presenza oscura evidenza

Non accade spesso ma a volte scelgo di acquistare un libro solo perché vengo attratta da titolo e copertina. Succede di rado poiché le mie letture ed i miei interessi sono molto, molto settoriali e non sempre riesco a trovare determinati titoli nelle grandi catene editoriali. Ogni tanto ci provo però, infatti è girovagando alla Mondadori presente nel centro commerciale Vulcano Buono di Nola (Na), che mi imbatto in “Presenza oscura”.

Presenza oscura di Wulf Dorn
Sono Nikka, mi hanno ucciso…ma questo è solo l’inizio…

Noto un libro dalla copertina rossa su cui si staglia la sagoma nera di una ragazza che sembra correre o scappare verso o da qualcosa ed una frase:

“sono Nikka, mi hanno uccisa ma questo è solo l’inizio”.

Non mi serve sapere altro, il libro è mio anche perché conosco l’autore: è il tedesco Wulf Dorn, di cui molti anni fa lessi “La psichiatra”, ormai best seller da oltre 100.000 copie vendute. Classe 1969, Dorn lavora come logopedista in strutture psichiatriche riabilitative e da queste esperienze egli trae spunto per i suoi psico-thriller.

“Dovunque andiamo riportiamo sempre indietro qualcosa”

Presenza Oscura  – Trama

Presenza oscura di Wulf Dorn
Presenza oscura di Wulf Dorn
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Nikka è una ragazza come tante, ha sedici anni e vive con sua nonna Ella da quando è rimasta orfana di entrambi i genitori. È schiva ed introversa, diametralmente opposta alla sua amica del cuore Zoe, lunghi capelli biondi, fisico da modella, vulcanica e appariscente.

Le loro normali vite da adolescenti cambiano radicalmente dopo essere state ad una festa di Halloween. Nikka si risveglia in ospedale, in terapia intensiva, con i postumi da assunzione di una potente droga sintetica e tre costole incrinate conseguenza di un concitato massaggio cardiaco, la sua amica Zoe è scomparsa e lei non ha memoria di ciò che può essere accaduto loro in discoteca.

Ai controlli per le dimissioni, apprende di essere nonostante tutto in buona salute e questo anche grazie a Sasha, dj e infermiere di primo soccorso presente la notte di Halloween nel locale; l’averle avvolto la testa nel ghiaccio ha preservato il suo cervello dagli inevitabili danni neurologici derivanti dall’ “essere morta” per ben 21 minuti. Un lasso di tempo enorme in cui ogni attività fisiologica è assente, consapevolezza e coscienza sono azzerate.

Ma è davvero così?

Nikka comincia a ricordare di essere stata in luogo terribilmente buio e freddo, di avere incontrato Zoe spaventata ed in cerca di aiuto, di aver visto un tunnel pieno di luce verso il quale si sentiva attratta e di essere invece stata trattenuta da un inquietante personaggio con una tuta da motociclista.

Qualcosa è cambiato in quei ventuno minuti, il dott. Mehra, neurologo, le riscontra un’anomala, intensissima attività cerebrale. Poi cominciano le visioni. Un alone con fattezze umane si forma sul muro della sua camera per poi materializzarsi nel motociclista orrendamente sfregiato che Nikka ha incontrato dall’altra parte.

Cosa vuole da lei?

È reale oppure è così che comincia a manifestarsi la follia? Una settimana dopo viene ritrovata Zoe, la ragazza apparentemente torna alla sua vita di sempre ma per la sua amica inizia l’incubo.

C’è qualcosa di distorto che non riesce a comprendere, nulla è come appare, niente è al suo posto e lei è l’unica a percepirlo.

Nikka comincia ad indagare ma fin dove avrà il coraggio di spingersi per aiutare la sua amica?

Recensione

Questo libro affronta in primis due temi di grande valore umano e filosofico: l’importanza dell’amicizia e cosa potrebbe esserci, per ognuno di noi, dopo la morte e lo fa in modo molto semplice e leggero, con uno stile descrittivo non sempre approfondito e quasi adolescenziale e leggendo il romanzo, mi son chiesta se l’autore non abbia adottato questo compromesso per far sì che calzasse meglio al personaggio principale, la sedicenne Nikka.

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Immagine originale Photo by Steinar Engeland on Unsplash

Dopo essere stata “dall’altra parte” sono le sue intuizioni amplificate e le visioni sempre più reali a condurla attraverso un’indagine incalzante e a tratti paradossale che la porterà a compiere un gesto estremo pur di salvare la sua amica Zoe. La storia si sviluppa intorno a pochi altri soggetti: il prezioso infermiere Sasha, Cordelia, una donna che ha sperimentato anch’essa la pre-morte ed un personaggio chiave di cui non posso accennare senza spoilerare un finale inaspettato.

C’è un altro tema però che Wulf Dorn affronta nel libro e lo fa in modo quasi subliminale infatti lo si evince alla fine della storia, è la domanda che non può non emergere spontanea a fine lettura: quanto la crudeltà può essere giustificata da una vita avversa?

È a questo punto che si apprezza il vero messaggio che lo scrittore ci lascia attraverso questo romanzo. In ognuno di noi c’è tanta luce quanto tenebra, a volte lasciamo emergere l’una e a volta l’altra. Tuttavia per alcuni pare che il percorso sia già segnato alla nascita quindi viene da chiedersi se si è veramente liberi di scegliere e se davvero coloro che si trovano nel giusto lo sono per candore morale o per la fortuna di non aver mai conosciuto troppa sofferenza, abbandono e solitudine.

La storia si conclude con un implicito messaggio di speranza: Nikka e Cordelia, come tante altre persone nel mondo, hanno sperimentato per un breve lasso di tempo la morte, per poi tornare indietro e testimoniare che ci attende “altro”, una diversa dimensione, un’altra consapevolezza, un altro stadio dell’anima.

Conclusioni

A mio parere ho trovato un po’ sprecato toccare un tema come “la vita oltre la morte” e scoprire che non è il messaggio principale che l’autore ha voluto lasciarci; il massimo che lo scrittore dedica a tutte le implicazioni filosofiche che ne derivano è la frase ripetuta più volte ” dovunque noi andiamo, riportiamo sempre indietro qualcosa”. In effetti la protagonista qualcosa, o meglio, qualcuno, lo riporta indietro.

Non posso dire che la storia sia priva di colpi di scena e suspense ma chi ha letto la prima opera di Dorn, “La psichiatra”, di certo non troverà lo stesso stile “adulto”,  e la stessa narrazione claustrofobica tipica dell’autore.

La storia incuriosisce molto fin dalle prime pagine legando a sé il lettore con una serie di cambi di prospettiva che, proprio come un puzzle, solo dopo aver incastrato l’ultimo pezzo riesci ad avere la visuale completa degli accadimenti.

È un libro che, come ho già accennato, mi è piaciuto davvero solo alla fine, quando se ne comprende il vero messaggio.

Non è, a mio avviso, la miglior opera in assoluto di Wulf Dorn, ma è un ottimo lavoro che non rischia di risultare pesante nonostante tratti argomenti “importanti”.

Ne consiglio vivamente la lettura!

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