L’incredibile storia dell’Isola delle Rose – recensione

Poster di L'incredibile storia dell'Isola delle Rose. Rose Island poster.

© Netflix

L’incredibile storia dell’Isola delle Rose racconta una favola che è molto difficile credere sia basata su eventi realmente accaduti. Con il suo tono satirico e una drammatizzazione intelligente, Netflix può vantarsi di un lavoro ben riuscito.

Trama

L'Isola delle Rose poster. Rose Island poster.
© Netflix

Basato sulla vera storia di Giorgio Rosa e della micronazione che fondò nel 1968 al largo della costa di Rimini, L’incredibile Storia dell’Isola delle Rose racconta la breve ma significativa storia di un’isola che aveva incarnato i sogni e le aspirazioni di una generazione.

Recensione

Già con il suo nome, l’Isola delle Rose non può che sembrare un luogo favolesco dove strani avvenimenti magici ma fantastici vengono ricercati solo dagli esploratori più determinati.

Nonostante l’Isola nominale de L’incredibile storia dell’Isola delle Rose non sia nata in maniera poi così magica negli eventi reali su cui è basato il nuovo film Netflix, la storia che viene raccontata è comunque una dai concetti quasi fantastici.

In principio

Sia negli eventi realmente accaduti che nella storia romanticizzata del film, c’è una singola persona all’origine della creazione dell’Isola.

Elio Germano nel ruolo di Giorgio Rosa.
© Netflix

Il Giorgio Rosa (interpretato da Elio Germano) del film si presenta inizialmente come un protagonista non proprio amabile, un genio autoproclamato che con le sue stranezze e i suoi egoismi finisce per fare più danni che altro e appartiene a una trafila di protagonisti presuntuosi e saccenti che ti fanno alzare gli occhi al cielo per quanto ti ricordano il tizio che hai incontrato al bar l’ultimo venerdì sera e che non riuscivi a staccarti di dosso manco facendo finta di avere un attacco di dissenteria.

Fortunatamente, non gli ci vuole molto per inciampare accidentalmente nelle simpatie dello spettatore.

Il perché dell’Isola

Le motivazioni per la creazione dell’Isola non sono neanche lontanamente novbili quando Giorgio comincia la sua impresa.

Il nostro protagonista si ritrova in contrasto con le persone attorno a lui, con le aspettative per il suo futuro, e pensa che il modo migliore di scappare da esse sia avere un luogo in cui tutto gli è concesso perché non c’è nessun divieto.

Matilda De Angelis nel ruolo di Gabriella.
© Netflix

L’Isola delle Rose nasce da un desiderio piuttosto egoistico ed evolve quando la prima persona a diventarne cittadino è un naufrago. Da quel momento in poi la piattaforma di 400m² diventata la base di questo luogo utopico si trasforma un porto libero dove l’accoglienza e la libertà sono le caratteristiche distintive.

È così che il film si trasforma da una commedia al confine del ridicolo in una storia che si chiede cosa significhi libertà e scelta, se le ragioni per cui le si ricercano possano essere definite giuste o sbagliate quando il risultato finale diventa una questione di rilievo filosofico.

La satira

Il modo in cui l’Isola delle Rose si affaccia alle suddette questioni è indubbiamente attraverso la satira.

La rappresentazione delle reazioni alla nascita dell’Isola è sicuramente una supposizione di quella che fu la realtà nel 1968. I personaggi politici intorno alla vicenda non si esprimerebbero mai nel modo rappresentato e di sicuro non esporrebbero la loro visione degli avvenimenti così apertamente, ma nella storia, le minuzie burocratiche che ci sono tanto familiari in Italia sono rappresentate fedelmente e intelligentemente.

L'Isola delle Rose in mezzo al mare.
© Netflix

L’esistenza dell’Isola fa sorgere timori e domande che facilmente si rispecchiano nella realtà degli spettatori del film. La storia ci mette di fronte a interrogativi quali se le regole che accettiamo nel quotidiano siano davvero giuste, ma soprattutto quanto è davvero scomodo per una società se i suoi cittadini cominciano a mettere in dubbio il modo e i motivi per cui queste regole sono state create.

Il film non sfocia mai nella noia o nell’intellettualizzazione forzata degli argomenti, anzi tutte le questioni che alza sono affrontate in maniera sveglia e furba. Sono celate dietro il divertente della rappresentazione, ma ben assestate nella satira intelligente.

Una satira che fa sicuramente uso di caricature un po’ per tutti i suoi personaggi, ma li rende comunque verosimili abbastanza da farti rendere conto che sono tutte persone che chiunque ha avuto a che fare con la burocrazia italiana ha dovuto incontrare prima o poi nella sua vita o che saprebbe riconoscere molto facilmente.

Leonardo Lidi nel ruolo di Maurizio Orlandini.
© Netflix

Il modo in cui l’esistenza dell’Isola è inquadrata nel film, poi, porta a galla (gioco di parole involontario) quanto ridicole alcune delle regole a cui sottostiamo siano.

Nella vita reale, la creazione dell’Isola portò alla conseguenza dell’espansione dei confini marittimi in tutto il mondo. Da un giorno all’altro, la sovranità sul mare cambiò, dimostrando quanto arbitrari siano davvero alcuni dei confini che accettiamo ciecamente nella vita di tutti i giorni.

Il racconto

Se si ricercano le origini dell’Isola delle Rose, si intuisce subito che le vicende del film sono altamente romanticizzate rispetto alla verità dei fatti reali, ma il modo in cui la storia viene trasformata in racconto è ideale per il messaggio che cerca di comunicare.

La storia vera dell’Isola delle Rose ha solo recentemente ripreso rilevanza per l’aspetto utopico della sua creazione quando inizialmente era stata accantonata come una dimostrazione di avarizia verso i vantaggi economici del mare, del territorio di nessuno.

Thomas Wlaschiha nel ruolo di W.R. Neumann
© Netflix

Nel film Netflix, prende la piega dello speranzoso. L’incredibile storia dell’Isola delle Rose presenta la piattaforma di cemento come un luogo di possibilità e di sogni e ti fa sperare che non fosse mai stata distrutta e che ancora si possa visitare, un luogo dove non si va solo per sfuggire agli obblighi opprimenti della civilizzazione, ma dove qualsiasi sogno ha un potenziale.

La fine dell’Isola di per sé non è proprio speranzosa. L’impresa raccontata nel film ha fin da subito l’ombra dell’impossibile su di essa e neanche la magia del cinema riesce a cancellare l’impressione che quel piccolo sogno sull’acqua era condannato a sfumarsi in breve tempo. Ma il punto della storia, nel film e forse anche nella realtà, non è l’Isola stessa, ma il motivo stesso per cui è esistita.

Conclusione

Devo confessare che ho passato almeno una buona mezz’oretta a ricercare mappe dei confini marittimi internazionali prima di scrivere questa recensione. Al di là del lato divertente e delle battute che si potrebbero fare al riguardo, credo che alla fin fine il film faccia una lezione e una domanda importante su quello che significa avere libertà e sui modi in cui si può raggiungere.

Foto di gruppo sei ministri dell'Isola delle Rose tra cui Elio Germano nel ruolo di Giorgio Rosa
© Netflix

Non spesso Netflix riesce ad avere i risultati eccellenti con i suoi film che raggiunge con le sue serie. In questo caso una similitudine adatta è dire che se The Queen’s Gambit ha fatto volare i set di scacchi dalle mensole di tutti i negozi, posso solo immaginare cosa succederebbe se esistessero set di costruzione di isole indipendenti.

L’incredibile storia dell’Isola delle Rose è un film vivace e interessante su una vicenda equamente interessante che fornisce quasi due ore d’intrattenimento intelligente e lascia un’impressione tutt’altro che superficiale.

http://https://www.youtube.com/watch?v=I_bl2Dyu5Ig

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