WandaVision promotional poster by Disney+

WandaVision è la prima in una sequenza di serie TV – o meglio, miniserie TV- firmate Marvel dall’acquisizione Disney.

È andata in onda su Disney+ a partire dal 15 gennaio e si è conclusa di recente dopo aver portato sulla piattaforma di streaming una storia originale ma non del tutto realizzata che parla di dolore e amore.

WandaVision – Trama

WandaVision promotional poster by Disney+
© Disney

Oscillando tra classici della TV e la formula collaudata del Marvel Cinematic UniverseWandaVision porta sugli schermi un universo in cui Wanda MaximoffVision si sono costruiti un’adorabile vita provinciale, ma non tutto è come sembra nel loro piccolo angolo di perfezione.

Recensione

La prima incursione nella TV

Con WandaVisionDisney dà inizio ad una nuova fase del Marvel Cinematic Universe e lo fa attraverso l’uso di un strumento che non è interamente nuovo per l’azienda di fumetti, ma che adesso prende una direzione molto diversa dalle serie di supereroi Marvel che abbiamo visto finora.

Come molti dei nostri lettori di sicuro ricorderanno, Wanda Maximoff (interpretata da Elizabeth Olsen) e Vision (interpretato da Paul Bettany) non sono i primi supereroi ad ottenere un adattamento televisivo, o come qualsivoglia definirlo quando si parla dei nuovi strumenti di streaming.

Anche se Agents of S.H.I.E.L.D.Agent Carter precedono entrambi il gran numero di serie TV Marvel realizzate dalla mano della collaborazione con Netflix, è molto più interessante – e per certi versi utile – delineare un confronto tra le nuove serie di Disney+ e gli ormai interrotti adattamenti Netflix.

Pur considerando che le nuove serie D+ sono molto più simili a quelle della FOX nel modo in cui si allineano con il più ampio universo cinematografico e potrebbe avere un bel po’ di senso non considerare neanche le serie Netflix in questa conversatione, l’impostazione iniziale di AoSAC – senza dimenticare InhumansRunaways Cloak & Dagger, più altri che sono rimasti piu o meno sconosciuti e sono andati in onda solo brevemente su altre piattaforme – ha un approccio molto diverso alla serializzazione delle storie, secondo me.

Ma ci torneremo a breve.

Elizabeth Olsen as Wanda Maximoff (Scarlet Witch) in WandaVision
© Disney

La ‘visione’ di WandaVision

WandaVision parte con un approccio sorprendente e destabilizzante. Prendendo in prestito dai classici televisivi degli anni 50 e procedendo poi con l’estetica e i costumi dei seguenti decenni di sitcom, ci inserisce nella vita di coppia di Wanda e Vision presentandola coma la perfetta struttura famigliare sognata e vista come ideale nelle sitcom degli anni 50, 60, 70, 80, 90 e infine dei giorni nostri. Possiamo immediatamente intuire che c’è qualcosa che non va, non solo perchè nessun’altra storia Marvel ha mai impiegato estetica di questo tipo, ma anche perchè la serie si impegna ad adottare sottili – ma inquietanti – dimostrazioni di artificialità.

In questo senso, WV fa un uso abile delle atmosfere nostalgiche di un tipo di televisione con cui non abbiamo più familiarità ormai da decenni e che in alcuni casi potrebbe essere anche sconosciuto al pubblico che non si districa altrettanto bene con la cultura popolare americana quanto quello degli U.S.A., ma allo stesso tempo trasporta la storia e la fissa fermamente nel contesto delle produzioni Marvel che abbiamo conosciuto finora.

Quando la serie arriva agli esempi di sitcom più moderni, il pubblico ha avuto il tempo di ambientarsi e può sicuramente apprezzare l’intreccio e il sapiente districarsi nello strumento della sitcom e come si è evoluta nel corso dei decenni, presentanto allo stesso tempo una trama secondaria (che è in realtà la spiegazione e il vero punto di ciò che è accaduto fin dall’inizio) che contestualizza la serie nell’universo cinematografico – e nel punto di vista del pubblico stesso – espandendolo allo stesso tempo.

Paul Bettany as Vision in WandaVision
© Disney

Sono sicura che una delle ragioni per cui WV ha la possibilità di sperimentare con il suo stile narrativo è il fatto che la Marvel si è consolidata ormai come una delle più grandi macchine da soldi nell’intrattenimento contemporaneo e a prescindere da cosa finirà per offrire agli spettatori, è garantito che farà ancora più soldi da qualsiasi cosa produce. Tutto ciò dovrebbe, quindi, presentare una fortunata opportunità di sovvertire e modernizzare la formula che ha usato fino ad ora.

Ahimé, magari.

Il cast

Una delle ragioni maggiori per cui WandaVision riesce a conservare il suo audience nonostante il suo esperimento inaspettato con la tradizione che potrebbe scoraggiare gli spettatori meno avventurosi è sicuramente il cast.

I due protagonisti più importanti, Elizabeth OlsenPaul Bettany, si dimostrano di nuovo per gli abili attori che sono. Per la maggior parte, la serie è occupata a mettere in chiaro che i personaggi sono tanto familiari con il loro ambiente quanto vi ci sono intrappolati, il che diventa una sfida per i due di dover mostrarsi integrati nel ruolo che è stato dato a loro e ai loro personaggi e allo stesso tempo dimostrarsi completamente fuori posto. Non è un equilibrio semplice da raggiungere, ma loro ci riescono magistralmente.

Kat Dennings as Darcy Lewis in WandaVision
© Disney

Contemporaneamente, il cast secondario – formato quasi interamente da personaggi che sono già amati ma non protagonisti nei propri franchise, interpretati da Kat Dennings nel ruolo di Darcy Lewis da Thor, Randall Park nel ruolo di Jimmy Woo da AntManTeyonah Parris nei panni della Monica Rambeau di Captain Marvel (la versione adulta) – fa un lavoro eccezionale nell’impiantare la stravagante storia nel più ampio universo Marvel e nel dimostrarsi estremamente amabili, che è un dato di fatto. È un team-up inaspettato ma totalmente gradito che i fan vorranno sicuramente rivedere in futuro.

La prigione Marvel

Se WandaVision è una dimostrazione così sapiente di sovversione originale di tropi, personaggi che piacciono e trame interessanti, qual è allora il problema?

Randall Park as Jimmy Woo in WandaVision
© Disney

Nonostante la straordinaria dimostrazione narrativa di una storia che affronta la sofferenza della perdita e del trauma in maniera inaspettatamente sincera e profonda, il climax della storia, come un po’ tutte le recenti produzioni Marvel tendono a fare, culmina in una battaglia in CGI di cui il pubblico molto probabilmente può già prevedere l’esito.

Mentre la maggior parte della storia è incentrata sulle emozioni dei personaggi ed evita di essere troppo ovvia al riguardo in modi che non si sono riusciti ad impiegare finora nelle distribuzioni cinematografiche, queste finezza e profondità emotiva sono totalmente gettate via nel momento in cui la serie rafforza l’idea che l’unica ragione per cui gli spettatori guardano qualsiasi produzione Marvel sono i grandi – enormi, sempre più giganteschi! – combattimenti artificiali. Non fraintendetemi, non è che io associ il nome Marvel con lo sviluppo introspettivo di personaggi e storie che ci si aspetterebbe da un film indie, ma è anche vero che i combattimenti dovrebbero avere una funzione nella storia che arricchiscono. È una cosa che la Marvel dimostra di non aver capito quando fa della grossa e sfavillante esplosione finale l’unica possibile vetta per qualsiasi tipo di conflitto.

Il resto della TV Marvel

Detto questo, perchè fare un confronto con le serie ospitate su altre piattaforme e, specificamente, quelle Netflix?

Teyonah Parris as Monica Rambeau in WandaVision
© Disney

Sarò la prima ad ammettere di non aver visto tutte le serie Marvel che sono uscite fino ad ora. Mentre continuo a tenere d’occhio i rilasci cinematografici che stanno ancora uscendo oggi – non in maniera particolarmente entusiastica, c’è da dire -, non sono riuscita invece ad appassionarmi alle produzioni televisive nel modo in cui la Marvel sicuramente vorrebbe che i suoi spettatori facessero.

Ho guardato Agents of S.H.I.E.L.D. per buona parte della sua messa in onda, così come con Agent Carter; ho fatto un tentativo con Cloak & Dagger senza molto successo mentre mi sono appassionata facilmente a Runaways; non sono rimasta particolarmente addolorata dalla cancellazione di Inhumans e non sapevo neanche dell’esistenza di Haelstrom prima di scrivere questo articolo; nonostante io abbia provato a guardare la maggior parte delle serie Netflix, solo Jessica JonesLuke Cage mi hanno particolarmente emozionata, mentre non sono riuscita a guardare più di un paio di episodi di Daredevil e ho trovato Iron Fist notevolmente insignificante, specialmente dopo JJLC e almeno fino a quando Coleen non ha cominciato ad avere un ruolo più prominente (solo per essere poi cancellato poco dopo), ma mi è comunque dispiaciuto quando è stato chiaro che sarebbe stata la fine della partecipazione di Netflix negli adattamenti Marvel (Defenders non l’ho trovato all’altezza delle aspettative e anche se Punisher aveva una premessa interessante, non sono una grande fan della violenza gratuita).

La ragione per cui sono particolarmente fissata con le serie della Netflix in contrasto con la corrente programmazione di serie Disney+, e specificamente WandaVision, è che hanno voluto guardare più da vicino nelle vite interne dei personaggi di cui parlano, ma mentre Netflix è riuscita con finezza a dimostrare che una storia può raggiungere una battaglia culminante senza farla diventare un fattore che prevarica sui personaggi che dovrebbero condurre la storia, WandaVision ha seguito l’irritante tendenza di mollare il suo peso emotivo per favorire qualche scena non proprio economica di VFX artificiale che la Marvel continua a pensare sia tutto quello che il pubblico si aspetta dalle sue produzioni.

WandaVision poster by Disney
© Disney

WandaVision avrebbe potuto concludere il suo breve ma significativo corso e ampliare il suo potenziale emotivo, specialmente in collegamento con un personaggio tanto interessante quanto Wanda Maximoff, ma invece ha scelto di interrompere la narrazione emotiva che aveva sviluppato in maniera intelligente e creativamente decostruttiva fino a quel momento e non è poi riuscita a raccogliere di nuovo quel filo emotivamente ponderoso e arrivare ad un finale soddisfacente ma comunque intrigante per il futuro.

Quando l’ultimo episodio di quella che era stata una serie inaspettata ed esplorativa nel suo metodo è arrivato alla fine, tutto l’impatto che l’esperta struttura narrativa aveva avuto su di me fino a quel momento è semplicemente evaporato e sono stata sollevata di essere finalmente arrivata alla conclusione del mio dover patire gli obbligatori ed eccessivamente lunghi combattimenti in CGI, almeno per questo giro.

Considerazioni finali

Alla fin fine e per la maggior parte, WandaVision si approccia al genere in cui è confinato in modi notevolmente creativi e rimane una serie guardabile che consiglio a tutti quelli che cercano una narrazione un po’ diversa per una storia Marvel abbastanza standard, con la piccola postilla che non riesce totalmente a portare a compimento il potenziale che costruisce dal primo episodio.

In fin dei conti, tutte le serie e i film Marvel esistono nell’interesse di perpetrare una saga che sta semplicemente facendo troppi soldi per poter arrivare ad una fine soddisfacente e consequenziale prima invece che poi e che molto probabilmente finirà – se non l’ha già fatto – per diventare un franchise da cui le persone saranno sfinite. Con questa considerazione in mente, sarebbe molto più piacevole vedere l’influenza e il nome a prova di pallottola della Marvel essere usato al servizio di vere sovversione e originalità senza tirarsi indietro all’ultimo momento.

Purtroppo, però, dobbiamo essere realistici: sicuramente non succederà a breve.

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