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Ted Lasso ha appena concluso la sua seconda corsa, portando alla storia un approccio un po’ diverso che ha lasciato fan – e non-fan – con opinioni contrastanti. Nella seguente recensione, daremo un ampio sguardo alla serie fin’ora, esplorando cosa ha funzionato e cosa no in una conversazione senza spoiler.

Dove eravamo rimasti?

Jason Sudeikis and Brendan Hunt as Ted Lasso and Coach Beard in season two of Ted Lasso
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Alla fine della prima stagione (SPOILER PER IL FINALE! SE NON L’AVETE ANCORA VISTO, FERMATEVI ORA! SUL SERIO… CHE COMBINATE?! FERMATEVI SUBITO E ANDATE A GUARDARE LA PRIMA STAGIONE), AFC Richmond era appena stata retrocessa, Rebecca aveva vuotato il sacco con Ted sul suo losco piano di far fallire la squadra, la nuova relazione di Roy e Keeley era nel pieno – mentre Roy si trovava davanti un futuro senza calcio – e Jamie sembrava in lizza per diventare un antagonista costante della squadra con il suo ritorno a Man City.

Non immeritatamente, la serie è diventata popolare quasi da un giorno all’altro, attirando un pubblico più ampio con la sua mentalità positiva e il suo messaggio speranzoso. Ma con un pubblico più ampio arrivano anche le critiche e alcuni non sono riusciti a trovare l’ottimismo di Ted Lasso (sia la serie che il personaggio) poi così credibile.

La seconda stagione, tuttavia, è tutta volta a ribaltare le aspettative.

Recensione

La nuova stagione di Ted Lasso è piuttosto controversa. Mentre una parte delle critiche che sono state mosse erano prevedibili – specialmente quando venivano da soggetti in cerca di hate-click che sono andati controcorrente per principio -, anche alcuni fan che guardano la serie dal primo giorno sono rimasti alquanto insoddisfatti con i nuovi episodi perché non sono stati all’altezza delle aspettative e del livello di qualità che la prima stagione aveva offerto, specialmente intorno all’inizio di questa seconda.

Hannah Waddingham as Rebecca Welton in season two of Ted Lasso
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Nonostante mi sia facile capire la ragione per queste critiche, ho preferito astenermi dal formare ed esprimere un’opinione al riguardo fino a oltre metà della stagione per diversi motivi, primo fra tutti il fatto che io abbia guardato la prima stagione tutta insieme e quindi non potevo essere totalmente obiettiva sull’anticipazione che la seconda stagione ha costruito per il nucleo della storia e del conflitto, e poi anche perché avevo capito abbastanza presto che il vero peso della storia si stava lentamente accumulando verso una specie di esplosione che aveva bisogno di pazienza per culminare più tardi nella stagione – come succede quasi sempre per qualsiasi storia.

Gli elementi portanti erano tutti lì: l’arrivo di una nuova presenza nella squadra e il riserbo di Ted verso di essa, l’enorme punto interrogativo di Jamie Tartt, le ipotesi sul futuro di Roy dopo il calcio, chi è Rebecca senza il suo risentimento, la posizione della squadra dopo la retrocessione, e i nuovi e imprevedibili sviluppi che il cast nel complesso avrebbe dovuto sicuramente affrontare.

È riuscito, quindi, Ted Lasso a mantenere tutte le sue promesse? Ci arriviamo tra un attimo.

Il bentornato

La seconda stagione comincia abbastanza chiaramente. Già nel primo episodio possiamo vedere le fondamenta delle sfide che saranno stabilite, specialmente per Ted. Uno dei punti più grandi della trama della stagione è dato dall’arrivo di una psicologa per la squadra, la Dr.ssa Sharon Fieldstone (interpretata magistralmente da Sarah Niles), per cui Ted mostra immediatamente dei dubbi inaspettati se si considera la sua posizione molto favorevole all’aiutare gli altri a diventare la migliore versione di sé stessi.

Sarah Niles as Sharon Fieldstone in season two of Ted Lasso
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È velato, ma comunque molto chiaro che ci sia una storia da scoprire lì, una che la seconda stagione vede svilupparsi lentamente in una maniera che è in qualche modo nuova, ma non sgradita, per la commedia che Ted Lasso dice di essere. Con la seconda stagione, la serie prende una piega decisiva verso la drammaticità.

Calciare la palla del drama

Anche considerando che Ted Lasso non perde mai i suoi morsi comici – il secondo episodio è uno dei più divertenti dell’intera serie, con battiti di commedia che ti fanno soffocare per quanto ridi -, è quasi un’ingiustizia chiamarla solo una commedia. Lo è, decisamente,  anche io l’ho spesso definita tale, ma mentre il suo humour è fluido, spensierato e un po’ assurdo, il suo drama è intelligente e ben costruito anche oltre l’uso che le serie drammatiche più popolari ne fanno di solito.

Avendo già presentato e stabilito le fondamenta dei suoi personaggi, Ted Lasso si impegna ora ad affrontare la sfida di condurli in maniera significativa attraverso le loro storie.

Sotto alcuni aspetti, è molto più semplice creare una linea di fondo che mantenere lo sforzo e sarebbe stato comprensibile se la serie avesse deciso di continuare a essere la commedia che aveva promesso, mantenendo le parti drammatiche al minimo a cui ci aveva già abituati e puntando a far ridere, una capacità che il pubblico sa con certezza che la serie ha perfezionato. Ma già nella prima stagione, Ted Lasso ha parlato di argomenti che la TV ha ancora oggi difficoltà ad affrontare.

Brendan Hunt, Jason Sudeikis, Brett Goldstein and Nick Mohammed as Coach Beard, Ted Lasso, Roy Kent and Nathan Shelley in season two of Ted Lasso
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Il suo approccio a quando l’amore finisce, a cosa significa essere feriti e che effetto ha sulle persone attorno a noi, alla vulnerabilità come qualcosa che ci rende persone migliori e migliori con cui stare e l’importanza della comunità e della fiducia sono tutti argomenti che riesco a pensare soltanto un’altra serie ha affrontato con pari qualità, per coincidenza anche quella una commedia, ed è The Good Place.

Sono tutte conversazioni che le commedie raramente affrontano con tanta profondità, quasi mai con tanta maestria. Invece, Ted Lasso accoglie la sfida e attraversa un grosso cambiamento, rispecchiato anche dall’estensione della durata di alcuni episodi a partire da circa metà stagione. Così come la storia è più spinta dal drama, così anche la lunghezza degli episodi comincia ad assomigliare a quella delle serie TV drama, concludendo con un finale di stagione di 50 minuti.

La prima stagione ti adesca con zucchero filato e risate, la seconda ti fa accomodare e ti chiede “E questo come ti fa sentire?”

Brett Goldstein and Juno Temple as Roy Kent and Keeley Jones in season two of Ted Lasso
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Alcuni amati ritorni

La seconda stagione ha una sfilza di momenti dei personaggi incredibili. Diventati ormai più familiari, le loro personalità sono più velate senza perderne d’impatto e, in questo modo, producendo una narrazione ininterrotta. Ciò vuol dire che il pubblico è ormai coinvolto nell’humour, sa cosa il ritmo comico si aspetta da esso e, per questo motivo, può farne totalmente parte.

In completo contrasto con i personaggi, le trame sono molto più imprevedibili stavolta. Mentre gli scenari sono ipotizzabili – gli elementi sono già immediatamente lì -, lo sviluppo non è altrettanto facile da anticipare. Innanzitutto, ci sono molte più difficoltà in arrivo e anche se conosciamo i personaggi abbastanza da esserci affezionati, le loro reazioni ai nuovi conflitti rendono la serie molto più interessante e alquanto preoccupante. Una cosa tanto buona quanto l’ottimismo di Ted Lasso può finire male in un attimo, specialmente in territori inesplorati, ed è proprio quando le cose sono calme che si comincia ad anticipare la burrasca che dovrà inevitabilmente arrivare.

Phil Dunster as Jamie Tartt in season two of Ted Lasso
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Costruzione e decostruzione

La seconda stagione ha diversi punti di inizio narrativi: una trama sull’eticità degli Sponsor che trascina la serie nella realtà, diversi fili conduttori sul trovare sé stessi e come le relazioni romantiche che ricerchiamo pesano sulla ricerca, trame su come le persone reagiscono al trauma e come ciò le cambia in maniera permanenteun’incredibilefantastica scintilla discorsiva sul dilemma di come affrontare una situazione quando anche le più nobili delle intenzioni non riescono a prevenire il peggio che sicuramente continuerà nella terza stagione.

Ed è qui che le cose si fanno complicate.

Ricordate che avevo detto che anche i fan più sfegatati sono rimasti un po’ perplessi da come la stagione si è dispiegata? Beh, questo è il momento di parlarne.

Brett Goldstein as Roy Kent in season two of Ted Lasso
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Al di là di alcune critiche abbastanza ovvie sul ritmo narrativo che sono state mosse soprattutto all’inizio della stagione – alcune giustificate, altre forse un po’ frettolose -, c’è anche la questione dell’atterraggio finale che deve essere affrontata.

Ritmo ed eventi

Nonostante sia genuina e matura e ottimista, Ted Lasso, proprio come il suo personaggio nominale, non è impeccabile.

È possibile che le critiche che la seconda stagione ha ricevuto sulla lentezza di una trama che non sembra in grado di arrivare al punto siano scaturite anche dalla recente tendenza televisiva di far diventare tutti i conflitti una questione di trama e non di personaggi? Sì… ma anche no.

Juno Temple as Keeley Jones in season two of Ted Lasso
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La stagione ci mette decisamente di più a sviluppare i suoi temi centrali e quindi anche i conflitti, ma questa nuova storia ha bisogno di più spazio per respirare e montare, il che avrebbe funzionato ancora meglio se la ricompensa finale fosse stata maggiore. La seconda stagione di Ted Lasso abbandona la tradizionale struttura conflittuale ambientale e corre un enorme rischio spostandola dall’esterno all’interno. Il conflitto è interno ai personaggi e quindi meno ovvio, ma ciò non significa che non ci sia. Sono i personaggi, dopo tutto, a spingere le storie e non l’opposto, quindi quando sono afflitti da problemi personali, ciò avrà inevitabilmente conseguenze anche sulla storia.

Questo la serie lo capisce molto bene. La sua comicità funziona perché si appoggia sui tratti specifici dei personaggi. Tuttavia, questa stagione è sembrata simultaneamente come se non ci fosse stato abbastanza tempo per espandere i temi e come se il tempo che c’era fosse stato sprecato invece di fare il lavoro pesante. Le trame sono ambiziose, ma c’è troppo da sottintendere. La maggior parte degli sviluppi più importanti della stagione mancano di conseguenze visibili, eventi che dovrebbero lasciare segni enormi sulle relazioni tra i personaggi fanno appena un graffio e la grandezza delle azioni si sgonfia ancor prima che ci si renda conto che si avrebbe molta più fortuna a scordarsi che le conseguenze devono esserci.

Hannah Waddingham and Harriet Walter as Rebecca and Deborah Welton in season two of Ted Lasso
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Mi rendo conto che le mie parole sono estremamente dure e a tal proposito vi starete chiedendo perché continuo a raccomandare questa serie se la penso così sulla seconda stagione. La verità è semplice: questa serie è eccellente. Sì, sul serio! Gli sviluppi per cui speravo ci fossero più conseguenze nella storia? Sono stati incredibilmente belli. Sotto molti aspetti, i miei episodi preferiti di questa stagione superano di gran lunga gli episodi che ho amato di più nella prima, ma le cose che non mi sono piaciute sono molto più evidenti proprio per questo motivo.

Non sono scontenta per quello che la seconda stagione ha provato a fare, al contrario, ero incredibilmente elettrizzata perché sapevo che queste storie così ambiziose sono in ottime mani. È stato proprio questo a rendere la delusione così amara.

Il bello è bello, il brutto è triste

Ciò che rimane un risplendente raggio di luce nel metodo Ted Lasso è il suo lavoro coi personaggi. Anche di più che nella prima stagione, gli sceneggiatori sono molto bravi a far trapelare l’intimità delle relazioni con i più piccoli dei gesti anche quando non abbiamo visto ogni singolo sviluppo di suddette relazioni direttamente con i nostri occhi.

In più, rimane ancora vero che Ted Lasso crea le sue trame tenendo in mente il quadro generale, il che a volte diventa ovvio solo dopo diverse visioni. La triste differenza è stata che i temi globali, a un bilancio finale, sono un po’ sparpagliati. Le basi portanti ci sono tutte, ma lo sviluppo aveva bisogno di un po’ di lavoro in più. Il problema del ritmo è stato anche peggiorato dell’inserimento di due episodi filler in quella che è già una stagione piuttosto corta.

Hannah Waddingham as Rebecca Welton in season two of Ted Lasso
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I filler

La notizia dell’aggiunta di due episodi in più alla seconda stagione rispetto ai suoi normali dieci è stata inizialmente presa in maniera positiva in quanto si presupponeva che ciò avrebbe significato che la storia avrebbe avuto più tempo per essere sviluppata, ma, alla fine, quello che è arrivato sugli schermi aveva poco a che vedere con la trama complessiva.

Pur sapendo che quest’aggiunta è stata fatta solo dopo che la stagione era già stata scritta e distribuita in dieci episodi, sono esitante a giustificare completamente il distacco che c’è tra essi e il resto della stagione.

Brendan Hunt as Coach Beard in season two of Ted Lasso
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Lo ammetto, per quanto ci abbia provato, non sono riuscita ad appassionarmi a un episodio natalizio ad Agosto. Nonostante diversi momenti mi siano piaciuti molto, lo Spirito Natalizio è l’ultima cosa che mi ha pervasa mentre stavo distesa quanto più immobile possibile in una pozzanghera del mio stesso sudore e con un ventilatore puntato dritto al mio corpo prono nel bel mezzo di quella che potrebbe essere stata l’estate più calda mai vista in Italia (fin’ora, grazie mille cambiamento climatico!). Mi ha fatto domandare se forse avrebbe avuto più senso rilasciare l’episodio come uno special a Dicembre durante la pausa della serie mantenendo così vivo l’interesse dei fan in attesa della nuova stagione. Allo stesso modo, l’episodio incentrato su Coach Beard è stato un tuffo interessante nell’introspezione del personaggio e nella bizzarria cinematografica, ma è arrivato dopo uno sviluppo scioccante che i fan stavano inconsciamente aspettando da un bel po’ e ha finito per disturbare il ritmo della storia, che è il motivo principale per cui questi due episodio hanno ricevuto reazioni contrastanti. In linea generale, non sono cattivi episodi, ma sono non poco fuori posto.

Tutto sommato, alcuni episodi sono, soprattutto in prima visione, un po’ stonanti, forse perché non sono stati rilasciati tutti insieme, e i filler non hanno fatto altro che evidenziare il problema nella programmazione della seconda stagione. Probabilmente sarebbero piaciuti molto di più se tutti gli episodi fossero usciti insieme. Ci è concesso già così poco di Ted Lasso e solo una volta a settimana, solo per accomodarci a guardare un nuovo episodio e trovarne invece due che non hanno fatto avanzare la storia più di tanto.

Brett Goldstein and Elodie Blomfield as Roy Kent and Phoebe in season two of Ted Lasso
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Parlando del meglio

Detto questo, alcuni elementi della seconda stagione si meritano grossi complimenti.

Se poniamo l’attenzione ai personaggi, non ce ne sono molti che hanno visto un’evoluzione tanto straordinaria quanto Roy Kent. I suoi magnifici momenti familiali ci offrono uno sguardo alle insicurezze di Roy e la sua nuova relazione con Keeley porta sicuramente altre difficoltà che saranno esplorate nella prossima stagione. Brett Goldstein non avrebbe potuto vederci meglio quando si è offerto per il ruolo oltre a eccellere già come sceneggiatore con uno dei migliori episodi della serie fin’ora: il sesto, Il Segnale.

Toheeb Jimoh as Sam Obisanya in season two of Ted Lasso
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Sam sta finalmente ricevendo lo sviluppo che si merita dopo essere diventato un preferito semplice e immediato con la sua incessante tenerezza nella prima stagione, con i complimenti per la continua autenticità della performance di Toheeb Jimoh. Altri momenti recitativi che meritano attenzione sono quelli di Kola BokinniBilly Harris che riescono, con molta facilità e anche grazie alla sceneggiatura, a farci scordare velocemente di tutte le cose non troppo carine che i loro personaggi hanno fatto nella prima stagione (pur sempre più carine di altri). La seconda stagione, nel complesso, riesce a far brillare i suoi personaggi secondari molto di più e da questo c’è molto di guadagnato.

Kola Bokinni and Toheeb Jimoh as Isaac McAdoo and Sam Obisanya in season two of Ted Lasso
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Infine, ma non con meno importanza, se avessi dei premi da consegnare per la recitazione, andrebbero sicuramente a Nick Mohammed per il suo ritorno come Nathan ShelleyPhil Dunster con il suo nuovo e miglioratissimo Jamie Tartt.

La storia di Nathan è un’assoluta bomba. Il personaggio, come molti altri nella serie, rischiava di diventare narrativamente irrilevante dopo la sua promozione che sembrava essere una giusta conclusione per il suo progresso, gli è stato invece dato un ruolo ancora più prominente con cui Nick Mohammed ha fatto un vero e proprio fuoricampo (o forse dovrei dire un goal decisivo? mi si stanno mescolando le metafore sportive) grazie alla sua incredibile recitazione.

Nick Mohammed as Nathan Shelley in season two of Ted Lasso
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Phil Dunster può direttamente prendersi tutto il mio cuore perché non credo che Jamie sarà mai spodestato dal suo trono di mio personaggio preferito in assoluto della serie (anche se pensavo che non sarei mai riuscita ad amarlo nella prima stagione quindi potrei sbagliarmi, chi può dirlo).

Se volessi fare delle menzioni speciali, dovrei includere anche tutti gli altri, Jason Sudeikis in primis per aver così magistralmente bilanciato drammaticità commovente e humour divertente fino al soffocamento, così pure Hannah Waddingham (è per questo che ha un Emmy, signorə!) e Juno Temple, in particolare per la sua performance nel settimo episodio della stagione.

Considerazioni finali

Dunque, come la mettiamo? Questa stagione è stata bella, è stata brutta? È stata bella abbastanza da non essere brutta?

La verità è che questa serie mi fa sentire troppe f*ttutissime emozioni. È stata bella nel senso che è rimasta quella narrazione confortante, complessa e ben costruita che mi ha attirata alla prima stagione ed è stata brutta perché sapevo che avrebbe potuto fare ancora meglio.

Alcune cose sono comunque ancora sfortunatamente e palesemente assenti. Parlo specificamente della mancanza di presenza LGBTQIA+ (e no, due commenti buttati lì non sono abbastanza) che si meriterebbe una conversazione a parte, specialmente dopo l’imbarazzante spettacolo del Tropo della Lesbica Predatrice, per non dimenticare alcuni punti mancanti nel peso delle trame che non hanno centrato perfettamente l’obiettivo.

In fin dei conti, qualsiasi critica io possa avanzare è spinta dal mio amore e dalle mie alte- anzi, astronomiche aspettative per ciò che so per certo e che è stato dimostrato che la serie è in grado di raggiungere. Mi mancherà comunque ogni venerdì che sarà in pausa fino al suo ritorno e sto pianificando una ri-visione da ancora prima che finisse, soprattutto ora che ho sfinito diverse persone – che hanno finito per amarlo! – con la mia insistenza a guardarlo.

Penso ancora che dobbiate vederlo? CERTO CHE SI’. Questo non è mai stato in dubbio.

Come sempre, se avete visto questa stagione di Ted Lasso, fatemi sapere cosa ne pensate nei commenti e se non l’avete fatto, che diamine state aspettando ancora?! Andate a vederla e poi venite a urlare anche voi insieme a me!

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