Dawson's Creek

L’inizio di ogni storia è la parte più importante, decisiva per fare l’impressione giusta sul pubblico ed essenziale per la caratterizzazione dei personaggi. Di questo, ogni regista di tutto rispetto, è ben a conoscenza. Ma c’è un ragazzo di Capeside che ha una romantica visione del cinema, e sono ancora molte le cose che deve imparare. Lui si chiama Dawson Leery, e quella che lo punzecchia sempre è Joey Potter, la sua migliore amica.

Allora “Azione!”: pronti a girare la scena prima di Dawson’s Creek.

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È il 1998 quando un’acerba coppia di adolescenti fa la sua prima comparsa sullo schermo televisivo. Joey Potter è consapevole dell’ingombrante imbarazzo che la pubertà porterà presto nell’amicizia che da sempre la lega a Dawson; lui invece è immerso nell’ingenuità più completa, e tiene gli occhi sognanti puntati sui poster dei film di Steven Spielberg che tappezzano la sua camera. Non sa che tutto sta per cambiare, e che l’età adulta si affaccerà a cercarlo prima di quanto pensa, incrinando pericolosamente la sua rosea visione del futuro.

A pochi passi dai due amici, abbiamo Pacey Witter, migliore amico di Dawson, in piena crisi ormonale. Attorniato da una rovinosa situazione famigliare, ha una visione della vita piuttosto disillusa.

Ma con l’inizio del nuovo anno scolastico, l’amore – quello vero, quello giovanile – si insinuerà nella loro quotidianità, insieme all’arrivo di una ragazza nuova: Jen Lindley.

In questo mix perfetto di teenager alle prime armi, il dramma crolla a cascata sulla trama, pur mantenendo l’aspetto più innocente di quell’età di tentativi, incomprensioni, sbagli, primi amori e sogni ad occhi aperti.

Il romanticismo teorico di Dawson

Dawson’s Creek potrebbe essere catalogato come uno dei tanti telefilm americani che hanno bombardato l’adolescenza di milioni di ragazzi, eppure c’è qualcosa che lo differenzia da tutti gli altri.

Sebbene Dawson sia un personaggio un po’ fiacco e apatico – forse il meno spontaneo di tutta la storia -, è quello che alleggerisce in qualche modo la trama. Introducendo la sua visione romantica di come dovrebbero andare le cose, dà la sensazione di un piccolo adulto alla disperata ricerca del senso della vita. Nel suo lambiccarsi sull’amore, nel suo sfoggio molto poco adolescenziale di romanticismo teorico, si lascia sfuggire molte opportunità di vivere davvero le emozioni di cui tanto ama parlare.

Questa sua visione sognatrice è però destinata a sgretolarsi sotto i colpi del fallimento, che gli darà una nuova prospettiva e nuove future opportunità.

Pacey e Joey

James Van Der Beek in Dawson's Creek (1998)
James Van Der Beek in Dawson’s Creek (1998) © IMDb

È la storia tra i due migliori amici di Dawson, che gli spezzano irrimediabilmente il cuore, a fare da collante a tutto il telefilm, soprattutto nel corso delle prime stagioni. Spontaneità e battibecchi si inseguono in un primo amore che non si può dimenticare. L’irruenza di Pacey si incastra alla perfezione con l’impertinenza di Joey.

Insieme, vivono una storia vera, reale, solida. Piena di quei piccoli momenti di speciale intimità che fa di due persone un mondo a parte. È ben costruita, con i giusti tira e molla, e quello struggimento “alla Pacey” che completa il suo personaggio, rendendolo più adulto di quanto sembri. Insieme riescono a crescere, trovando ognuno la propria strada, per separarsi e poi ricongiungersi.

Anime gemelle

Uno dei concetti meglio espressi di questo telefilm, viene alla luce solo negli ultimi episodi della sesta stagione, prima attraverso l’incredibile amicizia tra Jen e Jack, e poi tra quella di Joey e Dawson: l’anima gemella.

James Van Der Beek, Katie Holmes, Joshua Jackson, and Michelle Williams in Dawson's Creek (1998)
James Van Der Beek, Katie Holmes, Joshua Jackson, and Michelle Williams in Dawson’s Creek (1998) © IMDb

Forse ne abbiamo tutti una, e forse tutti la incontriamo nella nostra vita. Perché l’anima gemella non è quella persona speciale di cui ci innamoriamo e che scegliamo di portare nel cuore. No, essa è quella persona che sappiamo sarà lì per sempre, qualsiasi cosa accada. Chiunque decidiamo di amare, in qualunque luogo scegliamo di stare, quella persona è sotto il nostro stesso cielo e avrà sempre un pezzo della nostra anima con sé.

Per questo credo che il finale di Dawson’s Creek sia stato un gran finale. Ha spodestato il malsano romanticismo filosofico di Dawson e i futili sproloqui di Joey per premiare una delle forme di amore più sincero, quella fra amici, che è sempre bene ricordare. Perché non saremmo nessuno senza le persone che ci circondano.

Il re dei romantici

E così un altro telefilm entra nei ranghi della rubrica Old But Gold. Ed è doveroso in questo caso, in nome dell’amicizia, in nome dell’amore e in nome di Steven Spielberg, proclamare Dawson’s Creek il re indiscusso di tutti i romantici.

Con tutto il suo miele, con tutta la sua adolescenziale insicurezza, con tutta la sua anima sognatrice, lo raccomando come medicina per tutti coloro che hanno perso di vista le speranze, i desideri e le cose positive della vita. Per ricordare ciò che siete stati, e ciò che siete diventati; per non dimenticare i progressi, gli errori e quanta strada c’è ancora da fare.

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