Recentemente sono stati chiusi cinque casi irrisolti di omicidi commessi da Richard Cottingham, compreso il caso di Diane Cusick, commesso nel 1968 per il quale Cottingham si è dichiarato colpevole nel dicembre 2022. Questi casi sono stati risolti grazie al suo contributo ed a quello della sua “partner investigativa” Jennifer Weiss. Vuole ricordarla raccontandoci come le vostre vite si sono incrociate e quanto è stata determinante nella risoluzione dei casi?

Jennifer è la figlia biologica di Deedeh Goodarzi, una delle due vittime del “Times Square Torso Murders” (Gli omicidi del torso di Times Square) del 1979.  Entrambe le vittime erano state decapitate e Cottingham portò con sé le teste mozzate quando lasciò la scena del crimine; le teste non furono mai ritrovate perché quando Cottingham fu processato per gli omicidi nel 1980, negò di averli commessi – punto. Jennifer era stata data in adozione dalla madre circa 18 mesi prima dell’omicidio.  Quando aveva vent’anni, Jennifer volle scoprire chi fosse la sua madre biologica e apprese che era stata uccisa da Cottingham.  Jennifer incontrò Cottingham in prigione per chiedergli dove avesse seppellito la testa mozzata di sua madre, perché voleva recuperarla e riunirla al suo busto sepolto nel “campo dei vasai” municipale di New York, a Hart Island, per i morti indigenti e non identificati.

Jennifer Weiss

Jennifer Weiss Crime Scene: The Times Square Killer. Jennifer Weiss in Crime Scene: The Times Square Killer. Cr. Netflix © 2021

Jennifer offrì a Cottingham il perdono in cambio di queste informazioni e Cottingham fu così commosso dal suo perdono che confessò una serie di altri omicidi irrisolti, tra cui quello di Diane Cusick nel 1968.

La difficoltà era data dalla memoria frammentata di Cottingham.  Non ha mai conosciuto i nomi delle sue vittime e spesso non sapeva nemmeno dove le aveva uccise perché rapiva e uccideva le donne d’impulso mentre guidava a caso o andava al lavoro.  Cottingham fu ispirato da Jennifer a confessare, ma Jennifer non aveva idea di COSA e CHI stesse confessando.  Questa era la mia esperienza di storico e ciò che ho apportato alla collaborazione.  Sondavo e interrogavo Cottingham per ottenere frammenti di dettagli e indizi che mi avrebbero portato a individuare, come storico, il nome della vittima o il luogo e la data dell’omicidio.  Una volta estratte queste informazioni, la polizia era in grado di identificare l’omicidio, quando e dove, e di trovare il fascicolo del caso, e nell’omicidio Cusick aveva accidentalmente salvato il DNA di Cottingham (ricordate, nel 1968 il DNA era ancora lontano una quindicina d’anni dal diventare un valido strumento investigativo).

Funzionava anche al contrario.  Man mano che acquisivo familiarità con la “firma” e il “modus operandi” di Cottingham, iniziavo a identificare i casi sospetti, che Jennifer avrebbe poi rivolto a Cottingham con le sue domande.  Con me, Cottingham era più schivo e timido.  In genere parla raramente con gli uomini.  La maggior parte della sua corrispondenza è con donne, ma credo che a causa del breve incontro fortuito che ho avuto con lui nel 1979 e della nostra comune nostalgia per la New York degli anni Settanta (ho solo nove anni meno di lui, quindi le nostre strade potrebbero essersi incrociate più di una volta nella New York degli anni Settanta) abbia scelto di parlare con me.

Times square, il quartiere a luci rosse di new york

Crime Scene: The Times Square Killer. Cr. Netflix © 2021

Cottingham mi confessò di voler “rendere Jennifer famosa in TV” – lei aveva ambizioni e capacità di essere un personaggio televisivo – la telecamera la amava.   Per i serial killer, compreso Cottingham, ciò che fanno riguarda il potere sugli altri.  Il potere è ciò che li spinge in primo luogo.   Il potere di tenerli prigionieri, il potere di stuprarli, il potere divino che li faccia vivere o morire.    Come mi disse Cottingham una volta: “Uccidere non ti rende Dio; sapere chi vive o muore ti rende tale”. Per essere quel Dio della vita e della morte, Cottingham doveva lasciare che alcune delle sue vittime vivessero.  Infatti, sostiene di aver ucciso solo una delle dieci donne che ha rapito e violentato.  Cinque sopravvissuti hanno testimoniato al suo processo.

Così, quarant’anni dopo, con Jennifer aveva il potere di cambiare la sua vita, di renderla migliore confessando “a lei”.  Era come se ora usasse i “suoi poteri” per il bene invece che per il male e come un modo per espiare la colpa dell’omicidio della madre biologica di Jennifer.

Jennifer morì tragicamente nel maggio del 2023 a causa di un rapido insorgere di un cancro al cervello e, stranamente, sia io che il serial killer siamo uniti dal dolore per lei… Entrambi siamo anziani e concordiamo sul fatto che se qualcuno di noi tre doveva morire, quello era lui per primo, io per secondo e Jennifer, in quanto donna ancora sulla quarantina e madre di quattro figli, tra cui tre bambine molto piccole di 8, 10 e 13 anni, non sarebbe dovuta morire affatto – se il mondo non fosse il posto incasinato che è.

Né lui né io abbiamo ancora affrontato la perdita di Jennifer, ma c’è qualcuno che ha preso il posto di Jennifer, anch’egli con una famiglia uccisa da Cottingham, a cui ora dedica le sue confessioni.

Con Jennifer ho chiuso nove casi, mentre Cottingham è ufficialmente collegato a diciannove omicidi.  Ma lui sostiene in modo molto plausibile di aver ucciso tra le 80 e le 100 vittime tra il 1963 e il suo arresto nel 1980.

Ho identificato circa 36 vittime – ho “risolto” circa 36 omicidi – ma “risolvere” è facile – chiudere è la parte difficile – convincere la polizia e i pubblici ministeri a prendere “ufficialmente” il caso, riaprirlo e chiuderlo.  Io e Jennifer abbiamo assistito alla chiusura di nove casi… ma i restanti trentasei non sono stati ufficialmente chiusi e potrebbero non esserlo mai.

Io credo che nelle aule dei tribunali americani, l’infermità mentale quando l’imputato è un serial killer, venga considerata davvero poco. Ritiene giusto, per esempio, che ad una persona con tanti disturbi mentali e parafilie come Jeffrey Dahmer non sia stata riconosciuta la possibilità di essere recluso in un ospedale psichiatrico?

Conversations With A Killer: The Jeffrey Dahmer Tapes. (L to R) Wendy Patrickus and Jeffrey Dahmer in Conversations With A Killer: The Jeffrey Dahmer Tapes. Cr. Netflix © 2022

Conversations With A Killer: The Jeffrey Dahmer Tapes. (L to R) Wendy Patrickus and Jeffrey Dahmer in Conversations With A Killer: The Jeffrey Dahmer Tapes. Cr. Netflix © 2022

Sì. Il vecchio standard del XIX secolo per la “pazzia legale” ha senso: un colpevole è “pazzo” se “non è consapevole di ciò che sta facendo o non ne comprende le conseguenze”.  I serial killer sanno esattamente cosa stanno facendo, fanno di tutto per nascondere la loro colpevolezza e sono completamente consapevoli delle conseguenze di ciò che fanno.  Tutto il resto, i loro traumi, le loro toccanti infanzie abusive, la loro solitudine, l’instabilità familiare, eccetera, sono stronzate.   Milioni di bambini in tutto il mondo sono esposti allo stesso tipo di trauma e di abuso, eppure NON diventano serial killer o rapiscono, stuprano e torturano donne.  Solo una piccola percentuale lo fa.

I loro disturbi mentali e i loro traumi spiegano le loro uccisioni fino a un certo punto, ma non li esentano dall’essere ritenuti penalmente responsabili.   E questo è essenzialmente il problema: un tribunale dovrebbe dichiararli “non colpevoli per infermità mentale” per poterli rinchiudere in un istituto psichiatrico, dal quale, come alcuni serial killer che sono stati trattati in questo modo, possono essere rilasciati una volta “guariti” secondo i medici che li “curano”.

In American Serial Killers, descrivo due casi di serial killer che sono stati “curati”: entrambi hanno commesso due omicidi ed entrambi sono stati rilasciati dopo che gli psichiatri li hanno considerati “guariti”.   Edmund Kemper aveva quindici anni quando uccise la nonna e il nonno; fu rinchiuso in una struttura psichiatrica fino all’età di 21 anni e fu rilasciato per poi uccidere una serie di giovani donne; Arthur Shawcross uccise due bambini e circa una decina di anni dopo fu rilasciato, anche lui “guarito”, e continuò a uccidere e cannibalizzare una serie di lavoratrici del sesso.

Non c’è cura per l’amore; non c’è cura per i serial killer.

La mente di un serial killer è sicuramente un algoritmo complesso in cui fattori biologici, contesto culturale, infanzia e traumi creano la “ricetta perfetta”. Crede che intervenire modificando uno di questi fattori potrebbe evitare la “nascita” di un assassino? Una volta che fisiologia e società hanno creato il mix perfetto, ci potrebbe essere un margine entro cui intervenire o bisogna puntare esclusivamente sulla prevenzione? Crede che oggi la psicologia e la psichiatria sono in grado di prevenire fenomeni così estremi?

Nella nostra epoca tutto è possibile.  Non abbiamo ancora capito il “fattore X”: perché alcuni bambini abusati diventano serial killer e la maggior parte di quelli con una storia simile non lo diventano.  Spesso sostengo che siamo

ancora così ignoranti che è troppo presto per liquidare il vecchio male biblico soprannaturale.   Forse sono solo malvagi, servi del Diavolo… (qualunque cosa la scienza in futuro possa definire e descrivere come “male” o “Diavolo”).

I serial killer sono bambini non amati che provengono da famiglie disfunzionali e distrutte in cui sono nati senza scelta.  La risposta utopica alla sua domanda è che se riuscissimo a garantire la stabilità e il benessere economico e sociale delle famiglie di tutto il mondo e a far piovere su tutti i bambini amore e affetto, diminuirebbe il numero di serial killer.  Certo.   Ma come possiamo farlo?  È un concetto utopico.

 Il successo delle recenti serie tv a tema true crime, il successo dei suoi libri e l’affluenza a Serial Killer Exhibition a Milano dimostrano un mai sopito interesse delle persone per il lato oscuro dell’animo umano. Qual è il suo parere a riguardo? È solo un modo inconscio per esorcizzare la paura “dei mostri” nella nostra vita reale o è un riconoscere parte di sé, una parte oscura, in quei mostri?

Ted Bundy in a 1980 Florida Department of Corrections inmate ID photo.

Ted Bundy in a 1980 Florida Department of Corrections inmate ID photo. Florida Department of Corrections, Public domain, via Wikimedia Commons

Entrambi. Celebrano la propria sopravvivenza, perché le vittime dei serial killer “non godono di grazia divina” – soprattutto per le donne, che sono prevalentemente prese di mira dai serial killer (sia uomini che donne). La maggior parte dei miei lettori, direi l’80%, sono donne.  In generale, trovo che una delle maggiori preoccupazioni delle donne sia la natura del loro rapporto con gli uomini.

Incontrare un serial killer è quanto di più brutto possa esserci in una relazione. Alcuni serial killer in apparenza, come Ted Bundy e Richard Cottingham (che tra l’altro sono nati a 18 ore di distanza l’uno dall’altro) sono attraenti, e le donne sono anche affascinate dalle “vite segrete” che gli uomini con cui hanno rapporti potrebbero condurre.  Non è poi così insolito che alcuni serial killer siano sposati, abbiano una famiglia o abbiano delle amiche.   Le loro partner femminili hanno spesso problemi con il loro uomo, “tipici” delle coppie in relazioni insicure, ma le donne si chiedono cosa significhino questi “problemi”: in rari casi significa che stanno andando a letto con un mostro senza rendersene conto.

Questo è ciò che affascina le donne, perché non solo potrebbero essere potenzialmente vittime di un omicidio casuale, ma potrebbero anche essere sposate o frequentare un serial killer nel peggiore dei casi.

In American Serial Killers lei afferma che si stanno preparando nel mondo le condizioni per una nuova “golden age” di serial killers: crede che abbiamo già attraversato il punto di non ritorno?

Beh, se il periodo di gestazione tra un bambino malato e il suo diventare un serial killer all’età media di 27-28 anni, significa che la miccia è accesa e brucia fin dagli ultimi vent’anni di trauma socio-storico negli Stati Uniti: 11 settembre, guerra al terrorismo, crollo finanziario del 2008, isolamento della pandemia COVID.   Potrebbe essere troppo tardi per rimediare, anche se riuscissimo a implementare con successo la soluzione utopica della “pillola magica” a cui faccio riferimento nell’altra risposta.  Forse per la prossima generazione di bambini, ma per quelli degli ultimi vent’anni… la prognosi potrebbe non essere buona.

Vuole condividere con noi i suoi progetti futuri?

Non ho alcun senso del futuro in questo momento.  Sono in un ciclo senza tempo in cui cerco di chiudere i restanti omicidi commessi da Cottingham prima che muoia, ha 76 anni e una salute molto cagionevole.  Nel momento in cui morirà, tutto ciò che non sono riuscito a estrarre da lui, morirà con lui.

Prof Vronsky grazie per il suo tempo, la sua disponibilità e cordialità ed in bocca al lupo per tutto! 

Traduzione italiana a cura di Gavino De Sarno 

Autore

  • Roxanne Caracciolo

    Affascinata dal lato oscuro che c'è in ogni persona, mi piace approfondire misteri e leggende. Ho studiato negli anni, tutto ciò che riguarda il vampirismo, a livello letterario, storico e reale. Quando non sono al lavoro o in palestra, sono immersa nella lettura, i miei autori preferiti sono Poe, Lovecraft, Wilde e tra i contemporanei King ed Anne Rice.

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