Lucifer season six promotional poster

Quando è arrivato sugli schermi come nuova e controversa serie TV firmata FOX quasi sei anni fa, nessuno si aspettava che Lucifer si sarebbe guadagnato il following che ha sviluppato da allora. Dopo un’iniziale messa in onda nordamericana e il seguente trasloco sulla più internazionale Netflix, l’amato Diavolo dello streaming giunge ai suoi ultimi giorni con una mezza stagione finale che si è lasciata dietro un assortimento di reazioni.

Ecco la nostra recensione senza spoiler.

Dove eravamo rimasti?

L’ultima volta che abbiamo incontrato l’affascinante e impeccabilmente vestito Diavolo che abbiamo imparato ad amare, Lucifer (interpretato da Tom Ellis) aveva appena concluso una guerra celestiale per conquistare la posizione di Dio e si preparava a prendere il suo meritato posto in Paradiso come nuovo sovrano.

Accompagnato dalla Detective Chloe Decker (interpretata da Lauren German) e una serie di magnifici personaggi secondari – con la notevole mancanza di Dan (interpretato da Kevin Alejandro) -, la serie si prometteva pronta di sviluppare questo nuovo filo della storia in una maniera che tutti si aspettavano fosse il suo solito esagerato e spettacolare intrattenimento.

Ciò che è successo non è stato proprio così.

Recensione

Una camminata tra i ricordi

Come ci si può aspettare dalla stagione finale di una serie che è riuscita a guadagnarsi un following enorme e appassionato nonostante un inizio tremolante su un network piuttosto svantagioso, Lucifer ha deciso che il modo migliore per uscire di scena col botto sarebbe stato quello di far fare ai suoi fan una camminata tra i ricordi sfoderando pezzo forte dopo pezzo forte.

Tom Ellis as Lucifer in Lucifer
© Netflix

È una strategia ammirabile, forse persino del tipo da cui altre serie TV potrebbero imparare qualcosa, ma l’ultima corsa di Lucifer tra richiami e riferimenti a vecchi episodi non è riuscita in pieno ad avere l’impatto per cui stava probabilmente sperando, almeno per quanto mi riguarda.

Ciò che è andato in onda su quella che è possibilmente la piattaforma di streaming più conosciuta del momento è stata una sequenza un po’ forzata e non troppo appetibile di ritorni al passato che non hanno incluso i suoi momenti veramente migliori. L’ultima stagione si è preoccupata così tanto di rivivere i suoi giorni di gloria che si è dimenticata di sviluppare l’ultima interessante storia che aveva promesso con l’esplosivo e monumentale finale della sua penultima stagione.

Ma quanto ci piace lo sdolcinato

Senza tante pretese, Lucifer è sempre stato un pezzetto di scintillante e sdolcinata televisione, pensare altrimenti sarebbe semplicemente falso.

Dal suo protagonista inerpretato con charme e teatricalità da Tom Ellis fino agli espedienti che ha utilizzato – in particolare mi riferisco all’episodio musicale della scorsa stagione che è stato il coronamento di uno strumento di cui aveva fatto già un uso esteso – la serie non ha mai fatto finta di prendersi più sul serio di quanto lo fosse. E come avrebbe potuto quando la vera premessa era quella di un figlio ribelle in Lucifer, sceso sulla terra per far festa e commettere peccati con poco spazio per altro?

Lauren German as Chloe Decker in Lucifer
© Netflix

Con questo non si può dire che la serie non abbia mai tentato di parlare di argomenti più grandi. Uno dei temi più importanti della storia è sempre stato la redenzione e l’abilità delle persone di cambiare e anche se Lucifer ha portato credibilità a questa specifica conversazione fino a riuscire perfino a far perdonare dal pubblico il simbolo stesso della sovversione, ha però fatto l’errore di lasciare fino all’ultima stagione per parlare di argomenti che potrebbero essere un po’ troppo importanti per esso.

Problemi contemporanei per personaggi fittizzi

Lucifer ha deciso di dedicare una parte del suo tempo finale in onda per trattare di un argomento molto complicato e molto attuale: il sistema poliziesco negli Stati Uniti.

Non mi addentrerò negli aspetti pià dettagliati di quella che è una conversazione che non sono né attrezzata né preparata abbastanza per affrontare e credo che Lucifer avrebbe dovuto fare lo stesso.

Aimee Garcia as Ella Lopez in Lucifer
© Netflix

Sono dell’opinione che questa serie non sia assolutamente il posto giusto per parlarne, specialmente se si considera che la sua risposta al problema è finita per essere che alcuni bravi poliziotti possono cambiare le cose dall’interno e dovrebbero tollerare le parti peggiori del sistema per riuscirci, una soluzione che la maggior parte degli esperti non considera funzionare.

D’altro canto, cos’altro poteva fare una serie in cui la maggior parte dei personaggi più amati fanno parte di quello stesso sistema? Lucifer non era pronto per il cambio di opinione che il mondo reale attorno ad esso ha affrontato e sarebbe esso stato impossibile accostarsi a sei anni della propria storia con la mentatilà di ammettere che i suoi stessi personaggi, se razionalizzati nella vita reale, fanno parte di un sistema problematico. È molto più semplice dire che loro sono quelli buoni, l’eccezione alla regola, e finire ottimisticamente lì la questione. Non c’era abbastanza tempo per affrontare la prima risposta al problema e Lucifer, così com’è, comunque non sarebbe riuscito a parlarne in maniera significativa.

Come ho già detto, questa è una serie su Satana che scende in terra per fare festa e nonostante abbia affrontato i suoi temi base di redenzione al meglio, in quel caso si parlava dell’individuale, mentre questa questione è sistemica: non sono per niente allo stesso livello e non possono quindi essere affrontati allo stesso livello.

Lesley-Ann Brandt as Mazikeen in Lucifer
© Netflix

Magari sarebbe meglio dare un’occhiata a ciò che ha fatto fino ad ora con la sua storia leggera, divertente e un po’ esagerata e con i suoi personaggi scintillanti e decidere che, in fondo, forse sarebbe meglio lasciarli nel loro mondo fittizio. Certe volte la risposta è non porre affatto la domanda.

E adesso la storia

Mettendo da parte l’abilità della serie di affrontare argomenti al di fuori della sua portata, dovremmo invece concentrarsi su come la serie ha concluso il suo approccio verso ciò che già faceva bene.

Come è già stato menzionato, nella sua essenza, Lucifer è un effervescente morso di televisione che non ha mai esitato ad adoperare uno stile narrativo luccicante. E non lo fa nemmeno in questa ultima stagione. Ciò che è cambiato è stato, invece e secondo me, la genuinità con cui lo faceva.

Scarlett Estevez as Trixie Espinoza in Lucifer
© Netflix

Mentre la serie è sempre stata una celebrazione dell’esagerato – dalle lussureggianti feste di Lucifer fino alla sua dettagliata e terrificante faccia da Diavolo – tutti gli elementi che lo caratterizzavano riuscivano sempre a sembrare nel posto giusto e in maniera sincera nonostante la loro apparenza. Quest’ultima stagione, invece, ha sembrato preferire mettere in cima quell’apparenza nel nome di una nostalgia forzata dimenticandosi di portare un vero contenuto alla storia.

Non solo la serie ci mette ben sette episodi ad arrivare a quello che sembrava e che era stato presagito come il principale conflitto della stagione – nientemeno che la fine del mondo stessa – e finisce per spiegarlo e affrontarlo dietro le quinte (come si fa a rovinare il pathos di nientepopodimeno che la fine del mondo?!), ma ha anche preferito introdurre nuove, affrettate trame e personaggli a cui il pubblico semplicemente non ha avuto il tempo o lo spazio emotivo per interessarsi. Tutto ciò a discapito di altri personaggi sottovalutati (ahemTrixie  Charlieahem) che avrebbe potuto finalmente prendersi il tempo di sviluppare e a cui dare un meritato saluto.

Potebbe questa essere un indicazione che la serie non aveva più molto da dire? Sarebbe dovuta finire prima?

Kevin Alejandro and D.B. Woodside as Daniel Espinoza and Amenadiel in Lucifer
© Netflix

La nostalgia nell’ultima stagione di Lucifer non è molto credibile. Questa volta, il suo intrattenimento eccessivo e i suoi drammi teatrali sembrano soltanto forzati, la serie ha preferito una vuota proiezione di pezzi forti quando forse tutto ciò di cui aveva bisogno era una storia.

Il finale è scialbo e inconsistente, la maggior parte delle scelte e della trama non hanno senso e non è nemmeno divertente perchè è troppo calcato. Solo pochi dei personaggi ottengono il finale che si meritano (mentione speciale: Dan per cui ho tirato un respiro di sollievo perchè l’ultima stagione mi aveva lasciato un bel po’ sulle spine) e solo Amenadiel (interpretato da D.B. Woodside) vede il suo arco narrativo concludersi in maniera coerente mentre tutto il resto ha toppato maledettamente.

Considerazioni finale

Alla fin fine, Lucifer è quello che è e forse sbaglio ad aspettarmi di meglio, o forse ho solo visto delle serie tremendamente belle tra la prima e la seconda parte della sua corsa finale che mi rendono troppo difficile essere soddisfatta con sceneggiature che non arrivano all’eccellenza o un effettivo piano per una qualsiasi storia.

Tom Ellis and Lauren German as Lucifer and Chloe Decker in Lucifer
© Netflix

Sono dell’opinione che si è trattata di un’opportunità sprecata e mi auguro sinceramente che fan più appassionati di me siano stati più contenti di questa stagione finale di quanto lo sia stata io. Vorrei però dire che la finalissima battuta musicale è quasi riuscita a salvare tutta la stagione, quindi almeno c’è qualcosa di positivo da aspettarsi!

Mia sorella – con cui ho guardato queste ultime due stagioni – mi ha detto, parola per parola: “No. Scrivi solo questo nella recensione: No, punto.” E lei di solito è molto più indulgente verso le serie TV di me.

Questo morso finale della storia di Lucifer fa chiedermi cosa sia esattamente in questi ultimi anni di televisione e stagioni finali recenti che fa così spesso mancare il bersaglio. Sono troppo troppo critica – scottata da troppi pessimi finali delle mie serie più preferite e amate – o sono loro ad avere qualche mancanza? O meglio, manca forse loro un piano? Stiamo ancora sacrificando la qualità e una storia compiuta per una vita televisiva più lunga, e sono questi anni in più con i nostri personaggi preferiti un sacrificio che vale la pena fare?

Forse è una domanda che dovremmo prendere in considerazione un po’ più spesso in questi tempi di TV tremolante dove le serie sembrano, senza alcuna via di mezzo, o puntare alle stelle (Ted LassoEvil di Paramount+The Exorcist cancellato troppo presto da FOX ma mai dimenticato) o morire in disgrazia (Il Trono di SpadeSupernatural, e ora forse Lucifer?).

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