atlas vampire carter brothers

Ognuno, inevitabilmente, lascia sul suo percorso di vita piccole tracce della sua esistenza, di ciò che è stato e di cosa ha compiuto, nel bene o nel male. A volte sono segni evidenti, altre piccoli indizi. Questa rubrica raccoglie “le briciole” lasciate qua e là nei secoli ed in posti molto diversi tra loro, alla ricerca di qualcosa che possa essere aggiunto alle leggende sui vampiri, una risposta alla domanda che tutti almeno una volta si sono posti: e se esistessero davvero?

Stavolta voglio parlarvi di due casi di cronaca nera che hanno avuto come protagonisti, appunto, dei “vampiri” ma attenzione: non intendo serial killer che si sono macchiati di atti di vampirismo come ad esempio Vincenzo Verzeni, Richard Trenton Case o Peter Kürten, in questa terza parte vi parlerò di due casi molto particolari rimasti insoluti e che esulano dallo schema dell’assassino seriale e proprio per questo si prestano a teorie molto più…inquietanti.

Il caso Atlas Vampire

Cominciamo da quello che accadde in Svezia, nel 1932. La prostituta Minnie Jansson non ha notizie della sua amica e collega Lilly Lindestrom da giorni e decide di allertare la polizia. Il 4 maggio gli agenti irrompono nell’appartamento della ragazza e ne scoprono il cadavere. La causa della morte è un trauma da ferita alla testa infatti accanto al corpo viene rinvenuto un mestolo insanguinato col quale si pensa l’assassino l’abbia colpita più volte.

atlas vampire donna morta cranio rottoMa gli elementi che daranno a questo caso il nome di Atlas Vampire (atlas era il nome del quartiere oggi conosciuto come Vasastan) sono ben più inquietanti. Sulla scena del crimine c’è pochissimo sangue, condizione incompatibile con l’ampia lesione al cranio, sul collo della ragazza, inoltre, c’è della saliva. Gli inquirenti concordano, loro malgrado, col fatto che il mestolo non sia servito solo per uccidere ma per bere il sangue della vittima. Le prostitute sono bersaglio facile di predatori sessuali e serial killer (basti pensare a Jack lo squartatore) quindi gli investigatori si concentrano sui clienti abituali di Lilly arrivando persino a pedinarne alcuni, ma senza risultato.

L’anomalità del caso Atlas Vampire

Questo caso rimasto insoluto, è uno dei più inquietanti fatti di cronaca nera riguardanti il vampirismo per vari motivi. Tanto per cominciare, i serial killer, proprio in quanto tali, ripetono metodicamente le loro azioni potenzialmente all’infinito.  Per esempio, il periodo omicidiario del “vampiro della bergamasca” Vincenzo Verzeni va dal 1870 al 1872, i delitti del vampiro di Sacramento Richard Chase coprirono l’arco di un intero anno, dal 1977 al ’78 e così via…

Il caso di  Lilly Lindestrom, invece, fu un evento isolato e anomalo.

La maggior parte dei serial killer “vampiri” hanno compiuto le loro malefatte sotto la spinta sessuale. L’ assumere sangue era una condizione imprescindibile al raggiungimento del piacere fisico, per cui, oltre ad essere persone con grosse patologie psichiatriche vivevano una parafilia espressa in modo estremo (l’ematofagia o sindrome di Renfield sono parafilie). Dai rilevamenti medici sul corpo di Lilly si evinse, invece, che il misterioso personaggio che la assalì consumò, sì, con lei un rapporto sessuale, ma prima di ucciderla. In questo caso, quindi, godimento e sangue sono del tutto scollegati.

Il mio parere è che questo uomo abbia ceduto ad una pulsione forte quanto improvvisa perdendo completamente il controllo.

Cosa abbia scatenato un istinto così brutale non lo sapremo mai ed io non voglio fomentare estrose teorie. Tuttavia, sicuramente il fatto di essere stato un evento isolato esclude l’ipotesi di un maniaco omicida e, se un delitto può avere come movente la vendetta, un litigio, una rapina o uno stupro finiti male, bere sangue non è mai un atto unico e quando questa azione non è collegata ad una parafilia, si configurano altri scenari…

Il caso dei fratelli Carter

Siamo sempre nel 1932, ma per questa storia ci spostiamo in un luogo che, a pieno titolo, è sinonimo di paranormale, stregoneria e vampiri: New Orleans. In effetti questa città sulle rive del Mississipi, fin dalla sua fondazione, pare destinata ad essere un posto di confine tra la realtà e il mistero, tra luci ed ombre (gli accadimenti oscuri son talmente tanti che, credo, ne farò una rubrica a parte).

Ma torniamo a ciò che successe nell’ottobre ’32.

New Orleans - Quartiere Francese
New Orleans – Quartiere Francese

Una pattuglia di poliziotti, di primo mattino, intercetta una ragazza ferita e barcollante in Saint’Anne Street che afferma di essere riuscita a scappare da una casa vicina, nel Quartiere Francese, dove era prigioniera assieme ad altre persone. È ferita ai polsi e sotto shock, ma ben vestita e ben nutrita. Gli agenti si precipitano nell’appartamento segnalato, in Royal Street.

Quello che trovano è agghiacciante.

Tre corpi senza vita sono accatastati in una stanza, mentre in un’altra due persone sono legate alle sedie, imbavagliate e con i polsi tagliati e bendati. Le incisioni non sono profonde da far sanguinare a morte, ma una volta tolte le fasciature sono abbastanza da lasciar fuoriuscire il sangue in modo lento e controllato.

I prigionieri confermano le dichiarazioni della ragazza: i fratelli Wayne e John Carter si nutrivano di loro ogni sera, al tramonto, appena tornavano a casa. È lì che la polizia tende una trappola ai Carter, tuttavia, che si sottraggono all’arresto avendo la meglio su otto uomini forzuti riuscendo a scappare saltando dal balcone. Il giorno dopo i due vengono arrestati, processati a tempo record e condannati a morte.

Una strana sparizione

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Da questo punto in poi ci sono due versioni diverse dei fatti accaduti dopo. Il loculo dove furono sepolti i due fu, infatti, riaperto non si sa bene se per analizzarne i corpi al fine di capire perché bevessero sangue o se qualche anno dopo per seppellirvi un discendente Carter. La cosa certa che entrambe le versioni concordano sul fatto che i resti dei due “vampiri” non erano nel sepolcro.

Attualmente l’appartamento posseduto ai tempi da Wayne e John è disabitato ed ha fama di essere infestato.

Molte persone del posto giurano di aver visto più volte ed in special modo al Martedi Grasso, i due fratelli aggirarsi per casa al primo piano in Royal Street e che i due, accortesi di essere osservati, sono balzati dal balcone facendo perdere le loro tracce. I più superstiziosi temono che i Carter si aggirino ancora a New Orleans in cerca di prede.

Il mio parere su questa storia è che ci sono molte cose che non conosciamo e che forse, non ci è dato sapere.

Se vogliamo considerare i fatti alla stregua di una favola horror, è innegabile però, che dietro ogni leggenda c’è un fondo di verità. E questa verità è constatabile dagli archivi dei quotidiani dell’epoca e dai rapporti della polizia locale. Inoltre, New Orleans in quegli anni affrontava, come il resto degli Stati Uniti, la Grande Depressione economica esplosa qualche anno prima e le persone avendo la necessità di sbarcare il lunario quotidianamente non credo stessero a fomentare leggende. Del resto,  la città ne è sempre stata piena, dalla sua fondazione ad oggi e di pubblicità di questo genere non ne ha mai avuto bisogno.

È mia personale convinzione, invece, che c’è tanto di vero nel caso Carter Brothers anche perché i due fratelli confessarono, appena dopo il fermo giudiziario, dicendo di essere vampiri, di avere bisogno di bere sangue e che se lasciati liberi avrebbero reiterato le loro azioni. Rivelarono che le loro vittime erano vagabondi alla ricerca di qualcosa da mangiare o di un posto dove trascorrere la notte. È quindi  facile dedurre che la ragazza, il cui aspetto non corrispondeva affatto ad una senzatetto affamata, finì in quell’appartamento al primo piano per puro caso o probabilmente, per aver visto qualcosa di molto, molto scomodo.

Letture pertinenti

New Orleans Vampires: History and Legend di Marita Woywod Crandle
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New Orleans Vampires: History and Legend di Marita Woywod Crandle

Marita Woywod Crandle ha sempre avuto una passione per il lato magico della vita, dopo il matrimonio si trasferisce a New Orleans, luogo ideale per le sue inclinazioni. Con il marito gestisce la Boutique du Vampyre e pubblica vari libri tra cui: “Vampiri di New Orleans: storia e leggenda” in cui descrive la storia dei fratelli Carter e delle “casket girls”, ragazze da marito che arrivarono dal vecchio mondo a New Orleans in cerca di un buon matrimonio portando con sé solo la loro avvenenza ed un baule dal contenuto che è meglio non dare per scontato…

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La vera storia, con allegati documenti inediti del più efferato vampiro serial killer d’Italia: Vincenzo Verzeni.

La cronaca riporta i fatti che riguardano Verzeni così come sono stati scoperti, ma il vero vampiro è quello che emerge dal dibattimento e dalla confessione rilasciata in carcere dopo la sua condanna.

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L’introduzione è scritta da Anne Rice e già questo è sufficiente, per me, per acquistarlo, il libro in sé poi, potrebbe essere anche l’elenco telefonico del Ruanda, fa niente! Ma naturalmente non è così, anzi l’autore esplora gli eccentrici e spesso macabri angoli oscuri della città più singolare d’America. Oltre a storie dettagliate di sepolture bizzarre, orribili omicidi e luoghi infestati ci fa conoscere le origini, la gastronomia e la cultura di una città dalle mille sfumature. Una guida preziosa per chi si appresta a visitare New Orleans.

The Lost Reflection: Unleashing the Darkest Legend of New Orleans di Bruce T. Jones

Inviato a New Orleans, Brian deve indagare su ciò che il Vaticano nasconde al terzo piano del Convento delle Orsoline. Mentre approfondisce il mistero, viene scagliato nell’oscuro e pericoloso mondo sotterraneo della città, un labirinto che culmina in un’epica battaglia di destino e vendetta. Un romanzo ispirato ad una leggenda sui vampiri e su come siano giunti nella neonata città di New Orleans.

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