I tre impostori è un romanzo di Arthur Machen edito da Fanucci Editore e consta di 204 pagine.

Arthur Machen, pseudonimo di Arthur Llewelyn Jones (Caerleon-on-Usk, 3 marzo 1863 – Beaconsfield, 15 dicembre 1947), è stato uno scrittore gallese, noto soprattutto per i suoi racconti dell’orrore, del fantastico e del soprannaturale. È anche noto per aver contribuito a creare il mito degli angeli di Mons, un leggendario gruppo di angeli che avrebbe aiutato l’esercito britannico durante la battaglia di Mons, nella prima guerra mondiale.

I tre impostori – Trama

I tre impostori di Arthur Machen
I tre impostori di Arthur Machen
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I tre impostori è un romanzo del terrore composto da una serie di racconti collegati tra loro. I protagonisti  Dyson e Phillips – giovani intellettuali le cui principali occupazioni sono oziose passeggiate per le vie di Londra intervallate da amabili dissertazioni filosofiche – incappano in curiosi personaggi sbucati misteriosamente da non si sa dove. Ognuno di questi decide di raccontare ai pazienti ascoltatori la propria inquietante vicenda per poi ritornare, altrettanto misteriosamente, da dove sono venuti.

I due si trovano, così, immischiati in una complicata sequela di casi inspiegabili e misteriosi. Improvvise apparizioni di monete rare e non meno di esseri umani, corpi che si disciolgono per intervento di sconosciute polveri chimiche, tavolette con sopra criptiche annotazioni, ma soprattutto cadaveri sempre rinvenuti “in circostanze misteriose” (quelli che si ha la fortuna di ritrovare…).

Ogni digressione è un nuovo velo calato sugli occhi dei lettori per coprire la storia più complessa e inquietante di tutte fino al magistrale epilogo, che spazza via ogni inganno con un unico gesto. Ne’ I tre impostori, Arthur Machen ci scorta in una Londra notturna e misteriosa, dove ogni coincidenza è possibile. E la realtà quotidiana assume colori tragici e crudeli, tra omicidi e sparizioni, criminali enigmatici e sinistri complotti.

Recensione – La passione per l’inquietante

“Io mi abbandono alla fantasia; non so resistere all’influenza del grottesco.

Qui, dove tutto cade nell’oblio e nella dissoluzione, e noi camminiamo nell’ombra buia dei cedri, e persino l’aria dei cieli giunge ammuffita ai polmoni, non so restare prosaico.

Guardo il bagliore profondo sui vetri, e la casa è tutta incantata; quella stanza, le dico, dentro è tutta sangue e fuoco”.

I tre impostori non è il primo e non credo sarà l’ultimo romanzo di Machen che leggerò. Premesso ciò, posso dire che l’opera in questione si presenta affascinante sin dalle prime pagine.

Machen, come Lovecraft, è un amante del soprannaturale e dell’inquietante, prediligendo come il suo illustre collega, ambientazioni ordinarie nelle quali il meraviglioso può risplendere con tutta la sua luce sinistra. Le descrizioni sono misurate sia per quanto riguarda le ambientazioni, sia per i personaggi, ma ciò non significa che troviamo davanti una scarsa caratterizzazione. Al contrario la narrazione consente d’immergersi subito nel cuore del mistero e si scivola pagina dopo pagina in una spirale di suggestioni dal sapore arcaico e inebriante.

La predilezione di questo autore per l’inquietante, l’oscuro, il tenebroso deriva forse anche dalla sua frequentazione di ambienti esoterici infatti è risaputa la sua adesione alla Golden Dawn di Aleister Crowley. Al tempo stesso, però, aborriva l’interesse per la telepatia, «i mesmerismi, gli spiritismi, le materializzazioni, le teosofie, le varie imposture, con il loro macchinario di trucchi meschini e d’insulse evocazioni». All’interno dei racconti, infatti, c’è sempre un personaggio razionale e allergico al soprannaturale, per incarnare così la sua doppia anima che era attratta, ma allo stesso tempo rifiutava alcune speculazioni poco ortodosse.

L’artista come fallito

I tre impostori parte col presentare i suoi due protagonisti mentre si incontrano per caso dopo molto tempo.

Uno dei due, ovvero Dyson, dopo varie peripezie finanziarie, decide di dedicarsi alla letteratura. Tuttavia ciò che ne emerge è una concezione dell’artista, e nello specifico dello scrittore, come di un perdigiorno. È molto avvilente questa concezione visto che scrivere, dipingere o comporre musica sono attività che richiedono impegno e ingegno oltre che un’altissima dose di talento.

Il fatto che gli artisti abbiano dei tempi differenti di lavoro, non significa che non usino le loro energie. E comunque tutti dovremmo essere grati al loro lavoro visto che ci addolciscono l’esistenza. Se vogliamo è una critica alla società e al modo di fare letteratura di certi autori e con le sue parole taglienti Machen ha cercato di sdoganare lo stereotipo dello scrittore bohémien.

Londra e le sue tenebre

Absolutely True. Written and illustrated by Irving Montagu
Absolutely True. Written and illustrated by Irving Montagu © British Library

La Londra di Machen ha un fascino esoterico al pari di Praga. Ed è il palco perfetto per un’avventura fatta d’inganni, terrori e bugie come quella di I tre impostori. La Londra descritta da Machen è all’apparenza una città normale, ma le insidie del paranormale sono dietro l’angolo e i personaggi ne vengono assorbiti fino a dedicargli tutte le proprie energie vitali.

Parole ascoltate di nascosto, sguardi torvi e case fatiscenti la fanno da padroni in molti racconti e catturano il lettore come un magnete. La nebbia, i fumi, i veicoli che sfrecciano fanno piombare la mente del lettore in un ambiente caotico dove tutto però si ferma a causa del dipanarsi del velo tra visibile e invisibile. La città è come se fosse il ponte tra due dimensioni, ma non per tutti i suoi abitanti, solo per quelli che hanno occhi e orecchie per captare le bizzarre frequenze della vita e della morte.

Ragione versus sentimento

La coppia di personaggi proposta solitamente da Machen è formata da un compagno razionale contro l’altro più aperto al meraviglioso. La dicotomia tra ragione e sentimento però porta il personaggio ostile al bizzarro, all’insolito in qualche modo a ricredersi anche se non completamente.

Questo a mio avviso denota una propensione dell’autore per la dimensione fantastica, che lo ha talmente affascinato da dedicargli le sue opere. La ragione, con le sue spalle di marmo, è costretta a piegarsi davanti alle strane coincidenze, davanti al vento dell’occulto che minaccia di sgretolarla e di gettarla nell’abisso più nero.

Schiavo del mistero

Il lettore approcciandosi con le opere di Machen a mio avviso diventa un vero e proprio “schiavo del mistero”. È talmente affascinate quel detto e non detto, quel rimandare costantemente ai miti, ai feticci agli amuleti, che ritornare alla vita reale è come bere qualcosa senza sapore.

Machen condisce i suoi libri di fascinazioni che danno dipendenza, ricercandole in altri scrittori e in altri titoli. Questa capacità di narrare è davvero notevole. Ho provato la stessa sensazione di dipendenza solo con i grandi maestri del calibro del già citato Howard Phillips Lovecraft, Edgar Allan Poe l’inventore del giallo, Clark Ashton Smith e i suoi mondi negromantici.

I tre impostori risulta un’opera intrigante da leggere tutta d’un fiato per provare una vera scossa di adrenalina. Gli anni passati dalla sua prima pubblicazione non si sentono e posso definire I tre impostori una raccolta di racconti che invecchia bene.

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