il libro di renfield di tic lucas

Ho saputo dell’esistenza de Il libro di Renfield nel periodo in cui analizzavo e confrontavo alcune ricerche sulla sindrome che porta il suo nome e che ad oggi è sinonimo di ematofagia; l’ho immediatamente acquistato e letto in pochi giorni e mi ha aiutata ad affermare una mia personale convinzione in merito alla suddetta sindrome che condivido con voi lettori in calce a questo articolo.

Chi ha letto (ed amato) Dracula di Bram Stoker, non può farsi mancare questo libro che è a tutti gli effetti uno spin off delle famose vicende del conte rumeno. È la storia ed il punto di vista di uno dei personaggi chiave del romanzo cult: Renfield, il “pazzo” zoofago rinchiuso nel manicomio di Carfax. Ad un’attenta lettura, già dal romanzo di Stoker si evince quanto questo personaggio sia decisivo nei fatti narrati: è grazie a lui che Dracula approda a Londra e per suo tramite riesce ad introdursi negli alloggi provvisori di Mina Harker, sua amata, per vampirizzarla. Inoltre, è colui che di Dracula, ne annuncia l’arrivo, la grandezza, la potenza come una versione oscura del Battista, profeta di Gesù.

Il libri di Renfield – Trama

Il libro di Renfield di Tim Lucas
Il libro di Renfield di Tim Lucas
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È il 1885, di notte, un uomo di mezza età si aggira tra le rovine di un ex abbazia in evidente stato di alterazione, indossa abiti logori, ha il viso sporco di sangue e un ratto mezzo divorato tra le mani.  Gli agenti di polizia che lo notano lo consegnano al dott. Seward, direttore del manicomio di Carfax, dal quale essi credono sia fuggito. Dice di chiamarsi Renfield, divora insetti e farnetica l’arrivo di un “Maestro” che ricompenserà chi gli sarà stato fedele.

Non è un paziente come tutti gli altri, il suo linguaggio è forbito, è intelligente e colto. John Seward da esperto psichiatra riesce a guadagnare la fiducia di quello strano individuo e, seduta dopo seduta, Renfield rivive la sua dolorosa infanzia di orfano sopravvissuto solo grazie al pastore anglicano che lo accolse con sé dopo averlo ritrovato neonato in un bosco, lo stigma sociale di un vicinato bigotto, le pesanti burle dei suoi coetanei che lo inducono a ricercare negli animali l’accoglienza e l’affetto che gli esseri umani gli hanno negato…fino all’incontro con una misteriosa donna che lo dannerà per sempre.

La follia di Renfield segue un preciso schema, una logica, un filo rosso che lo conduce faccia a faccia con il vero Male.

Lo stesso Male che Seward ha già sfiorato in passato, in un locale, durante una notte “brava” coi suoi amici, lo stesso Male contro cui si troverà presto a combattere.

Recensione

Tim Lucas (classe 1956), critico cinematografico statunitense, con il suo “Libro di Renfield” dimostra innanzitutto coraggio scrivendo un opera parallela al Dracula concepito da Bram Stoker. Un’azione ardita quella di “toccare” un cult indiscusso; viene da pensare “è più matto di Renfield!” invece fa centro e crea uno spin off che si incastra a perfezione nei fatti narrati da Stoker e che, sono certa, lui stesso avrebbe apprezzato!

L’impriting narrativo si basa sul diario del dott. Seward e sulle fedeli trascrizioni stenografate dei colloqui intercorsi col paziente Renfield dall’arrivo al manicomio fino alla morte di questi in cella. La sua storia è una discesa nei meandri della fragilità umana, dei danni psicologici procurati dall’abbandono, dalla solitudine, dal non sentirsi amati e di quanto tali lacune possano aprire le porte al Male, inteso non come concetto ma come realtà oggettiva, corporea, quel tipo di Male che trova sempre il modo di reincarnarsi dando forma ai nostri desideri più intimi.

Il libro di Renfield. La vera storia del discepolo di Dracula di Tim Lucas - Gargoyles Book
Il libro di Renfield. La vera storia del discepolo di Dracula di Tim Lucas – Gargoyles Book

Il messaggio principale del romanzo è proprio questo: la capacità delle tenebre di poter assumere le sembianze di ciò che ci completa, di ciò che ci manca e da questa prospettiva, psichiatra e paziente diventano due figure speculari, l’uno completa l’altro, il primo dimentica le sue pene d’amore attraverso i racconti del folle e questi rielabora la sua vita nella malcelata speranza di riscatto e redenzione.

Nessuno nasce cattivo o folle, o assassino. Sono gli eventi a plasmare gli individui e ad un certo punto, ci si può trovare davanti ad una scelta; ma siamo davvero così liberi di scegliere? È questa la domanda, inquietante, che mi son posta man mano che leggevo il libro e devo dire che a volte, per alcuni, la strada pare già segnata…Renfield non più bambino “sceglie” di servire il Male e lo fa in maniera completa, devota, aspettando un premio che non arriverà.

Conclusioni

Libro consigliatissimo a tutti ma chi ha già letto Dracula sarà piacevolmente sorpreso da come l’autore abbia rispettato lo stile narrativo e descrittivo di Stoker, dallo spessore dei due personaggi principali e dall’apprendere cosa successe DOPO l’uccisione del Vampiro. Un libro che arricchisce l’universo di Dracula marcandone i connotati crudi e spietati. Degno di nota il parallelismo tra l’arrivo a Londra di Dracula e l’attentato alle Torri gemelle dell’11 settembre: il nemico che non ti aspetti, quello che sembra voler concedere tutto, quello che pare gestibile, quello che non senti arrivare…

La sindrome di Renfield

Nel 1992, lo psicologo e ricercatore Richard Noll (Philadelphia 1959) rielabora e definisce il vampirismo clinico in una patologia psichiatrica: la sindrome di Renfield. Secondo i suoi testi essa si manifesta attraverso tre fasi ben precise: l’autolesionismo, la zoofagia ed il vampirismo vero e proprio laddove il soggetto ricerca sangue umano al fine di berlo. Alla sindrome è associata imprescindibilmente la spinta sessuale ma ciò ne fa una parafilia.

Non sono un medico ma sul vampirismo mi son documentata davvero tanto per anni e tante, troppe cose nell’elaborato del dott. Noll non mi convincono. Aver dato, inoltre, a questa “patologia” il nome del succube di Dracula, di colui che mira ad una immortalità che poi gli viene negata, mi appare come una metafora nemmeno troppo velata, che rende il consumo di sangue, senza minimamente analizzare il perché avvenga, il contesto ecc… un gioco “a fare i vampiri” a prescindere dal periodo storico, dal luogo geografico e dal singolo soggetto. Ne parlo approfonditamente nel video allegato e aspetto i vostri pareri!

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