Giordano, Luca: Palazzo Medici-Riccardi: L'inferno

In questo terzo appuntamento del nostro percorso dedicato alla Teogonia di Esiodo andremo ad analizzare quelle che sono le stirpi mostruose che popola l’occidente dei miti greci e in linea generale della stirpe derivata dalla Notte che occupano i versi dal 211 al 336 del testo Esiodeo.

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Non è in effetti un caso che i mostri, in generale siano collocati a occidente dove appunto il sole ha la fine del suo percorso e la notte ne fa da sovrana. Del resto i miti antichi sono sempre nati come spiegazione alle grandi domande dell’uomo e quelli greci non fanno eccezione. Non deve sorprenderci, dunque, un profondo legame con elementi ciclici naturali.

Anche in questa parte dell’opera ci troviamo dunque di fronte a un lunga lista di nomi che andremo ad analizzare cercando di rimanere legati, per quanto possibile, al testo di Esiodo preso in esame.

La Discendenza di Notte

Per primi Notte (Νὺξ) generò Moros  (Μόρον) che è la personificazione del destino, Ker (Κῆρα) che invece rappresenta il destino dei guerrieri in battaglia o, per estensione, la morte violenta e appunto Morte (Θάνατον). Successivamente abbiamo Sonno e tutta la stirpe dei Sogni. Come già abbiamo visto nel capito nel capitolo precedente per quanto riguardava Gaia, generò per partenogenesi anche Biasimo (Μῶμον) e Sventura (Ὀιζὺν).

Figlie della Notte sono inoltre anche le Esperidi, almeno nella versione narrata da Esiodo, considerando che altre tradizioni attribuiscono loro un’origine diversa.  Sono fra le poche divinità che possiamo definire

Moire, Kere e il destino degli uomini

Vi sono quindi le Kere (Κῆρες) spesso confuse con le Erinni o con le Moire stesse, anche se in realtà si tratta più di entità vendicatrici o figurazioni della vecchiaia e della morte.

Bernardo Strozzi Le tre Parche
Bernardo Strozzi, Public domain, via Wikimedia Commons

Per quanto riguarda le Moire (Μοῖραι) c’è da fare un discorso più complesso. In questi versi come possiamo vedere sono indicate come le figlie della Notte. Tuttavia, sempre in Esiodo come vedremo più avanti, vengono anche dette come nate dall’unione d Zeus e Temi. Secondo la teoria di Solmsen nel suo Hesiod and Aeschylus, che è anche quella più accreditata, questo trova una spiegazione del fatto che Esiodo volesse far figurare le Moire sotto il il dominio di Zeus. I legami genealogici quindi vengono modificati così da poter attribuire un maggiore valore funzionale. I loro nomi sono Cloto (κλωθώ), la ‘filatrice’ della vita; Lachesi (Λάχεσις), la ‘fissatrice della sorte’ toccata all’uomo; Atropo (Ἄτροπος), la ‘irremovibile’ fatalità della morte. Esse hanno in mano i destini degli uomini fin dalla loro nascita e dispensano ad essi il bene e il male nel corso della loro vita.

Altri eredi della Notte

Esiodo cita a questo punto altri figlie e figlie di Notte. Abbiamo quindi Nemesi, Notte Funesta, Inganno e Amore. E ancora Vecchiaia Rovinosa e Contesa.

Contesa a sua volta generò Pena Dolente, Oblio, Fame, Dolori, Lotte, Battaglie, Delitti, Omicidi, Discordia, Inganni, Discorsi e Discorsi Ambigui, Anarchia, Sciagura e Giuramento.

È molto facile notare quanto tutte queste divinità altro non siano che personificazioni dei sentimenti e attitudini negativi dell’uomo.

La Stirpe di Ponto

Da ponto nacquero Nereo (Νηρεύς), Ceto (Κητώ), Forco (Φόρκος), Taumante (Θαύμας) ed Euribia (Εὐρυβία). Queste di vanità sono anche figlie di Gaia e sono legate al mare.

Da Nereo poi nacquero a loro volta le Nereidi. Fra le più famose troviamo Galatea e Teti (Θέτις), la madre di Achille. Sebbene Esiodo stesso parli di cinquanta figlie, ben contando la lista di nomi possiamo vedere che ve ne sono cinquantuno. Secondo il West la disambiguazione è relativa al nome di Proto che appare due volte in due forme leggermente differenti ovvero Πρωτὼ e Πρωθὼ.

Taumante si unì invece ad Elettra (Ηλεκτρη), figlia di Oceano. Da lei nacquero Iride (Ἶρις), messaggera degli dei ed in particolare poi di Era. Sono figlie di Elettra, inoltre, anche le Arpie. Esiodo fa il nome di due sole sorelle Aello (Ἀελλώ) e Ocipete (Ὠκυπέτη), ma in realtà in altre tradizioni compaiono anche una serie di nomi differenti e spesso vengono identificate come tre sorelle e Virgilio nell’Eneide da a quest’ultima il nome di Celeno (Κελαινώ).

Alice Pike Barney, Medusa (Laura Dreyfus Barney), 1892, pastel on canvas, Smithsonian American Art Museum, Gift of Laura Dreyfus Barney and Natalie Clifford Barney in memory of their mother, Alice Pike Barney, 1951.14.64
Alice Pike Barney, Medusa (Laura Dreyfus Barney), 1892, pastel on canvas, Smithsonian American Art Museum, Gift of Laura Dreyfus Barney and Natalie Clifford Barney in memory of their mother, Alice Pike Barney, 1951.14.64

Forco e Ceto generarono le Graie. Esiodo specifica che esse siano nate canute cioè anziane infatti rappresentano la vecchiaia nelle sue fasi. Anche in questo caso Esiodo fa solo due nomi Enio (Ἐνυώ) e Penfredo (Πεμφρηδώ) e per scoprire il terzo nome dovremo ricorre ad altri autori. Pseudo-Apollodoro fa il nome di Deino, mentre Igino nelle Fabulae chiama la terza sorella Persis. Proteggono l’accesso al luogo in cui vivevano le Gorgoni (anche esse figlie di Forco e Ceto) e possedevano in solo dente ed un solo occhio che dividevano in tre. Quando Perseo entrò nell’antro delle Gorgoni per uccidere Medusa (Μέδουσα) rubò l’oro quell’unico occhio così da poter passare indisturbato.

Delle tre sorelle Medusa, a cui si uniscono Steno (Σθεννώ) ed Euriale (Εὐρυάλη), è l’unica a non essere immortale. Dalla sua morte per decapitazione nasceranno Pegaso (Πήγασος), il cavallo alato il cui nome indica proprio la nascita preso le sorgenti di Oceano e Crisaore (Χρυσάωρ) il cui nome indica la spada dorata che aveva tra le mani.

Per quanto riguarda unitosi a Calliroe (Καλλιρρόη) generò il gigante Gerione (Γηρυών). Questi possedeva tre busti, sei braccia e tre teste ma un unico addome e tre sole gambe. Durante la sua decima fatica Eracle ucciderà il gigante per rubarne i buoi, lo stesso destino toccherà ai due  guardiani il cane Orto ed Euritione.

Da Calliroe e Gerione nacque anche Echidna (Ἔχιδνα), una mostro con il busto di bellissima donna che terminava con una coda di serpente al posto delle gambe. Questa si unì a Tifone e con lui generò il cane Orto (Ορθρος) che abbiano nominato prima, Cerbero (Κέρβερος), Idra (Ύδρα), Chimera (Χίμαιρα) e Sfinge (Σφίγξ).

Per quanto riguarda Orto (o Ortro) viene descritto solitamente come un cane bicefalo, spesso viene aggiunta anche una coda di serpente. A dire il vero, anche il numero delle teste di Cerbero non è sempre costante. Solitamente, infatti, il cane è considerato come un mostro a tre teste, ma qui, Esiodo, gliene attribuisce addirittura cinquanta. Con l’Idra torna il richiamo all’eroe Eracle che l’affronterà e la ucciderà nella sua seconda fatica.

Chimera invece sarà affrontata da Bellerofonte e dal cavallo Pegaso. Essa è descritta come un mostro a tre teste dove la parte anteriore è quella di un leone, quella centrale ha il corpo e la testa di una capra e per finire l’ultima, quella posteriore ricorda invece un serpente o più per l’esattezza un drago.

Un altro mostro che appare in questo passo è come abbiamo detto la Sfinge, questa generò, con il fratello Orto,  il Leone Nemeo, che ritroviamo nella prima fatica di Eracle.

 Infine Ceto e Forco generarono il drago dalle cento teste  Ladone, di cui Esiodo qui non fa il nome, ma che troviamo ancora una volte nel mito della fatiche di Eracle a proteggere il giardino delle Esperidi dove l’eroe si dirigerà nell’undicesima fatica. Questo almeno nella versione di Esiodo, in quanto Apollodoro lo considera come il figlio di Tifone ed Echidna.

Concludiamo così la parte dedicata alle creature mostruose situate nell’occidente. Ovviamente, qui trattiamo solo delle loro origini, ma riparleremo in seguito di ognuna di loro quando andremo ad analizzare i rispettivi miti.

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