I licantropi dell'Irpinia

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Il sud Italia è particolarmente ricco di leggende che narrano di creature misteriose, amori maledetti e accadimenti inquietanti, ma l’Irpinia, area che definisce la provincia di Avellino, è nota soprattutto per le storie sui “pumminali” ovvero i cosiddetti lupi mannari o licantropi dell’Irpinia.

Non è difficile farsi raccontare dagli anziani del luogo storie nemmeno tanto antiche riguardo i licantropi dell’Irpinia che loro chiamano anche “pampanari”, altro termine dialettale che deriva da “pampene” cioè fogliame.

La storia dell’Irpinia comincia con una leggenda: un lupo che in occasione della “ver sacrum” o primavera sacra, condusse in Irpinia i primi abitanti.lupo mannaro circondato da lupi

Il loro nome deriva da “Hirpus” che significa lupo e incarna il lato oscuro presente in ogni uomo che quasi sempre è ignorato o rinnegato.

La figura del lupo è così radicata nell’immaginario popolare da essere adottata già nel 1912 dalla squadra calcio della città di Avellino.

Tanti sono i luoghi che si vantano di essere culla dei lupi mannari, in particolar modo tutti i paesi del Vallo di Diano e dell’Alta Irpinia.

Spiccano Calitri e Cairano, riprese anche da Capossela, che parla del “pumminale” e da Carlo Levi, nel suo “Cristo si è fermato a Eboli” in cui descrive uomini affetti da licantropia.

Senza dimenticare Mercogliano dove la nascita del monastero, seppur non legata direttamente ai licantropi, richiama la figura del lupo e di San Guglielmo che ammansì la terribile bestia.

Lupi mannari e amori maledetti

L’origine di questa leggenda è contesa tra le città irpine di Cairano, Mercogliano e Avellino ma posso assicurare che è una storia che tutti conoscono e tramandano con convinzione.

Io l’ho ascoltata molti anni fa dalla mia nonna paterna, di origini avellinesi.

Una ragazza si innamorò, corrisposta, di un uomo affascinante e misterioso che viveva da solo nel bosco.

Contro il parere di tutti, familiari compresi, i due si frequentarono fino a sposarsi, andando a vivere nella capanna di lui.

licantropi e amori maledetti
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Tutto andava a gonfie vele solo che una volta al mese lo sposo avvertiva la moglie che la notte non sarebbe tornato a casa e che lei avrebbe dovuto aprire la porta solo all’alba, dopo aver udito bussare tre volte.

La ragazza così fece per mesi, forse anni, fino a quando una notte presa dal sonno profondo sentì bussare ma non fece caso al segnale convenuto e aprì.

Un grosso animale, un lupo nero la attaccò mordendole al collo uccidendola.

Il giorno dopo, il marito, tornato in sé e resosi conto di ciò che aveva fatto, si tolse la vita.

Una versione diversa di questa storia racconta che la giovane sposa confidò la strana abitudine del marito a una amica e questa la indusse a seguire l’uomo per comprenderne il segreto.

La donna nel fitto bosco morì sbranata da un grosso lupo.

Inquietanti incontri notturni

La storia dei due sposi, persa ormai nelle pieghe del tempo è come se appartenesse a tutti e a nessuno confermando quanto la figura dei licantropi dell’Irpinia sia radicata nell’immaginario collettivo.

Tra le vecchie generazioni c’è ancora chi, in Irpinia, è disposto a raccontare di più.

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Foto di Daniel Nebreda da Pixabay

Sono panettieri, ferrovieri, guardiani notturni coloro i quali affermano che tornando a casa o recandosi al lavoro prima dell’alba, sono stati inseguiti da “un cane particolarmente grosso”, o da un lupo rabbioso che, stranamente, ha arrestato la sua corsa a un quadrivio.

Qualcun altro racconta di essersi sottratto all’animale salendo dei gradini, ne bastano tre per disorientare la bestia.

I licantropi dell’Irpinia – il folklore  

Secondo il folklore locale, il lupo mannaro è colui che ha sfidato il Signore nascendo la notte di Natale o chi, suo malgrado, è stato oggetto di un rituale battesimale incompleto o ancora, chi è stato maledetto.

lupo mannaro o licantropo
Foto di Viergacht da Pixabay

Sotto l’influsso della luna piena questi sente un calore irresistibile salire lungo tutto il corpo e deve strapparsi i vestiti e cercare refrigerio in pozzanghere o corsi d’acqua.

L’ululato è un lamento, uno sfogo a tali sofferenze. Il primo rimedio, se ci si imbatte in un lupo mannaro, è colpirlo con l’argento.

Suggeriscono i racconti popolari, di scappare verso un crocevia dove il lupo mannaro resterà paralizzato.

Per innescare la trasformazione inversa, secondo le nonne irpine, bisogna invece riuscire a pungerlo con un oggetto metallico, preferibilmente un chiodo, assicurandosi che fuoriescono almeno tre gocce di sangue.

Chi riesce a fare questo, pare liberi per sempre il licantropo dalla sua condizione diventandone il padrino (‘o cumpare) e avendo da lui gratitudine e rispetto eterni.

Per ritardare la trasformazione mensile invece sembra possa essere utile bagnarsi in acqua fredda e zolfo.

Credenze popolari del passato? Per nulla…

La notizia è del 29 gennaio 2021, nei comuni di Val Rezzo e Brugnolo in provincia di Como, accadde un fenomeno alquanto strano:

molte persone riferirono di aver sentito, di notte, rumori sui loro tetti e la mattina dopo constatarono la presenza d’impronte di piedi nudi sulla neve gelata e pezzi di legno lanciati sui terrazzi sottostanti.

Si scartò l’ipotesi di un animale selvatico poiché le impronte erano umane e i residenti affermarono che raggiungere i tetti è possibile solo attraverso lunghe scale esterne o dai solai.

strane impronte sul ghiaccio
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Chi salirebbe, quindi, di notte, rischiando di scivolare dai tetti spioventi, e perché?

Nelle due notti incriminate c’era luna crescente, quasi piena, tra gli abitanti si fece strada l’ipotesi della presenza di un lupo mannaro.

“Sono stato avvisato al mattino da alcuni vicini, raccontò Piermario Cremella che a Buggiolo ha la casa, mi sono incuriosito, pensando tuttavia a qualcosa che potesse avere una spiegazione logica.

Ma quando sono salito fino al margine del tetto di casa mia, mi sono dovuto ricredere: ho notato, infatti, delle orme nella neve che lo attraversavano.

Orme non lasciate da scarpe; e sul balcone sottostante, anch’esso ancora innevato, c’erano dei pezzi di legno buttati dall’alto”.

Come riferisce l’articolo della Provincia Online, i tetti “visitati” furono cinque e la luna crescente e quasi piena non poteva non evocare l’ipotesi della presenza di un licantropo.

Ora, dimentichiamo solo per un attimo i licantropi dell’Irpinia…

Che conosciate o meno qualcuno nato da quelle parti il 25 Dicembre, sono abbastanza tranquilla nell’assicurarvi che molto probabilmente non si tratta di un lupo mannaro.

Tuttavia, per estrema sicurezza, forse sarebbe meglio non aprir loro la porta a meno che non bussino esattamente per tre volte: non una di più, e non una di meno.

Almeno, durante le notti di luna piena…

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