Unborn di Christian Sartirana

Oggi abbiamo intervistato per voi Christian Sartirana di cui in passato abbiamo recensito il romanzo Unborn.

Ciao Christian,
è un vero piacere ospitarti sul nostro portale insieme al tuo libro Unborn. Ecco di seguito le domande che abbiamo pensato per te:

Christian, spezziamo un po’ il ghiaccio: raccontaci qualcosa di te.

Ciao, grazie per l’invito. Il piacere è mio.

Allora, mi chiamo Christian Sartirana e ho trentasette anni. Sebbene sia nato in Piemonte (e sia noto soprattutto come autore del filone neogotico piemontese), il mio sangue è per metà siciliano e per metà ligure.

Dal 2001 ho lasciato la Sicilia dove ho vissuto per circa 12 anni, dopodiché mi sono spostato un bel po’ per il nord Italia e adesso vivo in una borgata sperduta tra le colline astigiane, con la mia compagna Francesca che fa l’illustratrice, il nostro cane Gizmo e il nostro gatto Balzac. Io lavoro un po’ come autore, un po’ come artigiano rilegatore e restauratore di libri e un po’ in campagna.

Leggo horror sin da ragazzino e scrivo dall’età di 18 anni, precisamente da quando ho lasciato la Sicilia e la mia famiglia e sono tornato a vivere in Piemonte, insieme a un mio amico che purtroppo è morto qualche anno fa in un incidente. Non ho mai preso il diploma di scuola superiore e sono un totale autodidatta.

Unborn è il tuo ultimo lavoro, giusto? Da dove hai tratto ispirazione per questo libro?

unborn di Christian Sartirana
Unborn di Christian Sartirana
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Sì, Unborn è il mio ultimo libro, nonché il mio primo romanzo lungo. È stato frutto di un lungo lavoro e tentativi che si sono protratti in modo discontinuo per circa tre anni.

Fondamentale è stato l’aiuto della casa editrice che mi ha spinto a perfezionarlo: ti basta sapere che quando l’ho consegnato era di circa 150.000 battute. Alla pubblicazione ha raggiunto le 400.000, quindi fai tu… L’ispirazione per quello che scrivo la traggo dalle mie esperienze personali che poi distorco in forma di incubi.

Alla fine tutto può diventare spaventoso, basta guardarlo da suol lato buio.

Uso le mie esperienze e i miei luoghi (quelli in cui sono vissuto) perché mi sento più a mio agio a raccontare qualcosa che conosco. Risulto più convincente e di conseguenza, nel campo dell’horror/weird, anche più spaventoso. Di certo riuscirei a scrivere anche di cose che non conosco (ho scritto uno slasher ambientato nel Selvaggio West dal titolo Queho) ma non credo che sarei altrettanto efficace.

Lorenzo è un personaggio interessante, reduce di un’infanzia non facile e dedito all’alcol. Perché hai scelto di rappresentare il lato un po’ più decadente del tuo protagonista?

Grazie per averlo definito interessante, vuol dire che l’ho delineato bene.

Lorenzo è la classica brava persona, ma schiacciata e incattivita dalle sfighe della vita, che si mantiene in un precario equilibrio tra abuso di alcol e ossessione per il lavoro. Fondamentalmente lo fa per non pensare ai problemi veri e cioè, come hai detto tu, appunto i traumi di un’infanzia di merda con una madre svitata e un padre assente, che gli impediscono di avere una vita normale e di mantenere una relazione sentimentale. È la classica persona che non vuole stare sola, ma che non sa (o non vuole) dedicarsi realmente a qualcun altro. O che vorrebbe essere sobria, sapersi prendere cura di sé, ma non trova la motivazione per farlo. Molte persone affrontano questo tipo di problema: se non è l’alcol è il fumo, o le sostanze stupefacenti, il cibo, il sesso.

È una condizione che ho sperimentato anch’io per tanto tempo e che personalmente pongo alla base della mia origine di scrittore e lettore di incubi.

Quindi mi è parsa una buona anticamera per il passaggio di una minaccia sovrannaturale. Dopotutto i fantasmi e i mostri vanno sempre incontro alle persone che stanno male, che rifuggono una realtà che odiano, perché li tormenta, e che cercano conforto in qualcosa di oscuro. Non importa quanto sia rischioso, basta che sia diverso. Finché qualcosa non si mostra per davvero. Ci sono tonnellate di storie horror che cominciano così, no?

Il capitolo in cui Lorenzo torna nella sua casa d’infanzia e trova la prova lampante della pazzia di sua madre è molto forte, a mio parere il momento forse più raccapricciante della storia. Perché hai scelto il libro della Bibbia a cui dare questo volto distorto?

Quel capitolo è scritto sui fatti di un’esperienza reale, tolti i tratti più assurdi naturalmente.

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Diversi anni fa lavoravo per una cooperativa che mi chiamava per diversi tipi di lavori, tra cui anche addetto ai traslochi. Io e il mio collega siamo andati a svuotare l’abitazione di una persona mentalmente disturbata. Aveva la casa piena di croci e madonne, santini e invocazioni a Gesù Cristo e alla Vergine Maria scritte su fogli di carta con i pennarelli e appiccicate ovunque, anche sullo schermo del televisore. Era tutto sporco, in disordine, puzzolente e buio. Sembrava di stare a casa della madre di Carrie White. È stata un’esperienza forte e così l’ho usata. Perché la Bibbia? È un libro molto comune e che desta poco interesse, anche tra le edizioni antiche. Un nascondiglio perfetto, insomma, per qualcosa di insano.

Il Piemonte non è solo il luogo in cui è ambientata la tua storia, ma è anche la regione in cui abiti. Che relazione c’è tra te e i luoghi che hai descritto? (Robbia, Casale Monferrato)

Una relazione molto stretta, infatti. Il Piemonte è la mia conca di orrori prediletta e, come ho detto prima, ci vivo. A Casale Monferrato ci sono nato e ci ho vissuto per molti anni. Oltre ad aver fatto lo stesso lavoro di Lorenzo, commerciante di libri antichi, possedevo la mia libreria nella stessa via della sua: nei pressi della Sinagoga. Gli ho perfino dato un po’ delle abitudini che avevo ai tempi della mia vita da antiquario. I locali che nomino sono tutti veri e anche le strade. Robbia invece è inventata. L’ho un po’ costruita sul modello di un paesino fantasma della provincia di Alessandria: Brusaschetto Nuovo, sul quale ho scritto un racconto breve intitolato “Il paese Tomba”. L’ho collocata vicino a Valenza perché reputo quest’ultima una delle città più brutte e inospitali d’Italia.

Quanta importanza ha nei tuoi racconti l’impronta di alcune delle più grandi menti del genere horror, come Lovecraft e King?

lovecraftSono indubbiamente due autori a cui devo molto. Li ho letti in modo approfondito e mi hanno fatto compagnia per tantissimi anni. Li rileggo ancora oggi: sul comodino ultimamente ho Dolores Claiborne e c’è sempre una copia dei racconti di Lovecraft accanto alla tazza nel bagno.

Naturalmente agli esordi della mia “carriera” di autore li ho imitati entrambi, così come ho fatto con Clive Barker e Ramsey Campbell. Lovecraft mi ha insegnato il valore dell’atmosfera, King l’ironia e la bellezza dei personaggi. In Unborn c’è un po’ di tutti e due, ma anche di altri. Naturalmente più vai avanti negli anni e più ti lasci alle spalle i vecchi modelli. Ti rendi conto di avere una voce tua e così cerchi di usare soltanto quella. È un passaggio importante che hanno fatto tutti, anche Lovecraft e King.

Cosa deve contenere, a tuo parere, una lettura dell’orrore per essere davvero considerata tale?

Non saprei. A me personalmente piacciono le trame semplici, con atmosfere malsane e idee brillanti e naturalmente un bel po’ di mistero. Gli spargimenti di sangue estremi non mi fanno impazzire, ma ci sono anche cose di quel tipo che non disdegno.

Dipende da cosa cerco in quel momento. Se voglio sfogare un po’ di frustrazione mi guardo “Halloween” di Rob Zombie.

Se voglio spaventarmi mi leggo “Antiche Immagini” di Ramsey Campbell. Se invece voglio godermi una bella storia dell’orrore che intrattenga a dovere mi leggo “Il volatore notturno” di Stephen King. Ma ci sono tante altre “voglie” legate all’horror con numerosi autori e autrici capaci di soddisfarle.

Quali sono le tue pubblicazioni prima di Unborn? Parlacene in breve.

Be’, ho pubblicato diversi racconti qua e là a partire dal 2013, un paio di raccolte personali e qualche libro di fiabe insieme alla mia compagna. Sono molto legato alla mia produzione di horror per ragazzi, la collana “I Racconti di Gigi Spavento” con i titoli de “L’uomo di Paglia” e “Il funerale dei giocattoli” che è uscito questo ottobre.

Ho poi pubblicato una raccolta nel 2015 sempre per Acheron Boooks: “Ipnagogica” e il romanzo breve “Queho – L’uomo nero dell’Ovest” nonché il racconto “Il Signore dei muri” con la mia etichetta di horror sperimentale Blackhouse.

Hai già qualcosa di nuovo che bolle in pentola? Programmi futuri?

Mr. Grant Allen's New Story 'Michael's Crag.' With ... marginal illustrations in silhouette, etc
Title: “Mr. Grant Allen’s New Story ‘Michael’s Crag.’ With … marginal illustrations in silhouette, etc”
Author(s): Allen, Grant, 1848-1899 [person]
© British Library

Certo. Stanno per uscire i miei “Diari e lettere di Richard Upton Pickman” romanzo breve illustrato e basato sul racconto di H.P. Lovecraft “Il modello di Pickman”. Ho venduto un racconto siculo/lovecraftiano ad Acheron Books per una raccolta di prossima uscita intitolata “Fascisti da Yuggoth”.

Ho due progetti a quattro mani con Andrea Cavaletto (sceneggiatore di Dylan Dog) uno per una raccolta e l’altro per un fumetto, mi hanno recentemente proposto di trarre una graphic novel da un di Ipnagogica, sto curando una raccolta di storie brevi per Acheron Books e proprio l’altro giorno ho cominciato il mio nuovo romanzo (non horror) che è il lavoro che mi eccita di più al momento. Ah, ho scritto anche una fiaba per un progetto della mia compagna.

Io scrivo sempre. Ho idee già scalettate per i prossimi tre anni. È una specie di malattia.

Quale momento di giornata e atmosfera sarebbe più suggestiva per leggere i tuoi libri?

Proprio non saprei rispondere a questa domanda. A me piace quando fuori piove e dentro casa fa caldo. Divano, copertina, stufa, popcorn e birra. Oppure nel letto.

Ultima domanda, c’è un messaggio che vuoi lasciare ai tuoi lettori?

Sì, se siete amanti del fantastico (horror, Fantasy e Sci-fi) aprite i vostri orizzonti e leggete italiano. Con tutto il rispetto per gli autori storici come King, Poe, Lovecraft ecc. c’è un sacco di roba altrettanto buona nel nostro paese (molto più interessante di quanto pensiate) e ci serve il vostro sostegno perché la scena del fantastico nazionale acquisisca valore. Fatevi un giro nel catalogo Acheron e provateci. Non ve ne pentirete.

Grazie, Christian, per la tua disponibilità e per aver risposto alle nostre domande. Con un occhio sempre aperto sull’orrore, attendiamo le tue prossime storie!
Grazie a te per l’intervista. È stato un vero piacere.
A presto!

2 commenti

  1. Intervista bellissima ❤️ come sempre bravissime ragazze, conosco l’autore ed è interessante trarre dettagli nuovi

    1. Sì, poi a me fa piacere quando gli autori ci danno queste belle risposte corpose. Vuol dire che sono stimolati a raccontarsi

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