Intervista: Carlotta Leto racconta Sanguis

Dopo aver recensito la nuova uscita Sanguis, e mentre proseguiamo con una serie di approfondimenti sull’opera, come nostra abitudine abbiamo intervistato Carlotta Leto.

Carlotta è davvero una giovane promessa per la scrittura italiana e pertanto siamo davvero onorati di averla qui con noi per poter scoprire qualcosa in più su di lei.

Benvenuta Carlotta, innanzitutto, cominciamo con la domanda di routine. Puoi raccontarci qualcosa di te?

Ciao a tutti, grazie per avermi ospitato qui sul portale. Cosa potrei raccontarvi di me? Ho 24 anni, abito in una piccola città in provincia di Torino, amo molto viaggiare e ascoltare musica metal. La lettura è il mio momento di relax preferito e la scrittura il mio rifugio. Ho un vero debole per la Romania, che ho già visitato diverse volte, e forse questo va di pari passo con il fascino che i vampiri esercitano su di me, le mie creature della notte preferite. Mi piace considerarmi una sognatrice; introversa, ho sempre fatto fatica a esprimere a parole ciò che invece riesco così bene a esprimere in forma scritta. La mia paura più profonda? I ragni: ecco, adesso sono in vostro potere!

Da dove nasce il tuo amore per la scrittura?

Credo sia sempre complicato per uno scrittore descrivere il proprio legame con la scrittura. La fantasia è sempre stata dentro di me, sin da quando ero bambina e giocavo nel cortile della scuola a cavallo di una scopa immaginaria. La scelta di dare forma ai personaggi che tormentavano la mia mente, è nata dal desiderio di mettermi alla prova; per una volta, io che sono sempre stata timida, volevo rivelare un pezzetto di me, della mia anima, del mio mondo interiore, a tutti coloro che avessero deciso di leggermi. Scrivere e riuscire, con fatica e impegno costante, a pubblicare le proprie storie è una sensazione davvero unica, che mi mette nelle mani degli altri e mi sprona a voler sempre migliorare.

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Parliamo di Sanguis. La Storia vede come protagonisti un gruppo di adolescenti, ma è, a tratti, molto forte dal punto di vista immaginifico. A chi consigli la tua opera?

Sanguis è nato per tutti gli appassionati del mondo soprannaturale. Volevo che i miei mostri, soprattutto vampiri e ghoul, riflettessero le antiche paure e rivelassero i tratti peggiori, i tratti più violenti, che sono propri dell’essere umano. È un libro che può essere letto da giovani lettori (indicativamente a partire dai 16 anni) già avvezzi al genere, ma è anche un libro per adulti, i quali probabilmente ne apprezzeranno le sfumature oscure e riusciranno forse a immedesimarsi meglio in quelle che sono le insicurezze e la situazione crudele dei protagonisti.

Dunque consiglio Sanguis a chi è pronto ad affrontare un viaggio da incubo, a chi è pronto a lottare con le unghie e con i denti per la libertà, a chi è pronto a sacrificarsi per la salvezza altrui.

Come nasce Sanguis?

L’idea di questo libro è balenata come una scintilla nella mia mente, un pomeriggio di primavera, durante la conversazione con un amico. Parlavamo di libri, di scrittura, idee e pubblicazioni, quando Alex e i suoi amici hanno bussato alla porta della mia immaginazione. Devo confessare che si trattava di un periodo un po’ particolare per me, e sviluppare la storia di Sanguis è stato soprattutto un modo per fare chiarezza con me stessa; ho cercato di analizzare i miei timori, e superare così alcuni momenti difficili.

Spesso è così che funziona la scrittura, aiuta prima di tutto l’autore a non annegare in se stesso, e solo successivamente prova a farsi largo nei cuori dei lettori. È indubbio che sia un libro a cui tengo moltissimo, perché è davvero una parte di me.

A quale personaggio ti senti più legata?

Questa sì che è una domanda difficile. I principali protagonisti della storia sono cinque, e credo di aver infuso in ognuno di loro qualcosa di me stessa, ma essendo la timidezza mio tratto distintivo, penso che sia Porzia il personaggio con cui ho più affinità. Lei è forse la più sensibile del gruppo, colei che viene protetta dagli altri in modo più marcato, tuttavia dimostra di avere la forza interiore necessaria per affrontare questo lungo viaggio con abbastanza dignità; non si lascia piegare dalla paura ma sceglie di credere nella libertà proprio come i suoi compagni di sventura.

Vi dirò, però, che non è lei il personaggio a me più caro. Questo onore spetta a Kilian, il Dampiro. La sua situazione è diversa da quella dei suoi amici; lui, consegnato alle braccia brutali degli schiavisti quando era ancora in fasce, non ha mai conosciuto l’amore di una famiglia, né possiede dolci ricordi d’infanzia. Quasi analfabeta e a malapena in grado di leggere l’ora, la sua precaria condizione di Dampiro è la più triste. Utilizza il sarcasmo come scudo per allontanare la paura, ma sotto quella corazza non troppo resistente, sarà facile capire quanto voglia bene ai suoi amici.

Quale invece è stato più difficile da scrivere?

Il personaggio che mi ha tenuta più impegnata è sicuramente James. Il suo personaggio ha un carattere un po’ enigmatico, di rado si riesce a capire a cosa stia pensando. Rigido, si dimostra giudice severo e solo in seguito riesce a manifestare davvero i suoi sentimenti. È stato difficile entrare in contatto con lui, è il personaggio più distante da me.

Ci sono delle scene molto belle all’interno del romanzo. Senza fare spoiler quale potresti dire essere la tua preferita?

sanguis di carlotta letoSono molte le scene che ho amato descrivere. Essendo io molto appassionata di stregoneria, magia e rituali in generale, posso dire di essermi divertita molto nella descrizione della lettura della tazza di caffè di Alexandra, compiuta da una donna armena nei primi capitoli del libro; si tratta di un miscuglio di fantasia e realtà che ha stuzzicato molto la mia immaginazione. E lo stesso potrei dire del rituale compiuto da una sciamana durante una festa nella misteriosa Villa Scorpione; mi sono sentita quasi parte del rito, in sintonia con quella magia antica.

Il tuo romanzo presenta tanti tipi di creature diverse, fra lupi mannari, ghoul, spettri e vampiri. Hai dovuto fare molte ricerche in merito?

Sono sempre stata affascinata dal mondo oscuro di creature notturne che popolano leggende e folklore. Ho iniziato a fare ricerche per i miei libri da quando ho fatto della lettura il mio passatempo preferito. Ogni nuovo libro è un’occasione di arricchire le mie conoscenze; e per appagare la mia curiosità riguardo a molte delle creature che poi diventano parte delle mie storie, ho cercato la mia realtà tra vecchi classici, mitologia e bestiari medievali. Per scrivere credo che sia importante stimolare la curiosità e andare sempre alla scoperta di aneddoti e dettagli che trovano radici nelle antiche credenze popolari.

Quali sono le storie e gli autori che ti hanno ispirato?

Io credo che l’ispirazione si possa trovare solo dentro se stessi, tuttavia ci non stati autori che mi hanno accompagnata lungo il processo di scrittura. Per esempio, amo molto la cruda realtà che riesce a permeare sempre le opere di Stephen King, il mistero oscuro e ancestrale che serpeggia tra le parole di Lovecraft, il decadente velo di tristezza tipico di Shirley Jackson, o la forza delle eroine di Licia Troisi. Questi sono alcuni degli autori che mi hanno conquistata, e tra le cui pagine torno a rifugiarmi quando ho bisogno di riflettere e ritrovare la spinta giusta per terminare una storia.

Sanguis ha visto la luce in vista di questo Natale, ma tu hai già pubblicato un’altra opera. Vuoi parlarcene?

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Ebbene sì, prima di Sanguis ho pubblicato una trilogia, Le Profezie del Destino. È una storia urban-fantasy basata sul concetto di Bene e Male, le forze contrapposte di angeli e demoni. Con la scoperta di tre anche profezie, stilate dalla mano di Dio in persona, Lucifero, Signore dei Demoni, e Michele, Custode Celeste, trovano il modo di darsi apertamente battaglia. I prescelti, ragazzi umani, dovranno scegliere da quale parte schierarsi, e così destreggiarsi tra gli inganni dei demoni e le lusinghe degli angeli. Nulla è come sembra e non sempre i buoni si rivelano buoni e i cattivi sono davvero cattivi.

Angelica dovrà trovare la forza di seguire l’amore; Hana dovrà essere clemente con le persone che ama; Emil dovrà imparare a convivere con le decisioni prese; Vassago dovrà trovare il coraggio di assumersi le sue colpe. Tra veggenti, negromanti, una Ninfa Oscura e una Baba Jaga, per i protagonisti il destino pare già segnato.

Le due opere appaiono molto diverse fra loro. Come mai? Ci sono altri generi di cui ti piace scrivere?

Amo tutte le sfaccettature del fantasy, dalle creature più epiche e fiabesche a quelle soprannaturali, perciò in futuro potrei decidere di sperimentare qualche altro genere legato sempre al fantastico. Credo che Le Profezie del Destino e Sanguis appaiano così diversi perché se nella trilogia ho scelto di dare uno stampo più adolescenziale, concentrandomi sul libero arbitrio e il grande divario tra Bene e Male, in Sanguis ho scelto una scrittura più matura e cupa, conferendo maggiore risalto all’aspetto horror della storia.

Al momento hai qualche nuovo progetto in cantiere?

Ho due diversi progetti “work in progress”, una trilogia che pone al centro la figura della strega, e la bozza di una storia che coinvolgerà esseri soprannaturali totalmente nuovi. C’è ancora molto lavoro da fare.

Grazie Carlotta di essere stata nostra ospite. C’è un messaggio che vuoi lasciare ai nostri lettori prima di andare via?

Ogni paura è fatta per essere superata, basta trovare la strada giusta, e attraverso Sanguis ho trovato la mia. Quindi non arrendetevi e non smettete mai di cercare: questo il messaggio che vi lascio. Grazie per questa bella intervista!

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