frans rossi

Qualche giorno fa abbiamo trattato de Il Malucc un racconto di Franz Rossi sul nostro portale. Come da nostra abitudine abbiamo quindi invitato l’autore a raccontarci qualcosa di più su sé stesso e i suoi lavori.

Ciao Frans, raccontaci qualcosa di te. Quali sono le tue più grandi passioni?

“Ciao, il mio nome è Rossi, Frans Rossi. Sono un nerd, un punk in camicia, un cyborg preistorico, un Avenger col potere dell’invisibilità, un vampiro fobico, un sociopatico socievole, un agente sotto copertina con licenza di scrivere; insomma, sono uno che non dorme mai, legge troppo e, nella sua non lucida follia, entra senza equilibrio nei panni dei personaggi di film e serie tv.”

Sì, lo ammetto, questa scoppiettante introduzione l’ho riciclata dall’articolo di apertura della mia nuova rubrica “MEZZANOTTE NERD”; non me ne pento, sta bene con tutto come il nero, dunque continuerò a riciclarla sino al vomito. Intanto grazie dell’invito, è sempre un piacere violentare dolcemente nuovi blog, siete già nel mio cuore turbato.

frans rossiNasco a Venezia il 26 maggio del 1997, le suore in quel momento recitavano con rigore l’Ave Maria… io urlai. Tuttavia, non credo di essere l’anticristo per questo, tutti i bambini piangono fastidiosamente quando vengono al mondo.

Ero un bel bimbo biondo con gli occhi azzurri, dal carattere solare e creativo, tutto nella norma, più che nella norma… ah, no, dimenticavo, nasco con una gamba in meno. La menomazione congenita che si affezionò al mio corpicino si chiama “Ipoplasia femorale”, presto compresi che non sarei mai diventato un calciatore di serie A, manco di serie B o C se è per quello. Ero diverso, oggettivamente diverso… Dovevo trovare un modo per esprimermi che non prevedesse per forza un’energica corsa dietro a un pallone.

Non ricordo il momento esatto in cui incontrai l’arte per la prima volta… Forse nello studio di mio nonno in garage, dove lui dipingeva. Oppure… la trovai nei chiaroscuri notturni della mia cameretta, laddove la mia fantasia si divertiva a materializzare una realtà differente, nella quale io ero il protagonista, l’eroe, non il reietto, non l’oggetto delle burle altrui. Trovai la mia dimensione nei versi, nella poesia, nella musica, nelle storie fantasy che più fantasy non si può.

Sembrerà una risposta scontata, la mia più grande passione è la creatività in tutte le sue forme, chiaro è che, tra la miriade di sfumature nelle quali essa si palesa, prediligo la scrittura. Sì, mi piace anche mangiare, ingozzarmi letteralmente davanti alla web tv, leggere, leggere, leggere… Mi piacerebbe anche dormire, se dormissi più di tre ore a notte.

Perché la scrittura? Cosa ti ha spinto verso la creatività?

Credo che la scrittura sia un mezzo fondamentale, per come la vedo io uno scrittore dovrebbe essere in grado di sublimare i sogni mediante le parole fino a renderli lucidi e tangibili; mi piace pensare che un lettore possa poi leccare quei sogni, sentirli nella bocca, masticarli, per poi ingerirli e viaggiare con essi all’interno di se stesso.

Le parole sono una forma d’arte davvero particolare: laddove finisce qualcuno di scriverle inizia qualcun altro a renderle vive, leggendo. Non c’è staticità nei testi, sia lo scrittore sia il lettore, tra le pagine, giocano una partita col proprio inconscio. Che idea fenomenale la scrittura creativa! Cacchio, ne sono innamorato.

La creatività è una necessità umana, c’è chi impara a coltivarla e chi invece si abitua a ignorarla il più possibile sino ad assopirla, sino a mischiarla tra i grigi di una vita prestabilita. Io ho scelto di coltivare la creatività, a oggi essa è il mio psicologo, la mia cuoca e la mia amante… In pratica è un’orgia di sensazioni, pulsioni e necessità difficile da quietare.

La creatività è tutto ciò che mi permette di trascendere la mia condizione fisica e psicologica.

Ho già nauseato con tutta questa retorica? Insomma, mi piace scrivere.

Come definiresti il tuo rapporto con l’horror? È il tuo genere preferito?

A spooky female hand protruding from behind a wall
A spooky female hand protruding from behind a wall

Il mio rapporto con l’horror? Ho trasformato il mio peggior nemico nel mio migliore amico.

L’horror letterario ha una peculiarità che raramente la trasposizione cinematografica mantiene: pagina dopo pagina trasporta il lettore sempre più in profondità, nel mezzo delle sue perversioni, brame, singolarità recondite che, sepolte dalla repressione, si esprimono in paure. Ci sono ombre dentro di noi alle quali non diamo voce, socialmente siamo abituati a nascondere tutto ciò che non appare consono, veniamo educati a una determinata scala di valori, a una morale. L’illusione di un equilibrio, l’ostentazione di una stabilità mentale, cela, persino a noi stessi, aspetti del nostro carattere che mai avremmo pensato di possedere. L’horror mi permette in primis di togliere il velo posto dalla morale sociale affinché io per primo possa cogliere maggiori sfumature di me stesso, elaborare i miei traumi, liberare artisticamente i miei feticismi, esorcizzare i miei demoni, arrivare al lato oscuro della forza; ciò avviene sia nelle vesti di scrittore sia in quelle di lettore.

Credo che l’horror necessiti una buona dose di poesia affinché esso riesca a colpire nel profondo; spesso la scarna immediatezza, alla quale siamo abituati noi figli del nuovo millennio, colpisce solo in superficie.

Sì, l’horror è decisamente il mio genere preferito.

Puntualizzo: amo anche i film horror, talvolta mi piace provare semplice adrenalina, senza dover per forza immergermi nei meandri della mia testa bacata… A volte è bello semplicemente farsela nei pantaloni.

Parlaci del tuo ultimo racconto, Il Malucc. Cosa ti ha ispirato a scriverlo?

In “Il Malucc” racconto del maledetto demone della metastasi. La malattia si materializza, diventa un essere senziente, un parassita che si nutre del dolore del suo ospite. Il Malucc è lo spettro del cancro, esiste nell’immaginario dei piccoli protagonisti del racconto, ricoverati nel reparto di oncologia infantile. La fantasia, archetipo dell’infanzia, gioca in questo racconto un ruolo cruciale, scontrandosi con la consapevolezza dell’ineluttabile destino che accomuna i malati terminali; due facce della stessa medaglia nella psiche di un bambino su un letto d’ospedale che tutto merita fuorché la morte prematura.

Il Malucc di Frans Rossi
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Certe tematiche non sono facili da affrontare, avvolte dai tabù sprofondano in quella vasta repressione inconscia. Parlare di malattia e di morte ci ricorda a forza la nostra natura umana… fragile, effimera. Il solo pensiero di parlare di morte prematura, come nel caso del mio racconto, ci fa accapponare la pelle.

“Il Malucc” è un racconto pericoloso, pubblicandolo mi sono chiaramente esposto al possibile, e forse naturale, dissenso dei lettori. Eppure qualcuno deve pur toccare certi temi; di fatto tutta la crudeltà che traspira il racconto ha poco a che vedere con un mio sadismo personale, ha poco a che vedere persino con la fiction… alcuni bambini, purtroppo, muoiono davvero di cancro. Tutta la paura, la speranza, la disillusione presente nei pensieri dei protagonisti de “Il Malucc” è reale… questo sì che terrorizza persino me. Volevo dedicare qualcosa di autentico a quei bambini, a tutti i bambini che per qualsivoglia motivo soffrono. Così decisi di scrivere un racconto per gli adulti, un racconto che potesse spalancare le loro palpebre e mordere i loro cuori affinché, per una volta, tutti volgessero il loro sguardo laddove non si ha mai il coraggio di guardare.

Ci sono malattie che a volte passano in secondo piano come fossero troppo distanti dalla vita quotidiana, come se non potessero mai capitare a noi. Quanto ritieni importante sensibilizzare le persone su temi delicati come il tumore infantile, tema centrale del racconto?

Io fortunatamente non ho questo problema, sono ben consapevole del fatto che certe patologie possano colpire chiunque; sono nato con un’ipoplasia femorale, è una menomazione che interessa una persona ogni duecentomila circa… pensa che sfiga, con le stesse probabilità c’è chi vince al Superenalotto.

Abbattere i tabù è la sfida di molti, è stata ed è la missione di svariati movimenti nel corso della storia; non è cosa facile ma l’arte e la cultura spesso sono utili anche a questo.

Certi timori sono saldamente ancorati al nostro inconscio, forse persino alla nostra memoria genetica… tuttavia, sono convinto che portare alla luce determinati spunti di riflessione, nel corso dei secoli, potrà addirittura influenzare positivamente l’evoluzione umana stessa, svincolando la nostra mente dalle paure più arcaiche.

Nel concreto ritengo sia indispensabile trascurare per qualche attimo la nostra condizione di agio al fine di guardare e agire laddove dimora sofferenza. Nel caso specifico dei tumori e malattie rare è fondamentale supportare la ricerca.

Il Malucc fa parte della raccolta di storie Una moneta una vita. Spiegaci meglio questo nuovo progetto.

Ho deciso di realizzare la mia versione 2.0 dei “Penny blood”, tipo di pubblicazione periodica horror diffusa nel Regno Unito nel corso del XIX secolo.

“UNA MONETA UNA VITA” è una raccolta di racconti horror, fanta-horror, alla quale sto lavorando; come per i “Penny blood”, l’idea è quella di pubblicare le storie con una frequenza mensile e/o bimestrale in formato kindle e, in alcuni casi, anche in formato cartaceo.

FRANS ROSSI “UNA MONETA UNA VITA”

Racconti horror, fanta-horror, al costo di una moneta. Storie di demoni, di strane creature e anomalie paranormali, ambientazioni cupe e postapocalittiche… più una spruzzatina di macabra poesia e di assurdo quanto basta.

Prima de Il Malucc, hai pubblicato un romanzo: Marcio – Il vampiro di Valfiore. Raccontaci la trama.

marcio Sono particolarmente affezionato a questo romanzo,“Marcio” è stato, artisticamente e psicologicamente, l’apertura del mio personale Vaso di Pandora.

Una settimana ogni due anni un particolare canto attira inconsciamente numerosi turisti a Valfiore, laddove si festeggia una fiera in memoria di un amore segnato da una maledizione. La sparizione di un gruppo di ragazzi porterà il detective Nero Merlo dirimpetto al suo destino.

“A Valfiore c’era la neve, delicata scendeva dalle Alpi, a imbiancare i confini tra luce e oscurità, a zittire le spire dell’erba travolta dalla brezza frizzante del nuovo giorno, che colmato dall’alba tingeva la valle di sangue; le candide slavine dall’alto parevano, sedotte, lentamente scivolare all’inferno.”

Nel mezzo del bosco una forza oscura dal corpo menomato consuma le sue perversioni, si nutre di sangue… lo stesso sangue che miscela e decanta, ad unire vissuti, esperienze, emozioni e pulsioni del genere umano. Lui si nutre del Tutto. Giorno dopo giorno la fiera pare spegnersi, nella valle risuona un canto, una frequenza in grado di svincolare l’ego dai corpi dei malcapitati visitatori di Valfiore, i quali vagano vacui, con lo sguardo volto all’interno di se stessi.

«Io non uccido, trascendo.».

“Un’eclissi soffocò il sole, i due bucarono la luna, un raggio deflorò il satellite, quella luce bruciò nel ventre. Il ventre impartì poi l’esplosione della stella. Il vento solare divorò la Terra, la gigante rossa inglobò il suo sistema; Marcio e Angelica ingoiarono il medesimo respiro. L’orgasmo lavò il fuoco. Abbandonati in un corpo comune, gli amanti si percepirono un unico individuo, proteiforme. L’amplesso dissolse qualsivoglia genere di realtà.”

Vi racconto di un arcigno detective, schematico e fastidiosamente scettico. Vi racconto di un amore che muta le forme dell’universo. Vi racconto del sangue che miscela esperienze ed emozioni. Vi racconto della morte e della sua insensatezza, così vi racconto anche della vita. Vi racconto di un canto che permette agli uomini di trascendere. Vi racconto di una valle tra le Alpi da cui nessuno può sperare di fare ritorno… in forma umana.

Un horror che si sazia di trascendenza, un macabro romanticismo vela il raziocinio al quale siamo soggetti… mirando al metafisico.

«Benvenuti a Valfiore, benvenuti in me.»

Quale significato ha per te questo romanzo? Qual è la tua connessione con il misterioso vampiro di Valfiore?

Da sempre mi interrogo sulla reale natura dell’esistenza, ritengo che l’esperienza comune che tutti noi chiamiamo vita altro non sia che pura illusione, una psicosi che ha messo radici nelle frequenze del cosmo. Certo, non sono l’unico a pensarlo, le percezioni prodotte dalla mia instabilità mentale di fatto convergono con i temi proposti dalla fisica quantistica e persino con le antiche filosofie orientali. Non è affatto una novità questo tipo di pensiero. Data la mia ossessione per l’onirica forma di tutte le cose, incarnai il mio pensiero in un personaggio pragmatico, dedito a rendere nel pratico le mie teorie esistenziali. Avevo bisogno di un entità che potesse impersonare alti concetti quantistici e allo stesso tempo un’animalesca brutalità, senza mettersi in contrasto con se stesso; nacque Marcio, il vampiro di Valfiore.

Marcio non si limita a nutrirsi del sangue delle sue prede al fine di sopravvivere, il suo scopo più alto è la trascendenza. Egli accompagna le sue vittime in un’ipnosi impartita dalle frequenze del suo canto, frequenze in grado di mutare la percezione della realtà. Il vampiro decanta il sangue delle sue prede, lascia che le esperienze di ogni essere umano giunto a Valfiore si miscelino con quelle d’altri, si confondano, si amplifichino verso una voluta scomposizione dell’esperienza comune, sino a raggiungere il sapore del Tutto.

Inoltre ho donato a Marcio la mia stessa disabilità – bel dono del cacchio – affinché potesse glorificare, a modo suo, l’imperfezione.

Se dovessi consigliare a un lettore di leggere Marcio, cosa gli diresti? Provaci in una frase!

La reale natura dell’esistenza va ben oltre alla misera percezione dei nostri sensi; abbandona le tue sicurezze, dimenticati dell’etica, dei costrutti sociali, della vita stessa… ci vediamo a Valfiore.

Per concludere, hai nuovi progetti che friggono in padella? Cosa dobbiamo aspettarci?

osselfirCome ho già detto sto lavorando alla raccolta “UNA MONETA UNA VITA”. A proposito, preparatevi perché tra poco più di una settimana uscirà il nuovo racconto “Anomalia Osselfir”.

«Di cosa parlerà il nuovo racconto?», me l’ha davvero chiesto qualcuno o sono state le voci nella mia testa? Bé, se proprio volete saperlo…

Una particolare cometa taglia la volta celeste ogni vent’anni.

Sul pianeta, in concomitanza con l’apparizione dell’astro, si verificano anomalie alle quali la scienza non riesce a trovare spiegazione. Quale oscura forza si cela dietro le insolite moltiplicazioni istantanee della flora e della fauna, i parti gemellari imprevisti, le sparizioni su vasta scala e le morti per duplicazione scheletrica?

“La cometa di Osselfir tagliava il cielo, al centro del firmamento notturno, dominante. Quella notte a mia madre si ruppero le acque. Quella notte nacqui io, due volte.”

Anomalie cosmiche, Entanglement quantistici, dimensioni parallele, anelli temporali… sei sicuro di appartenere a questo universo?

Ok, direi che mi sono preso spazio a sufficienza. Ho centinaia di idee, alcune stanno letteralmente friggendo in padella – immagine davvero horror – tuttavia, ho parlato abbastanza, oggi non dirò altro, promesso!

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