Torniamo finalmente a parlare della Teogonia esiodea e lo facciamo prendendo come tassello principale una delle discendenze che sarà alla base dell’origine delle divinità del panorama greco/romano: Gaia e Urano.

Tuttavia, per parlare della loro stirpe, dobbiamo fare un passo indietro e  tornare a quelle che sono le prime forme del divino che appaiono all’interno del pantheon classico.

Le prime figure che incontriamo sono quelle di Caos, Tartaro, Eros e appunto Gaia. Delle origini di queste divinità non viene specificato molto, piuttosto si presuppone che siano sempre esistite.

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Il gruppo  di versi relativo a queste figure ha fatto molto discutere gli studiosi. Quello che nomina Tartaro, ad esempio, viene completamente ignorato da Aristotele e Platone all’interno delle loro opere e, come è stato fatto notare, questo non significa affatto che i due filosofi non conoscessero il verso in questione. I loro scritti erano improntati a dare maggiore rilevanza alla figura di Eros. Ciò che essi volevano dimostrare è infatti che Esiodo lo descriva come una figura primordiale e quindi non generata da altri a differenza di altre fonti che vogliono invece Eros come il figlio di Afrodite.

D’altra parte è interessante notare che, tolto Tartaro, che è più la personificazione di un luogo che una vera e propria figura, Eros è l’unica divinità, in questa fase, a non aver generato una propria stirpe, piuttosto si avvale di generare il desiderio negli altri dei affinché siano loro a dare vita a quelle che saranno le generazioni successive.

Di Caos, infine, parleremo in un articolo dedicato non solo alla sua figura, ma anche alla sua genia. Ci contenteremo, qui, di dire che insieme a Gaia sono effettivamente coloro che possiamo definire come dei primordiali e che sono in grado di generare altre entità.

Gaia, l’origine delle stirpi divine

Fondamentale in questo contesto è quindi il ruolo di Gaia da cui possiamo dire con assoluta certezza che hanno avuto origine tutti gli dei che oggi conosciamo. Per trasposizione possiamo identificare Gaia (o Gea) come la terra. È interessante notare come una figura di così grande rilievo sia proprio una figura femminile. E tuttavia, questo non deve sorprenderci in quanto il femminile, nelle culture più antiche ha spesso suscitato questo senso di divino proprio per la sua capacità di generare nuova vita. E a cosa se non la terra dopotutto poteva essere destinato questo ruolo?

Forge of the Cyclopes by Cornelis Cort
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Los Angeles County Museum of Art, Public domain, via Wikimedia Commons

Gaia per partenogenesi ha generato quindi i Monti Grandi e il mare infecondo Ponto e prima di questi Urano. Ed è proprio ad Urano che va la nostra attenzione perché egli è colui che possiamo definire, insieme a sua madre, l’origine della storia delle mitologia greca e anche di quella romana. Urano viene definito simile a Gaia ed è la personificazione del Cielo stellato che avvolge appunto la Terra stessa.

Gaia e Urano: fra dei e mostri

Gaia si unì quindi al proprio figlio Urano. A questo punto possiamo già cominciare a distinguere ben tre stirpi divine: i Titani, i Centimani e i Ciclopi.

Mettiamo per un istante da parte i Titani (ci torneremo dopo in quanto c’è da spenderci una qualche parolina in più) e focalizziamoci invece su Ciclopi e Centimani. Entrambe queste due genie hanno aspetti mostruosi e terrificanti.

I Ciclopi sono creature con un solo occhio al centro della fronte dotati di vigore, forza e destrezza. I loro nomi sono Bronte (tuono), Sterope (folgore) e Arge (baleno). Se ci soffermiamo ad analizzarli, ci renderemo conto, quasi subito che questi nomi non sono affatto casuali soprattutto se si ricorda, o meglio è Esiodo stesso a precisarlo, che saranno proprio loro, più avanti, a donare il fulmine a Giove.

I Centimani (Cotto, Briareo e Gige) invece sono mostri a tutti gli effetti. Essi possiedono cinquanta teste e cento braccia. Urano stesso fu talmente disgustato da loro che li getto nel Tartaro insieme ai Ciclopi.

I Titani e la ribellione di Cronos

Teogonia L'evirazione di Urano da parte di Cronos
Teogonia: L’evirazione di Urano da parte di Cronos © fiore.inverso

I Titani sono la stirpe più numerosa di quelle generate da Urano e Gaia. Nell’ordine possiamo contare Oceano, Coio, Crio, Iperione, Iapeto, Teia, Rea, Temi, Mnemosine, Foibe, Teti e infine Crono (o Cronos). Quando nacquero questi figli Urano, nella sua crudeltà, li seppellì nel seno di Gaia, fino a quando Gaia stessa decise mettere fine a questa crudeltà. Fece così forgiare una falce in adamante prima di rivolgersi ai suoi figli chiedendo chi di loro avesse il coraggio di affrontare il padre. Fu Cronos a rispondere alla chiamata e, nascosto nell’ombra, attese l’arrivo di Urano con la falce stretta fra le mani.

L’immagine di Urano che si distende su Gea è, a conti fatti, molto significativa. Vi si può notare una perfetta armonia fra cielo e terra quasi l’uno combaciasse perfettamente con l’altra. Allo stesso modo l’atto del figlio Crono ha anche questo un un suo simbolismo. Quando infatti Urano giunge dove giace Gea, questi verrà allo scoperto e con la falce taglierà via i genitali del padre. Questo decreterà la separazione definitiva fra Gaia e Urano, e simbolicamente fra cielo e terra. Oltretutto metterà anche fine alla stirpe generata dai due in maniera definitiva. Urano genererà sì, gli ultimi figli che nasceranno dal suo sangue e dallo sperma derivati dalla sua evirazione. Fra questi ricordiamo le Erinni, le Ninfe dette Melie, i Giganti ed ultima, ma non meno importante Afrodite.

Esiodo conclude questa parte riguardante la stirpe di Gaia proprio descrivendoci i vari epiteti di quest’ultima. Il nome stesso Afrodite e l’epiteto Afrogenea si riferiscono al fatto che ella sia nata dalla spuma del mare quando i genitali di Urano (e quindi il suo sperma) caddero in essa. Quest’ultima caratteristica, ovvero il fatto di essere stata generata dai genitali di Urano, fanno sì che le venga attribuito l’appellativo di Filommedea. Infine Afrodite è detta Citera e Ciprogenea in quanto la dea nacque presso Cipro e giunse guidata dai flutti del mare presso Citera.

Afrodite presenta subito alcune delle caratteristiche che la rappresentano. Sotto i suoi piedi nasce e cresce l’erba feconda simbolo di fertilità, Eros e Desiderio la seguono ovunque ella vada. È la dea del piacere, delle blandizie e degli inganni, dei sorrisi e dell’affetto. Si unirà subito agli dei e quindi e dei quali diventerà poi una figura fondamentale.

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