La (controversa) sindrome di Renfield – Vampirismo e dintorni

un avventura di poe di Manly Wade Wellman Quarantena col vampiro

Foto di Devoka da Pixabay

Nel 1992, lo psicologo clinico Richard Noll, autore di alcuni trattati sulla psichiatria di cui due in forte contrasto con Carl Gustav Jung (che personalmente adoro!), oggi professore presso DeSales University di Center Valley, in Pennsylvania, cercò di raggruppare tutti i fenomeni legati ad atti di vampirismo in una “sindrome”, così da spiegarne i meccanismi inconsci e l’evoluzione per fasi. Le diede il nome del servo di Dracula nel romanzo di Bram Stoker ovvero Sindrome di Renfield che a oggi è diventata sinonimo di vampirismo clinico.

Il libro di Renfield. La vera storia del discepolo di Dracula di Tim Lucas - Gargoyles Book
Il libro di Renfield. La vera storia del discepolo di Dracula di Tim Lucas – Gargoyles Book

Ma davvero il dott. Noll è riuscito a spiegare tutte le dinamiche psicologiche e fisiche che portano all’impulso di bere sangue? Assolutamente no!

Anzi, solo pochi tra i casi noti nel vampirismo criminale si rispecchiano nella sindrome di Renfield che Noll elaborò come segue:

  1. Auto-vampirismo: il soggetto scopre di provare piacere alla vista del sangue arrivando a infliggersi piccoli tagli per assaggiarne il sapore.
  2. Zoofagia: l’attenzione si sposta sul sangue di animali, solitamente domestici poiché più accessibili.
  3. Vampirismo vero e proprio: il soggetto cerca di ottenere sangue umano, in modo lecito o criminale.

Il tutto presuppone come fattore scatenante un evento traumatico intercorso durante l’infanzia come l’aver subito o assistito a comportamenti aggressivi e/o abusi, l’essersi feriti o visto persone ferite. Altra imprescindibile condizione per l’individuazione della sindrome è la spinta sessuale derivante dal vedere/toccare o assaggiare sangue. È questa l’evoluzione che il vampirismo clinico compie secondo Richard Noll.

Incongruenze

The Sacramento Vampire: Life of Serial Killer Richard Trenton Chase di Jack Smith
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Se andiamo ad approfondire, però, il modus operandi di famosi serial killer che hanno compiuto atti di vampirismo, non troviamo quasi mai tutte le caratteristiche così basilari per Noll. Solo Richard Trenton Chase, il vampiro di Sacramento, pare abbia attraversato tutte e tre le fasi: autolesionismo da adolescente, atti di vampirismo prima rivolti a conigli e poi alle persone (sei vittime accertate).

Che molti serial killer abbiamo maltrattato animali è fuori da ogni dubbio ma in gran parte non per berne il sangue ma per “semplice” sadismo. Né l’italiano Verzeni, né Elisabeth Bathory, giusto per fare qualche nome, hanno mai praticato auto-vampirismo né tanto meno hanno bevuto sangue animale. Ora c’è da chiedersi: partendo dal presupposto che il dott. Noll sappia che non in tutti i casi di vampirismo, il soggetto abbia attraversato le fatidiche tre fasi, come spiegherebbe la pulsione che alcuni esseri umani hanno verso il sangue a prescindere dalle esperienze infantili e in assenza di scopo sessuale?

 Coincidenze?

Premettendo che non sono una psicologa ma solo una persona che si è documentata per anni sui fenomeni legati al vampirismo, provo a spiegare una mia teoria in merito. Serial killer a parte, negli anni ’90 emergeva, negli Stati Uniti, dalle fila delle subculture goth, un’underground fino ad allora semi- sconosciuto: le comunità vampiro. Esse avevano condiviso, e spesso continuano a condividere, con i movimenti dark/goth, lo stile estetico e filosofico, con una forte eccezione. Molti dei loro membri si auto-dichiarano “real vampires”, persone con un accentuato bisogno energetico che colmano in vari modi tra cui quello di bere sangue da donatori consapevoli e consenzienti.

Premesso che l’America è solo in teoria moderna e liberale, sono convinta che il dott. Noll abbia voluto racchiudere all’interno di un unico calderone tutti quei comportamenti e quelle pulsioni correlate in qualche modo al sangue. In questo modo va a bollarli a prescindere con “sindrome”, malattia psichiatrica e appioppandole il nome di Renfield, il servo, il succube di Dracula, quello totalmente affascinato dal vampiro e che da egli resta deluso. Il sottinteso è chiaro.

Qualunque esigenza tu creda di sentire sei vittima del fascino di qualcosa che è tabù

Il sangue è tabù, punto! Qualunque impeto verso di esso è sbagliato, a prescindere da ogni altra cosa!

Sindrome di Renfield nell’epoca moderna

Un antidoto contro l'ateismo Henry More British Library digitised image from page 217 of "Varney, the vampyre : or, The Feast of blood"
Title: “Varney, the vampyre : or, The Feast of blood”
Author(s): Rymer, James Malcolm, approximately 1814-1884 [person]
British Library shelfmark: “Digital Store RB.23.a.31447”
Page: 217
© British Library

Ho sempre avuto la sensazione che in qualche modo l’origine di questa definizione (sindrome di Renfield) sia circostanziata. Il fenomeno dei real-vampires, le loro comunità via via sempre più esposte sui social, qualche caso di cronaca nera (vedi “Il caso Walsh”), la giornalista scomparsa mentre indagava proprio su una comunità di real vampires), siano correlati.

La Sindrome sembra cercare di contenere il dilagare del fenomeno “vampirismo” nello stigma di patologia psichiatrica, senza se e senza ma. In effetti è un argomento che purtroppo attira varia umanità, specialmente attraverso i social, dall’adolescente che cerca di sentirsi parte di qualcosa di figo a varie tipologie di malintenzionati.  Quindi si, dopotutto il bombardamento mediatico di serie tv e films di vampiri belli, romantici e tormentati, trovo giusto cercare di ridimensionare la curiosità morbosa che si crea attorno a questa tematica.

Un’altra osservazione del tutto personale è questa. Assodato che ingerire sangue è molto pericoloso al punto che in Italia dagli anni ’90 è stata vietata la vendita di prodotti alimentari a base di sangue animale come il sanguinaccio napoletano, va pure detto che in altre parti del mondo questa pratica è ancora in uso. In Kenya, tra i Masai che lo mescolano al latte in una sorta di “superfood”.

Dunque se un popolo geograficamente e culturalmente distante da noi, utilizza del sangue come nutrimento, il commento più aspro, verosimilmente, sarebbe “che schifo” ma nessuno penserebbe di tacciare intere tribù di malattie mentali come avverrebbe di certo se la stessa cosa la facesse un occidentale o un americano.

Non dimentichiamo gli antichi egizi e gli antichi romani che bevevano sangue, umano tra l’altro, nella convinzione di recuperare forza, virilità e gioventù…malati di mente anche loro? È evidente che rispetto a questa discutibile pratica vengono applicati criteri diversi sui quali influiscono religione, cultura e luogo.

Considerazioni Finali

 In conclusione, io credo che per tutto ciò che coinvolge i meccanismi della mente, dell’anima e delle energie, ci sia ancora molto da conoscere ed essendo, ognuno di noi, un’entità unica e irripetibile, generalizzare è sempre sbagliato. Per quanto riguarda il vampirismo clinico, la sindrome di Renfield, visto lo stigma di cui per certi versi giustamente è ammantato, credo che i pregiudizi non debbano ostacolare la ricerca scientifica.

Come sempre la scelta giusta è nel mezzo: non tutti i comportamenti che implicano atti di vampirismo sono di natura violenta, non tutti derivano da pulsioni sessuali. E in tal caso non si tratta di parafilie. Non tutti i casi accertati hanno attraversato le famose tre fasi indicate nella sindrome di Renfield, ma nonostante ciò comprendo la necessità di non idealizzare trasportando nella realtà ciò che solo la letteratura e il cinema sono riusciti ad “umanizzare”. Forse troppo!

Letture pertinenti:

Il libro di Renfield di Tim Lucas
Il libro di Renfield di Tim Lucas
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“Il libro di Renfield, la vera storia del discepolo di Dracula” by Tim Lucas

È lo “spin-off” del romanzo di Stoker, che scava nella psiche del personaggio Renfield utilizzando lo stesso racconto reso da questi al dottor Jack Seward. Un modo per affrontare con un taglio diverso uno dei capolavori indiscussi della letteratura horror, colmandone i vuoti narrativi e alimentandone il mito senza mai attentare all’integrità del testo originale. Un opera che i fans di Dracula non possono assolutamente farsi mancare!

“Sete” by Jo Nesbø

  Due donne vengono uccise nella propria abitazione a distanza di pochissimi giorni, e una terza viene ritrovata ferita sulle scale di casa. A collegare le vittime, il fatto che tutte e tre fossero iscritte a Tinder. E un segno inconfondibile, quasi una firma raccapricciante, lasciata sui loro corpi. Pare che in città si aggiri un killer affetto da vampirismo…

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