Picnic storico Ottocentesco

Georges Seurat - Un dimanche après-midi à l'Île de la Grande Jatte

Georges Seurat - Un dimanche après-midi à l'Île de la Grande JatteGeorges Seurat, Public domain, via Wikimedia Commons

Un pomeriggio domenicale soleggiato di metà settembre, un parco ampio, delle tovaglie dove poggiano graziosi cestini colmi di vivande e parasoli, arricchito da musiche e balli. Sembra la descrizione di Una domenica pomeriggio sull’isola della Grande-Jatte di Georges Seurat o Ballo al moulin de la Galette di Pierre-Auguste Renoir. In realtà, si parla del picnic storico Ottocentesco, organizzato dalla Compagnia Nazionale Danza Storica, nel parco di Villa Imbonati (San Fermo della Battaglia, CO) il 18 settembre 2022. Ho avuto l’occasione di parteciparvi e passare del tempo dei partecipanti attivi.

locandina picnic storico
Locandina ufficiale del picnic storico

Ma che dici? Io vorrei che questo ballo non finisse mai!

Angelica Sedara (Il Gattopardo)

La magia del ballo di società

Quante volte ci si immagina di vivere in un’altra epoca grazie alla lettura di romanzi o racconti, alla visione di film o semplicemente all’ascolto della musica? Sicuramente è capitato a tutti di farlo una volta nella vita, soprattutto per assaporare aria diversa dalla realtà quotidiana. Quella realtà che non piace, piena di problemi e di complessità, semplicemente quella da cui si vorrebbe fuggire volentieri. Come si potrebbe definire questo desiderio insito in qualsiasi persona? Alienazione. Ad esempio, oggigiorno molti appassionati di fumetti e serie TV si rifugiano nel mondo del cosplay, il quale gode anche di fiere o eventi specifici sparsi ovunque.

Marco e due allieve
Marco Di Lauro con le sue allieve Anna (a sinistra) e Gaia (a destra)

Alcune persone, invece, si cimentano in un mondo strutturato molto similmente a quello del cosplay: le rievocazioni storiche. L’insegnante di ballo della Compagnia Nazionale Danza Storica e fondatore dell’associazione Magic Mask di Como Marco Di Lauro si esprime: “Secondo me, abbiamo tutti bisogno di sognare. Durante la giornata abbiamo dei lavori difficili o pesanti, c’è chi deve seguire la casa, chi ha dei figli o ha delle preoccupazioni di salute. Credimi, quelle due ore di lezione – tutti me lo dicono – si respira un’altra situazione, si stacca il cervello”.

Entrambi gli hobby menzionati accolgono persone di qualsiasi orientamento religioso e sessuale, genere, fisico ed età, addirittura anche intere famiglie o più generazioni! Roberto, uno degli allievi intervistati (vedere foto in basso a lato, in abito grigio), ha condiviso la sua esperienza: “Circa tre anni fa, mio marito mi diceva che voleva fare il tango argentino. Una volta andai a vedere cosa facesse mio marito e lì vidi la locandina di questo corso di danza storica. Così provai e da quel momento non ne siamo più usciti – ho coinvolto anche lui ed entrambi siamo in questo gruppo!”.
Il Maestro aggiunge: “All’epoca non vi era un canone estetico preciso né un limite che potesse escludere qualcuno dal ballo. Ad esempio, ho avuto un’allieva di 13 anni nonostante la danza sia consigliata a partire dai 15 anni d’età e ho un’allieva di 82 anni. […] Come si può vedere, siamo tutti fisicamente diversi. Nessuno dovrebbe porsi problemi sul proprio corpo a livello estetico perché questa diversità non incide in alcun modo su questa tipologia di danze”.

L’intervista

L’evento in questione è stato proprio una rievocazione storica sull’Ottocento, ricco di vivande, musica e balli di società tipici dell’aristocrazia Ottocentesca, tra cui valzer e rinka. Marco Di Lauro, oltre a organizzare il picnic storico Ottocentesco, ha voluto coinvolgere il pubblico nelle danze, tra cui la sottoscritta, insieme agli allievi.

In quanto sono stata coinvolta in uno dei balli, ho voluto saziare la mia sete di curiosità e intervistare sia il Maestro che alcuni allievi, i quali hanno gentilmente acconsentito sia all’intervista e alla sua pubblicazione che alle immagini scattate da me e ai video registrati dalla sottoscritta.

Il Maestro, con evidente felicità a livelli altissimi nella sua voce

La prima domanda che mi viene in mente è: cosa vi unisce tutti? Cos’è ciò che ha fatto nascere questa passione e, in generale, la creazione di questo gruppo di ballo?

picnic
Qualche postazione con vivande, cestini e parasoli

Nasco come creatore di maschere veneziane e sono da 30 anni che sono sulla piazza di Venezia, conosciuto a livello nazionale.
Il tutto, poi, è iniziato a Roma 10 anni fa. Sono stato invitato al ballo della rievocazione storica del Gran Ballo di Sissi a Palazzo Brancaccio, anche se non sapevo dell’esistenza di questo mondo. Tuttavia, l’Ottocento è sempre vissuto in me. Andai a Roma, immaginai questo mondo in cui la gente un po’ altolocata si avvicinava a questo mondo. Invece, ho incontrato solamente persone come noi. Persone che fanno qualunque tipo di lavoro e poi si innamorano dell’Ottocento e di tutto ciò che è romantico, e danzano. Mi ero trasportato in un istante come in un film. Vedendo tutte quelle persone in uniforme, con quegli abiti, le donne con crinoline e accessori come ventagli e capellini, mi ero chiesto “Ma cos’è questo mondo meraviglioso?!”.
Mi ci sono buttato a pesce e a marzo di ormai 10 anni fa vengo invitato al Gran Ballo del Gattopardo a Palermo. Non avevo mai visto Palermo e vedere questa città in una situazione Ottocentesca mi ha fatto innamorare ancor di più di questo mondo.
Finito il Gran Ballo, il responsabile della Compagnia Nazionale Danza Storica Nino Graziano Luca mi prese sottobraccio, capì le mie capacità e la mia forza, e mi invitò a diventare insegnante qui. Mi disse: “Tu porterai la danza storica in Lombardia“, allora l’ho guardato e ho detto: “Ma cosa devo fare concretamente?“, “Insegnare”. Io ballo fin da quando ero bambino, però da qui, allievo, a insegnante ne passa.
Qualche mese più tardi mi ero chiuso in una palestra per 12 ore e ne ero uscito che non sapevo neanche più come mi chiamavo. Iniziai con 8 amici e finii con 26 persone. Allora fui chiamato da Roma e mi chiesero come abbia fatto. Risposi: “Perché sono me stesso. Sono una persona senza filtri e a cui piace il bello, piace l’eleganza, piace circondarmi di belle persone, mi piace insegnare questo: questa bellezza, questa realtà in cui prendiamo valori dell’Ottocento (il rispetto, l’educazione e il corteggiamento).”

Quali tipi di danza proponete come rievocazione storica? Com’è stata affrontata la danza con la pandemia?Nella danza storica, noi cerchiamo – almeno io e chi insegna – di portare avanti dei valori enormi un po’ dimenticati attraverso delle danze di società. Queste sono delle danze in cui non si balla sempre con la stessa persona e questo è dimostrabile a livello storico. Ad esempio, la principessa Carolina di Francia non doveva ballare sempre col suo consorte, ma poteva ballare anche con tanti altri uomini perché era la protagonista del ballo. Era una cosa che succedeva anche con una contessa o marchesa e tutte quelle che partecipavano a un ballo. Rievochiamo questo con danze sociali, principalmente il valzer.

Pierre-Auguste Renoir, Le Moulin de la Galette
Pierre-Auguste Renoir, Le Moulin de la GalettePierre-Auguste Renoir, Public domain, via Wikimedia Commons

Ultimamente, ci siamo anche specializzati sul periodo napoleonico, quindi il periodo regency, in cui non c’era l’avvento del valzer. Erano danze in cui ci si sfiorava ed vi era più un contatto visivo. Quindi, il metodo di studio è dalle contraddanze scozzesi alle quadriglie contraddanze, anche le mazurche dell’epoca. Molte volte quest’ultime si associano al liscio, ma il liscio è una trasformazione di queste danze. Noi balliamo invece l’Ottocento. Tutto questo è una passione immensa che mi ha portato a crederci sempre di più e ad avere anche 70 allievi prima della pandemia.
Adesso stiamo ritornando. Il motivo per cui io sono venuto a San fermo e organizzato il picnic storico Ottocentesco è proprio questo: fortunatamente, non balliamo più con le mascherine. Abbiamo ballato con le mascherine, non abbiamo mai mollato. Anzi, la Compagnia Nazionale Danza Storica è stata l’unica ad andare avanti con lezioni sia online che in presenza, con le mascherine. Abbiamo dovuto anche destrutturare le danze perché non potevamo toccarci, quindi abbiamo dovuto ballare le contraddanze senza toccarci. È stata una tortura, ma l’abbiamo fatto.

Quanti eventi organizzate annualmente? 

Abbiamo circa 6 eventi solo in Lombardia, organizzati da me, come è stato per il Gran Ballo di Natale 2021 al Teatro Sociale di Como, il Gran Ballo di Sissi in Villa Imbonati e questo picnic storico Ottocentesco.

In base alla propria esperienza, quali sono stati i migliori eventi?

Al Gran Ballo di Natale 2018 al Teatro Sociale di Como Fedora Sorrentino, la responsabile del Teatro Sociale, aveva capito la potenza della danza storica e aveva smontato la platea, via tutte le sedie. Avendo alla fine il teatro vuoto e libero da tutto, avevamo ballato sia nella platea che nel palco come succedeva nel 1850: storicamente, i teatri e le ville d’epoca erano il ritrovo della nobiltà. Per l’occasione, Sorrentino ha fatto scendere la scenografia più antica del teatro, che nessuno conosceva. È stato meraviglioso ballare con quella scenografia alle spalle. Il buffet, invece, era stato allestito nella Sala Bianca del teatro, sala con i lampadari meravigliosi che si vede da fuori. Tra l’altro, il periodo era meraviglioso perché c’era la Città dei Balocchi!
Un’altra situazione meravigliosa è successa a Milano, quando abbiamo ballato al Museo della Scienza e della Tecnica Leonardo Da Vinci. Stavamo ballando il Veleta (valzer di Strauss) e ad un certo punto, mentre guardavo fuori, iniziò a nevicare. È stata una magia, una delle scene che mi sono rimaste ancora dentro!

Ai balli di questo genere, ognuno dei ballerini è libero di indossare un abito qualsiasi che richiami l’epoca o deve seguire degli schemi precisi?

Gli allievi a sinistra, indossano abiti da sera, mentre quelli a destra vestono abiti da pomeriggio

Siccome sono appassionato di storia della moda dell’epoca e creando maschere veneziane da 30 anni, mi sono documentato e ho studiato proprio la moda del periodo.
Analizziamo la situazione qui, al picnic storico Ottocentesco. Ad esempio, Gaia (vedere foto in alto) non sarebbe indicata per quello che abbiamo fatto perché indossa un abito da ballo da sera. Se guardate film come Via col vento Il gattopardo, la moda prevedeva che le spalle delle dame fossero scoperte di sera. Invece, Anna (vedere foto in alto) rappresenta ciò che succedeva nel pomeriggio, una donna coperta: camicetta a maniche lunghe, gonna con la crinolina, guanti, bonnet e mutandone.
Roberto (vedere foto a lato, in abiti grigi) e io (vedere foto in alto) vestiamo un tipico outfit da pomeriggio che indossavano i cavalieri. Invece, di sera gli uomini indossavano il frac o l’alta uniforme.

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