suspiria immagine di copertina

Prima o poi doveva trovare posto in questi spazi Suspiria, iconico capolavoro di Dario Argento che ha consacrato il suo nome al tempio del cinema horror.

Suspiria è il primo capitolo della trilogia delle Tre Madri ispirato all’opera di Thomas de Quincey. Il film è chiaramente un must per tutti i cinefili soprattutto se appassionati di horror.

Suspiria – Trama

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La giovane americana Susy Banner si reca a Friburgo, in Germania, per iscriversi ad una accademia di danza. La notte del suo arrivo assiste alla fuga di una allieva, Patty Newman, che il giorno seguente verrà  ritrovata barbaramente uccisa in casa di una amica.

In seguito muore, dilaniato dal proprio cane, Daniel, il pianista cieco dell’accademia.

Una strana sonnolenza ed inspiegabili malori colpiscono la stessa Susy. Schifosissimi vermi invadono, a migliaia, il collegio.

Susy può confidarsi solo con Sara, già amica di Patty, ma anch’ella è vittima di una morte atroce proprio quando stanno cercando insieme la spiegazione a questi fenomeni.

Susy apprende poi da un esperto in magia che l’accademia è stata fondata agli inizi del secolo da Elena Markos, una strega dotata di formidabili poteri e capace di creare attorno a sé una setta di adepti.

Recensione

Ispirato a Suspiria de Profundis di Thomas de Quincey, questo film apre, come abbiamo detto la trilogia delle tre madri prodotta da Dario Argento. Ad esso seguiranno infatti altre due pellicole Inferno nel 1980 e La terza Madre nel 2007. Ritenuto il capolavoro assoluto di Argento (almeno all’estero, in Italia quel ruolo va a Profondo Rosso) è sicuramente un film che rimane nella memoria dello spettatore e che ha lasciato un segno nelle produzioni successive.

La trama è semplice, parliamo di una scuola di ballo che però nasconde un segreto. Infatti si tratta di una copertura per una potente congrega di streghe discendente niente poco di meno che da Elena Markos.  La giovane Susy dovrà si troverà ad avere a che fare con gli strani misteri che affollano l’accademia fra cui le morti sospette prima di un’allieva, poi di uno degli insegnati.

Un’icona del cinema horror

suspiria
Suspiria © IMDB

Il successo di Suspiria è sicuramente dovuto a diversi elementi che lo hanno reso caratteristico e indimenticabile. La colonna sonora a opera dei Goblin è certamente uno di questi. Chiunque al solo ascoltarne le prime note non potrebbe fare a meno di cogliere l’associazione con questo film. È un brano che vibra all’unisono con la storia e che ripercorre perfettamente quelle atmosfere d’immensi corridoi e di qualcosa di celato al loro interno. I vocalizzi e i sospiri, appunto, che percorrono il brano seguono il sussultare del cuore dello spettatore che quasi adegua il proprio ritmo a quella sinfonia come se non volesse disturbarla.

Altro elemento rilevante è quello della fotografia. La pellicola è infatti caratterizzata da colori molto forti che spesso tendono a primeggiare in alcune scene influenzando così anche l’emotività dello spettatore. Il rosso che preannuncia il pericolo e infatti lo vediamo in tutte le scene che ci fanno presagire una presenza maligna, ma anche rievoca il sangue che verrà versato di lì a poco. Il verde qui ricorda qualcosa di tossico e ancestrale. Una magia antica e malvagia, sottile e insidiosa come le spire di un serpente. E il blu della notte, ma anche un colore freddo che per certi tratti ricorda perfino la morte.

Occhi nella notte

Stefania Casini and Jessica Harper in Suspiria (1977)
Stefania Casini and Jessica Harper in Suspiria (1977)
© IMDB

All’interno della pellicola non vediamo mai la strega Markos, fatta eccezione per la scena finale, eppure la sua presenza è sempre percepibile nei momenti in cui la magia entra in gioco per portare la morte a coloro che sono considerati come i nemici della congrega.  E lo fa con l’immagine chiara di quegli occhi gialli nel buio della notte. Occhi che potrebbero ricordare anche quelli di un gatto o di una civetta, animali tra l’altro spesso associati alle streghe,  ma che sono comunque umani e forse proprio per questo più inquietanti. È molto probabile che chi ha visto quegli occhi durante la giovane età non dimenticherà mai quello sguardo e probabilmente nemmeno chi li ha osservati in età adulta.

Un altro effetto del vedo/non vedo è l’assassino che effettivamente compie i delitti. Possiamo comprendere la sua identità per buona parte del film, lo vediamo colpire, lo sentiamo seguire le sue vittime, ma non vediamo mai fisicamente il suo volto o la sua figura nel mentre che compie di delitti. Spesso vediamo solo il suo braccio o la sua mano e il più delle volte solo l’arma che tiene in pugno. Anche questo aumenta il timore nei suoi confronti quasi lo si potesse veder comparire da un momento all’altro.

45 anni di Suspiria

All’alba del suo quarantacinquesimo anno di età, mese più, mese meno, Suspiria  mantiene ancora la sua fama ed è tutt’oggi ricordato come uno dei film più celebri della cinematografia horror italiana. Invecchia dunque bene, nonostante il remake mantiene ancora il suo primato e fondamentalmente va bene così.

Alcuni film  restano comunque dei mostri sacri e per quanto il tempo possa passare giocheranno sempre la loro parte nella storia del cinema,

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