ragnarok

Dopo un’attesa piuttosto lunga, è giunta su Netflix la seconda stagione del telefilm nordico Ragnarok. La storia si complica, compaiono nuovi personaggi e il nostro eroe Magne deve affrontare i suoi dubbi esistenziali.

Anteprima

Il corpo di Magne sta cambiando velocemente; più forza, vista più acuta, eppure c’è ancora qualcosa che manca. Nelle leggende del mitico Thor si parla di un martello speciale, il Mjöllnir, l’arma senza la quale l’eroe non è niente.

Ma c’è qualcos’altro che sta creando un dibattito interiore: Magne non vuole uccidere, eppure sembra questo che gli viene chiesto. Come può essere giusto commettere omicidio? I buoni non si definiscono buoni proprio perché mantengono sempre saldo il concetto di giustizia? In realtà, è forse per la vendetta che sta combattendo?

Il suo animo gentile e candido si scontra con la guerra. La guerra che non risparmia nessuno, che trascina anche i buoni nel fango ed esige il suo prezzo; una maratona fatta di scontri e sotterfugi per la corsa agli armamenti migliori. E così, può essere l’omicidio giustificato se commesso dalla parte giusta dello schieramento? Magne non è sicuro.

Danu Sunth and David Stakston in Ragnarok (2020)
Danu Sunth and David Stakston in Ragnarok (2020) © Netflix

Recensione

Nella prima stagione di Ragnarok abbiamo visto la battaglia di Magne per portare a galla la verità, quella verità che la coraggiosa Isolde aveva cercato trovando la morte. Una verità che acquista valore e concretezza nel procedere della seconda stagione: sì, come tutti sospettavamo, le acque sono inquinate da agenti tossici; i cittadini di Edda hanno bevuto per anni sostanze velenose.

Le fabbriche della famiglia Jutul sono in grave crisi, hanno perso credibilità e la loro immagine è stata danneggiata. Ma Vidar sembra distratto da questioni familiari che lo avvicinano ai sentimenti – materia sconosciuta per i giganti – così tocca a Saxa prendere in mano la situazione.

L’emancipazione femminile, il desiderio di avere un posto di forza all’interno dell’azienda, fanno di Saxa un’anima scaltra e agguerrita, che con l’astuzia e il suo approccio moderno riesce a salvare le fabbriche dalla rovina. È una donna, sua madre la considera inferiore a suo fratello Fjor, eppure, mentre tutti crollano in pezzi sotto il peso delle emozioni, lei rimane salda.

David Stakston in Ragnarok (2020)
David Stakston in Ragnarok (2020) © Netflix

Nonostante nella prima stagione abbia provato sincera antipatia per il suo personaggio, in questa seconda stagione ne ho capito meglio le caratteristiche e i desideri, la sua lotta per la parità all’interno della famiglia. L’antipatia iniziale si è trasformata in solidarietà nei suoi confronti.

L’ambiguità di Laurits

Nel corso della prima stagione, abbiamo tutti apprezzato gli alti e bassi di Laurits, fratello di Magne. Ma è nella seconda stagione che salta all’occhio l’ambiguità del suo personaggio, la spaccatura interiore che rende difficile comprendere da che parte è davvero schierato.

Nel sangue di Laurits scorrono inganno, astuzia e tradimento. Nell’evolversi del suo personaggio lo vediamo accettare se stesso in quanto transgender, cercare un legame con le proprie origini e diventare la pedina a metà tra i due mondi.

La sua figura è ben studiata e si rivela un passo alla volta, scatenando nel pubblico una sorta di amore/odio che rende lo sviluppo della storia molto interessante.

Siamo solo all’inizio

Ragnarok è un telefilm davvero ben fatto. I produttori hanno svolto un ottimo lavoro nella costruzione dei personaggi, e nel modo in cui sono riusciti a mescolare alla perfezione il mondo moderno con le antiche leggende norrene. La Norvegia e tutta la sua selvaggia bellezza fanno da sfondo a questa vicenda che un episodio alla volta ci porterà verso la grande battaglia.

Il finale della seconda stagione lascia ancora molte cose in sospeso, segno che siamo solo all’inizio della guerra. Molto deve essere ancora raccontato, spero davvero che Netflix rinnoverà il telefilm per una terza stagione!

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