsi, ma nonostante questo non era sola: aveva Hodie, il Re di Oggi, suo grande amico e suo fratello, Malinconìa, al quale era molto legata.
Mentre Ricordo deteneva il potere centrale, suo fratello Malinconìa gestiva Amigdala, zona complessa e delicata del Regno, sede degli Archivi di Stato e del Tribunale di Memoria.

Passarono molti anni sereni a Memoria con Ricordo al comando e suo fratello ad occuparsi di Amigdala, malauguratamente tutto questo un giorno si spezzò quando Gaudio, la moglie di Malinconìa, perse la vita in un tragico incidente a cavallo. Da quel momento Malinconìa cadde in un tale stato di tristezza e vuotezza da impedirgli di svolgere compiutamente i suoi doveri e questo si ripercosse sull’intero Regno.

La regina era molto combattuta perché si rendeva conto che l’unico modo per rimettere le cose a posto ad Amigdala era destituire suo fratello, temeva però che questo gli avrebbe procurato ancora più dispiacere. Quello che in fondo sperava era che lui a poco a poco “dimenticasse” questo dolore e riuscisse ad andare avanti.

Un giorno, mentre Ricordo tentava di porre rimedio alle incurie gestionali del fratello, giunse a palazzo una tremenda notizia: Malinconìa era disperso presso il Lago di Oblio.

Il gelo s’impadronì di Ricordo. E se..? Non volle continuare a pensare e decise immediatamente di partire per Oblio insieme ad Hodie, l’unico in grado di aiutarla ad affrontare quella situazione.

Quando i due giunsero al Lago di Oblio, furono sopraffatti dalla sua vista: un’immensa distesa d’ acqua riflettente un cielo coperto di densi nuvoloni color antracite. L’aria era spessa, pesante.

Hodie propose di setacciare le rive del lago. Presero così una piccola imbarcazione e si misero a remare per un tempo indefinito, urlando al vento il nome di Malinconìa. Quando la speranza di ritrovarlo cominciava ad affievolirsi a Ricordo venne in mente qualcosa: una grotta, un nascondiglio, lei che cercava suo fratello disperatamente e lui che si nascondeva per scappare agli ordini del padre. Avvistò una grotta, la indicò ad Hodie e vi entrarono all’interno. L’illuminazione era davvero debole, ma lo videro: Malinconìa era lì, disteso su una roccia, fradicio e…

“Vivo! Ma respira a malapena…portiamolo immediatamente via da qui” disse la regina.

Mentre Ricordo e Hodie si accingevano a caricare Malinconìa sulla barca, egli si svegliò e, allo stremo delle forze cercò di divincolarsi dalla loro presa.

“Lasciatemi! Perché siete qui? Non era chiaro che avevo scelto di abbandonarmi alla morte? ANDATE VIA!”

Ricordo era sopraffatta dal dolore e dallo sconcerto, suo fratello, una delle persone più vitali che avesse mai conosciuto, lasciarsi andare così.

“Fratello mio, tu non sei in te in questo momento, non siamo noi a decidere quando morire, come non siamo noi a decidere quando nascere, è la legge della vita e tu questo lo sai bene: Gaudio non avrebbe voluto questo per te!”

“Non nominarla! Solo sentire il suo nome mi getta nello sconforto più totale…ma allora non lo capisci? Gaudio è morta a causa mia!”

“Ma cosa dici? È stato un incidente!”

“Un incidente dici! Ma tu c’eri? No! Non sai niente!”

“Forse, se solo me ne avessi mai parlato…ma da quando è successo ti sei chiuso in te stesso, non hai voluto vedere nessuno…”

“Perché l’ho uccisa io! È morta a causa mia! Il cavallo su cui viaggiavo si è imbizzarrito, lei ha cercato di salvarmi correndomi incontro ma quando mi era vicino, l’ho spinta accidentalmente e lei è caduta, e…”

Era la prima volta che Malinconìa raccontava di quel giorno, che ne parlava ad alta voce, che ammetteva cosa era accaduto, questo risvegliò qualcosa in lui. L’ammissione gli provocò una catarsi tale da riportarlo alla lucidità: era stato solo un incidente, non aveva colpe per quello che era accaduto a sua moglie.

Ricordo colse quella nuove luce nei sui occhi e gli disse quello che avrebbe voluto dirgli da tempo:

“Ti devo delle scuse fratello: non ho saputo capire i tuoi silenzi, ti ho lasciato continuare la tua vita come niente fosse credendo che così avresti lentamente dimenticato, invece la finzione ti ha consumato lentamente. È il momento di prendersi una pausa: metterò un reggente al tuo posto così tu potrai curarti e prenderti cura di te per un po’.”

Malinconìa lasciò fare, la consapevolezza raggiunta lo mise in uno stato di strana tranquillità, il suo sguardo si distese, il suo corpo si ammorbidì. Lo caricarono presto sulla barca e tornarono a casa.

Malinconìa si curò, Regina Ricordo e Re Hodie si avvicinarono sempre più e a Memoria vissero tutti a volte felici e altre scontenti.

 

Un racconto di:
Michela Zacheo
Grazie di cuore di aver partecipato all'iniziativa.

Se vi è piaciuto il racconto di Michela lasciate un commento in modo che lei possa leggerlo.

Se invece volte partecipare all’iniziativa, in questo articolo trovate come fare.

 

 

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