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Good Omens – Recensione

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Good Omens  è una miniserie televisiva , britannico-statunitense dal carattere irriverente e fantasiosa. Uscita del 2019 diretta da Douglas Mackinnon e basata sul romanzo di Terry Pratchett e Neil Gaiman. Prodotta da Amazon Prime Video. Composita di 6 episodi, a cui dovrebbe seguire una seconda stagione. I protagonisti sono due grandi stelle: Micheal Sheen e David Tennant, noti per moltissimi ruoli sia sul piccolo che grande schermo, che interpretano rispettivamente un arcangelo e un demone.

Trama

Aziraphale e Crowley sono amici e alleati fin dai tempi di Adamo ed Eva. Andando avanti nei secoli, essi vivono tra gli esseri umani condividendo i costumi terrestri e comportandosi come loro.

La fine del mondo venne predetta nel 1600 dalla strega Anges Nutter che venne arsa sul rogo. Ma costei prima di morire lasciò diverse iscrizioni di profezie per porre la guardia sugli eventi che avrebbero condotto l’umanità all’Armageddon. Ai giorni nostri la fine dei tempi avverrebbe tramite la venuta dell’anticristo.

Il piccolo Adam Young divenuto undicenne dovrebbe entrare in contatto con il segugio infernale liberato dall’inferno che gli conferirà tutti i poteri per scatenare la fine del mondo.

Spetterà proprio ad Aziraphale e Crowley impedire che ciò accada, non senza inimicarsi i rispettivi alleati dell’inferno e del Paradiso che sembrano volere assolutamente la guerra finale tra bene e male.

Anatema è una strega e ultima discendente della potente Agnes Nutter. Costei senza accorgersi del pericolo istruirà Adam su leggi mistiche che gli aprono la mente sulla bruttezza del mondo moderno. Newton Pulsifer ultimo discendente invece dell’inquisitore Pulsifer che condannò al rogo l’antenata di Anatema, farà di tutto per aiutarla a scongiurare la fine del mondo guidata dal Adam il figlio di Lucifero.

Recensione: Good Omens

Michael Sheen good omens
© by IMDB

La serie è decisamente satirica, soprattutto sui toni religiosi trattati, sulla stregoneria, l’inquisizione e sulle profezie apocalittiche. Ma si fa apprezzare anche per questo.

Dio è una donna e molti sono i riferimenti femministi dettati da più di uno dei personaggi.

L’eterna lotta tra bene e male viene alleggerita e resa tragicomica vista l’inadeguatezza di angeli e demoni che sono più putridi che scaltri.

I Protagonisti

In particolare ho apprezzato la personalità dei due protagonisti: Micheal Sheen (Aziraphale) è sempre stato uno dei miei cattivi preferiti nei film, basti pensare ad alcuni ruoli come Underworld, Twilight saga, dove è sadicamente perfido, invece qui è l’angelo più imbranato e inglese che ci sia. Ingenuo, bonaccione, imbranato tanto da arrivare a perdere la spada di fuoco conferitagli dall’onnipotente. Non riesce a fare una sola azione sensata senza calarsi da solo la zappa sui piedi.

Poi c’è la sua controparte David Tennant (Crowley), visto piacevolmente in Doctor Who, Jessica Jones, Harry potter e il calice di fuoco. Qui è un demone con i classici occhi da serpente e vestito in stile rockstar, che si fa accompagnare dai successi musicali dei Queen, in ogni sua apparizione.

Elementi rilevanti.

good omens crowley
© by IMDB

La particolarità di questa serie è che viene raccontata da un narratore fuori campo (la voce è di Dio), come accadde nella nota serie Desperate Housewife.

Per una serie basata sulla fine del mondo notiamo tutti gli elementi chiave. Scopriamo angeli, demoni, Lucifero e naturalmente i quattro cavalieri dell’apocalisse: Guerra, Inquinamento, Carestia e Morte. Questi vanno in giro a cavallo di motociclette come dissacranti riders che ovunque vadano portano orrore e morti insensate. Le profezie sono anch’esse ironiche e direi sconclusionate ma aiutano il pubblico a farsi altre due risate.

Poi veniamo al piccolo protagonista Adam (Sam Taylor Buck). Adam è un bambino come tanti, eppure, è l’anticristo, come fa a essere figlio di Lucifero, non si sa, partorito da genitori normali, eppure destinato a grandi nefaste azioni.

In fondo non desiderava che un cane e intrattenere il terzetto di compagni che lo segue ovunque.

Qualche colpo di scena c’è stato rimarcato dall’ironia che permea ogni episodio. Se c’è una cosa che ho apprezzato sono i rapporti ambigui che si instaurano tra diverse coppie di personaggi, rendendo il ritmo della narrazione più svelta e divertente.

Dichiaro la serie adatta a tutta la famiglia e un piacevole passatempo che non mi dispiacerebbe seguire in un’eventuale seconda stagione.

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