Erzsébet Bathory, la contessa sanguinaria – Vampirismo e dintorni

Erzsébet Báthory

Erzsébet Báthory

È impensabile non dedicare, in questa rubrica riservata ai temi del vampirismo, un articolo a quella che è, almeno nell’immaginario comune, la vampira per eccellenza: Erzsébet Bathory.

Concedetemi, però, una piccola divagazione prima di inoltrarmi nella controversa storia di questa nobildonna tanto affascinante quanto crudele. Voglio segnalare un trattamento estetico innovativo che in qualche maniera a lei si ispira, si chiama PRP, acronimo di Plasma Ricco di Piastrine o dall’inglese Plasma Rich Platelet. La procedura consiste nel prelevare circa 30ml di sangue dal paziente stesso, separarne le componenti per ottenere una fiala di plasma che, ricco di piastrine e staminali, verrà iniettata sotto pelle o applicata come maschera viso dopo una dermoabrasione.

Bathory Erzsebet
Bathory ErzsebetUnidentified painterlabel QS:Les,”Pintor no identificado”label QS:Lde,”Unbekannter Maler”label QS:Len,”Unidentified painter”label QS:Lit,”Pittore non identificato”label QS:Lfr,”Peintre non identifié”, Public domain, via Wikimedia Commons

Il fine, naturalmente, è quello di ringiovanire la pelle dagli strati più profondi stimolando la sintesi e la produzione del collagene che con l’avanzare dell’età comincia a diminuire. Questa terapia medico-estetica conobbe la notorietà su scala mondiale quando, qualche anno fa, Kim Kardashian postò sul suo profilo Instagram un selfie in cui mostrava il trattamento appena avvenuto (con tanto di sangue sul viso) ribattezzandolo “vampire facelift”.

Questo si ricollega alla capacità di rigenerazione tissutale profonda insita nel sangue di cui ho scritto un ampio articolo e che in qualche modo, la contessa Elisabeth Bathory, forse, aveva intuito.

Erzsébet Bathory – Tra storia e leggenda

Il contesto storico è quello di un regno di Ungheria pressato dagli Ottomani e in gran parte conquistato dai Turchi, le famiglie nobili d’Europa intrecciavano relazioni fra congiunti nella speranza di non dilapidare gli enormi patrimoni e la severità dei feudatari verso il popolo e i servi sfociava spesso in brutale violenza.

George VI Báthory-Ecsed e Anna Báthory-Somly, cugini di primo grado e genitori di Erzsébet, discendevano da genealogie ungheresi potenti, ricchissime e altolocate che vantavano in famiglia tanti eroi di guerra quanto alti prelati e anche un Re di Polonia, Stefano Bathory. In un’epoca in cui anche molti nobili erano analfabeti, Elisabeth parlava diverse lingue: ungherese, slovacco, greco, latino e tedesco.

All’età di undici anni, venne promessa in sposa a Nádasdy Ferenc, esponente, a sua volta, di una delle famiglie più ricche e potenti del regno. Il matrimonio avviene quattro anni dopo e come regalo di nozze ricevette il castello di Čachtice che sarà testimone delle sue (orribili) gesta e della sua morte. Col marito a combattere i turchi, fu Elisabeth ad amministrare gli immensi possedimenti dei Báthory e dei Nádasdy.

Nádasdy-Nádasd-Fogáras, Franz Graf (1708 - 1783)
Nádasdy-Nádasd-Fogáras, Franz Graf (1708 – 1783) Unknown author Unknown author, Public domain, via Wikimedia Commons

Durante le prolungate assenze del marito, cominciò a godere di relazioni adulterine ed a frequentare il “salotto esoterico” di sua zia Karla e qui entrò in contatto con Darvulia, presunta strega e praticante di negromanzia. Assodato che la crudeltà verso i servitori era, a quell’epoca, pratica diffusa, leggenda vuole che Erzsébet colpì una domestica con la spazzola con la quale la sventurata stava pettinandole i capelli, ferendola e facendo schizzare qualche goccia di sangue sulla sua mano. Complice forse un gioco di luci, nel ripulirsi, la contessa notò che la pelle in quel punto era più liscia, più giovane. Nessuno avrebbe potuto contraddirla e nessuno lo fece.

Con la complicità di quattro servitori più fidati, giovani ragazze venivano attirate nel castello con il miraggio di trovare lavoro e poi sparivano  misteriosamente. Sempre secondo la leggenda, venivano invece uccise per soddisfare il bisogno di sangue della contessa, sicura che questo le assicurasse l’eterna giovinezza. Sempre più calata in questa convinzione, dopo la morte del marito, Elisabeth alzò il tiro, facendo catturare le sue vittime tra le fila della piccola nobiltà locale.

Questa decisione segnò l’inizio della fine. Nel 1610 il re Mattia II° incaricò il nobile György Thurzó di investigare. I soldati che con lui fecero irruzione nel castello trovarono più di una dozzina di ragazzine ancora vive nelle segrete. Ad alcune di loro, per settimane, erano state praticate delle ferite al fine di ottenere il sangue nel quale amava immergersi completamente.  Gli stessi soldati disseppellirono circa cinquanta cadaveri con evidenti segni di torture. I quattro fedeli servitori tra cui la strega Darvulia ed il nano Ficzkó, furono condannati a morte. Elisabeth data l’immunità regia di cui godeva, evitò il rogo, ma fu murata viva all’interno del suo castello dove morì quattro anni dopo.

 “La versione nera” 

A painting of Elizabeth Báthory, a Hungarian noblewoman who according to popular culture regularly bathed in blood
A painting of Elizabeth Báthory, a Hungarian noblewoman who according to popular culture regularly bathed in blood Alex zak, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

È considerata la serial killer più efferata della storia.  Soprattutto se si tiene conto di alcune fonti che arrivano a contare circa 650 giovani ragazze torturate e uccise per mano o per ordine della contessa la quale amava bagnarsi nel loro sangue, o berlo, al fine di conservare un aspetto giovanile.

Nel suo ampio e documentatissimo studio sul mondo degli assassini seriali, il saggista Mario Iannaccone rafforza l’idea di un circolo occulto del quale Erzsébet Báthory era il perno. Egli la descrive come un’occultista dedita a rituali di magia nera che prevedevano l’uso del sangue e l’uccisione di giovani vergini. “L’accademia”, con la quale attraeva al castello ragazze della media borghesia locale desiderose di apprendere il galateo, non era altro che una “corte oscura” in cui spiccava la presenza di un misterioso alchimista noto come Torko.

Dagli atti del processo, a cui Elisabeth non presenziò, emerse che le “prede” venivano torturate ed abusate poi legate a testa in giù e sgozzate. La follia ed il sadismo erano ricorrenti nella famiglia Bathory già dal XV° secolo, come riportano le cronache dell’epoca. I casi di malattie mentali, epilessia ed emofilia si presentavano in maniera ricorrente tra i membri della potente famiglia a causa di frequenti matrimoni tra consanguinei.

 “La versione politica”

Alcuni storici, soprattutto ungheresi, sostengono la teoria secondo la quale la contessa sarebbe stata vittima di una congiura politica volta a distruggerla e a ridimensionare il potere della sua famiglia.

I punti fondamentali su cui si basa questa teoria sono tre:

  • la situazione geopolitica dell’epoca
  • l’aspetto finanziario
  • il carattere delle accuse.

Gabriele Bathory, divenuto Principe di una Transilvania da poco affrancatasi dal dominio asburgico, era desideroso di liberare e riunire le terre ungheresi. Ciò destava preoccupazione a Re Mattia II° perché, qualora Elisabeth Bathory avesse deciso di finanziare tali progetti, suo cugino avrebbe contato su cospicui finanziamenti.

Erzsébet Báthory - illustrazione
Erzsébet Báthory – illustrazione

Inoltre il Re non vedeva di buon occhio la contessa per il grande debito che egli stesso aveva accumulato nei confronti del marito Ferenc per le sue valorose campagne di guerra contro i turchi. Le leggi dell’epoca stabilivano che se ad un nobile fosse stata inflitta la condanna a morte, i suoi possedimenti sarebbero passati alla Corona. Il Re Mattia II° dunque, avrebbe non solo estinto il suo debito, ma assunto il controllo di punti strategici del regno. Fu per questo che le evitò l’accusa di stregoneria da parte del clero, perché con questo tipo di accusa, in caso di condanna, il patrimonio Bathory sarebbe stato confiscato dalla Chiesa.

In quanto alle accuse, esse furono estorte con la tortura e basate su voci riferite. In quanto al presunto diario dove la stessa contessa avrebbe annotato i suoi omicidi, questo non fu mai ritrovato anche se viene citato nei documenti ufficiali del processo che pare fu svolto in maniera frettolosa ed irregolare.

Vittima di un complotto o sadica assassina?

Io credo fermamente che la Contessa Elisabeth Bathory sia stata una donna estremamente colta e intelligente, rispettata e temuta oltre che immensamente ricca. Rimasta vedova rifiutò diverse proposte di matrimonio continuando a gestire i suoi averi in completa autonomia. Una donna scomoda in un mondo dominato dal privilegio maschile come asserisce l’attrice e regista Julie Delpy nel suo film “La Contessa”. Non sapremo mai con certezza chi sia stata davvero, una sadica assassina che amava il sangue o una donna vittima del suo stesso potere?

La mia convinzione è che sia stata entrambe. Nessuna leggenda nasce dal nulla e la verità sta sempre nel mezzo.

Erzsébet visse in un contesto storico brutale in cui la vita umana contava davvero poco, specialmente quella della servitù e la legge, entro certi limiti, era fatta e servita dal feudatario stesso. Il suo smisurato potere le permise di lasciarsi andare al “lato oscuro”, a quel tipo di pulsioni primordiali nascoste in fondo, troppo in fondo alla coscienza per poterne solo ammettere l’esistenza. Ecco allora che si tirano in ballo le “tare genetiche”, meglio la malattia mentale che accettare che un essere umano sia fatto di così tanta ombra.

Castello di Čachtice
Castello di Čachtice

Non voglio dire che nelle Corti d’Europa non ci siano, ancora oggi, malattie dovute alla consanguineità ed è molto probabile che anche Elisabeth ne sia stata affetta, ma il sadismo e la “sete di sangue” a volte prescindono da problematiche mentali.

Credo fermamente anche nel complotto politico. Anche se fosse stata una santa, la posta in gioco era troppo alta e i suoi detrattori avrebbero trovato comunque il modo di gestirla o di eliminarla. La stregoneria, il vampirismo furono solo l’occasione d’oro per smembrare le ricchezze e la postuma memoria di una donna troppo forte per esistere in un mondo di uomini.

Quel che è sicuro è che, vero o no, il mito sulla sua ricerca dell’eterna giovinezza, attraverso il suo fascino, ha raggiunto l’immortalità!

E potrebbe aver, involontariamente, intuito ciò che da molti anni, alcune start up statunitensi stanno studiando con risultati promettenti: il sangue giovane pare sia davvero la chiave dell’eterna giovinezza! 

Il sangue: elisir di giovinezza? – Vampirismo e dintorni

I vampiri bevono sangue per vivere in eterno e per alimentare l’eterna giovinezza. La contessa…

Letture pertinenti

“The Private Letters of Countess Erzsébet Báthory” by Kimberly L. Craft

The Private Letters of Countess Erzsébet Báthory di Kimberly L. CraftA
Kimberly L. Craf
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Oltre 40 lettere e documenti, cenni storici e materiale biografico, molti dei quali sono stati recentemente tradotti, sono presentati in questo libro per la prima volta in inglese. Un modo per intravedere la storia dietro la leggenda.

In questo libro, i lettori ricevono uno spiraglio sulla vita della più controversa nobildonna ungherese, la contessa  Erzsébet (Elizabeth) Báthory. Oltre 40 lettere e documenti che sono stati scoperti recentemente e tradotti per la prima volta in Inglese. Leggi le lettere private di Dama Bathory inviate in segreto ai nobili, scopri come amministrava i suoi possedimenti e assapora la vita per come lei la connosceva. Il contesto storico è allegato così come il materiale biografico. Questo libro è una formidabile fonte per tutti coloro che vogliono scprire il personaggio della Bàthory e sono alla ricerca di informazioni sulla cosiddetta Contessa Sanguinaria.

Il libro è disponibile solo in lingua inglese

“Elisabeth Bathory : Erzsébet Báthory” by Angelo Quattrocchi

Elisabeth Bathory : Erzsébet Báthory di Angelo Quattrocchi
Elisabeth Bathory : Erzsébet Báthory di Angelo Quattrocchi
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Una biografia equilibrata che racconta la reale consistenza del personaggio attraverso documenti storici.

Nata nel 1560 da una delle più illustri famiglie d’Ungheria e moglie di un grande condottiero, morì nel 1614, imprigionata nel suo stesso inaccessibile castello dei Carpazi per decisione del Conte palatino. Prigioniera di fosche magie, di assurde superstizioni, di solitudini sconfinate, di costumi e uomini a un tempo rigidi e crudeli, la contessa aveva seviziato e ucciso innumerevoli donne al suo servizio.L’autore ci conduce nelle sinistre camere di tortura dove perirono molte fanciulle; ci mostra le infelici creature, con le carni denudate coperte di piccoli fori procurati dalle punture di spillo, bruciate da attizzatoi ardenti, tagliuzzate, morse dalle tenaglie; ci fa assistere a scene sconvolgenti dove Erzsébet si scatena, aiutata dalle sue fattucchiere, e urla di voluttà mentre scorre il sangue

“Meglio regnare all’inferno. Perché i serial killer popolano il cinema, la letteratura e la televisione” by Mario A. Iannaccone

Meglio regnare all'inferno. Perché i serial killer popolano il cinema, la letteratura e la televisione di Mario Arturo Iannaccone
Meglio regnare all’inferno. Perché i serial killer popolano il cinema, la letteratura e la televisione di Mario Arturo Iannaccone
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Questo libro analizza il fenomeno da un punto di vista antropologico, sociologico, psicologico e politico, raccontando i casi celebri (tra cui Elisabeth Bathory) riflettendo sull’ansia sociale che hanno determinato, documentando l’interesse dimostrato da registi, scrittori e produttori e il fascino esercitato sul grande pubblico. L’autore accompagna il lettore alla scoperta di coloro che hanno preferito “regnare all’inferno piuttosto che servire in paradiso”.

Negli ultimi quarant’anni il serial killer è diventato sempre più popolare. Protagonista di film, romanzi, graphic novel e serie televisive, nella cultura pop è ritratto come una persona intelligente, astuta e capace, spesso come un vero intellettuale o artista della morte. Eppure le statistiche dimostrano che l’omicidio seriale non è in realtà così frequente come i media e la fiction farebbero supporre. Come si spiega, allora, questa sua presenza sempre più invadente? È una metafora della violenza e della solitudine che affliggono la società contemporanea?

Forse. Ma c’è di più.

Mario Iannaccone svela gli interessi che si nascondono dietro l’uso politico di un fenomeno molto circoscritto, dimostra come fatti di cronaca sanguinari vengano manipolati per rafforzare l’influenza di alcuni gruppi di pressione, e spiega come attorno al serial killer sia stato costruito tutto un mondo al solo scopo di rendere il problema più importante di quanto non sia: dall’istituzione di unità dedicate al suo studio (come l’americana Behavioral Science Unit) alla nascita di nuove figure professionali, quali il prodiere il mindhunter.

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