Non disturbare il sonno dei morti di Ernst B. S. Raupach

Non disturbare il sonno dei morti è un racconto attribuito a Ernst Benjamin Salomo Raupach la cui storia letteraria è però alquanto singolare. Lo ripubblica ABEditore in un formato piccolo ed elegante, curato nei minimi dettagli così come è da abitudine per questa casa editrice.

È una storia che parla di dolore e della non accettazione del lutto. Una storia dove la Nera Signora incide come una coltre scura e nera sulle vicende narrate e sembra dare maggiore tormento ai vivi che ai morti. Una narrazione dove il desiderio di ciò che si è perduto riesce ad abbattere ogni barriera e ogni etica.

Tu cosa saresti disposto a fare per riavere accanto un amore perduto?

L’ammonimento è flebile e allo stesso tempo martellante, è il suono di un tuono che squarcia la notte e l’eco che si porta dietro: Non disturbare il sonno dei morti.

Non disturbare il sonno dei morti – Trama

Walter è terribilmente afflitto dal ricordo della moglie perduta. Nonostante ora sia riuscito a costruire una nuova famiglia con Swanhilda, una donna che lo ama e che gli ha donato due meravigliosi fanciulli, il ricordo di Brunhilda è così vivo che ancora la notte si reca alla sua tomba a piangerla desiderando che torni da lui per poterla stringere ancora.

Ma i desideri a volte rischiano di farci dimenticare che ciò che è morto dovrebbe rimanere tale e che non è buona impresa disturbare il sonno dei morti.

Premessa

Sebbene in passato non sia mancata la popolarità a questo racconto, celebrato a più riprese in antologie e saggi affini alle tematiche gotiche – e correttamente riconosciuto come uno dei primi racconti di vampiri della letteratura occidentale, invero probabilmente superato dal solo “Der Vampir” d’Ignaz Ferdinand Arnold (1801) – “Wake Not The Dead!” è accompagnato da una storia assai travagliata per quanto riguarda l’attribuzione della paternità dell’opera.

Non disturbare il sonno dei Morti di Ernst Benjamin Salomo Raupach
Non disturbare il sonno dei Morti di Ernst Benjamin Salomo Raupach
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Nello specifico, questa è stata spesso erroneamente attribuita all’autore tedesco Ludwig Tieck (1773-1853), equivoco ripetuto e diffuso al grande pubblico da Peter Haining nella sua riproposizione in lingua inglese con il titolo alternativo di “The Bride of the Grave” contenuta nella celebre raccolta Gothic Tales of Terror del 1972. Nonostante tra gli studi tedeschi di fine XIX secolo non vi fossero dubbi che la storia originale “Lasst die Todten ruhen!”, comparsa sulle pagine del Minerva.

Taschenbuch für das Jahr 1823, fosse indiscutibilmente opera del tedesco Ernst Benjamin Salomo Raupach (1784-1852), l’errore di attribuzione pare essersi generato in concomitanza con il buon successo della traduzione in lingua inglese, considerando che tale mistificazione a favore di uno degli autori romantici più apprezzati della Germania appare specialmente antologizzata tra gli studi e raccolte britanniche e statunitensi.

Non vi sono tuttavia dubbi sulla paternità dell’opera; in particolare il racconto appare correttamente attribuito a Raupach da Karl Goedeke nel suo compendio di letteratura tedesca Grundriss zur Geschichte der deutschen Dichtung (1905), così come da Stefan Hock nel suo libro Die Vampyrsagen und ihre Verwertung in der deutschen Literatur (1900), che pure ne cita la fonte come il Minerva. La prima traduzione in lingua inglese, a cui va certamente riconosciuto il merito della buona diffusione al pubblico, appare sempre nel 1823 nell’antologia Popular Tales and Romances of the Northern Nations, raccolta in cui gli autori non sono riportati in coincidenza delle singole storie, bensì citati in prefazione come presenti nella raccolta – che appunto comprendeva Tieck come autore di “Der blonde Eckbert”.

Tale raccolta è menzionata anche da Haining come fonte della prima versione del racconto in lingua inglese, offrendoci dunque la probabile soluzione di tale equivoco.

Recensione

in un cimitero di Eando binder
Foto di Richard Mcall da Pixabay

Non risvegliare il sonno dei morti è come detto un racconto breve che esprime prima di tutto il profondo dolore del lutto e la non accettazione della perdita della persona amata. Completamente accecato dai propri sentimenti, il protagonista non riesce a scorgere né apprezzare quanto la vita gli offre e gli pone davanti. Per quanto la nuova moglie Swanhilda sia una persona dolce e gentile che cerca in ogni modo di sostenere il marito, per quanto i figlio siano dei bambini perfetti in ogni inclinazione che possa prendere il termine, Walter non riesce a trovare che difetti in questa sua vita. E ogni cosa perde di valore di fonte al ricordo della defunta Brunhilda reso ancora più dolce dalla fantasia e dalla malinconia di una vita che si è spenta troppo presto.

In questo senso l’attaccamento di Walter è quasi morboso. O meglio a tutti gli effetti lo è, perché non gli permette di proseguire con la propria vita. In un certo senso resta fossilizzato in un passato che non ha più nulla da offrire, vuoto e freddo come la morte stessa.

Esoterismo, vampiri e necromanzia

A riportare in vita il corpo della povera Brunhilda non è, in questo caso, il bacio di un vampiro bensì l’incantesimo di uno stregone. Uno stregone che, bisogna precisare, nemmeno voleva eseguire l’incantesimo di risvegliare una morta dal sonno al quale ella appartiene.  Piuttosto la sua intenzione era proprio quella di ammonire l’uomo di quanto quel suo attaccamento sia sbagliato. E più e più volte gli ripete l’ammonimento che da il titolo all’intera opera:

Non disturbare il sonno dei morti.

Non disturbare il sonno dei morti di Ernst B. S. RaupachLa donna che si rialza dalla tomba ha dunque l’aspetto della sposta perduta, ma si può dire davvero che sia la stessa persona? È molto probabile, in effetti, che lo spirito ormai non abbia più nulla della vecchia Brunhilda. È fredda, quasi priva di qualunque sentimento, spietata e l’unico che sembra non notarlo è proprio lo sposo che sembra essere completamente avvolto dal suo incantesimo. Sono indissolubilmente legati l’uno all’altra in quanto soltanto grazie a Walter è stato possibile compiere la magia e Brunhilda stessa esiste proprio in virtù di quel desiderio. E dunque la sua maledizione è una maledizione dettata da quell’amore che diventa ossessione e che ha alla base qualcosa di marcio e putrescente.

Considerazioni finali

Non disturbare il sonno dei morti è un racconto breve, ma sicuramente che possiamo definire di grande impatto. Sicuramente consigliato a chi ama atmosfere un po’ gotiche e quelle storie dove i mostri fanno il loro lavoro di mostri e non devono dare nessuna spiegazione per questo. Una storia di fantasmi che può trovare la sua rappresentazione allegorica proprio nel sentimento di quel lutto che non permette di trovare pace, troppo legato ai ricordi del passato da distruggere ogni traccia del futuro.

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