Fino All’Ultimo Cristo Appeso di Maurizio Ferrero – Pandemonium

Pandemonium Neo Decameron - De civitate dei - Devulgari eloquentia

Pieter Bruegel the Elder / Public domain

Prosegue, finalmente direi anche, il nostro viaggio in Pandemonium con Fino All’Ultimo Cristo Appeso di Maurizio Ferrero.

Fino All’Ultimo Cristo Appeso – Trama

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Convinto di poter salvare la propria cittadina dall’avvicinarsi della peste il vescovo Angelo Acciaiuoli decide di mettere in scena una vera passione di Cristo. Questo anche su suggerimento dell’Alighieri, discendente di quel Viaggiatore che conobbe i tre regni dopo la morte. Il buon Frate Grato non ne è però così convinto seppure, suo malgrado di trovi a dover prendere parte all’opera.

Recensione

Fino all’ultimo Cristo appeso è il contributo di Ferrero a questa raccolta. Come ogni altro racconto anche questo è legato a uno dei comandamenti e nello specifico il terzo. Quindi, come consuetudine, cominciamo pure da qui.

Ricordati di santificare le feste

Il terzo racconto si svolge con l’avvicinarsi della Santa Pasqua e con l’organizzazione da parte del vescovo della Via Crucis. La cosa impressionante è che quest’ultimo decida di metterla in scena in modo reale e quindi con una vera crocifissione, vittima designata un ladro e sodomita dal nome di Genesio Lambrotto. Trattandosi di una vera crocifissione il tutto porterebbe quindi alla morte del poveretto, cosa che in effetti fa storcere non poco il naso al Frate Grato. Ma del resto come egli stesso afferma:

Più un religioso saliva di grado, più si sentiva in dovere di sentiva in dovere di sfidare Dio con le sue parole.

E aggiungeremo anche con i fatti, perché dopotutto sempre di assassinio si tratta almeno se tutti noi conveniamo col pio frate.

Lambrotto: un Cristo appeso

Il povero Lambrotto, vittima di tutta la faccenda, è forse il persoaggio che nell’intera vicenda si trova più a dover subire, un po’ da tutti a dire il vero. La sua colpaè quella di aver rubato un fiasco di vino e di essere un sodomita. Cosa che gli stesso fa presente quando gli viene comunicata il suo destino ben sapendo che ci sono criminali con maggiori colpe. Eppure viene scelto proprio lui perché si “guadagni il paradiso” con il proprio sacrificio e liberi sé stesso e i Fiorentini dal peccato.

Lambrotto di fatto non è nemmeno un malvagio, forse sì un peccatore, ma di certo non più di tanti altri del popolo che si accaniscono su di lui. In più egli si trova a dover subire anche della malsana idea dell’Alighieri che crede di poter redimere un demonio costringendolo al supplizio dello stesso Cristo.

Diavoli in Paradiso?

Questa sembra almeno essere l’idea del consigliere del vescovo. Quello che egli crede è di poter santificare un demonio e consentirgli così l’accesso al cielo. Possibile? Svelarlo significherebbe svelare il finale del racconto, per cui ci limiteremo a dire che il progetto è certamente ambizioso. Secondo quanto scritto dal suo antenato, niente che poco di meno il Sommo Poeta in persona, a chiunque subisca la stessa penitenza di Gesù Cristo le porte del paradiso dovrebbero spalancarsi. Ma ha un diavolo davvero un anima da poter salvare? Ai lettori il piacere della scoperta.

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