a. a. a. cercasi babbo natale copertina

Ed ecco a voi il vincitore del nostro concorso di scrittura Sull’Orlo del Foglio  Fabio Carrella e il suo racconto A. A. A. Cercasi Babbo Natale. Vi ricordiamo che sarà possibile trovare tutti i racconti sullo sfogliabile che verrà pubblicato a fine mese e che potete ancora inviare i racconti per il volumetto di gennaio.

Bando alle ciance, ciancio alle bande vi lasciamo al racconto.

A. A. A. Cercasi Babbo Natale di Fabio Carrella

Se sei qui, significa che hai letto il titolo dell’annuncio e ti sei incuriosito, non è così?

E probabilmente credi che stia cercando qualcuno da mettere all’entrata dei grandi magazzini, con la barba attaccata male, a suonare un campanaccio come fosse una vacca da pascolo. Ma non è così. Io sto cercando il vero Babbo Natale. Lascia che ti spieghi come stanno le cose. Le persone si dividono in due gruppi: c’è chi crede a Babbo Natale, e chi non lo fa. Alcuni di quelli che stanno nel primo gruppo non ci credono con convinzione. Lo fanno perché arrivano a stento alla fine dell’anno, e quando i loro figli, sfornati solo per ricevere i sussidi statali, gli si stringono attorno piagnucolanti, allora e solo allora credono in Babbo Natale.

“Ti prego Cristo, fa che quel vecchio con la barba esista davvero e molli qualcosa a queste zecche, io non ho un dollaro in tasca”

È questo che dicono. Ma la verità è che i soldi ce li avevano eccome, glieli ho visti spendere io con questi occhi al bar sulla trentaduesima. E chiariamoci, non al bancone, ma sul retro, dove c’è Linda, quella messicana con due tette da paura.

Come dici? Non conosci Linda? Ricordami di darti l’indirizzo del bar allora.

Comunque, nel secondo gruppo, ci sono persone ancora peggiori. Quelli che davanti agli amici fanno gli spavaldi, dicendo che Babbo Natale non esiste, ma poi si chiudono nella cameretta e, alla luce fioca di quelle lampade di sale del cazzo, che tra l’altro ho leccato una volta, e sono veramente salate, si mettono a scrivere le loro patetiche letterine per poi spedirle al Polo Nord. Le letterine, ma cosa siamo nel ‘700?! Sei Jane Austen per caso? No? E allora manda una mail! Abbiamo speso milioni per comprarci i server in Olanda e quelli spediscono le letterine. Roba da pazzi.

A dire la verità, esiste anche un terzo gruppo di persone, anche se in teoria è formato da una persona soltanto: Babbo Natale. E lui non lo puoi mica mettere in uno dei due gruppi di prima. Voglio dire, sa di esistere, ma non è che crede in sé stesso come fosse un dio, non è mica un dittatore nordcoreano. Che poi non è nemmeno una sola persona, sono tante persone ma una alla volta. Cioè, Babbo non è di per sé una persona ma, come dire, un’entità formata da tante persone a turno.

Come dici? Non ci stai capendo un cazzo? Beh ti capisco, all’inizio nemmeno io ci capivo granché.

Ad ogni modo, il punto non è questo. Ciò che sto cercando di farti capire è che Babbo Natale esiste. E non lo dico perché ci credo, ma perché ci ho addirittura lavorato insieme. Potrei farti vedere i contributi, se non ci credessi. Ora tu ti starai chiedendo, te lo leggo negli occhi, perché mai stia cercando un Babbo Natale, se quello vero esiste già. Ecco, il fatto è che non esiste più da qualche anno. Più precisamente, dal ventiquattro dicembre del duemilasedici. Non lo scordo quel giorno, nemmeno se mi scolo un barile di whiskey, ci ho già provato. Chiariamoci, io non ero lì, altrimenti non sarei qui, non sarei sopravvissuto allo shock. Lì con lui c’era Stan, un collega che mi ha raccontato tutto, e che dopo quattro anni è ancora in terapia, e non potrebbe essere altrimenti. In secoli di lavoro, non era mai successo nulla di quello che accadde quella vigilia. Talvolta capitava che qualche Babbo si ritirasse con tanto di dimissioni e strette di mano, altri tiravano le cuoia dopo una certa età, però insomma, tutto pacifico. Ma per colpa di quell’idiota di Ken Miller e della sua famiglia, Stan va ogni venerdì sera in terapia da Marge (la nostra “dottoressa del cuore”, per così dire), gli altri si sono licenziati e qualcuno, come me, prova a mandare avanti la baracca.

Che? Chi è Ken Miller? E dammi il tempo di spiegartelo, per Babbo, vai di fretta? Anche tu hai un appuntamento da Marge?

Ken Miller era da poco andato in pensione, e non so di preciso cosa facesse prima di passare le sue giornate davanti alla TV. So che il suo sogno era stato quello di diventare capitano dell’esercito o della marina, ma con il melone che si ritrovava al posto della pancia al massimo avrebbe potuto fare Capitan Findus. Sua moglie Karen non aveva mai lavorato un giorno in vita sua, a meno che andare in giro per parchi e negozi a litigare con sconosciuti puntandogli il dito contro non venga considerato un lavoro. Infine, suo figlio Ken Junior, il cui nome fa già intuire la larghezza di vedute dei genitori, era talmente stupido che un giorno, a quindici anni, si mise a piangere dalla paura perché sentiva delle voci. Lo portarono dallo psichiatra che, dopo alcuni esami, li guardò e gli disse:

“Signori, credo che le voci che vostro figlio sente nella sua testa siano semplicemente i suoi stessi pensieri”

Dopo quella visita, chiuse lo studio e si prese due settimane di ferie.

Ma torniamo a noi. La vigilia di Natale del duemilasedici, Stan era col Babbo di turno a sorvolare i cieli del Wyoming con la slitta elettrica. Cos’è quella faccia, non penserai che usiamo ancora le renne? Abbiamo degli standard etici da rispettare. Erano arrivati nei pressi della casa di Ken Miller, che si trova a Sleepy Hollow, all’angolo tra Ichabod Avenue e Raven Street. Quando parcheggiarono la slitta sul tetto, sia Stan che Babbo ebbero un brutto presentimento, non di certo dovuto al nome della città in cui si trovavano, ma piuttosto per via dei cartelli elettorali di colore rosso che riempivano il giardino.

“Resta sulla slitta Stan, cercherò di fare in fretta” disse Babbo calandosi per la canna fumaria col sacco addosso.

Se ti stai chiedendo come faceva un uomo grande e grosso a infilarsi in un buco così piccolo, la risposta è molto semplice. Hai presente il cinturone nero? È cosparso di un gel lubrificante a base di silicone. Basta andare giù nella canna fino alla vita e poi “swoosh”, sfili via come una saponetta. E non farti strani pensieri, quel gel viene usato solo in quel modo, almeno così mi hanno sempre detto.

A un certo punto, sarà perché quel camino non veniva pulito dal novantadue, Babbo non fa “swoosh” ma “crash”. Un tronco gli finisce nello stomaco, mentre le punte della pinza di ferro gli attraversano la gamba destra da una parte all’altra. Ovviamente quello non è mica Terminator, si fa un male cane e comincia a urlare. Si sentono delle voci, un trambusto, e si ritrova il vecchio Ken Miller davanti, che gli punta la canna di un Remington 870 a mezzo metro dagli occhi.

Babbo ovviamente alza una mano, perché con l’altra ci reggeva ancora il sacco. Non ci si può staccare dal sacco, è lui che comanda, e se lo avesse saputo anche Kenny a quest’ora non sarei qui a parlare con te. Ad ogni modo, sarà che a cena aveva esagerato con la birra, sarà che Babbo aveva la faccia nera per via della fuliggine, Ken, da buon repubblicano timorato di Dio, gli spara senza pensarci molto. Gli apre un buco in petto, capisci? A Babbo Natale! Ovviamente la moglie e il figlio si alzano dal letto, arrivano in cucina, e vedono uno con la faccia nera lì a terra sul pavimento, e cosa fanno? Corrono ad abbracciare Kenny, l’eroe del Natale, il salvatore del Wyoming e della proprietà privata. Stan, sentito lo sparo, se la fa sotto dalla paura e tracanna in due sorsi tutto il whiskey della boccetta che aveva nel taschino. In cucina, dopo due minuti, Karen era già a telefono con la sorella, mentre Kenny Junior si scattava dei selfie col cadavere prima che arrivasse la polizia a rovinare la scena.

Ken, invece, rimane lì col fucile in mano a guardare quel Babbo spappolato sul pavimento di casa. Comincia a sentire un filino di rimorso, meravigliandosene persino, d’altronde non aveva fatto nulla di male, lui. Poi gli viene la brillante idea di dare un’occhiata al cadavere e al sacco che stringeva nella mano, ed in quel momento accade il pasticcio. Appena lo afferra, il sacco si mette a brillare, proprio come una lampada di Aladino. Evidentemente Ken non aveva mai visto nessun cartone Disney, perché comincia a pensare che quel sacco gli stia per esplodere tra le mani, lo lancia dall’altra parte del corridoio con tutta la sua forza, ma gli resta incollato alle dita. Avresti dovuto vedere la scena, sembrava uno di quei pivelli che giocano a bowling per la prima volta e rimangono attaccati alla palla, scivolano sulla pancia e fanno strike con la testa. Cose da matti.

Come dici? Mi trovi buffo? Come sarebbe buffo? È per via di come parlo? Che ci trovi di buffo? Bah, lasciamo perdere.

Ken ritorna mezzo intontito in cucina e blatera qualcosa riguardante il sacco che non riesce più a mollare, la moglie si scazza perché non riesce a capire cosa dice la sorella al telefono, e il figlio arriva a proporgli di tagliargli le mani, il tutto mentre Babbo Natale perde più sangue di un cervo impallinato. Un casino peggio dello sbarco in Normandia.

D’un tratto si spalanca la porta ed entra Stan, con le mani alzate e la punta del naso arrossata. Tutt’e tre i Miller si girano di colpo e lo fissano con gli occhi sgranati e le bocche spalancate. Non hanno mai visto un folletto prima di allora, però siccome non ha la faccia nera lo lasciano parlare. Stan cerca di trovare le parole giuste per spiegare la situazione, ma poi gli cade l’occhio su Babbo steso sul pavimento e inizia a vomitare tutto il whiskey che si era ingollato. Dio mio, cosa avrei dato pur di essere lì.

Dopo un po’ si riprende, guarda Ken Miller e gli fa:

“Signor Miller, ha appena commesso due errori molto gravi. Per prima cosa, ha ucciso Babbo Natale, per giunta durante la notte della vigilia. Non contento, ha anche afferrato il sacco tra le mani, cosa che la rende, a tutti gli effetti, il nuovo Babbo Natale. Se si fosse fatto gli affari suoi, avrei potuto recuperarlo io, fare una notte di straordinari consegnando i regali in giro per il mondo, per poi tornare alla base e mettere un annuncio al fine di trovare un successore. Ma invece no, doveva toccare con le sue manine curiose, e adesso siamo fregati”

“Ma lei chi è?! – gli risponde Ken tutto incazzato – Entra in casa mia senza permesso, vomita sul pavimento e comincia a dire cose senza senso. La polizia sarà qui a momenti e io ho appena sparato a un uomo che voleva chiaramente rapinarmi e magari, chissà, anche stuprarmi la moglie. Se non va via, la faccio arrestare!”

Stan comincia a infastidirsi, però cerca di mantenere la calma e gli dice:

“Ha ragione, non mi sono presentato. Mi chiamo Stanislaw Sanie, ma può chiamarmi Stan. Lavoro da trecentotredici anni per Babbo Natale, ho iniziato prima con l’imballaggio, poi sono passato ai reclami, e infine sono stato promosso nella squadra accompagnatori. L’uomo che ha steso non è un rapinatore, né uno stupratore dai dubbi gusti – senza offesa Signora Miller – ma è proprio Babbo Natale. Se non le dispiace, ora dovrebbe seguirmi perché siamo già in enorme ritardo sulle consegne”

“Io non vado proprio da nessuna parte, ha capito?!” si mette a tuonare il vecchio Ken.

“Io ho capito, è lei che fatica a comprendere. Non è più Ken Miller, adesso è Babbo Natale, è la vigilia ed ha ancora tre quarti di sacco da consegnare. In futuro, se vorrà, potrà rassegnare le dimissioni. È una procedura un po’ macchinosa, ci saranno un bel po’ di scartoffie da firmare, ma poi sarà libero di tornare in questa ridente cittadina. Ma adesso, se vuole liberarsi del sacco che ha tra le mani e, soprattutto, se vuole sopravvivere alle lamentele di milioni di bambini e alle ire delle loro mamme, le consiglio di venire con me. Non si preoccupi, le dirò io cosa fare”

Insomma, proprio un bel discorsetto da parte di Stan, io non avrei saputo gestirla meglio. Sembrava quasi Mr. Wolf, se non fosse per il fetore d’alcol che emanava e le scarpe dalla punta arrotolata che aveva ai piedi.

Come dici? Chi è Mr. Wolf? Vuoi dirmi che non hai mai visto Pulp Fiction? Ma siamo sicuri che tu sia la persona giusta per questo lavoro? Comincio ad avere i miei dubbi.

Comunque Ken, incredulo, guarda la moglie che nel frattempo narrava alla sorella tutta la scena in tempo reale come un telecronista sportivo. Poi vorrebbe abbracciare Kenny Junior ma ha una mano occupata dal sacco e allora ha uno scatto di stizza e dice a Stan:

“Va bene, farò il mio dovere di padre e di americano”

Stan lo guarda come si guardano i pazzi, sai quelli non si devono contraddire, si mette a fare sì con la testa e si avvia verso la slitta. D’un tratto Kenny Junior si avvicina al padre con la faccia di chi ha l’idea del secolo.

“Papà, ma se sei Babbo Natale e devi consegnare i regali, svuota il sacco qui in salotto, così noi ci prendiamo la roba e tu sei libero!”

Santa Renna, quel ragazzo ha talmente tanto spazio in testa da poterci costruire una rotatoria, fa quasi tenerezza. Il padre, fiero del figlio, spalanca il sacco e lo capovolge sul pavimento, ma ovviamente da lì non esce nemmeno un granello di carbone.

“Non funziona così. Il sacco non contiene fisicamente i regali, ma li genera ogni qual volta Babbo ci infila la mano dentro. Inoltre, questo è un modello migliorato. Dopo aver consegnato un regalo, indica sul GPS della slitta qual è la prossima destinazione. Niente più listoni chilometrici trascritti a penna da quel dislessico di Charlie, finalmente” spiegò Stan, che nel frattempo aveva parcheggiato la slitta tra i cartelli elettorali rossi.

“Io sono Babbo Natale, consegnare regali a chi voglio, anche a mio figlio, è un mio diritto!” urla Ken puntando il dito.

“Nemmeno questo funziona così. Babbo Natale non può donare a persone con cui ha una parentela fino al terzo grado. Sarebbe un conflitto d’interessi, dobbiamo tutelarci in qualche modo. Però, forse c’è una possibilità che il sacco non si sia ancora aggiornato al suo profilo, questi server olandesi sono affidabili ma tutt’altro che rapidi. Provi a mettere la mano dentro e veda cosa ne viene fuori” disse Stan.

Ken lo sta a sentire, e tira fuori una XBOX 360, o una PlayStation 4, non ricordo, comunque una di quelle diavolerie di cui gli adulti si lamentano quando sono su Facebook.

“Uoooohhh!! Babbo sei grande!” gli fa il figlio che prende la scatola e si rintana in cameretta.

“Ma quello è lo stesso modello che avevo ordinato su Amazon”

“No, Ken, non è lo stesso modello, va bene?!” gli risponde Stan tutto incazzato. “E poi noi non nominiamo il nome del diavolo, al massimo gli lasciamo recensioni negative. Ora dobbiamo andare, siamo in deplorevole ritardo e…anzi, un’ultima cosa”

Stan corre verso la slitta, per poi tornare indietro con uno spruzzino in mano.

“Signora Mil-Signo-SIGNORA POSI QUEL CAZZO DI TELEFONO! Ecco, prenda questo, è un antigelo particolare, la aiuterà a rimuovere le macchie di sangue dal pavimento”

Altri due minuti in quella casa e Stan avrebbe preso il fucile per farsi un favore, te lo dico io. Comunque, dopo aver dato un ultimo saluto al vecchio Babbo, prende Ken per mano e, manco fosse un bambino bendato, lo porta sulla slitta e lo fa sedere al posto di guida.

“Adesso dobbiamo dirigerci verso ovest, in modo da avere l’alba alle nostre spalle, chiaro?”

Stan nota l’espressione da ebete che Babbo aveva sulla faccia, poi guarda i cartelli elettorali in giardino e ha un crollo.

“Sei un terrapiattista, vero? Ma cosa ho fatto di male per meritare tutto ciò?! E ho pure finito il whiskey – dice mentre si tasta il giubbetto manco avesse un ragno addosso – Questa sarà la notte più lunga della mia vita. Vai di là, deficiente!” gli fa, puntando il dito nella direzione giusta.

E Stan aveva ragione, quella fu davvero la notte più lunga della sua vita. Ma bisogna essere onesti, il nuovo Babbo ci mise poco a prenderci la mano. Ne successero di cose quella vigilia, ma è inutile star qui a perdere tempo.

Come dici? Vorresti che ti raccontassi il resto della storia? Ma cosa credi, che io non abbia nulla da fare?

Vabbè, ti dico solo che smise di credere che la Terra fosse piatta, e che cambiò radicalmente idea sulle persone. Cominciò a stringere amicizie coi neri, gli ispanici, i cinesi, arrivò perfino a baciarsi un russo, dopo il dodicesimo cicchetto di vodka. Avresti dovuto vederlo, sembrava un bambino al parco giochi. Alla fine, quei due tornarono al quartier generale delle Cayman, brindando a quella notte di consegna che non era andata così tanto male.

Che? La Finlandia? Sì, lavoravamo lì tanto tempo fa, ma poi ci siamo trasferiti ai Caraibi. Sai, i reumatismi, l’età che avanza, le tasse sulla pensione. Non siamo mica scemi.

Ad ogni modo, Ken e Stan diventano quasi amiconi. Stanno lì sulla spiaggia a sorseggiare i loro Bahama Mama direttamente dalle noci di cocco, mentre si leggono le mail che arrivano da tutto il mondo. Un giorno gli arriva una mail da Sleepy Hollow. È Kenny Junior, che chiede come regalo di Natale il ritorno a casa del padre. Te l’ho detto che quello è stupido ma fa tenerezza. Babbo si commuove e gli cade una lacrima nel cocktail. Stan gli fa presente che non può portare regali ai propri parenti, è contro il regolamento, ma Babbo è un frignone, inizia di nuovo a parlare di diritti, emendamenti, comunisti, tant’è che Stan gli permette di fare un saluto rapido a casa la notte della vigilia successiva solo per farlo smettere di parlare.

Passano i mesi e arriva la fatidica notte del ventiquattro. Babbo non sta nella pelle perché vuole rivedere la famiglia, e consegna pacchi a manetta manco fosse la FedEx. Arriva a casa, parcheggia la slitta sul tetto, si fa una passatina ulteriore di lubrificante sul cinturone e si tuffa nella canna del camino come fosse a un parco acquatico. Atterra sano e salvo, spalanca il sorriso, apre le braccia e “BANG”, si becca una fucilata nello stomaco. Ha giusto il tempo di vedere il figlio che lancia il fucile sul pavimento e corre dalla madre urlando qualcosa a riguardo di un nero che è entrato in casa dal camino.

Diciamoci la verità, se i Miller avessero avuto un camino più pulito ci saremmo risparmiati delle belle rotture di cazzo. Comunque, dopo un po’ arriva Karen che, guardandolo bene, riconosce il marito e, ovviamente, si mette a chiamare la sorella per chiederle che fare. Quella bastarda le consiglia di seppellire tutto in giardino, compreso il sacco. E quei due, mamma e figlio, così fanno. Prendono Ken per i piedi, lo trascinano sul retro e addio Babbo Natale. Stan decide di mandare tutto a farsi fottere, prende la slitta e torna al quartier generale per firmare le dimissioni. Da quel giorno s’è messo a lavorare in un canile dell’isola, dice che se vede un altro umano si ammazza.

E quindi, eccoci qua. Siamo da qualche anno senza Babbo, e il quartier generale sta quasi per chiudere. Come? Chi sta consegnando i regali nel frattempo? Beh, di certo non Babbo Natale. Ma il punto non è questo, il punto è lo spirito che non c’è più. Hai presente il sorriso di una persona che scarta un regalo, fosse anche una vecchia sciarpa? Quei bastardi di Amazon se ne fregano di quel sorriso, ma noi no, noi viviamo per quel momento, capisci? È come quando ti bevi una birra, da solo non ha lo stesso effetto, ma in compagnia è tutta un’altra cosa, è lo spirito. È quindi c’è da recuperare quel sacco del cazzo e tutto ciò che rappresenta, fosse solo per un sorriso in più.

Come dici? Non ne sei sicuro? Sarò sincero, solo tu hai risposto all’annuncio. Tutti gli altri avevano da fare, che cosa lo sa solo Dio, tu invece sei qui a parlare con me, un vecchio folletto rimbambito che beve alla tua salute. Diciamolo, se è per la paura di beccarsi una fucilata ti capisco, anche io me la farei sotto. Ma magari sei nato per essere Babbo Natale e non lo sai, e non lo potrai sapere finché non trovi il coraggio e ti vai a prendere quel dannato sacco. Io adesso vado, c’è Stan che vuole una mano col canile. Dice che i Siberian Husky soffrono, e ci credo Stan, ai Caraibi ci sono quaranta gradi all’ombra, povere bestie. Nel frattempo, se dovessi cambiare idea, basta che tu me lo dica.

<p “>Che? Non sai nemmeno il mio nome? Non ne hai bisogno. Tu accetta e noi lo sapremo, tanto siamo ovunque, siamo folletti.

Un racconto di:
Fabio Carrella
Grazie di cuore di aver preso parte all'iniziativa.

Se vi è piaciuto il racconto di Fabio, lasciate un commento così che possa saperlo. Detto questo vi aspettiamo la prossima settimana con lo sfogliabile contenente tutti i racconti che ci sono stati inviati questo mese.

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