La casa in cima alla collina di Valentina Testi - mockup libro con calice vino

Qualche tempo fa abbiamo recensito La casa in cima alla collina di Valentina Testi. Come nostra consuetudine abbiamo inviato una breve intervista che ci permettesse di conoscere e far conoscere meglio il suo lavoro.

Benvenuta sul nostro portale, per me è un vero piacere averti come ospite di Vampires Tears dopo aver letto e recensito il tuo libro. La prima domanda che vorrei farti è questa: sicuramente questo lavoro: La casa in cima alla collina, è frutto di una forte ispirazione e di vicende auto biografiche. Quando hai iniziato a scriverlo?

Ho cominciato a scriverlo dicembre 2019, a Londra. Ricordo ancora la giornata: tipica londinese, cielo cupo, l’aria frizzante di fine autunno. Mentre camminavo per arrivare alla mia fermata metro, le parole che sono scritte nel prologo del libro, mi sono arrivate alla mente una dopo l’altra, con naturalezza; non le ho cercate, sono nate spontanee e libere, e mi ricordo che mi bloccai in mezzo al marciapiede, presi il cellulare e le scrissi in fretta e furia per non dimenticarle. All’epoca non avevo altro: sono quelle parole e l’idea di scrivere di fantasmi.

La storia mi è arrivata qualche mese più tardi, durante il primo lockdown (quindi marzo 2020), quando mi sono ritrovata praticamente rinchiusa nella camera che avevo affittato, e con tantissimo tempo libero a disposizione. E quando hai tempo libero, i pensieri sono più fitti del solito e hanno spazio per correre liberi. Da lì, è nata poi l’idea di parlare di fantasmi, certo, ma anche di me, della mia storia. Fondere realtà e sovrannaturale.

Te la senti di raccontarci qualcosa a riguardo?

Credo che l’isolamento forzato, abbia spezzato qualcosa dentro di me. Soprattutto mi ha obbligata a guardare indietro, al mio passato, le scelte fatte, mi sono ritrovata in qualche modo costretta a specchiarmi davvero, e non avendo distrazioni o scuse a cui aggrapparmi, non potevo scappare al mio riflesso. È arrivata la domanda: chi è Valentina? Il mio disturbo alimentare è stato re e comandante nella mia vita da quando avevo 13 anni. Tante, troppe scelte fatte, anche quelle più piccole, sono state dettate da lui. Ero troppo occupata a difendermi dalla mia mente e dai miei stessi attacchi, per poter dare veramente spazio a Valentina. Quando il sentimento del rifiuto è quello più persistente, l’unica che cosa che puoi davvero fare è creare uno scudo, evitare più che puoi le ferite, che poi, in verità, sono tutte auto inflitte.

L’isolamento mi ha obbligata a guardarmi davvero dentro, e sicuramente avere quasi 30 anni e non più 13, ha aiutato. Avevo più armi a mia disposizione, forse avevo anche meno paura di quando ero giovane. Ed ero anche molto stanca. Per me era arrivato il momento di trasformare il rifiuto in un sentimento positivo, tutta quelle energia utilizzarla per qualcosa di buono, qualcosa per Valentina.

Parlaci anche un po’ di te non soltanto del tuo lavoro ma soprattutto della tua vita. Chi è Valentina Testi?

Valentina Testi
Valentina Testi

Valentina Testi è una lettrice prima di tutto. I libri sono i miei migliori amici e mi hanno accompagnato in tutte le mie avventure. Il piccolo monolocale dove abito adesso, si sta piano piano riempiendo di libri. Attualmente vivo in una grande città, ma sono cresciuta in campagna, nelle colline toscane. Olivi, olio appena franto, animali, l’erba sotto i piedi nudi, sono la mia infanzia. Quando ho finito la triennale alla facoltà di Lettere di Pisa (Spettacolo e Comunicazione, questo è il corso che ho fatto), sono scappata da quell’infanzia. Sono cresciuta in un piccolo paese e fin da adolescente ho sempre sognato di viaggiare. Uno zaino in spalla e un libro in mano; era questa l’immagine che avevo di me.

A 24 anni ho preso un aereo e sono andata in Australia. Sono rimasta lontana dall’Italia e dalla Toscana per due anni e mezzo. Ho lavorato, ho migliorato il mio inglese, ho visitato luoghi sconosciuti e bellissimi, sono entrata in contatto con culture e tradizioni diverse dalle mie. Sono assolutamente convinta che in quei mesi sia cominciata una trasformazione, una nuova crescita; è stata un’altra forma di università, e lontana dai miei genitori e dai luoghi a me familiari, ho avuto modo di esplorare anche me stessa, capire che cosa ero capace di fare da sola, fuori dalla mia comfort zone.

Ho trovato forza, sicurezza e coraggio. Ho cominciato un percorso nuovo, che sto camminando tuttora.

Ci sono mondi immaginari nella mente di ogni scrittore che possono venire alla luce grazie ai propri scritti, quanto di quei mondi si è riversato in questo romanzo?

In questo romanzo, devo essere onesta, ce ne sono pochi. Ovvero, essendo un racconto che parla di un’esperienza vera e vissuta, è mancato lo spazio per esplorare quei mondi immaginari. Certamente, per quanto la storia sia tratta da fatti reali, tutti i dettagli intorno alla storia di Willa, i personaggi che l’accompagnano, la casa stessa, il passato della protagonista, prendono spunto dall’immaginazione. In questo libro c’è un equilibrio molto preciso fra realtà e fantasia.

Ho amato molto i tuoi personaggi, ovviamente Willow la protagonista mi ha colpito in maniera molto profonda, ma per te quale di tutti i tuoi figli letterari pensi sia quello meglio riuscito?

La casa in cima alla collina di Valentina Testi
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Willow è il personaggio che più mi ha reso nervosa, che più mi ha sfidato.

Quando ho cominciato a scrivere questo libro, mi sono ripromessa di essere il più onesta possibile, proprio perché volevo parlare di temi difficili, e Willow è quella che ha dovuto prendere su di sé tutta la responsabilità. Attraverso di lei, io ho potuto raccontare la mia storia, ma per poterlo fare, avevo bisogno di diventare coraggiosa. I pensieri e le parole della protagonista, sono lo specchio dei miei pensieri e delle mie parole.

Ma non è solo lei, a portare su di sé questa responsabilità; anche il fantasma rispecchia una profonda e personale verità. Le offese e le accuse e le parole che lo spettro usa contro Willow, sono specchio del dolore che io stessa mi sono auto inflitta. La donna e il fantasma sono un’entità unica, in realtà. In loro due ho riversato tutto il mio coraggio, il mio passato e il mio profondo disagio, quindi penso che la loro dualità, questa coppia a metà fra reale e sovrannaturale, siano il mio personaggio meglio riuscito.

Dal finale, ho sperato che scriverai un sequel, ma immagino che invece lascerai che rimanga una storia autoconclusiva o mi sbaglio?

No, per me questa storia finisce qui. Willow ha cominciato un nuovo percorso, alla fine del libro, ha deciso di intraprendere una nuova strada, e quindi conoscere nuovi lati di sé, esplorare nuove versioni di se stessa. Io e Willow siamo sullo stesso sentiero, adesso. Abbiamo ricominciato. Quindi la storia che arriva dopo la fine di questo libro, ancora non la conosco, perché la sto esplorando anche io, proprio adesso, ogni giorno.

Quale dei grandi autori del passato o di quelli contemporanei hanno ispirato il tuo lavoro e ti hanno fatto appassionare al mondo della scrittura?

Alice nel paese delle Meraviglie, Peter Pan, questi sono i libri che da bambina mi hanno convinto che la lettura è quasi come un potere magico. Ma prima ancora di imparare a leggere, avevo mio padre che mi raccontava storie prima di andare a dormire. Avevo un grande libro di favole, pieno di illustrazioni, e ogni sera lui ne sceglieva una e cominciava a leggere.

Poi sono cominciate le elementari, ho imparato a riconoscere le lettere, e i libri sono diventati il mio pane quotidiano. Storie fantasy soprattutto; quando è uscito Harry Potter io ero solo di un paio di anni più giovane dei protagonisti. Nuovo anno, nuovo libro, quindi sono diventata adolescente insieme a Harry, Ron e Hermione. Poi mi sono avventurata nei mondi di C.S. Lewis, con Le cronache di Narnia. Ho divorato la serie di Terry Goodkind La spada della verità.

intervista a manuel sgarella - libro
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Sono una fan di Paulo Coelho; i suoi romanzi sono particolari, e non per tutti, ma Veronika decide di morire resta tutt’oggi uno dei miei libri preferiti.

Lo scrittore a cui più aspiro, nei miei giorni presenti, è Stephen King. Lui è un vero e proprio cantastorie, i suoi romanzi sono ricchi di dettagli, e lei sue storie possono essere terrificanti e sovrannaturali, ma al tempo stesso parlano del quotidiano, delle piccole cose, di persone vere. It e Il miglio verde sono due libri che assolutamente ho amato. Mi piace molto anche Lisa Jewell, una scrittrice inglese di thriller, i suoi libri non sono mai banali o scontati, e il suo metodo di scrittura per me è una meraviglia.

Un altro romanzo che mi salta alla mente è Chiamami col tuo nome di André Aciman, una storia di scoperta e di amore, che mi ha lasciato stordita. Ma sono tante le storie che ho letto, dai romanzi d’amore ai romanzi horror, che hanno fatto parte della mia crescita personale e che mi hanno fatto innamorare della scrittura.

Cosa consiglieresti agli autori esordienti che lottano per farsi strada nel mondo editoriale italiano?

Un consiglio che mi sento di dare, e che uso anche con me, è di continuare a scrivere per se stessi, in primo luogo. Ovvero buttare giù storie che pensiamo siano più accattivanti per il mercato editoriale, ma che non sentiamo nostre, raramente hanno dei veri risultati. Quindi scrivete la storia che volete raccontare, anche se poi a leggerla sarete solo voi. Scrivete la storia che voi vorreste trovare fra le mensole di una libreria. E non importa se ci saranno tanti no e rifiuti, lungo il cammino.

Quello che ho imparato sulla mia pelle, è che scrivere mi rende felice, elettrizzata; sono in prima fila con i miei personaggi, curiosa come loro di capire cosa succederà, di vedere il finale. Si scrive per creare emozioni, con la speranza che queste emozioni siano condivise con altri, con i lettori, ma quelle emozioni sono nostre prima di tutto, appartengono a noi scrittori, e con esse cresciamo, maturiamo, ci conosciamo meglio.

Quindi che il divertimento e la gioia siano di voi scrittori intanto, e poi, poi non arrendetevi mai.

Puoi svelarci qualcosa dei tuoi prossimi progetti editoriali? Hai già qualche nuova storia in mente?

Al momento sono un po’ ferma. Ovvero, ho un’idea che mi frulla in testa da un po’ ma è ancora troppo vaga, deve prendere forma. E chissà, probabilmente accadrà come è successo con ‘La casa in cima alla collina’, in una giornata tipica londinese, mentre cammino per andare alla fermata della mia metro, questa idea diventerà una vera e propria storia.

Grazie di cuore per essere stata con noi e continua a farci sognare con i tuoi libri.

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