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Fabrizio Corselli – Un’intervista scorretta su 1780

1780, Diario di un libertino fabrizio corselli cover

Ed eccoci qui, con una nuova intervista a Fabrizio Corselli. L’autore di grandi poemi fantasy è stato ultimamente sul nostro portale con un’opera molto peculiare. Stiamo parlando di 1780, Diario di un libertino un libro appartenente al genere Dark Eros, edito da Eros Cultura, la prima casa editrice italiana per il genere Erotico.

Benvenuto Fabrizio, o forse dovrei dire bentornato. Sei felice di essere nuovamente nostro ospite?

Ciao a voi. Certamente. Mi sono trovato benissimo, soprattutto perché avete sempre dimostrato una certa attenzione ai libri, ai loro contenuti, in modo puntuale e profondo, con grande capacità di analisi. Ahimè, ci sono persone in questo settore che si dedicano a tale attività solo per avere le copie gratis pro recensione. Addirittura, poi spariscono.

1780 è un libro molto particolare, puoi descriverlo a parole tue?
1780, Diario di un libertino fabrizio corselli cover
Disponibile sul sito di Eros cultura in cartaceo e in ebook

1780 è un libro di stampo libertino, il diario di un individuo che sublima la Morte attraverso il sangue delle proprie vittime, un’opera in cui Eros e Thanatos stringono un patto di eterno Amore. 1780 è un atto liberatorio; forse una delle opere più potenti che abbia mai scritto, forse ancor più “epico” di alcuni miei poemi. Morel è un personaggio che amo alla follia, egli incarna la mia volontà di dirompere ogni forma di ipocrisia morale, di malcostume sociale, di falso perbenismo borghese.
È un romanzo che non vuole piacere a tutti i costi, e più lo rifiuti, più esso si afferma con forza, più ti entra dentro. Vuol far male e non si pente. Morel vive secondo i suoi dettami, è libero nelle proprie smanie omicide.

Ho trovato molto interessante il fatto che tu per primo, come autore, abbia fatto molte raccomandazioni in merito al volume proprio sul fatto che si tratti di un testo particolarmente forte.

Le ho fatte perché una certa etichetta lo richiede. Se fosse stato per me, non l’avrei fatto. Il lettore si sarebbe ritrovato a tu per tu con un Incubo silenzioso e feroce. Come ho sempre detto, per me in Letteratura non esiste morale o alcuna correttezza, nessun limite. Diversi distributori ti chiedono addirittura di dichiarare la presenza di scene di zoofilia e altro ancora. 1780 non si fa mancare nulla.
Diverse volte mi hanno tacciato di essere insensibile e poco rispettoso nei confronti di chi sta oltre il testo. Sono fatto così, e Morel, in certi aspetti, incarna alcuni tratti del mio lato oscuro. Quali, chissà?

Ti è già capitato di ricevere delle critiche a causa dei contenuti del romanzo?

In questo periodo, tantissime, ma sono sempre critiche molto di pancia, non sono nemmeno ragionate. Alcune, perfino prevenute. Basta semplicemente dire “sesso”, e apriti cielo. La critica più feroce è stata sulle età dei personaggi. Stiamo parlando di un periodo particolare, è come contestare la presenza dell’amor greco in un romanzo sulla Grecia antica. “Abusare” di una bambina di 12 anni era “normale”. Lo stesso De Sade portò avanti una relazione con Madalaine LeClerc, dodicenne. Oggi c’è troppo perbenismo borghese ai limiti della nausea, quasi disneyano, direi. A proposto di ciò, un’altra critica mossa è stata la conflittualità con la mia posizione di ex educatore. Quando lavoravo presso la Scuola materna di Settimo Milanese pubblicai “Enfer”, e anche lì ebbi molti problemi; però quando vai a Scuola e vedi le mamme con in mano la copia di “Cinquanta sfumature di grigio”, cominci a sorridere e a fottertene altamente.

Come si passa da generi come il fantasy, l’epica, o testi come Bjorn a qualcosa di così ardito come 1780?

Io la chiamo elasticità mentale. In ogni caso, il passaggio è distante in apparenza. Io vi applico la stessa metodologia e stile: un linguaggio epico, vibrante all’interno della sfera sessuale. Il testo diviene tattile, liquido. Le scene si animano. Solo che un linguaggio, per così dire ecfrastico, applicato al sesso, alla descrizione di un membro, di uno zampillo diviene esorbitante, ardimenta come magma. Anche la stessa penetrazione non è mai così banale; la metafora conferisce una dimensione lirica tal per cui un gemito diviene eco della sua stessa libido, il limite della foia è circoscritto dalla potenza della fase espressiva. Il lettore gode insieme al personaggio, la sua mente fervida sborra alla stessa maniera di un lampo ispirativo.

Quale dei due generi preferisci come scrittore? E come lettore?

Come scrittore è indubbia la dimensione epica. Sono un Cantore, uno Storyteller, quella è la mia più grande passione, il mio grande Amore. Come lettore delle mie opere, l’erotico, come lettore di altro, sempre l’Epica. Amo tantissimo leggere e rileggere il mio maestro d’arte, ossia Pindaro.

Trovo gran godimento invece nel leggere la Justine di De Sade, e mi esalto nel vivere le scene di Undicimila verghe di Apollinaire, mi perdo nella sua oscura crudeltà. Sono invidioso di lui: ci sono scene che avrei voluto creare io stesso. Maledetto!

Per quanto forte di contenuti il tuo libro mantiene sempre un registro narrativo molto alto. La tua impronta di poeta è sempre visibile.

Scrivere Erotico non significa scadere nella volgarità; quest’ultima deturpa la Bellezza nascosta, quella più oscura. La Poesia non si può scindere dal mio modo di essere. Io stesso sono Poesia fattasi corpo. Intendo nel senso di incarnare un certo atteggiamento. Faccio poesia alla cassa del supermercato, faccio poesia quando mi relaziono agli altri. La dimensione poetica mi sottrae da una serie di situazioni che di per sé potrebbero apparire troppo noiose; magari, a volte, risulto snervante o irritante. Faccio Poesia anche quando sono a letto.

“Viscida come serpe è la mia lingua, quando bifida si volge oltre una frigida conca che reclama della più profonda libido un solo e semplice schiocco. Divergono quelle cosce sotto l’imperio della mia verga”.

Morel è un vero cultore dell’ars amatoria, tralasciando il fatto che spesso nel romanzo finisce in tragedia, resta comunque un amante dalle qualità invidiabili. Ti pongo una domanda un po’ osé, che probabilmente molte lettrici ti avranno posto, com’è Corselli quando cala il buio, si spengono le luci e si trova nella sua intimità?

L’oscurità, così come il silenzio che allude, sfrena l’immaginazione, mette l’individuo nelle condizioni di elevare la propria componente creativa, il proprio estro; ma a dispetto di ciò prediligo la luce, o meglio il Crepuscolo. Diverse lettrici mi hanno chiesto, te lo parafraso, “fai l’amore come scrivi erotico?”; ciò nacque da alcune scene con le dita in Enfer: quella parte è un vero e proprio cesello narrativo. Comunque, molto lusinghiero. Concepisco il corpo della donna come un campo di battaglia dove le passioni, i sentimenti sono impegnate in una continua caccia per la sopravvivenza… ma né vincitori né vinti, un piacevole ed estenuante tormento. Ogni ansa del corpo femminile è una dimensione chiaroscurale, dove la lingua tratteggia in modo ora delicato, ora astioso, ogni gradazione di grigio e di bianco. Il corpo della donna è Poesia, e tal genere mi è da timone. Adoro verseggiare fra un atto e altro dell’amplesso, contestualizzando il tutto. Questa particolarità, di spiccata ispirazione al reale, di certo non la parte brutale, la si ritrova in un capitolo ben preciso, quello dove Morel instaura con un personaggio un alterco poetico, di botta e risposta mentre fottono. Morel si concede in toto, non si risparmia in materia di sesso, non è egoista, anche se è ciò che è. Io bacchetto spesso la categoria maschile per l’egoismo che mostrano a letto. L’amore e l’atto sessuale sono momenti di donazione. Si ritrova se stessi proprio nel perdersi.

Hai avuto difficoltà nello scrivere questo testo?

No, assolutamente. C’erano tutti i presupposti: il primo fra tutti, lo stato di grazia, quella condizione naturale per la quale l’artista più non pensa, più non coordina il pensiero, ma si abbandona all’estro quale guida spirituale; la penna si muove da sola. Io non riesco a scrivere a comando. Ne vengon fuori solo orrori e figli deformi. Sei poi costretto a sopprimerli.
Nel periodo di stesura ero rabbioso, odiavo il mondo intero. Ho peraltro una forte componente misoginica, ma ben conosco il valore dell’Amore. 1780 è stata la salvezza. Ho soltanto sublimato quegli istinti, quei desideri, li ho convertiti in immagini, in trame, in personaggi. Le loro azioni sono state alimentate a dovere, sono sgorgate come il prodotto di un coito convulso e ostile.
A volte è capitato di riprendere la stesura di un capitolo per cambiarne l’esito; pertanto chi doveva rimanere in vita, ahimè triste sorte visse. Le vittime morivano o restavano in vita in base al mio umore. Un gioco perverso con l’opera, una sfida. Ho vissuto una forte collimazione emotiva con il personaggio. Ho finanche modificato un finale a impaginazione compiuta, per dare un breve tocco di malevolenza a una morte già annunciata.

C’è un seguito a 1780, o meglio, è 1780 a essere il prequel di un’altra tua opera: Enfer. Vuoi parlarcene?

Sì, 1780 nasce come prequel di “Enfer – Lettere libertine”, a cura della Ciesse Edizioni. Mi ero già infatuato di Morel con quest’opera, pertanto decisi di scrivere un libro interamente su di lui, di come nacque questo straordinario mostro di crudeltà e irriverenza. Non mi capita così spesso di innamorarmi dei miei personaggi, forse perché lui incarna la mia ombra più oscura e i miei istinti più nascosti. Io ho un po’ di problemi a convivere con la mia ombra.
Enfer è in versi, ma si avvicina di più alla forma epistolare. Anche qui ritroviamo alcuni suoi comportamenti rituali: il capitolo “La Notte di Sabba” è la più allucinatoria in assoluto. Sono affascinato dal tema orgiastico, dionisiaco, dalla sacralità della dimensione pagana. Io sono un agnostico incoerente, come sono solito definirmi.

Parliamo di Morel, Alexander intendo, come si costruisce un personaggio della sua portata? E come nasce un libro come 1780?

Ci vuole tempo e studio, soprattutto se consideriamo la forma diaristica dell’opera. La costruzione del personaggio non segue i canoni narratologici di un romanzo, per esempio; questo è chiaro. È come se avessi lasciato una serie di indizi lungo tutto l’asse diegetico, da scorgere fra gli interstizi della parole, una sorta di perversa e oscura caccia al tesoro. È come se Morel stesso ti dicesse “Vuoi veramente conoscermi? Allora, dovrai immancabilmente esporti, avvicinarti sempre di più alle profondità dell’Abisso, dovrai correre molti rischi”. Una lettura superficiale del libro invero estrometterà il lettore dalla ricerca della verità.
Avendo 1780 un approccio di tipo ellittico, il lettore deve fare un piccolo sforzo nel riflettere su certe situazioni, costruire da solo una serie di relazioni. La psiche di Alexander non è così manifesta, anche se egli stesso opera ben precise incursioni all’interno della propria mente. Per esempio, quando esprime il suo livore nei confronti di quelle fanciulle che non oppongono resistenza ai suoi assalti. Odia la passività nei suoi amanti.
Alexander è anche un serial killer e questa situazione, non ci crederai, mi ha aiutato moltissimo nel renderlo più coerente, nel completare la stesura del suo profilo psicologico. Sangue e Sesso: una miscela esplosiva, una bellezza così eccelsa, Eros e Thanatos finalmente insieme in un idillio, sì brutale, ma di potente pathos.
1780 nasce come cornice ideale nel contenere tanta agitazione, tanta violenza; è la volontà di un individuo di venir fuori dalla propria prigione esistenziale, senza alcuna forma di riscatto. Egli non ha nemmeno pietà per i suoi cari. Alcune lettrici, secondo la loro esposizione, hanno vissuto l’opera con un certo timore e ansia. A ogni capitolo, non sai mai cosa succederà. Stai in continua ed estenuante trepidazione.

Come è, per tua esperienza la risposta del pubblico a un libro così particolare?

Ho notato grande interesse. Appena uscita la comunicazione della pubblicazione di 1780, ho ricevuto molti messaggi in privato, perfino di uomini. Non è mai successo in modo così forte per quelli di Epica. Il sesso ha una grande influenza su di noi, ma la società tende a nasconderlo e, di conseguenza, la gente lo nega. Se parli di sesso in pubblico, sei tacciato di depravazione, di essere “sporco”. Come quando parli al maschietto tipico della masturbazione e lui nega di farlo. È ridicolo.

All’inizio pensavo d’incarnare una natura apollinea, ma poi ho scoperto di essere pienamente dionisiaco. Del resto, la figura mitologica che più mi rappresenta è il Satiro. Basta leggere l’opera “Baccanali – La grande caccia”, a cura di Brè Edizioni, per capirlo.

Morel, ancora Morel. Dal punto di vista psicologico è un personaggio molto complesso. In alcuni momenti mostra raptus di una violenza inaudita che nel testo scritto però tende a mostrare con una sorta di sublimazione degli stessi, quasi una sorta di elevazione spirituale. La figura di un serial killer che, quando ne abbiamo discusso, hai paragonato a un Jack lo squartatore, mentre postuma lettura io ti ho proposto un parallelismo con un Dorian Gray, in quanto Morel resta pur sempre un esteta.

Il parallelismo è perfetto. Alexander è un grande esteta, lo è anche l’autore. Qui c’è una forte sovrapposizione. Potremmo parlare di ciò che io definisco l’Ethos del Sangue, la bellezza che si perpetua nella sublimità di tale linfa opulente intesa nella sua dimensione metaforica come vivificazione dell’esistenza. Morel si sente vivo; ogni volta che uccide egli accresce la sua sete di passione violenta. L’eiaculazione è un atto di libertà, “non c’è cosa più bella dell’eiaculare nel vuoto”. In Enfer, egli usa il sangue delle vittime per scrivere le sue lettere libertine. Anche qui, medesima situazione. A volte non scrive perché ne è privo, per cui esce per procurarsi un po’ di “inchiostro”. Sulla dimensione del sangue s’incentra tutta l’opera. Per esempio, tempo fa, qui a Palermo la mostra di Hermann Nitsch sollevò un sacco di problemi. L’arte deve scuotere. A livello mitologico nel sangue riscontriamo il concetto, per esempio, di sparagmos, di “smembramento”, inteso come simbolo di fecondità, di vitalità. Spesso nell’arte non dobbiamo prendere le cose per come ci appaiono, ma andare oltre. In 1780 c’è anche una fase di disvelamento. Siamo a Venezia, il luogo della Maschera.

Il misterioso personaggio di Madame. Per quanto mi riguarda l’ho trovata più sottile e allo stesso tempo più crudele di Alexandre. Pensi di lavorare ancora con questo personaggio?

Madame è un personaggio che amo tantissimo e che ha il suo perché, anche se compare poco nell’opera, ma se ne sente il respiro, il peso, come se da un momento all’altro dovesse comparire come in un’epifania celeste. In un capitolo ben preciso la si vede in tutta la sua crudeltà. Ha un non so che di esoterico, la si può quasi paragonare a una strega; forse lo è?!
In un capitolo, addirittura, si percepisce la sua crudeltà attraverso l’operato della sua pupilla.
Sì, ho intenzione di lavorare ancora su questo personaggio, magari le dedicherò un’opera intera. Chissà?!

C’è qualche punto del tuo romanzo che ti piace particolarmente o uno passaggio nel quale hai incontrato particolare difficolta? Perché?

Il capitolo che amo di più in assoluto è ciò che io chiamo “Il Capitolo della Maschera Rossa”: la scena di morte è inaudita, liricamente potente e figurativamente disturbante. In essa scorgo una bellezza straordinaria, una perfezione che aumenta con il progredire della morte, in senso dinamico. C’è tantissima Poesia e una velata forma di romanticismo; diciamo, secondo la visione di Morel.
Quello che, invece, mi ha impegnato di più è stato il capitolo del Rituale. Ho dovuto concertare una gran scena, con azioni spesso individualistiche. Sembrava proprio una gran Sinfonia di Morte. Qui, Madame dà il meglio di sé.

Prima di concludere. A chi consiglieresti 1780?

A coloro che amano il genere erotico o la figura del serial killer. Anche ad alcuni scrittori che per una falsa pudicizia si autolimitano nella fase espressiva. Perché non chiamarla “fica”? Mi è capitato di avere sottomano un manoscritto dove la scrittrice scrisse in rapporto all’organo sessuale “farfallina”. E, no!

Grazie Fabrizio di essere stato con noi ancora una volta. C’è qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori prima di salutarci?

Sì. Liberatevi da ogni forma di autolimitazione e di freno inibitorio. Vivete la sessualità con molta più distensione. Non si può vivere in una società che deve creare tensione e agitazione soltanto per l’aver espresso, peraltro in ambito letterario, il proprio pensiero a riguardo.
Soprattutto siate voi stessi.

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