Black Panther: Wakanda forever – Il mito del supereroe

Black Panther: Wakanda Forever Logos and Key Art

Black Panther: Wakanda Forever Logos and Key Art © Disney.co.uk

Il mito del supereroe oggi ritorna per parlarvi di un sequel sofferto, malinconico, ma molto atteso, almeno per quanto mi riguarda, Black Panther: Wakanda Forever.

Dopo la perdita del protagonista, il compianto Chadwick Boseman (eseguo il gesto di saluto del wakanda), tornano nei loro ruoli sua madre la regina e sua sorella la principessa Shuri, rispettivamente Angela Bassett e Letitia Wright, accompagnati dalla spia Nakia,  Lupita Nyong’o, Martin Freeman e Danai Gurira.

Diretto e co-scritto da Ryan Coogler, è il trentesimo film del Marvel Cinematic Universe e l’ultimo della cosiddetta “Fase Quattro”.

Wakanda Forever – Trama

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T’Challa l’amato re del Wakanda, muore per una malattia che sua sorella Shuri ha provato a curare ricreando sinteticamente “l’erba a forma di cuore”, che era stata distrutta da Killmonger, ma non è riuscita nell’intento. Un anno dopo, il Wakanda subisce pressioni da parte di altre nazioni per condividere il  vibranio. Ramonda, la regina madre, implora Shuri di continuare la sua ricerca sull’erba a forma di cuore, sperando di creare così una nuova Pantera Nera che possa difendere il Wakanda, ma lei rifiuta perché crede che sia una figura del passato.

La caccia al vibranio ha portato la CIA a utilizzare una nuova macchina di rilevamento del vibranio, per trovare quello che pensano sia un deposito sottomarino. L’intera squadra di ricerca viene attaccata e uccisa da esseri dalla pelle blu che respira acqua, ma la CIA crede che il responsabile dell’attacco sia proprio il Wakanda.

Recensione

Black Panther: Wakanda Forever Logos and Key Art
Black Panther: Wakanda Forever Logos and Key Art © Disney.co.uk

I visual effect e la colonna sonora sono come sempre impeccabili. La prima cosa che saggiamo vedendo la pellicola sono il dolore e la perdita. Mai un supereroe ci ha lasciato con tanto amaro in bocca come re T’challa, certo se escludiamo Tony Stark e Captain America.

Ciò che differenzia il re del Wakanda dagli altri due è la dipartita del suo interprete nella vita reale e il fatto che non si è potuto dare un degno addio al personaggio né al suo attore, vista la prematura scomparsa.

Tutti sapevamo e nonostante ciò, vedere le scene iniziali e sapere che si parlava di T’challa senza poterlo vedere (vista le scelta di non ricreare il re con i visual effect, nè un recast) è stato un tributo sentito della regia e una scelta coraggiosa, ma triste.

Coraggiosa perché hanno deciso di cambiare completamente registro, con uno script già pronto per Boseman, si è deciso di stravolgere il tutto e di creare qualcosa di nuovo che si potesse adattare per continuare coerentemente la storia.

Punti forti e deboli della trama

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Black Panther: Wakanda Forever Logos and Key Art © Disney.co.uk

La storia inizialmente è lenta, molto esplicativa, lievemente ripetitiva, se escludiamo i combattimenti molto curati, c’è molta meno azione e molti dialoghi pieni d’informazioni, tuttavia anche necessarie talvolta.

Anche se molti potranno considerare che la storia mette troppo al centro il girl power e la dignità del popolo africano. Anche se diranno che il tema del lutto non sia originale, e che alcuni personaggi ricalchino le orme dei loro predecessori, per quanto mi riguarda a me la storia è piaciuta. Mi ha regalato delle emozioni e dei brividi lungo la schiena.

Per Shuri nonostante sia un genio e un prodigio nella scienza e nella tecnologia, non è facile andare avanti senza un mentore amato come era suo fratello. La ragazza non era pronta a fallire nel salvarlo e sicuramente non si sentiva del tutto tagliata per la lotta che la attende come membro della famiglia reale. In ogni caso sia la regina che sua figlia insieme con l’intera nazione del Wakanda dovranno per forza di cose, continuare a lottare.

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Black Panther: Wakanda Forever Logos and Key Art © Disney.co.uk

Riscrivere la propria storia, il proprio destino, mantenere salde le tradizioni, ma allo stesso tempo lottare per tutto ciò a cui tengono: proteggere la loro dignità, la loro nazione dagli invasori che bramano il vibranio.

In un certo senso i paragoni con la situazione politica mondiale sono assolutamente doverosi.  Per me questa pellicola non sarà bella come la prima, sicuramente più lenta e meno nuova, ma mi ha convinta e tornare in Wakanda è stato senza dubbio un bel viaggio.

Bello il cameo di Killmonger (Michael B. Jordan).

Il villain

A scene from Marvel Studios' Black Panther: Wakanda Forever. Photo courtesy of Marvel Studios. © 2022 MARVEL.
A scene from Marvel Studios’ Black Panther: Wakanda Forever. Photo courtesy of Marvel Studios. © 2022 MARVEL. Disney.co.uk

Proveniente dai secoli antichi in cui gli europei conquistarono le Americhe sottomettendo interi popoli, vediamo sorgere un nuovo pericoloso nemico, K’uk’ulkan, conosciuto anche come il dio serpente o come Namor. Interpetato da Tenoch Huerta, è il corrispettivo di T’challa in quanto re di un’altra potente nazione che possiede il vibranio.

Il sovrano mutante di Talocan sembra essere poco fedele al fumetto e forse poco interessante sotto certi aspetti, ma lo è stato per altri. Motivato, sagace, bramoso di proteggere le proprie origini. Non è il solito conquistatore, ma più un protettore che nel corso del tempo è diventato spietato e determinato.

In definitiva

Consiglio di vedere il film con minore spirito critico e con il cuore più aperto. Posso assicurare che ogni personaggio sa farsi valere in ogni ambito, che le emozioni non mancano.

Ripeto anche se il primo era più innovativo, più eclatante nella lotta e come trama, questo sequel non è assolutamente cattivo, anzi io darei davvero una possibilità di crescita e di sviluppo nel continuum temporale dell’MCU.

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