Scoring The End Of The World: recensione nuovo album dei Motionless In White

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Il 10 giugno 2022 è stato rilasciato dalla Roadrunner Records il nuovo album dei Motionless In White: Scoring The End Of The World. Preceduto dai singoli Masterpiece e Cyberhex, le tredici tracce si fondono in un perfetto connubio di industrial/digital e hardcore.

Recensione

Scoring The End Of The World

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In questo nuovo lavoro i MIW hanno scelto di distaccarsi da ciò che rendeva altalenante il ritmo dei loro album precedenti, per dare nuova forma ai testi delle canzoni e in qualche modo renderle più martellanti, più indelebili. Con una spinta verso l’elettronica e l’uso persistente della tastiera, hanno creato uno stile unico che si scioglie nel cantato melodico di Chris. Sembra quasi di ascoltare i residui alla “fine del mondo”, citando parte della traccia principale, dove l’umano si fonde con la macchina.

Scoring The End Of The World, pubblicato con la collaborazione di Mick Gordon (compositore e musicista australiano), è l’ultimo singolo dell’album nonché titolo di punta. Possiamo definirlo il pezzo forte, che mescola tastiera e batteria creando un fondo da “ultima guerra” che ben accompagna il testo, in cui il desiderio di non arrendersi, di combattere, si fonde con “l’alba di una nuova era” che usa le parole e la musica come arma di difesa.

E per i Motionless In White sembra proprio l’inizio di qualcosa di nuovo. Un percorso che vede la loro storia musicale attorcigliarsi al passato ma puntare verso il futuro.

Le tracce

Facciamo un passo indietro e dopo aver analizzato l’ultimo brano dell’album, torniamo al primo della lista. Scoring The End Of The World si apre con il singolo Meltdown. In questo pezzo il ritmo è incalzante, quasi psichedelico, e il brano ci parla di apocalisse, di tracollo inevitabile verso la fine. È un testo provocatorio, il cui ritornello brucia le tappe e ci spiega quale sarà il tema dell’intero album.

Le tracce successive sono Sign Of Life e Werewolf; la prima concentrata sul melodico, sulla voce pulita di Chris che ben si armonizza con gli strumenti, mentre la seconda con qualcosa di dark, vagamente alla Michael Jackson, un ritmo più basso e costante, quasi soprannaturale proprio come un “lupo mannaro”.

Nel centro troviamo Porcelain e Masterpiece, che cambiano rotta e fanno una riflessione interiore. Più cupe, si concentrano meglio sul suono della batteria e del basso elettrico. E troviamo anche Slaughterhouse, in collaborazione con Bryan Garris (lead vocals dei Knocked Loose), e Cause Of Death, in cui il growl di Chris esce allo scoperto per spalmarsi lungo tutto il brano in alternanza con il melodico, secondo il suo stile personale.

We Become The Night dà respiro all’ascolto; potremmo definirlo un pezzo fuori dal coro, che attira l’attenzione, ben cadenzato. Segue Burned At Both Ends II che insieme a Cyberhex scende in picchiata e si fa offuscato, il ritmo rimane alto ma allo stesso tempo decadente, mostrando il lato più heavy dell’album.

Corpse Nation suona la campana di Halloween, una nuova “trasmissione dall’oltretomba”, oscura, che risveglia l’orrore con una “Nazione Cadavere”. E infine concludiamo con Red, White & Boom, in collaborazione con Caleb Shomo (voce del gruppo Beartooth), che fa scintille prima di chiudere con Scoring The End Of The World.

Conclusioni

Con queste tredici tracce i MIW hanno dato una svolta significativa al loro stile. Pur mantenendo influenze diverse, hanno saputo creare una corrente unica, un flusso di canzoni che segna la loro crescita musicale. Ancora una volta lasciano una legione di fans entusiasti e aumentano le aspettative di ciò che potranno fare in futuro.

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