La danza della morte è un racconto breve di A. Blackwood comparso per la prima volta nella raccolta La Danza della morte e altre Storie (The Dance of Death and Other Tales) nel 1927 e poi successivamente ripubblicane nel 1963 con una leggera modifica nel titolo The Dance of Death and Other Stories. La raccolta conteneva diversi racconti scritti da Blackwood in precedenza che qui vengono riuniti in un’unica collezione.

Noi riusciamo a leggerlo grazie alla raccolta Micromondi di ABEditore che ringraziamo sempre per la cura che mette all’interno delle sue opere e per la possibilità di permetterci di scoprire dei piccoli capolavori.

Il compagno di ballo – Trama

MICROMONDI serie I - Arti ovvero tre volumi con racconti brevi su Pittura - Musica - Danza "I ritratti profetici", N. Hawthorne; "La tentazione di Harringay", H.G. Wells; "La musica sulla collina", Saki; "Il Miserere", G.A. Béquer; "La danza della morte", A. Blackwood; "Il ballerino", Jerome K. Jerome.
MICROMONDI serie I – Arti
ovvero tre volumi con racconti brevi su
Pittura – Musica – Danza
“I ritratti profetici”, N. Hawthorne; “La tentazione di Harringay”, H.G. Wells;
“La musica sulla collina”, Saki; “Il Miserere”, G.A. Béquer;
“La danza della morte”, A. Blackwood; “Il ballerino”, Jerome K. Jerome.
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Browne è appena venuto a conoscenza dal suo medico che il suo cuore presenta una forte debolezza. Un sforzo troppo eccessivo potrebbe costargli la vita tanto da fargli mettere in discussione l’idea di prendere parte al ballo organizzato per quella sera stessa. Decide di parteciparvi, tuttavia, con la promessa a sé stesso di non affaticarsi troppo, concedendosi poco alle danze. Ma chi è la misteriosa donna vestita di verde? E perché Browne sembra l’unico a notare la sua presenza?

Recensione

Definire horror La danza della morte non è concettualmente corretto. Non possiamo dire di vedere mostri raggelanti, o spettri urlanti, piuttosto ci ritroviamo ad accompagnare il protagonista in un lungo viaggio interiore dal momento in cui egli si rende conto che la sua vita da quel momento in avanti non sarà più come prima. La morte, certo è un destino inevitabile, ma solitamente non si pensa ad essa fino a quando uno si è raggiunta una certa età. Eppure a soli ventisei anni sapere che il proprio cuore è così debole da potersi fermare da un momento all’altro ci catapulta improvvisamente incontro a questo tipo di destino. 

Ora ci sono diversi modi di reagire a una notizia del genere. Negare l’evidenza e tentare di godersi ogni istante di quelli che rimangono, oppure lasciasi cadere nell’indolenza di vedere tutte le proprie speranze e i propri sogni sgretolarsi davanti a propri occhi.  In ogni caso la notizia non può certo laniare indifferenti e il percorso interiore che andiamo ad affrontare non è certo dei più semplici. E il lettore accompagna il protagonista in questo percorso, almeno fino a quando non compare la misteriosa dama in verde.

Sfumature verde morte 

Ci potrebbe apparire strano vedere il colore verde associato alla morte, quando per lo più ci ricorda colline fiorenti e una natura rigogliose. Eppure in realtà non è stato sempre così e per rendercene conto basterà pensare a un veleno molto petente che mostra proprio questo caratteristico colore: l’arsenico.

 November 9, 1889 newspaper advertisement for "Arsenic Complexion Wafers" in The Helena Independent newspaper, Helena, Montana, U.S.
The Helena Independent (newspaper), Public domain, via Wikimedia Commons

L’arsenico, come elemento chimico, è un semimetallo che veniva spesso usato in passato in alcune leghe e per la creazione di insetticidi e topicidi. Risulta inoltre essere un veleno, incolore e inodore che agisce creando forti crampi alla vittima e quando porta alla morte previene il deterioramento dei tessuti ottenendo un effetto molto simile alla mummificazione.

Tuttavia nel nostro contesto quello che ci interessa maggiormente è un pigmento, messo a punto da Carl Wilhelm Scheele composto principalmente da arsenicato di rame che serviva alla creazione del caratteristico colore verde molto in voga in età vittoriana. Il colore veniva usato molto spesso, dai dipinti più celebri dell’epoca ai libri, dai giocattoli per i bambini alla carta da parati.

In un ambiente di questo tipo non ci si meraviglia di quanto le cause di morte per avvelenamento da arsenico potessero essere frequenti all’epoca. Inoltre la situazione diviene molto più grave quando si parla di moda femminile. Molti abiti dell’epoca erano colorati proprio con questo pigmento e l’arsenico (oltre che il piombo e il mercurio) era inoltre presente in diversi composti cosmetici in grado di donare alla pelle il colorito pallido oltre che era molti in voga all’epoca. Questo senza contare il suo utilizzo in diversi prodotti antirughe. Insomma, per citare una celebre pellicola cinematografica, è davvero il caso di dire che “la morte ti fa bella”.

Ovviamente oggi, per fortuna, non è più così, ma è molto probabile che la scelta di questo colore da parte di Blackwood potrebbe proprio essere un richiamo a questi usi e costumi.

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