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I giornali hanno battezzato Dorothea Helen Puente ‘Death House Landlady’, la padrona di casa della morte. La donna, arrestata all’età di 59 anni, dopo che nel giardino della sua pensione a Sacramento, erano stati ritrovati sette corpi, è stata una delle più prolifiche serial killer femminili. Le sono state attribuiti dai nove ai quindici omicidi, ma si sospetta che fossero molto di più. Con il suo aspetto rassicurante, la sua chioma bianca e gli abiti floreali, si guadagnava la fiducia delle vittime, per poi avvelenarle.

  • Nome completo: Dorothea Helen Gray prese il cognome Puente dal terzo marito.
  • Nazionalità: americana
  • Date: 9 gennaio 1929 california – 27 marzo 2011
  • Arco omicidi: 1982-1988
  • Vittime: 9-15 +

Dorothea Helen Puente – Vita

Dorothea nasce a San berdardino nel 1929. I suoi genitori non sono esempio di rettitudine, la madre è una prostituta alcolizzata, il padre un veterano della Prima Guerra Mondiale malato di Tisi e alcolizzato.

La sua infanzia e infarcita di violenza, viene infatti maltrattata e spesso lasciata senza cibo e da sola. Suo padre arriva a minacciare di uccidersi di fronte a lei, puntandosi una pistola alle tempie.

Il padre morirà di tisi nel nel 1933. Due anni dopo morirà anche sua madre e lei si troverà a 6 anni orfana. Inizialmente fu mandata in orfanotrofio dove venne picchiata e violentata, poi venne accolta a Fresno da alcuni parenti.

In orfanotrofio si manifesta la sua attitudine alla menzonia, inizierà a raccontare di essere nata in Messico e di avere altri 17 fratelli.

Fuggirà a 16 anni per sposare un reduce della Seconda Guerra Mondiale che però morì di infarto due anni dopo, o almeno questa è stata la sua versine dei fatti. I realtà semplicemente l‘uomo decise di abbandonarla. Nel 1952 sposò Axel Johanson con il quale ha vissuto 14 anni di matrimonio violento. infine incontrò poi Roberto Puente un uomo di diciannove anni più giovane di lei,. Questo matrimonio è durato solo due anni.

Dalle relazioni ebbe 2 figli che non tennne: Dorothea non si sente affatto tagliata a fare la mamma.

Una carriera da falsificatrice bugiarda

Da questo momento in poi la vita della Puente è caratterizzata da una serie di frodi o menzogne. Proverà a falsificare assegni e documenti per sopravvivere e per questo verrà arrestata e condannata svariate volte.

Nel 1952 creerà una falsa identità Teya Singoalla Neyaarda. Durante il periodo del matrimonio con Axel Johanson, userà questa identità per frequentare altri uomini e derubarli.

Nel 1960 viene arrestata per il possesso e la gestione di un bordello e condannata a 90 giorni da scontare nel carcere di Sacramento.

I suoi crimini diventano sempre più illegali in una inesorabile escalation di violenza e crudeltà.

… da benefattrice…

Dal divorzio con Roberto Puente ottiene una casa di 3 piani e 16 stanze al 2100 d F street a Sacramento, California. Li decide di aprire una casa di cura per senza tetto e indigenti.

Tra gli assistenti sociali si fa una buona reputazione in quanto si occupa dei casi più difficili, ma in realtà Dorothea punta ai loro assegni di invalidità, che incassa falsificando le loro firme.

Durante questo periodo arriva a cambiare la sua immagine pubblica in quella di una rispettabile matrona più anziana indossando abiti vintage, grandi occhiali da nonna e lasciando che i suoi capelli diventino grigi. Si è anche affermata come membro rispettato nella comunità ispanica di Sacramento, finanziando enti di beneficenza, borse di studio e programmi radiofonici. Alla fine incontrò e sposò Pedro Angel Montalvo che però lasciò bruscamente la relazione solo una settimana dopo il loro matrimonio.

Nel 1978 fu scoperta ad aver falsificato e incassato illegalmente 34 assegni e fu condannata a 5 anni di libertà vigilata e a una multa di 4000 dollari.

… ad assassina

Dopo aver scontato la pena riprende la sua attività. Agli occhi degli altri è una donna perbene, altruista non solo con gli umani, occupandosi delle “persone ombra“ abbandonate da tutti , ma anche con gli animali dato che si occupa di una colonia felina.

Nel 1981 la Puente inizia ad affittare un appartamento al piano superiore della sua abitazione al 1426 di F street. I nove omicidi di cui è stata accusata nel 1990 (è stata condannata nel 1993 per tre di essi) furono associati a questo appartamento al piano superiore e non alla sua precedente pensione di 16 stanze.

La prima vittima fu l‘amica e socia in affari Ruth Monroe, 61 anni, che nel 1982 iniziò a occupare la famosa stanza. Morì poco dopo per overdose di codeina e Tylenol. Interrogata la Puente disse che la donna soffriva di depressione a causa della malattia terminale del marito. 

Non vi era motivo per non crederle e tutto sarebbe finito se non fosse che un pensionato di 74 anni ,tal Malcom McKenzie, la accusò di averlo drogato e derubato.

Da questa e altre tre accuse simili accuse, venne condannata a 5 anni di carcere, ma ne scontò solo 3.

In carcere iniziò una corrispondenza amorosa col settantasettenne Everson Gillmouth con cui andò a vivere al suo rilascio al 1426 di F street.

La follia della Puente era inarrestabile. Nel 1985 assunse il tuttofare Ismael Florez per dei lavori nella sua abitazione. Gli chiese anche di costruire una cassa dalle misure specifiche 6 piedi per 3 piedi per 2 piedi e poi gli chiese di trasportare la cassa e gettarla nella contea di Sutter nel fiume. La cassa era piena e stranamente pesante.

Quella cassa fu ritrovata nel gennaio del 1986 da un pescatore e dentro fu trovato un cadavere di un uomo anziano mal decomposto. Non sarebbe stato identificato come Everson Gillmouth per altri tre anni.

Nel frattempo Dorothea riscuoteva la pensione di Everson che stranamente malato non comunicava più col mondo esterno.

La Puente ha continuato ad accettare inquilini anziani accettando “casi difficili”, inclusi tossicodipendenti e inquilini abusivi. Raccoglieva la posta mensile degli inquilini prima che la vedessero e pagava loro gli stipendi, intascando il resto per le “spese”. Durante questo periodo, gli agenti per la libertà vigilata sono andati a visitare Puente, a cui era stato ordinato di stare lontano dagli anziani, almeno quindici volte nella residenza. Non sono mai state rilevate violazioni.

I sospetti sono stati suscitati per la prima volta quando i vicini hanno notato le strane attività di un alcolizzato senzatetto noto solo come Capo, che Puente ha dichiarato di aver “adottato” e reso il suo tuttofare personale. a quest’uomo fece scavare nel seminterrato, arare il terreno e gettare via i rifiuti in una carriola. All’epoca, il piano interrato era coperto da una soletta di cemento. Capo in seguito ha abbattuto un garage nel cortile sul retro e ha installato una nuova lastra di cemento. Poco dopo aver terminato i lavori, Capo è scomparso.

La scoperta e la fuga

La scomparsa di Alvaro Montoya mise le forze dell‘ordine in allarme. Questi era un uomo schizofrenico disabile che riesedeva nella pensione della Puente. 

John Cabrera, agente di polizia, andò a curiosare nell’appartamento della morte, in F Street. Non trovò nulla, ma notò che nel giardino antistante il patio, il terreno era smosso. Così iniziò a scavare e dopo poco trovò un cadavere umano sepolto neanche troppo in profondità. L’indomani a setacciare il giardino della signora dai capelli bianchi c‘era una squadra di antropologi forensi.

Furono trovati 7 cadaveri nel terreno.

La Puente ovviamente venne sospettata e messa sotto sorveglianza, ma inspiegabillmente le fu concesso di andare a prendere un caffè all‘hotel vicino. La scaltra Dorothea fuggì a Los Angeles. Li in un bar cercò di arretire l‘ennesimo pensionato che però la riconobbe, dato che oramai tutti i notiziari parlavano di lei, e avvisò le autorità.

Il processo e la difficile condanna

Fu processata nel 1992 e il processo durò un anno. Il pubblico ministero, John O‘Mara chiamò a testimoniare oltre 130 testimoni. Portò varie prove che dimostravano che le vittime venivano sedate e poi soffocate nel sonno o avvelenate col cibo, dimostrò anche che l‘accusata aveva assunto ex detenuti per scavare le buche in giardino e seppellire le vittime.

La giuria ci mise un mese a deliberare, nn era affatto fracile capire come quella dolce vecchietta potesse aver fatto quello di cui era accusata, oltretutto la difesa portò molti testimoni che dimostrarono quel lato dolce e gentile della donna che lei si era premunerata di far trapelare di se, riuscirono a far intervenire anche la figlia perduta da tempo.

Intervennero anche esperti di salute mentale che che testimoniarono che il fatto che la Puente avesse avuto un‘infanzia altamnente abusiva l‘avesse spinta in età adulta ad aiutarei meno fortunati. Gli stessi però furono d‘accordo nell‘ammettere che la donna avesse un lato malvagio causato dallo stress dal prendersi cura dei meno abbienti. Il caso era complicato e la delibera molto lontana.

Dopo diversi giorni di deliberazioni, la giuria la giuria era bloccata 7 a 5.

Il giudice, Michael J. Virga, dichiarò l’annullamento del processo quando la giuria affermò che ulteriori delibere non avrebbero portato a un cambio della situazione.

Secondo la legge, Puente ricevette l’ergastolo senza possibilità di libertà condizionale. È stata incarcerata presso la Central California Women’s Facility (CCWF) a Chowchilla, nella contea di Madera, in California.

Per il resto della sua vita ha continuato ad affermare la sua innocenza e ha insistito che tutti i suoi inquilini erano morti per “cause naturali“.

Morì nel 2011 a 82 anni per cause naturali

Curiosità

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In carcere scriverà in collaborazione con l’artista controverso Shane Bugbee Cooking With A Serial Killer un libro contenente ben 50 ricette e che, certamente,  lascia un sapore piuttosto aspro in bocca. 

Sebbene Dorothea Puente sia stata accusata di molte cose … essere una pessima cuoca non lo è certo fra queste,  secondo alcune recenzioni ogni cena da Dorothea era come la cena del Ringraziamento!

Si ritiene che la casa di Dorothea possa essere posseduta dagli spiriti delle sue vittime. Alcuni inquilini hanno persino affermato che il suo spirito li perseguitasse, portando a un’indagine di Ghost Adventures. 

Il 22 Ottobre del 2016, la casa, infatti, è apparsa in un episodio del Travel Channel’s paranormal series, Ghost Adventures. Di conseguenza a queste indagini, si è arrivati a pensare che la Puente avesse ucciso forse, 15 persone. 

I detrattori dello spettacolo probabilmente classificherebbero l’indagine come sciocca, come qualsiasi altra cosa su cui indagano i cosiddetti esperti paranormali. Allo stesso tempo, i veri credenti si troveranno senza dubbio spaventati dalla notizia che la loro indagine ha effettivamente prodotto risultati, facendo credere agli investigatori che Dorothea abbia avuto ancora più vittime di quanto la polizia attualmente sappia. Uno dei cacciatori di fantasmi, Zak Bagans, credeva addirittura che queste forze invisibili lo avessero momentaneamente paralizzato. Realtà? Finzione? Chissà? Non che questa storia abbia bisogno di più sensazionalismo anche senza il suo aspetto soprannaturale.

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