Qualche settimana fa abbiamo recensito La Guerra del Portatore il primo capitolo de Le Cronache di un Mesotes di Alberto Grandi. Abbiamo quindi invitato Alberto sul nostro portale per rispondere a qualche domanda.

Ciao Alberto, per me è un piacere averti oggi con noi. Vuoi raccontarci qualcosina di te.

Ciao Luana, grazie a te per questa possibilità e per lo spazio che mi stai dando. Di me c’è poco da dire… sono un semplice ragazzo della periferia milanese, sono laureato in filosofia e sto prendendo la specialistica in scienze filosofiche. Fin da bambino ho praticato arti marziali, diventandone istruttore qualche anno fa e rendendolo il mio lavoro, oltre che la mia grande passione. Nella scrittura cerco di fondere e riunire questi due elementi così importanti per me, la filosofia e le arti marziali… ovviamente in un quadro nerd! (il mio terzo, e ingombrante, modo d’essere!)

Partiamo dal titolo della tua opera: da dove nasce Cronache di un Mesotes?

Cronache di un Mesotes. La guerra del Portatore di Alberto Grandi
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Cronache di un Mesotes è un titolo che mi ha fatto sudare parecchio! Principalmente per la scelta del termine mesotes. Questa parola è stata usata per la prima volta da Aristotele, per indicare il “giusto mezzo”, essendo questo uno dei temi filosofici del mio romanzo, ho deciso di battezzare con il termine mesotes diverse specie dell’universo Cronache, tra cui gli esseri umani. Infine, dato che tutto si svolge in prima persona, dal punto di vista di Leon (un Mesotes), ho pensato fosse azzeccato intitolare la saga Cronache di un Mesotes, indicando con quel “di un” uno dei tanti, non l’eroe fondamentale, al contrario, uno dei molti che deve farsi il mazzo per essere utile.

Cosa ha ispirato la trama del romanzo e quale dei tuoi personaggi per te è il più riuscito?

La trama nasce tutta dalla mia immaginazione nerd e, probabilmente inconsciamente, da anni di letteratura e videogames fantasy. Per quanto riguarda i personaggi, il mio preferito in assoluto resta Tecraso, ma il più riuscito, rifacendomi anche ai feedback, credo sia 13 09. Il Ropodarth ha riscosso molto successo tra i lettori, forse perché è quello con cui più facilmente si può entrare in empatia.

Questo come sappiamo è il primo volume delle avventure da te scritte. Cosa puoi anticiparci riguardo al secondo romanzo?

Esatto, questo è il primo volume di una trilogia che chiuderà gli eventi del Portatore. Nel secondo romanzo ci sarà una nuova importante figura che affiancherà il protagonista, ma soprattutto, inizieranno a delinearsi un po’ meglio le motivazioni del Portatore, portando a far vacillare le sicurezze del protagonista. Non dico altro per evitare spoiler!

Il tuo protagonista Leon è un terrestre che combatte con altre creature aliene in una guerra intergalattica. Cosa puoi dirci della sua missione?

Leon è un ragazzo normale, in cerca di “avventure” come quasi tutti i ragazzi di quell’età. Delle sue motivazioni si sa ben poco (non voglio anticipare nulla) ma forse ha intrapreso questo viaggio un po’ troppo ingenuamente.

Racconteresti in breve la tua esperienza editoriale con Bookabook e ti sentiresti di consigliarla ad altri autori?

L’esperienza con bookabook è stata piacevole, proprio per questo ho deciso di continuare le pubblicazioni con loro. La vera difficoltà è nel crowdfunding, ma questo perché è poco utilizzata da noi italiani, più che per un problema con la casa editrice stessa. L’unico monito che mi sento di dare agli altri autori è quello di non sottovalutare la campagna di preordini, ho sentito molti dire “200 copie sono poche, le faccio in un attimo”, vi assicuro che non è così semplice, bisogna mettersi d’impegno, ma alla fine lo sforzo vale il risultato!

Quali sono i tuoi prossimi progetti editoriali?

Pubblicato il secondo volume mi dedicherò esclusivamente al terzo, così da finire la saga del Portatore. Dopodiché ho in progetto alcuni saggi filosofici e poi… si vedrà!

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