La voce del bosco di Simone Cattaneo cover articolo

Qualche settimana fa abbiamo recensito La voce del bosco il primo romanzo fantasy di Simone Cattaneo. Edito da Europa edizioni per la collana: Edificare universi. Una storia di avventura e misteri ambientati in luoghi fantasiosi e chiaramente nel bosco di Mismar. Oggi l’autore ha accettato di rispondere ad alcune domande per permettervi di conoscerlo meglio.

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Quando e come è nata l’ispirazione che ti ha portato a scrivere il tuo romanzo: “La voce del bosco”?

L’ispirazione mi è venuta la sera che è nata la mia prima figlia, ricordo bene, erano le due di notte della vigilia di natale. Rientravo in macchina dall’ospedale e la mente, libera e leggera, ha elaborato l’immagine di una vasta landa ricoperta da una terra nera e fertile in cui un piccolo seme ha iniziato la sua crescita, per poi fiorire. Quell’albero ha poi segnato per me l’inizio di tutto, poiché ogni creatura vivente del mio mondo è nata dalle gemme di quel primo essere.

Ci sono mondi immaginari nella mente di ogni scrittore che possono venire alla luce grazie ai propri scritti. Quanto di quei mondi si è riversato in questo romanzo?

La voce del bosco di Simone Cattaneo
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La mia terra immaginaria è molto vasta, eppure è resa semplice e accessibile, senza eccessi di tratti distintivi, in modo che ogni persona a cui ne parlo possa metterci i propri elementi e renderla sua. Anche se, a dire la verità, in fondo immagino la mia casa come spererei che fosse, con ampi spazi e boschi, fiumi selvaggi e prati non usurpati da miriadi di fabbricati. Bergamo è una terra stupenda, ma che sta perdendo tutta la sua essenza terrena.

Hai lavorato nel dettaglio per creare i tuoi figli letterari, quale di tutti i tuoi personaggi diresti che è quello meglio riuscito?

Questa domanda è molto bella, ma è difficile rispondere. “La voce del bosco” è un primo, timido, passo verso un lungo percorso, i miei personaggi affronteranno questo viaggio e andranno via via a definirsi sempre più e far scoprire lati che, momentaneamente, ho lasciato volutamente in sospeso. Ho impostato il romanzo in modo che siano proprio loro a svelarsi e a raccontare tutto. Se dovessi scegliere, parlerei di Rubra Viicyfolia, in quanto è probabilmente quella in cui emerge già la sua maturazione. È una donna testarda, con un passato difficile. Avventata e consapevole della sua forza. Tutto questo la porta a porsi sopra gli altri e credere fortemente che le sue idee siano quelle più sensate.

In genere in questo tipo di storie ci sono sempre un eroe e un’antagonista che si ergono su tutti gli altri comprimari coinvolgendo e influenzando gli altri. Io ho notato che tu hai fatto una scelta un pochino diversa. Puoi motivare questa scelta?

Riprendo in parte la risposta alla domanda precedente, i miei personaggi sono improntati per essere una scoperta continua. Ogni loro azione avrà una spiegazione. L’antagonista emerge nel contesto ed è la mentalità. Le idee possono influenzare le persone e spingerle a compiere determinati atti, spesso per un compromesso, non necessariamente per mera brama di cattiveria o buonismo. Ci sono elementi che agiscono per un puro scopo personale, ad esempio Ildan Fasamal, detto il Grillo. Oppure i “vertici” della casta sacerdotale dei Guìham. Ma ho sempre ritenuto astruso il concetto che una persona possa agire solamente per uno scopo crudele. Poiché la crudeltà emerge prepotente dall’ignoranza e dall’abuso delle idee. Lahe Convalor è un ragazzo fine e astuto con un grande ideale, ovvero quello di portare la sua terra oltre la miseria, per questo compie determinate scelte, appoggia i Guìham, è spietato contro i suoi oppositori. Questo lo porrebbe sul piano del “cattivo”. Eppure, quanti di noi vivono nel pieno rispetto degli altri, prendono decisioni coscienziose e sempre corrette? La nostra società vive a spese di altre, lo sappiamo tutti, ma in quanti agiscono per interrompere questo flusso? Siamo allora tutti “cattivi”?

Dal finale, ho capito che stai lavorando a un sequel, cosa vorresti dirci a riguardo?

l'alleanza dei tre
Foto di Hans Braxmeier da Pixabay

Il Sequel c’è, ed è già alla sua fase conclusiva. Ho lavorato molto per evitare certe lacune e, soprattutto, per scoprire alcune carte. Spiegare le scelte che hanno condotto i protagonisti a compiere le loro azioni iniziali. Perché “La voce del bosco” è stata strappata da un immenso fiume, che è la storia nella mia testa, dalla pianta che è fiorita nel mezzo della landa, alla conclusione. Il primo romanzo è nato con lo scopo di far dire al lettore: “Perché?”

Mi piacerebbe chiederti chi ammiri dei grandi autori del passato e contemporanei e chi tra loro ha ispirato il tuo lavoro?

Purtroppo leggo davvero poco, questo è probabilmente il mio handicap più grande. Però ho divorato le opere del padre di Arda. Da Tolkien mi sono spinto alla mitologia norrena. Eppure, a ispirarmi di più sono stati artisti che usano le parole per un altro scopo, ovvero quello di far cantare. Zucchero, tra i primi, e Davide Van de Sfroos. Perché condivido il loro semplice messaggio di una vita più genuina e legata alla terra. Ho letto tutte le opere di Valerio Massimo Manfredi, mi sono avvicinato alla lettura grazie a lui.

Come stai vivendo il presente da scrittore in quest’epoca in cui persino presentare un libro sembra più difficoltosa a causa del covid?

Per me, definirmi scrittore è un concetto ancora lontano. Io sono un Giardiniere, un artigiano con la passione per la natura e la scrittura. Per questo vivo il periodo covid, legato al mondo letterario, nello stesso modo in cui lo vivo nel quotidiano, ovvero un grande ostacolo. Ma non avendo molto tempo ed essendo un “selvatico”, ho scoperto i Social e, per ora, trovo questo strumento idoneo al mio presente letterario. Anche perché ho poco materiale per sostenere presentazioni importanti.

Cosa diresti agli autori esordienti che non hanno ancora pubblicato e che lottano per farsi strada nel mondo editoriale italiano? Consiglieresti la tua casa editrice?

Io sono partito senza un vero e proprio obiettivo di pubblicazione. Stavo scrivendo “La Voce Del Bosco” e a un tratto mi sono chiesto, perché no? Allora mi sono rivolto a un editor per un parere. Qui è iniziata la mia evoluzione, ho risistemato il manoscritto ed è stato notato un certo potenziale. Quando mi sono presentato alla casa editrice, l’opera era già come poi è stata pubblicata. Credo che abbiano fatto, e che avrebbero fatto, un ottimo lavoro. Mi sentirei però di consigliare delle realtà più fresche e che siano più interessate al “piccolo autore emergente”.

Inviterei chiunque a spingersi oltre al “semplice scrivere”, perché la soddisfazione è grande. Quello che consiglio è di non forzare troppo i tempi. Darsi un limite è importate, ma a volte è fondamentale prendere coraggio e magari aspettare ancora, per essere veramente certi del proprio lavoro.

Puoi svelarci qualcosa dei tuoi prossimi progetti editoriali?

Come già accennato, il seguito del libro è finito, ora vedrò come muovermi per la pubblicazione. Ma non vedo l’ora d’iniziare il mio nuovo romanzo, tratto da un mio racconto, che sarà autoconclusivo e su cui punterò molto.

Grazie di cuore per essere stato con noi e continua a farci sognare con i tuoi libri.

Luana Vitaliano

Staff Vampires Tears

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