Ted Lasso promotional picture by Apple TV+

Ted Lasso è una serie comica creata per la piattaforma di streaming Apple TV+ uscita ad agosto del 2020. Nonostante non sembri aver fatto molto rumore, quasi tutti i suoi spettatori sono d’accordo sulla sua qualità, sicuramente grazie al cast accattivante, umorismo rincuorante e personaggi ben congegnati.

Trama

Ted Lasso poster by Apple TV+
© Apple TV+

Ted Lasso, un entusiastico e iper-affettuoso coach di football americano del Kansas, stravolge la propria vita e si trasferisce in Inghilterra dopo essere stato assunto come allenatore della squadra di calcio professionista di Richmond, AFC Richmond, nonostante la sua mancanza di precedente esperienza nello sport. Il suo approccio peculiare finirà per far cambiare idea anche ai più scettici.

Recensione

La prima apparizione televisiva di Ted Lasso, interpretato da Jason Sudeikis, è stata attraverso una serie di pubblicità umoristiche per la copertura televisiva della Premier League su NBC Sport intitolata Un Coach Americano a Londra, probabilmente un richiamo al classico film horror/black comedy Un Lupo Mannaro Americano a Londra.

Le pubblicità – la prima delle quali potete vedere qui sotto, purtroppo non tradotta – mostrava una versione molto diversa del grintoso coach che quelli che hanno guardato la serie TV troveranno sicuramente in contrasto col prodotto finale.

Il Ted Lasso dei video promozionali è uno stereotipo ottuso e non particolarmente aperto del coach di football pieno di ego che molte persone al di fuori degli U.S.A. si aspettano da qualsiasi personalità sportiva americana.

Ma al di là di alcune battute riprese uguali dagli spot, il Ted Lasso che gli spettatori hanno conosciuto e amato è ben lontano dalla precedente interpretazione che fu presentata.

Il nuovo Ted di Sudeikis

La premessa della storia di Ted Lasso sembra abbastanza semplice: un coach di football americano si trova improvvisamente scaricato fuori dal suo elemento per allenare nel calcio, uno sport con cui non ha alcuna familiarità e che nemmeno comprende particolarmente bene.

Jason Sudeikis as Ted Lasso
© Apple TV+

Diventa molto semplice credere che qualcuno così impreparato corra un tale rischio quando incontriamo il coach in questione. Ted Lasso non è scoraggiato dalla sfida, ma se le pubblicità facevano sembrare che la ragione potesse essere la sua testardaggine americana, scopriamo presto che la forza trainante del personaggio della serie è, invece, il suo ottimismo inarrestabile.

Il nuovo Ted di Sudeikis è una rappresentazione rinfrescante di ciò che ci si aspetterebbe dalla personalità sportiva media, un’aspettativa da cui nemmeno i personaggi stessi si salvano. Abituati a ego enormi e celebrazioni spietate di sforzo fisico come siamo quando si parla di successi atletici, ci troviamo invece messi di fronte a premurosità e umanità.

La premessa, sul serio questa volta

Senza avventurarci negli spoiler – vorrei davvero che guardaste questa serie e se devo tenere gli spoiler al minimo per convincervi, farò di tutto pur di evitarli -, scopriamo molto presto che le ragioni per cui Ted si è trasferito nel Regno Unito non sono tanto semplici quanto sembrano.

Non solo è stato scelto specificamente dalla nuova proprietaria dell’AFC RichmondRebecca Welton (interpretata dalla meravigliosa Hannah Waddingham), perchè ella si aspetta che lui fallisca e che la squadra venga retrocessa come vendetta verso il suo ex-marito traditore (per cui la squadra è tutto), ma ha anche delle circostanze estenuanti personali che lo hanno spinto a mettere della distanza tra sé e la sua famiglia.

Hannah Waddingham as Rebecca Welton in Ted Lasso
© Apple TV+

Se queste motivazioni sembrano contorte e una fonte sicura di drama – e lo sono, non fraintendetemi -, il modo in cui Ted Lasso le affronta ha una maturità e una genuinità che raramente vediamo in TV di questi tempi.

L’aspetto sportivo

Il piano di Rebecca non è neanche lontanamente l’unico problema che sorge nella storia. Essendo la fonte più grande e prominente di drama, il suo sotterfugio è aspettatamente l’ultimo ad essere affrontato e lo è solo e soltanto quando renderebbe le cose ancora più complicate.

Un’altra parte del conflitto deriva dalla sua trama sportiva: la minaccia della retrocessione e il futuro della squadra sono enormi fattori nel modo in cui i personaggi si impegnano verso i propri obiettivi. Se non siete fan delle storie di sport – e io non lo sono per niente, al contrario, ho un’avversione personale per il calcio in particolare -, non vi fate scoraggiare da questo fattore. Il calcio, in Ted Lasso, è solo un pretesto. Certo, le vittorie e le sconfitte della squadra hanno ripercussioni sulle situazioni dei personaggi e sulle loro posizioni nella serie, ma è in realtà il modo in cui i personaggi vivono lo sport e le difficoltà che esso presenta a formare il cuore della storia.

Lo sport ha la funzione di essere un luogo in cui essi si incontrano e si conoscono, ma il conflitto che ne deriva è molto poco sporitvo. I personaggi affrontano gelosie, insicurezze, rapporti personali che sono inaspriti dall’elemento sportivo ma affrontati in una separazione quasi totale da esso. L’unica volta che il calcio diventa il motore principale del conflitto è alla fine, come ci si aspetterebbe, quando la partita finale e anche più importante ha luogo, ma persino allora occupa soltanto una piccola parte della durata dell’episodio finale.

Affrontare i conflitti in maniera adulta

Quello che davvero distingue Ted Lasso da altre commedie che inseriscono conflitti ingegnosi nelle proprie storie è il modo in cui li affronta. Tutte le incomprensioni, rivalità, stratagemmi e espedienti che trainano il conflitto tra i personaggi di Ted Lasso sono trattati in maniera appropriata, montano e montano durante la storia, ma non nel modo in cui ci aspetteremmo.

Brendan Hunt as Coach Beard in Ted Lasso
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Invece di raccogliere tutti questi elementi in una ricetta che non si cuoce fino all’ultimo possibile minuto e finisce solo per scoppiare in faccia ai personaggi, la serie si impegna a dimostrare che il conflitto non deve essere esagerato per essere interessante. I personaggi si destreggiano tra diverse situazioni che si presentano in un flusso durante l’intero corso della stagione, il drama è raffinato, ma c’è comunque e non è spinto dal cliché scadente della mancanza di comunicazione, ma è divertente perchè è reale. Viene gonfiato come un palloncino e poi, proprio come un palloncino, evapora con il suono fischiettante dell’esagerazione, mentre allo stesso tempo si assicura di essere un motivo per cui i personaggi crescono.

Per una serie comica, Ted Lasso è straordinariamente introspettiva nel modo in cui chiede ai suoi personaggi adulti di comportarsi, beh, da adulti.

La compassione contagiosa di Ted

E’ quasi immediatamente ovvio che l’ottimismo infallibile di Ted non è altro che un sintomo della sua compassione. Ted non può essere scoraggiato nella sua avventura non perchè è ottusamente testardo e presuntuoso nelle sue abilità, ma perchè è ottimisticamente compassionevole e si impegna ad essere non solo una persona e un coach migliori ma anche a credere che anche gli altri siano in grado di esserlo.

Attraverso i suoi occhi e i suoi sforzi, anche il personaggio più insopportabile della serie comincia a dimostrare e a sviluppare una maturità umana che lo rende un membro migliore per la squadra. Il punto della serie è l’appartenenza alla suddetta squadra, non solo per il colore dell’uniforme, ma anche perchè ogni volta che i personaggi si attivano ad essere persone migliori, diventano anche persone migliori con cui stare.

AFC Richmond players from Ted Lasso (from left to right Moe Jeudy-Lamour as Thierry Zoreaux, Brandon Hunt as Coach Beard, Cristo Fernández as Dani Rojas, and Toheeb Jimoh as Sam Obisanya)
© Apple TV+

I personaggi partono da un punto in cui non si capiscono tra loro e noi come spettatori abbiamo già un’idea specifica di chi sembrano essere ed entrambe le nozioni vengono messe in dubbio quando li conosciamo meglio. La compassione che Ted Lasso dà alle persone che lo circondano finisce non solo per essere ricambiata, ma diventa anche un modo in cui noi guardiamo la serie nella sua interezza.

L’humour assurdo ma genuino

La critica più comune che è stata fatto a Ted Lasso è che le sue battute non sono quasi mai divertenti. Lungi da me parlare a nome del senso dell’umorismo di altri, persone diverse trovano divertenti cose diverse dopo tutto, ma credo che la ragione per cui molti critici non hanno trovato Ted Lasso divertente sia che il suo humour non è spocchioso e/o dozzinale come molte altre serie TV del momento fanno.

Brett Goldstein as Roy Kent in Ted Lasso on Apple TV+
© Apple TV+

L’umorismo della serie non deriva da battute studiate, sofisticate o intricate, la maggior parte delle volte è inaspettato e istantaneo e quasi sempre deriva dall’assurdità nelle personalità di ogni personaggio, ma ciò non lo rende meno astuto. Ted si prende spesso gioco di sé stesso semplicemente essendo al corrente del tipo di persona che è e altre battute o provengono dall’arroganza dei personaggi o dalle loro idiosincrasie intrinseche. L’umorismo è sciocco, non va a discapito di altri a meno che non è innocuo o un modo per incoraggiare la loro crescita e nel complesso è semplicemente molto, molto genuino.

Dani Rojas (interpretato da Cristo Fernández) che ripete di continuo che “Il calcio è vita” è divertente invece che irritante perchè è palesemente sincero al riguardo e volergli male per questo sarebbe, per farla semplice, crudele. Quando Roy Kent (interpretato da Brett Goldstein) si mostra emotivamente delicato, nulla toglie alla sua forza e alla sua apparenza da duro, lo rende divertente perchè la caratteristica è integrata perfettamente e ha senso con il ruolo che lui ha nella squadra. La Keeley Jones di Juno Temple con il suo humour un po’ piccante non è volgare, è schietta ed emancipatamente crassa. Tutto, ogni esempio di umorismo leggero nella serie, è una tregua rinfrescante dall’umorismo che tende ad umiliare e che spesso vediamo in altre commedie. Ted Lasso è apertamente e insistentemente contrario al riguardo.

Ammetterò che ci sono un paio di battute che hanno a che fare con la saliva di cui avrei volentieri fatto a meno, ma nel complesso credo che dire che Ted Lasso non è divertente vuol dire o che non hai un’anima o che, molto più probabilmente, non riesco proprio a immaginare cosa tu possa mai trovare divertente.

Le dimostrazioni emotive

Tanto quanto le battute hanno senso in Ted Lasso perchè si inseriscono nella maniera intrinsecamente umana che caratterizza i personaggi – le persone sono fatte di contraddizioni e si comportano in modi sciocchi, li troviamo divertenti perchè li riconosciamo in noi stessi – così lo sono anche le dimostrazioni di emotività.

Juno Temple as Keeley Jones in Ted Lasso
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Sono realistiche e hanno un compenso eccezionale. Quando i personaggi sono vulnerabili gli uni con gli altri nella serie, quella vulnerabilità viene premiata piuttosto che presa in giro e diventa una risoluzione soddisfacente e una motivazione interessante per il conflitto.

Le raffigurazioni dei momenti emotivi non sono stracotte e carbonizzate solo per farle sembrare più grandi, sembrano grandi perchè certe volte sono fini ed estremamente personali per i personaggi. Puoi sentire chiaramente e comprendere ciò che i personaggi stanno affrontando perchè la serie costruisce una base dettagliata di che persone sono. Ci dispiace per loro perchè abbiamo imparato a conoscerli. Non è un’impresa semplice per una serie che deve districarsi con un numero significativo di giocatori allo stesso tempo.

Comico in maniera confortante

Ciò che è stato detto finora dovrebbe essere abbastanza a convincervi a dare un’occhiata a questa serie. Personalmente, quando le ho finalmente dato una chance non mi aspettavo molto. Non mi piacciono le storie di sport, non mi piace specificamente il calcio – sono stata, infatti, chiamata una traditrice della patria per averlo chiamato soccer invece di football -, la mia idea di Jason Sudeikis era di un umorismo infantile, volgare e irritante da quelli che io considero film comici mediocri. Diciamo soltanto che non ero esattamente elettrizzata da quello che mi aspettavo e le ho dato una possibilità solo perchè mi è stata raccomandata da un’amica i cui gusti televisivi e cinematografici considero impeccabili.

Sono entusiasta di essermi sbagliata. Ho rivisto la serie almeno tre volte e sono alla quarta proprio mentre scrivo questa recensione, userei letteramente qualsiasi scusa che trovo per riguardarla perchè è diventata molto velocemente una serie di conforto per me.

Alla fine, la vera ragione per cui Ted Lasso riesce a spiccare in quella che è una consumazione sovraffollata di contenuti televisivi dovuta alla noia e apparente incessanza della pandemia è, semplicemente, il fatto che i personaggi sono amabili, la storia è semplice abbastanza da non offuscare le loro relazioni e la serie in toto è estremamente accattivante. In più, il conflitto è relativamente a basso rischio in confronto ad una serie di circostanze della vita reale che davvero non lo sono.

AFC Richmond's three "coaches" in Ted Lasso (from left to right Nick Mohammed as Nathan, Jason Sudeikis as Ted, and Brandon Hunt as Coach Beard)
© Apple TV+

Se ancora non sono riuscita a convincervi a dare una possibilità a Ted Lasso, almeno fatemi dire questo: gli episodi durano solo trenta minuti e sono soltanto dieci. Che male c’è a vedersi solo il primo episodio e poi, nel caso in cui non vi sia piaciuto, smettere di guardarlo dopo quello (io però incrocio le dita che non succeda)?

Considerazioni finali

C’è molto poco da aggiungere a questo punto. Ho reso totalmente chiaro che la mia risposta alla domanda Dovrei guardare Ted Lasso? sia un convinto e resoluto . Potrei fare più di un esempio di persone che non erano molto sicure di volergli dare una chance solo per finire per amarlo esattamente come avevo detto che sarebbe successo, ma non lo farò, lascerò che il rinnovo della serie parli da solo.

Ted Lasso, infatti, è stato rinnovato per la seconda stagione solo pochi giorni dopo la prima e per un’ulteriore terza prima ancora di mandare in onda la seconda che arriverà il 23 luglio. Di certo non posso dire di essere in disaccordo con la decisione di Apple TV+ e sicuramente non vedo l’ora che arrivi luglio (e i nuovi episodi) per poter rivedere la mia piccola e goffa squadra di calcio – e tutto quello che c’è intorno – con i suoi personaggi che si sono fatti spazio nel mio cuore.

Vorrei, tuttavia, chiedere ai nostri lettori di promettermi una cosa: se finite per guardare – e amare – Ted Lasso, dovete farmelo sapere! Dovete lasciare un commento qui sotto o fare amicizia con me sui social perchè sto morendo dalla voglia di condividere questa serie criminalmente sottovalutata con altre persone.

Nel frattempo, ecco il trailer per darvi un primo piccolo sguardo su cosa aspettarvi.

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