Mario Martone è sicuramente un maestro del cinema. Alle spalle vanta una carriera con tre David di Donatello e tre Nastri d’Argento, più diciotto nomination per entrambi. Solo per citare i titoli maggiori.

Eppure dentro di sé confessa è ancora quel bambino che inventava storie per il fratellino più piccolo utilizzando soldatini e fantasia sopra sedie capovolte.

se riesci a restare bambino continuerai a fare questo lavoro, a restarci dentro felice al di là della carriera e dei guadagni.

Racconta Martone ai ragazzi del Giffoni. I ragazzi non sono intenzionati a lasciarsi sfuggire questa occasione. Del resto quello di mortone è un nome che risuona imponente nella Sala Verde del Festival. Il regista si lascia andare ai  ricordi e racconta.

Sono felice di essere qui, di essere tornato a Giffoni dopo quasi trent’anni. Era il 1994. Avevo fatto il mio secondo film. Allora il festival era diverso ma già molto bello. È cresciuto davvero tanto e bene.

Mario Martone e le origini

Il regista si confessa al pubblico di Giffoni e racconta il suo percorso nel mondo del cinema.

Non ho fatto scuole di teatro e cinema. Sono un autodidatta.

[…]

La mia è stata una formazione orizzontale, sul campo. Un film si compone di tante cose e ogni singola cosa tiene insieme tutto come una rilegatura. Quando sei parte di un unico organismo fai davvero il cinema.

Quanto ai primi lavori ricorda:

Mario Martone a Giffoni53

Mario Martone a Giffoni53 © Giffoni

A diciassette anni ho mosso i primi passi a Spazio libero, là dove artisticamente potevi fare quello che volevi. È lì che ho conosciuto Tony Servillo.

[…]

Facevo delle istallazioni arrangiandomi con creatività. A Salerno un intellettuale e docente universitario, Rino Mele, fu il primo critico a notarmi. Grazie a lui ho avuto la possibilità di realizzare delle performance in una galleria d’arte.

Mi diceva una cosa che ancora oggi ricordo e utilizzo con i miei collaboratori: cerchiamo di fare qualcosa tra il dignitoso e il dignitoso

Martone parla anche di quanto sia importante la passione e la propensione, questo in qualunque tipo di lavoro. Ma soprattutto sono importanti i compagni di strada.

Non ho mai avuto un maestro-padre ma tanti maestri-fratelli. Il gruppo per me è come una famiglia… aperta. Ho mantenuto rapporti saldi dove c’era senso di crescita. Allo stesso tempo sono stato sempre aperto all’incontro nuovo

Ispirazione, Napoli, l’umano e … Troisi…

Mario Martone a Giffoni53

Mario Martone a Giffoni53 © Giffoni

L’ispirazione, confessa Martone, arriva da tutto il mondo intorno a sé. Dai romanzi letti, così come qualcosa che ha visto o ascoltato. E sebbene molti dei suoi film parlino di Napoli quello che il regista partenopeo desidera raccontare non è altro che l’umano, ma l’umano che meglio conosce è proprio il napoletano.

Napoli è una città che conosce bene l’Incanto e il disincanto. È speciale proprio per questa sua duplicità.

E proprio parlando di Napoli ricorda con affetto Troisi su cui ha realizzato un meraviglioso documentario. Un artista straordinario con cui condivideva un rapporto di simpatia e stima reciproche. “Ti faceva ridere e commuovere allo stesso tempo. ” dice, definendo entrambi figli di Napoli in maniera totale ma, anche, insofferenti ai luoghi comuni che l’attraversano.

Un passo verso il futuro.

Guardando ai giovani partecipanti al Giffoni, Martone non piò che lanciare uno sguardo verso il futuro:

Sono loro i veri protagonisti di questo mondo radicalmente cambiato dalla rivoluzione digitale. Abitano questo mondo e sono chiamati a costruirne uno nuovo.

Per me, uomo spaccato in due per ragioni di anagrafe tra dimensione analogica e digitale, il rapporto con i giovani è necessario e prezioso

E parlando di futuro l’ultimo pensiero non può che andare allo sciopero di Hollywood e alle Intelligenze Artificiali.

Non la demonizzo sul piano personale né artistico.

[…]

Il mio amico Bernardo Bertolucci sosteneva che non bisogna avere paura dei cambiamenti ma la volontà di approfondirli per comprendere come relazionarsi con le trasformazioni. L’intelligenza artificiale può essere usata male come molto bene. Dipende tutto, e solo, dall’uomo.