Il tesoro di Cibola di Sergio Toppi è il nuovo titolo pubblicato da NPE edizioni, la famosa leggenda delle “sette città di Cibola”, è stata tradotta in immagini dal grande maestro del fumetto italiano.

Le illustrazioni magistrali di Toppi  sono delineate e colorate con tinte vivide e con l’ottima tecnica ad acquerelli che  rendono le tavole sfavillanti.

I protagonisti della storia si animano tra colori ipnotici. Il tesoro di Cibola è un vero e proprio capolavoro della Nona Arte. Disponibile dal 16 Giugno in libreria in un’edizione cartonata di grande formato.

“Il tesoro di Cibola è una delle poche opere a colori del maestro milanese” 

Il tesoro di Cibola – Trama

Il tesoro di Cibola di Sergio Toppi

Il tesoro di Cibola di Sergio Toppi
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Il mito delle “sette città d’oro” affonda le proprie radici nel XII secolo, quando i Mori conquistarono la città di Mérida, in Spagna. Si narra che sette vescovi lasciarono la città portando via con sé reliquie e tesori inestimabili.

Li avrebbero nascosti sulla misteriosa isola di Antilia, nell’allora ignoto Nord America. Numerose le spedizioni che si sono susseguite nei secoli, ma nessun avventuriero è mai tornato per descrivere quelle terre preziose.

Attraverso l’affascinante storia di un ex soldato detto “Cuchillo”, Sergio Toppi ci conduce i quei luoghi tra lunghe traversate nel deserto e incredibili visioni oniriche. Pagine che risplendono come l’oro della leggendaria Cibola.

 

Biografia Sergio Toppi

Sergio Toppi  è nato Milano, 11 ottobre 1932, è stato un fumettista e illustratore italiano ritenuto uno dei principali maestri del fumetto italiano. Si spense quasi ottantenne il 21 agosto 2012, dopo una vita instancabilmente dedicata a una e imponente mole di lavoro, quasi solo di illustratore e fumettista. Opere di cui ci rimane ampia traccia, grazie a iniziative editoriali sia nate e seguite da lui stesso quand’era in vita, sia continuate da editori e appassionati dopo la sua scomparsa.

Dopo gli studi al Liceo e qualche anno all’Università (medicina, poi abbandonata), fu troppo forte per lui il richiamo del disegno: matite, pastelli, pennelli e tutto questo armamentario, chine e colori eccetera… sarebbero stati i compagni inseparabili di tutta la sua vita.

Il tesoro di Cibola di Sergio Toppi

Il tesoro di Cibola di Sergio Toppi

Cominciò giovanissimo nei primi anni Cinquanta, collaborando come illustratore alla UTET (volumi La scala d’oro) e come vignettista al settimanale Candido, lavorando inoltre a “corti” animati pubblicitari presso l’agenzia Pagot.

Ma nel 1966, ecco il primo incontro con il fumetto, al «Corriere dei Piccoli» (divenuto del 1972 «Corriere dei ragazzi»): erano storielle del Mago Zurlì, ma soprattutto episodi di cronaca scritti da un Maestro della scrittura come fu Mino Milani, grazie al quale davvero Toppi “imparò il mestiere”.

Quando dunque si accostò a questo medium, non solo non lo abbandonò più, facendolo diventare il suo mezzo espressivo di elezione, ma ne divenne – come accennato – uno dei più significativi Maestri.

Fu a metà anni Settanta che si verificò nella sua arte una svolta decisiva, quando – anche grazie all’amicizia con Dino Battaglia – iniziò a collaborare con «Il Messaggero dei Ragazzi», la rivista padovana diretta al tempo da Padre Giovanni Colasanti. Il quale – forse intuendone le doti – lo invitò a sentirsi totalmente libero di disegnare fumetti (sempre su testi di Milani) secondo la propria sensibilità e le proprie inclinazioni.

Il tesoro di Cibola di Sergio Toppi

Il tesoro di Cibola di Sergio Toppi

Evidentemente quell’invito a “lasciarsi andare” fu per lui liberatorio. E gradualmente egli andò affinando il suo stile grafico– originalissimo e inimitabile, ciò che gli permise di entrare – diremmo enfaticamente “a gonfie vele” – a collaborare a riviste allora importanti sul piano culturale, come «Linus» e «Alter Alter» (se ne sarebbero aggiunte in seguito altre, come «Sgt. Kirk» e «Corto Maltese»).

Peraltro, continuava a disegnare fumetti meno “sperimentali”, per esempio per «Il Giornalino» oppure per la collana Un uomo un’avventura della Bonelli; o a produrre dei portfolio illustrativi di straordinaria eleganza, per esempio per le edizioni Papel e per l’appassionato e collezionista Angelo Nencetti.

Contemporaneamente, in parallelo con lo stile grafico, Toppi andava liberando la sua fantasia creatrice, messa naturalmente al servizio del suo disegno, diventando così un autore completo delle proprie storie: orientate sempre più intensamente e coerentemente al citato versante fantastico.

E anche quando, una volta tanto, si dedicò a un personaggio seriale, ossia Il collezionista (iniziato a settembre 1982 con l’episodio Il calumet di pietra rossa sulla rivista «L’Eternauta») in realtà creò storie bensì realistiche, ma impostate sull’insolito e il bizzarro, e intrise di elementi narrativi propendenti allo stupefacente, al leggendario, all’etnografico, all’antropologico e così avanti.

Per lui, la collaborazione con «Il Messaggero dei Ragazzi» era dunque l’inizio di una evoluzione che lo portava sempre più integralmente verso la propria personalità: quella di un creatore originalissimo nei testi, al servizio dei quali egli metteva uno stile grafico via via più ricco di inventiva, creando quindi un suo stile, caratterizzato da una singolare convergenza tra fumetto e raffinata illustrazione.

I volumi finora usciti nella collana targata Edizioni NPE (e naturalmente altri ne seguiranno) sono una sconfinata testimonianza della fantastica varietà delle sue soluzioni verbo-visive, tanto varie quanto a volte inquietanti.