Richard Ramirez (The Night Stalker) in episode 4 “Manhunt” of Night Stalker: The Hunt for a Serial Killer. Cr. NETFLIX © 2021

Richard Ramirez (The Night Stalker) in episode 4 “Manhunt” of Night Stalker: The Hunt for a Serial Killer. Cr. Netflix © 2021

Richard Ramírez, conosciuto come “the night stalker”, è stato un serial killer che ha agito tra il 1984 ed il 1985, terrorizzando le città di San Francisco e Los Angeles.

I suoi crimini, particolarmente sadici, hanno colpito donne di ogni età, bambine comprese, e uomini a cui sparava subito.

Il suo modus operandi era quello di entrare negli appartamenti, di notte, freddare coloro ai quali non era interessato, solitamente uomini, e farsi consegnare dalle donne, prima di violentarle, soldi e gioielli.

“The Night Stalker: caccia al serial killer”

Nel gennaio 2021, Netflix rilasciò “Night Stalker: caccia al serial killer”, tutt’ora presente nel catalogo, miniserie di quattro episodi basata sulle interviste agli investigatori che catturarono Richard Ramirez.

night stalker caccia al serial killer locandina
Locandina  Netflix

Il regista Tiller Russell immerge lo spettatore nella follia criminale di Richard. Grazie ad una sceneggiatura ben scritta, ed una colonna sonora tutt’altro che rilassante, la serie riesce ad essere un corso accelerato sui crimini orribili del cacciatore della notte.

Inoltre a tutti gli appassionati del genere consiglio, sempre a produzione Netflix, “Conversazioni con un killer”- i casi Dahmer, Bundy e Gacy, documentari con interviste e testimonianze esclusive e naturalmente la serie in dieci episodi “Mostro, la storia di Jeffrey Dahmer” che proprio in questi giorni è stata premiata con tre Golden Globe tra i quali quello al protagonista, Evan Peters.

Dopo gli articoli di approfondimento pubblicati su questo sito (vedi “la psicologia del mostro di Milwaauke” e “Dahmer, il serial killer che ha invaso la cultura pop”), ho scelto il caso Ramirez perché diametralmente opposto a Dahmer, specialmente in ciò che il fato ha riservato all’uno e all’altro.

Richard Ramirez

Richard nasce ad El Paso, in Texas, nel 1960, da immigrati messicani. La sua è un’infanzia normale in una famiglia normale. Tuttavia il padre usa fin troppo spesso le maniere forti per educare i figli al punto che il piccolo Richard per scampare alle botte a volte si rifugia in un cimitero dove resta anche a dormire.

Ha solo tredici anni quando Miguel, suo cugino reduce dalla guerra in Vietnam, oltre che iniziarlo all’uso di droghe, comincia a vantarsi degli omicidi e delle torture inflitte ai nemici e a mostrargli foto di donne vietnamite abusate o fatte a pezzi.

Richard inoltre era presente quando Miguel sparò a sua moglie per futili motivi, uccidendola. Da qui l’infanzia del futuro Night Stalker virò verso la concezione deviata di sesso=violenza, droga e crimine.

The Night Stalker

La carriera criminale di Ramirez inizia a quattordici anni: per finanziare l’uso di cocaina si introduce negli appartamenti oltre che per rubare, per spiare le coppie in intimità.

Lavora per un breve periodo in un hotel ma tenta di abusare di una ospite e viene arrestato. In carcere comincia ad interessarsi al satanismo attraverso le opere di Anton LaVey, fondatore della chiesa di Satana.

Riacquistata la libertà, la follia omicida iniziò nel ‘84 quando Ramirez uccise, dopo averla violentata, Mei Leung, una bambina cinese-americana di nove anni, nel seminterrato del suo condominio a San Francisco.

Questo omicidio non gli fu attribuito fino al 2009, quando il suo DNA fu confrontato con un campione ottenuto ai tempi sulla scena del crimine.

Richard Ramirez (The Night Stalker) nell'episodio 4 "Caccia all'uomo" di Night Stalker: caccia al serial killer. Cr. NETFLIX © 2021
Richard Ramirez (The Night Stalker) in episode 4 “Manhunt” of Night Stalker: The Hunt for a Serial Killer. Cr. Netflix© 2021

Da qui in avanti, per oltre un anno, Ramirez colpirà con crescente ferocia, per rubare, per il semplice gusto di uccidere, e ad abusare delle malcapitate che incrociano la sua strada.

Il suo modus operandi è lo stesso: entrare di notte negli appartamenti; la stampa conia per lui l’appellativo di “night stalker”.

Il 1985 è l’anno del terrore

A Los Angeles le brutali aggressioni si susseguono a ritmo sempre più serrato. Ma il killer è disorganizzato. I suoi attacchi sono improvvisati e lascia dietro di sé sempre più tracce: un cappellino da baseball con il logo degli AC/DC, impronte digitali e di scarpe.

Particolarmente cruento fu l’attacco ai coniugi Zazzara. Dopo aver sparato a Vincent, Ramirez legò al letto sua moglie Maxine, l’obbligò a rivelargli dove fossero i gioielli, la violentò, le incise sul petto la lettera T. Poi, post mortem, le cavò gli occhi.

Inspiegabilmente lascia in vita alcune delle sue vittime tra le quali una bambina di soli sei anni di cui abusa e queste forniscono un accurato identikit agli investigatori.

I connotati di Richard vengono diramati a tutti i media, le persone iniziano a riconoscerlo. A nulla vale il tentativo di rifugiarsi nel quartiere ispanico dove sperava di passare inosservato perché proprio lì viene accerchiato e picchiato dalla folla. L’arrivo della polizia e l’arresto lo sottraggono al linciaggio.

Il processo

Il processo Ramirez fu, all’epoca, il più costoso della storia della California, con un costo incredibile di $ 1,8 milioni sia per le tempistiche che per le misure di sicurezza straordinarie che furono messe in atto.

Le guardie di custodia avevano sentito dire che Ramirez aveva intenzione di uccidere il Pubblico Ministero con un’arma fattagli pervenire dall’esterno.

Fu subito installato un metal-detector all’entrata e anche i legali furono sempre perquisiti. Coerente con la sua fama, Richard ebbe in aula un atteggiamento sprezzante e diabolico, a volte ringhiando come una tigre in catene riferimenti a Satana.

Quando una componente della giuria fu uccisa nel suo appartamento, si diffusero congetture secondo le quali Ramirez avrebbe pianificato l’omicidio dal carcere ma si scoprì che il movente era passionale.

Richard Ramirez (The Night Stalker) in episode 4 “Manhunt” of Night Stalker: The Hunt for a Serial Killer. Cr. NETFLIX © 2021
Richard Ramirez (The Night Stalker) in episode 4 “Manhunt” of Night Stalker: The Hunt for a Serial Killer. Cr. Netflix © 2021

Questo episodio rende l’idea del timore che il cacciatore della notte riusciva ad incutere.

Tutto ciò in effetti lo divertiva e lo dimostrava con la sua risata sprezzante, gli ammiccamenti in aula, il dondolarsi compulsivo sulla sedia durante il processo, gli occhiali da sole che non toglieva quasi mai.

La condanna

Nel settembre 1989 Richard Ramirez fu giudicato colpevole di 13 omicidi e 30 altri svariati capi d’accusa, che andavano dallo stupro al tentato omicidio, al furto, alla tortura. Il 3 ottobre 1989, la giuria fece sapere che aveva votato per la condanna a morte.

Il commento di Ramirez fu: “Bella roba. Ci vediamo a Disneyland.” Il 9 novembre, quando il giudice ufficializzò le 19 condanne a morte, Ramirez rilasciò la seguente dichiarazione:

Voi non mi capite, e non mi aspetto che lo facciate.

Non ne siete in grado. Io sono oltre la vostra esperienza, io sono oltre il bene e il male.

Io sarò vendicato.

Lucifero dimora in tutti noi.”

Su quest’ultima affermazione, metaforicamente, non ho mai nutrito dubbi.

Conclusioni e considerazioni

Come ho scritto nella parte iniziale dell’articolo, ho scelto il caso Ramirez poiché completamente opposto a quello trattato in precedenza, quello di Jeffrey Dahmer.

Tra i due non ho potuto non fare paragoni e elaborare considerazioni del tutto personali che non giustificano ovviamente i crimini commessi. Ho percepito un ingiustizia “sovrannaturale” sulla sorte toccata all’uno e all’altro.

Provo a spiegarmi. Richard Ramirez non ha mai collaborato nelle indagini ne ha mai mostrato segni di rassegnazione logica verso una sorte ormai segnata dall’evidenza dei fatti. In un’intervista si mostrò fiero di appartenere alla “cerchia di individui come Bundy e Manson”.

Jeffrey Dahmer appena subito dopo l’arresto ha rilasciato agli agenti una piena confessione, rivelando anche i primi due omicidi commessi in Ohio, che altrimenti non gli sarebbero mai stati imputati.

Richard Ramirez (The Night Stalker) in episode 4 “Manhunt” of Night Stalker: The Hunt for a Serial Killer. Cr. NETFLIX © 2021
Richard Ramirez (The Night Stalker) in episode 4 “Manhunt” of Night Stalker: The Hunt for a Serial Killer. Cr. Netflix © 2021

Ramirez probabilmente era animato da un odio profondo nei confronti dell’America bianca. Spesso voleva che i familiari delle vittime assistessero alle violenze. Lasciava dei sopravvissuti con lo scopo di marchiarli con una ferita psichica che avrebbe gravato come una maledizione demoniaca.

Jeffrey Dahmer somministrava sonniferi alle sue vittime prima di strangolarle. Come lui stesso affermò non desiderava imporre sofferenza, dietro le sue azioni (orribili) c’erano traumi pregressi e paura dell’abbandono.

Negli otto mesi in attesa del processo, Richard Ramirez riuscì a farsi riparare la dentatura in pessimo stato a spese dei contribuenti appellandosi all’ottavo emendamento sulla salute. In questo modo, in aula poté sfoggiare un sorriso perfetto in contrasto con le testimonianze di alcuni sopravvissuti che ricordavano del loro assalitore alito pestilenziale e denti marci. I suoi avvocati tentarono di giocare anche questa carta in sua difesa cercando di screditare alcuni sopravvissuti, senza successo.

Gli avvocati della difesa di Dahmer non cercarono nessun appiglio improbabile, cercarono solo di evidenziare le spinte parafiliache dell’imputato al fine di ottenerne la detenzione a vita in un ospedale psichiatrico.

Conversations With A Killer: The Jeffrey Dahmer Tapes. (L to R) Wendy Patrickus and Jeffrey Dahmer in Conversations With A Killer: The Jeffrey Dahmer Tapes. Cr. Netflix © 2022
Conversations With A Killer: The Jeffrey Dahmer Tapes. (L to R) Wendy Patrickus and Jeffrey Dahmer in Conversations With A Killer: The Jeffrey Dahmer Tapes. Cr. Netflix © 2022

Jeff inoltre, rinunciò spontaneamente al diritto di avere un’udienza preliminare facilitando i tempi del processo. In aula mantenne un comportamento remissivo, innocuo e civile, invocando la pena di morte per se stesso anche se in Wisconsin era stata abolita, ammettendo di essere malato e chiedendo perdono del male commesso.

Contrariamente all’atteggiamento di Ramirez che anche in carcere non fu quello che si definirebbe un detenuto modello avendo avuto scontri fisici con gli altri detenuti come riferirono alcune guardie del penitenziario di San Quintino.

Ramirez sposò in carcere Doreen Lioy una giornalista freelance sua “fan” che arrivò a minacciare di suicidarsi se il suo Richard fosse stato giustiziato. In effetti sarebbe dovuto morire nella camera a gas ma ottenne dalla Corte Suprema uno slittamento dell’esecuzione che non avvenne mai. Visse in carcere dipingendo quadri (molto richiesti) e morì all’età di 53 anni per linfoma epatico.

Jeffrey Dahmer morì invece di (in)giustizia sommaria, la polizia penitenziaria creò la condizione perfetta a Christopher Scarver, detenuto schizofrenico, per poterlo uccidere. Scarver in seguito dichiarerà di essere stato solo l’esecutore materiale e che l’omicidio fu “commissionato” dalla stessa polizia carceraria.

“Se hai vissuto come un mostro continua ad esserlo fino alla fine”

Premesso che nessuno saprà mai nell’animo di uomini come Ramirez e Dahmer cosa sia avvenuto davvero. Se la rabbia e il disprezzo abbiano accompagnato Richard fino alla fine e se Jeffrey si sia pentito veramente convertendosi al cristianesimo, ma è quello che hanno lasciato percepire al mondo ed io mi attengo a questo.

La conclusione di queste due storie lascia l’amaro in bocca e suggerisce una lezione di vita. Se non fosse intervenuto il cancro, Ramirez sarebbe ancora in vita a dipingere i suoi quadri, a sfruttare il suo carisma per incutere timore, rispettato dagli altri detenuti.

Mi chiedo come mai la giustizia sommaria del carcere non sia intervenuta su quello che è stato uno stupratore di bambine.  Ora non voglio assolutamente dare dell’angioletto a Dahmer (sono spesso politicamente scorretta ma non fino a questo punto). Tuttavia la vita che ha ottenuto Ramirez, gli anni che la Corte Suprema gli ha concesso di vivere nonostante la pena di morte, mi sanno tanto di “premio” per essere stato “cattivo” fino alla fine.

Se l’opinione pubblica ti ha inquadrato (giustamente) come il “lupo”, non servirà trasformarti in agnello fino a lasciarti uccidere senza nemmeno provare a difenderti come accadde a Dahmer, la sorte non ti ricompenserà.

Se hai vissuto come un mostro continua ad esserlo o almeno a sembrare tale fino alla fine!

Il pentimento serve solo alla propria coscienza…

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