Il più bel secolo della mia vita è uno dei tanti film in concorso per questa edizione del Festival  e vede il debutto alla regia di Alessandro Bardani. Prodotto da Gabriele Mainetti  per Goon Films e Andrea Occhipinti, Mattia Guerra e Stefano Massenzi per Lucky Red; alla sceneggiatura sono accreditati anche Leonardo Fasoli e Maddalena Ravagli.

C’è stata una vera Standing ovation e applausi in sala per il film presentato nella sezione Generator+18. Ad accompagnare la pellicola in anteprima, è intervenuto tutto il cast: Sergio Castellitto, Valerio Lundini, il piccolo Marzio El Moety, il regista Alessandro Bardani e Brunori Sas, autore della canzone portante “La vita com’è”. Il film arriverà nelle sale il prossimo 7 settembre.

Il più bel secolo della mia vita  – La pellicola e lo spettacolo da cui è tratto

Il più bel secolo della mia vita - Poster

Il più bel secolo della mia vita – Poster © Lucky Red

Un ragazzo ferito a morte e un anziano baciato dalla vita si incontrano: Valerio Lundini (al suo battesimo da protagonista) e Sergio Castellitto (nei panni di un centenario) regalano una commedia originale, capace di unisce risate e tenerezza.

“Mi ha convinto il modo in cui mi è stato raccontato da Alessandro – ha detto l’attore – La sua necessità. I narcisi sono gli attori, sono i registi”.

Tra i temi del film c’è il bisogno di raccontarsi a tutte le età e anche e, soprattutto, l’argomento molto dibattuto della “Legge dei 100 anni, ancora attiva in Italia, che – ha detto il regista in sala – riguarda 400.000 persone che qui non hanno il diritto di conoscere i propri genitori”.

La legge 184 del 1983, infatti, meglio conosciuta come “la legge dei cent’anni”, impedisce ad un figlio di conoscere il nome di chi l’ha messo al mondo, o meglio, non permette di risalire alle proprie origini fino al compimento del centesimo anno di età.

Rispetto alla versione teatrale, in cui i personaggi erano più stereotipati, qui abbiamo creato il personaggio come fosse un millefoglie, con più strati, tutti diversi. Tra Castellitto e Lundini c’è un equilibrio unico. Il film è basato sui dialoghi. La loro complessa complicità si è creata sul set.

Il regista.

E durante l’incontro non sono mancati momenti di ironia e prese in giro tra i due protagonisti. Castellitto si è molto divertito, con il collega Valerio. È stato bello tenere insieme la sua personalità non da attore tradizionale, e mischiarla con un attore più ‘certificato’ come Castellitto.

Il più bel secolo della mia vita, Giffoni53 Con Sergio Castellitto, Valerio Lundini, Brunori Sas e Alessandro Bardani

Il più bel secolo della mia vita, Giffoni53
Con Sergio Castellitto, Valerio Lundini, Brunori Sas e Alessandro Bardani © Giffoni

Questo film è la prima cosa che faccio non scritta da me. Avevo visto lo spettacolo da cui è tratto il film, conoscevo Alessandro.

E poi Sergio non mi è sembrato uno scappato di casa. È sempre meglio lavorare con qualcuno più bravo di te, mi dispiace che questa volta a lui non sia successo.

Quando si scrive qualcosa di comico non ci deve essere l’urgenza di far ridere qualcuno. E qui non c’era.

Il film non è né una commedia né un film drammatico ed è per questo secondo me che i momenti comici di questo film sono riusciti.

Ha aggiunto Valerio Lundini.

Castellitto ha raccontato la sua visione

Se in Italia la commedia si basa principalmente sul reale, i giurati di Giffoni lo definiscono una emulsione di realtà e fantasia. E il regista Bardani ha commentato:

Ci sono entrambi gli elementi mescolati. Da un lato un centenario è un personaggio di per sé fiabesco, che però al tempo stesso ha tanta vita addosso.

Dall’altro Giovanni è un personaggio reale che grazie a Valerio e al suo stile mischia elementi di realtà e surrealtà.

Stanno bene insieme.

Felice di questa esperienza, Castellitto ha raccontato la sua visione della storia:

Il più bel secolo della mia vita, Giffoni53 Con Sergio Castellitto, Valerio Lundini, Brunori Sas e Alessandro Bardani

Il più bel secolo della mia vita, Giffoni53
Con Sergio Castellitto, Valerio Lundini, Brunori Sas e Alessandro Bardani © Giffoni

Un film riuscito, questa è la mia recensione, perché riesce ad essere credibile utilizzando la favola, che è uno degli strumenti narrativi tra i più complessi. Se qualcuno cerca incongruenze è sbagliato, perché l’intento era proprio quello di unire il reale e il surreale.

È una commedia umana divertente con tante risate assicurate, eppure parla di morte, dell’attesa della morte. Capita di tenere insieme il bianco e il nero è proprio una caratteristica della favola e la canzone di Brunori diventa un piccolo inno morale del tema del film.

Riascoltandola alla fine, ci si rende conto che il testo è una spiegazione emotiva di quello che è successo durante il suo svolgimento.

Applausi e complimenti arrivano anche proprio per il brano portante della colonna sonora che accompagna il film e, a detta dell’autore del brano:

La canzone è un incastro perfetto con il resto della colonna sonora. Sono orgoglioso di aver fatto parte di questo film. Guardandolo adesso per la prima volta mi sono commosso.

Il film per me è come uno spaghetto al pomodoro, qualcosa che forse non sorprende al primo assaggio ma che non è affatto facile da preparare.

L’impegno maggiore è stato nel far sì che la canzone fosse un dialogo e così è stato, anche grazie alla collaborazione con Riccardo Sinigallia che ha lavorato con me su questo brano.

L’incontro con il cast si è concluso con l’emozione del regista Alessandro Bardani che ha ringraziato il pubblico dei piccoli giurati per averlo reso un regista, essendo i primi ad assistere al suo debutto. Si è poi unita l’esibizione del suddetto brano che Brunori SAS ha regalato esibendosi al pubblico in sala, in una emozionante versione chitarra e voce.

 

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