Fuck Anyone Who Is Not A Sea Blob, il secondo episodio speciale della serie Euphoria, è andato in onda domenica 24 gennaio su Sky Atlantic. Come per l’episodio precedente, i possessori dell’abbonamento HBO Max hanno potuto assistere alla première in anteprima, il 22 gennaio.

Perchè sei scappata?” è la domanda che apre questa puntata. Una domanda che ci permette di rievocare il passato, attraverso le scene proiettate negli occhi di Jules. Una domanda che, a seconda delle interpretazioni, potrebbe ricontestualizzare alcuni eventi.

Siamo davvero sicuri che Rue abbia seguito Jules a New York?

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EUPHORIA – Fuck Anyone Who Is Not A Sea Blob – Trama

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In questo episodio, ricco di flashback e visioni oniriche, entriamo in contatto con il travagliato stato d’animo di Jules (Hunter Schafer). Il padre è andato fino a New York per convincerla a tornare a casa. Questa fuga impulsiva le costerà caro: dovrà rimanere in punizione, reclusa tra le mura di casa, ed incontrare una psicologa per cercare di capire cosa l’ha spinta a fuggire da East Highland.

Ciò che ascoltiamo e riviviamo attraverso le parole che Jules condivide con la donna, ci dà la possibilità di capire le ragioni nascoste di alcune delle sue scelte, in apparenza sconsiderate. I suoi ricordi, appartenenti ad un passato a volte lontano altre meno, ci permettono di ricomporre questo complicato puzzle di nome Jules Vaughn.

What men want

Come nell’episodio precedente, anche in questo partecipiamo ad un’intensa conversazione, stavolta tra Jules e la propria psicologa.

Decisa a non voler parlare delle ragioni che l’hanno spinta a scappare, Jules esprime il desiderio di voler smettere di assumere gli ormoni. Di primo acchito, questa affermazione ci fa pensare alla volontà di voler invertire il processo di transizione. E tuttavia, durante il colloquio con la dottoressa capiamo che la sua intenzione è completamente opposta.

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Jules desidera conquistare una femminilità tutta propria, personalizzata, costruita su misura dei propri bisogni, piuttosto che accettare passivamente quella convenzionalmente riconosciuta al di fuori di se stessa.

Confrontandosi con il mondo, ha compreso che i modelli a cui si è “aggrappata” per essere donna sono il frutto di ciò che i maschi desiderano e considerano femminile. Che la femminilità non nasce da ciò che le donne vogliono di propria spontanea volontà, ma è il risultato di un processo che mira a compiacere i desideri maschili. Di conseguenza, Jules si sente un impostore e sente il bisogno di liberarsi di questa femminilità costruita a tavolino dagli uomini.

La conquista della femminilità

Un modo per fare ciò è smettere di assumere gli ormoni bloccanti, quelli che impediscono al suo corpo di sviluppare quelle caratteristiche che gli uomini considerano esclusivamente “maschili” e quindi poco attraenti. Jules sta chiaramente dicendo che per essere donna non è necessario avere un corpo delicato, una voce gentile e tantomeno una vagina.

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Jules vuole essere femminile come l’oceano: forte, enorme, travolgente. Una riflessione che annulla il dualismo, fatto di opposti uomo/donna e che descrive la transizione come un processo non necessariamente lineare, destinato a raggiungere un risultato statico, ma piuttosto dinamico ed in continua evoluzione.

Jules descrive la transessualità come un’esperienza spirituale, personale, che dovrebbe adattarsi alla sua natura creativa, ma che, sfortunatamente, è soggetta agli stessi costrutti sociali che definiscono in maniera netta cosa è maschile e cosa femminile.

L’atto di limitare l’assunzione degli ormoni esprime il desiderio di liberarsi da tali costrutti.

L’incontro con Rue

Vittima di questo meccanismo che plasma le donne secondo il desiderio maschile non è solo Jules, in quanto donna transessuale, ma tutte le donne. Anzi, la transessualità, in effetti, le conferisce una marcia in più per riflettere sul concetto di femminilità e sui suoi limiti.

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Dal momento che la femminilità diventa un ideale estraneo da dover conquistare, piuttosto che una natura intima da plasmare spontaneamente, le donne diventano giudici, l’una dell’altra. Si studiano, si etichettano e si classificano all’interno di una gerarchia che ne indica il grado di femminilità. La posizione da loro occupata all’interno di questa classifica non stabilisce solo “quanto sei donna”, ma anche il modo con cui approcciarsi l’una nei confronti dell’altra. Jules descrive un sistema in cui nessuna donna è mai libera.

Eppure c’è una persona apparentemente libera da queste dinamiche: Rue, l’unica ragazza che riesce a vedere la vera natura di Jules. La Jules che si nasconde al di sotto di tutti gli strati e le identità che ha adottato nel corso della sua vita per raggiungere quell’ideale di femminilità.

Rue, dirà, la guarda con gli occhi di una madre.

La fuga

Lentamente Jules si apre e rivela alcuni ricordi legati alla madre. Scopriamo che, proprio come Rue, la donna è in riabilitazione per dipendenza da alcol e che la figlia non può fare a meno di essere in collera con lei, al punto tale da volerla evitare.

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E tuttavia, il padre, che desidera il ricongiungimento della famiglia, la obbliga, in più circostanze, ad incontrarla, ritenendo che questo possa essere benefico per il suo processo di guarigione.

Jules si sente costretta ad affrontare il peso di una responsabilità che non sente di poter sopportare. Un onere che la psicologa paragona ad una serie di dinamiche relazionali che vive anche con Rue. Jules sente di essere responsabile anche del suo benessere. Crede che la sua astinenza dalle droghe dipenda da lei, dalla sua disponibilità e dalla sua capacità di renderla felice. Ancora una volta si tratta di una responsabilità che non è in grado di sostenere e che l’ha messa talmente sotto pressione da vedere nella fuga l’unica soluzione per salvare se stessa.

L’ironia della sorte vuole che le uniche due persone che riescono a vederla per ciò che è davvero, non siano in grado di comprendere che la loro dipendenza, dalle sostanze e da lei, la fa soffrire.

Fuga dalle responsabilità

Stanca di doversi sobbarcare di responsabilità così significative, che mettono in serio pericolo le persone che più ama, Jules trova molto appaganti le relazioni che riesce a instaurare utilizzando le chat di incontri.

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Relazioni veloci, ma intense, nelle quali si sente libera di mettere a nudo se stessa, sia in senso figurato che letterale. Relazioni per le quali la sua immaginazione gioca un ruolo fondamentale e che tuttavia non riesce a fare a meno di percepire come reali. Tanto quanto quella instaurata con Rue, ad esempio. Una confusione descritta in maniera impeccabile dalle scene che mescolano visioni idilliache con la realtà, al punto tale da ingarbugliare anche lo spettatore.

Dirà: “Forse è quello che mi affascina. La delusione. Il fatto che non è reale.” perché il suo spirito critico non può fare a meno di bastonarla. Ma la verità è che queste sono le uniche relazione in cui si sente abbastanza libera da esplorare i propri desideri, senza il rischio di ferire o deludere qualcuno.

I sogni

Guardare questo episodio è come muoversi attraverso l’animo confuso di Jules. Veniamo letteralmente bombardati da scene di vita passata, presente e futura, ma anche da sogni ad occhi aperti e da incubi notturni.

In questa puntata abbiamo la chiara comprensione che Rue non ha mai raggiunto Jules a New York e che anche le scene di apertura dell’episodio precedente, Trouble Don’t Last Always, sono innegabilmente una fantasia di Rue.

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Il primo indizio che ci permette di capirlo è la scena in cui Jules, rinchiusa in bagno, ha ancora lo stesso colore di capelli (due ciocche nere nella parte frontale) che aveva la sera in cui è scappata da East Highland. Il padre bussa violentemente alla porta per convincerla ad uscire; la sua intenzione è di riportarla a casa quella sera stessa. Urlerà: “Hai 17 anni. Non puoi vivere da sola. Questa non è la vita reale, Jules!“.

Una volta tornata a casa, Jules verrà obbligata ad incontrare la psicologa a cui dirà che Rue ha smesso di rispondere alle sue telefonate in seguito alla sua fuga. Ed infine, quando nella scena finale le due ragazze si incontrano, sembrano vedersi per la prima volta da quella fatidica notte alla stazione.

Molto interessante come, anche nel mondo onirico, le due ragazze condividano la stessa fantasia, persino nel momento in cui sono più lontane in assoluto.

Cosa succederà?

La puntata si conclude con Rue che, pur scegliendo di incontrarla con la scusa degli auguri di Natale, alla fine scappa via in lacrime. L’atmosfera che si respira è di paura ed incertezza. Molte cose vengono lasciate in sospeso e l’unica cosa sicura che afferriamo da questi due episodi speciali è che qualcosa è cambiata tra le due ragazze.

Un finale che ovviamente lascia tutti col fiato sospeso e curiosi di sapere come le cose evolveranno da questo punto in poi. Riusciranno Rue e Jules a ricucire il proprio rapporto?

Scritto da Hunter Schafer

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Hunter Schafer ha ideato questa puntata, in collaborazione con Sam Levinson, dichiarando di aver scritto questa sceneggiatura invece di recarsi presso un centro di salute mentale. Durante una breve intervista rilasciata a Jimmy Fallon, afferma di aver riversato in questo episodio la condizione psicologica che stava vivendo durante il lock-down, trovando molto utile impiegare le proprie energie nella creazione di qualcosa.

Attraverso i propri occhi, Hunter mette su una riflessione sul concetto di femminilità, sul peso che i costrutti sociali hanno sull’identità di ogni singola donna e sul ruolo che il punto di vista maschile gioca nella modellazione di questi ultimi. Una discussione di un certo spessore che funziona da cappello ad un episodio che, diversamente dal precedente, permette allo spettatore di rievocare eventi ed atmosfere della serie principale.

Inoltre, considerata la fonte di tale prospettiva, abbiamo la possibilità di conoscere un punto di vista che per il pubblico è decisamente nuovo e, conseguentemente, interessante: quello di una donna transessuale.

Recensione

Fuck Anyone Who Is Not A Sea Blob è un episodio molto triste, la cui atmosfera drammatica viene sottolineata dalle bellissime musiche che accompagnano il racconto di Jules.

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Nonostante si tratta di due episodi speciali che servono un po’ da tappabuchi per questo periodo in cui molte produzioni sono inevitabilmente ferme a causa del Covid-19, assistiamo a due puntate che avranno inevitabilmente delle ripercussioni sugli eventi che seguiranno. Sia Rue che Jules riflettono su alcune questioni che riguardano il loro rapporto, mettendolo sotto una luce completamente differente rispetto a ciò a cui eravamo abituati a vedere. Nessuna delle due sembra più disposta a sacrificare il proprio benessere per l’altra, e questa consapevolezza non potrà che mietere delle vittime.

Probabilmente perché, in fin dei conti, Rue è il personaggio principale della serie ed il suo punto di vista ci è già noto, ho trovato questa puntata, che analizza più dettagliatamente l’esperienza di Jules molto più interessante. Se non altro perché riesce a riempire dei vuoti mai esplorati precedentemente. Nelle ultime puntate della prima stagione di Euphoria, Jules iniziava a prendere una leggera piega da antagonista e l’analisi a cui assistiamo in questo episodio aiuta a redimerla. Abbiamo finalmente la possibilità di empatizzare con le sue scelte e di comprendere in maniera più chiara la sua prospettiva.

Personalmente sono dell’idea che questi due episodi elevino Euphoria ad un nuovo livello qualitativo e non vedo l’ora di vedere in che modo tutto ciò si ripercuoterà sulla serie principale.

Nel frattempo vi auguriamo una buona visione e vi invitiamo a condividere con noi le vostre opinioni!

https://www.youtube.com/watch?v=s1P5czi0H_g

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