Il tempo dell’odio di Antonio Lanzetta: una finestra su una pagina nera della storia italiana

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Il tempo dell’odio è il nuovo romanzo di Antonio Lanzetta distribuito da La Corte Editore. Il racconto si colloca nel genere storico, ma anche di formazione e ci porta indietro nel tempo negli ultimi anni della seconda guerra mondiale, giusto poco prima dello sbarco degli alleati in Italia.

Il tempo dell’Odio – Trama

Cilento, estate del 1943.

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Il tempo dell’odio di Antonio Lanzetta
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Michele ha quattordici anni e vive con la madre e le sorelle in un casolare isolato. È tardo pomeriggio quando, di ritorno da una giornata di lavoro nei campi, vede una camionetta di fascisti sulla strada che lo porta a casa. Capisce subito che sta accadendo qualcosa di terribile e, sentendosi impotente, si nasconde in mezzo ai cespugli. Mentre le donne urlano disperate, Michele viene scoperto e per non essere ucciso è costretto a scappare nel bosco.

Per Michele questo evento segna la fine dell’adolescenza, l’incontro con la brutalità e la violenza.

Comincia un viaggio iniziatico all’insegna della vendetta, dell’odio e del desiderio di trovare le sorelle che sono state rapite. Ferito e sconvolto viene accolto da una vecchia vicina che lo cura offrendogli un nascondiglio. Nel frattempo scopre che anche altre ragazze del paese stanno sparendo. Giovani donne strappate alle loro famiglie.

Chi si cela dietro tutto questo e che fine fanno le vittime? Sono i giorni che precedono lo sbarco degli alleati a Salerno e i nazisti sono fuori controllo. Sono loro i responsabili?

Michele si unisce a un gruppo di briganti, guidati da un uomo misterioso che si fa chiamare Teschio, che gli mostrerà il loro particolare codice criminale e gli insegnerà il valore dell’onore. Insieme a loro scoprirà una terribile verità.

Recensione

Il tempo dell’Odio non è un romanzo particolarmente lungo eppure allo stesso tempo è abbastanza complesso da trattare.  Scritto in prima persona, tratta di temi così vicini che ancora oggi sono profondamente legati alla nostra cultura e proprio per questo diventano difficili da giudicare con una certa distanza storiografica.

Siamo nel 1943. Il 9 luglio di quello stesso anno gli alleati sbarcheranno in Sicilia infliggendo un duro colpo al regime fascista. Mussolini verrà destituito poche settimane dopo, il 25 luglio, e rimpiazzato dal generale Badoglio. Nel frattempo gli alleati continueranno ad avanzare. Il 9 settembre di quello stesso anno raggiungeranno finalmente Salerno.

La guerra non è tempo per essere bambini

Avevo quattordici anni quando sparai per la prima volta in faccia a un uomo.

È passato molto tempo da allora e le cose che ho fatto, le cose brutte che sono stato costretto a fare, mi hanno cambiato per sempre.

Il tempo dell’Odio – Antonio Lanzetta

Scugnizzo Foto scattata in Italia da oltre 20 anni, non artistica, a copyright scaduto. Si tratta di Gennaro Capuozzo, un piccolo grande eroe caduto in guerra mentre lanciava in bomba a mano verso un carroarmato tedesco. Alla madre fu data la medaglia d'oro d'onore per questa impresa storica.
Scugnizzo Foto scattata in Italia da oltre 20 anni, non artistica, a copyright scaduto. Si tratta di Gennaro Capuozzo, un piccolo grande eroe caduto in guerra mentre lanciava in bomba a mano verso un carroarmato tedesco. Alla madre fu data la medaglia d’oro d’onore per questa impresa storica.
L’utente che ha caricato in origine il file è stato Inviaggio di Wikipedia in italiano, Public domain, attraverso Wikimedia Commons

La vita, soprattutto in anni come quelli, è qualcosa di veramente strano. L’uomo cerca sempre di preservare una sorta di zona di normalità, anche nelle situazioni avversi. Questo è ciò che ci rende umani. Le piccole cose, il profumo del bucato appena lavato, i campi, la voce di una donna che canta al mattino mentre prepara la colazione.  Poi qualcosa cambia, si spezza, va in frantumi. È un istante che è quasi tangibile.

Per Michele quell’istante comincia nel momento stesso in cui vede una camionetta delle camicie nere percorrere la strada che lo avrebbe portato a casa. L’istante in cui vede sua madre e le sue sorelle minacciate dai fascisti, l’istante in cui sentirà le urla delle donne provenire dall’interno della casa. Il peso stesso dell’impotenza nell’essere un ragazzino di quattordici anni con solo un sasso nella mano contro quattro uomini armati. Il momento in cui ritrova il corpo della madre penzolare da un albero. E tutto il peso di quella promessa fatta a suo padre di essere l’uomo di casa. Un bambino non dovrebbe essere l’uomo di casa eppure la guerra porta anche a questo.

L’infanzia sparisce per sempre e Michele è costretto a crescere catapultato in un mondo di orrore e di violenza. E di vendetta. Una vendetta che cresce lentamente e si consuma e lo consuma. Perché la violenza chiama altra violenza e permette all’odio di divorare ogni traccia di umanità.

I sistemi brutali si fondano sull’ignoranza

Quando andiamo ad analizzare la figura delle camicie nere che vengono mostrate all’interno del romanzo ci rendiamo subito conto che hanno alcune caratteristiche in comune. Tutti loro erano già uomini violenti prima ancora di entrare a far parte del regime. Spesso sono ignoranti, traggono la loro forza dal potere  che è stato messo nelle loro mani. L’autorità di poter utilizzare la violenza e la forza di essere in un gruppo contro individui più deboli e disarmati.

Le camicie nere tracciano una profonda linea di confine fra quelli che una volta sono stati persone che hanno fatto parto della stessa comunità a cui appartenevano. Persone che hanno conosciuto da bambini, persone con cui hanno seduto alla stessa tavola. Il potere annulla ogni legame, il potere traccia linee e alimenta ancora una volta la violenza.

Storie di Eroi e di Briganti

La figura del Teschio, così come quella degli altri briganti che compaiono all’interno della storia apre un’altra finestra su uno spaccato di storia italiana. Sebbene il termine “brigante” potrebbe far pensare a una connotazione negativa bisogna tenere conto del contesto storico culturale.

Partigiani della divisione Cichero al Passo della Forcella
Partigiani della divisione Cichero al Passo della Forcella
Cadulu, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Qualunque forma di contrasto al regime, di fatto, poteva ritenersi un reato. E quando parliamo di fascismo ci stiamo riferendo a una forma coercitiva con non ha mai avuto remore a usare la violenza e finanche a eliminare i propri oppositori politici. Il brigantaggio, quindi, diventava l’unica forma di lotta possibile.

Nonostante dunque gli sguardi truci, i volti induriti dalla vita trascorsa a nascondersi nei boschi e nelle grotte, si trova in questi personaggio (quello del Teschio, ma anche altri) una profonda umanità e un’empatia che è invece del tutto assente nelle camicie nere. Il brigante prende a cuore il caso del ragazzo e lo aiuta a combattere i propri demoni, ma anche quelli che hanno invece un volto umano, con i soli mezzi che conosce.

Non si riesce a giudicarlo. La guerra è la guerra e quello che conta è sopravvivere e fare in modo che siano quante più anime innocenti a sopravvivere. In un certo senso, personaggi come Teschio, hanno deciso di sporcarsi le mani perché molti altri potessero restare puliti. Non toccati, o toccati il meno possibile, dalla violenza, l’orrore e l’odio dilagante che ha colpito quegli anni in cui non si era al sicuro nelle proprie case, dove quelli che avrebbero dovuto proteggerti erano i primi da cui dovevi guardarti le spalle.

Le donne della resistenza

Maddalena Cerasuolo (anni 23) e Antonio Amoretti (anni 16) armati in attesa di entrare in azione a Santa Teresa al Museo angolo vico della Purità, Napoli, 30 settembre 1943.
Maddalena Cerasuolo (anni 23) e Antonio Amoretti (anni 16) armati in attesa di entrare in azione a Santa Teresa al Museo angolo vico della Purità, Napoli, 30 settembre 1943.
Unknown author, Public domain, via Wikimedia Commons

Una nota a parte dobbiamo farla sulle figure femminili che compongono questo romanzo. Già dalle prime scena vediamo l’immagine di un femminile forte e fermo nelle proprie posizioni. La madre di Michele imbraccia un fucile contro i fascisti sebbene sappia di essere in netto svantaggio numerico. Vittoria è una madre e come tale cercherà di difendere le figlie fino all’ultimo respiro.

Anche Lucia a modo suo è una combattente. Nel suo modo silenzioso, nel provvedere al sostentamento dei briganti in segreto. E lo è ancora di più Brigida che combatte come farebbe qualsiasi altro uomo.

Queste figure non sono così fittizie. La resistenza italiana di quegli anni fu piena di donne che in modi differenti presero parte alla lotta per la liberazione. Alcune in maniera silenziosa, altre scendendo direttamente sul campo di battaglia. Gli archivi come quello della Fondazione Gramsci e Partigiani d’Italia contengono una grande varietà di materiale documentaristico e fotografico per quanti volessero approfondire l’argomento e perché no, ritrovare i propri antenati all’interno di essi.

Con questa premessa, dunque, ho trovato davvero interessante che, ne Il tempo dell’odio, si sia voluto porre un accento anche sul ruolo delle figure femminili, spesso tenute un po’ in disparte sebbene anche esse abbiano fatto tanto per la storia italiana.

Folklore e nazismo esoterico

Le terre del Cilento sono ricche di una lunga tradizione culturale che fonda le sue radici nel paganesimo e nell’esoterismo. Nello specifico ci riportiamo alla leggenda dalla Janara.

Su questa figura esistono diversi miti. Solitamente la figura della Janara è legata a quella di una strega che vive nei boschi e rapisce i bambini o si avventa sugli sventurati che si perdono nei suoi domini.  Come tutte le streghe è respinta dal ferro ed esistono modi per tenerla lontana e addirittura per dominarla. Non è ora questa la sede, perché ne faremo un approfondimento a parte, fatto sta che il Cilento è ricco di miti e leggende di streghe che trovano il loro posto all’interno di questa trama.

L'ombra del Krampus
L’ombra del Krampus

Questi si scontrano con un’altra corrente, quella del nazismo esoterico e delle tradizioni germaniche. Una lunga scia di documenti possono affermare quanto Hitler fosse attratto dall’esoterismo e di conseguenza fra le sue imprese vi fu quelle della ricerca di alcuni oggetti dal valore mistico. Esistono numerosi saggi per chi volesse approfondire l’argomento.

Ora come possono due culture che sembrano così distanti trovare un punto d’incontro?  Ebbene, Lanzetta riesce a fare anche questo ne Il tempo dell’odio, dando così anche un’impronta horror al romanzo. Gli elementi di due culture si fondono creando una nuova storia, un nuovo mistero e una nuova linea narrativa che fa da sottofondo alla trama principale afferrandola e ripiegandola fino alla soluzione dell’enigma. Perché ci sono spettri, streghe e creature spaventose, ma i veri mostri, quelli più crudeli e spietati sono umani.

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