The Umbrella Academy poster seconda stagione

The Umbrella Academy seconda stagione: un’attesa di quasi un anno e mezzo, ma ne è valsa la pena?

Giuro che questa volta non ci sono spoiler.

I fratelly Hargreeves in una delle scene della seconda stagione
Foto da Netflix

Trama della seconda stagione

Cinque aveva avvisato già la sua famiglia (e pure diverse volte) che usare i suoi poteri per scappare dall’apocalisse del 2019 provocata da Vanya sarebbe stato rischioso. A quanto pare, aveva ragione. Il salto nel tempo dissemina i sette fratelli nel tempo e intorno alla città di Dallas, in Texas per un periodo di tre anni, cominciando dal 1960. Alcuni di loro si ritrovano bloccati nel passato per anni, costruendo nuove vite e andando avanti, sicuri di essere gli unici sopravvissuti. Cinque è l’ultimo ad arrivare, nel bel mezzo di un cataclisma nucleare, che potrebbe avere a che fare con la presenza dei fratelli dove – o meglio, quando – non dovrebbero stare. L’Umbrella Academy deve quindi trovare il modo di riunirsi e tornare a casa.

Recensione

Sono passati due giorni dall’uscita della nuova stagione quando scrivo questa recensione e al momento sono al terzo giro di rewatch. Questo dovrebbe già rispondere alla domanda che apre l’articolo ma, anche se sembra ovvio dove voglio arrivare, non abbiate fretta.

Beh, da dove cominciare?

Ho promesso che non avrei fatto spoiler stavolta, perchè non tutti hanno il privilegio di poter prendersi la buona parte di un week-end esclusivamente per fare una maratona TV e per questo tutti i contenuti e le scene di cui parlerò in seguito sono presenti nel trailer o nello sneak peek rilasciato da Netflix il giorno prima della nuova stagione.

Ben e Klaus si "abbracciano" nella seconda stagione
Foto da Netflix

Dalle anticipazioni era già chiaro che questa stagione sarebbe stata molto più grande della prima, sia sotto il punto di vista di quantità di contenuti, sia per quanto riguarda la parte “fantastica” che coinvolge gli eventi meno realistici della storia.

Diciamo soltanto che le aspettative le ha superate tutte.

La famiglia

È innegabile che uno dei lati della serie che più ha conquistato il pubblico sia la dinamica famigliare dei personaggi, e se anche voi speravate che i rapporti introdotti nella prima stagione sarebbero stati approfonditi e talvolta anche stravolti, non rimarrete delusi.

I momenti famigliari sono quelli in cui la storia brilla davvero, è stato così dal primo momento, e spero sinceramente che la serie continui a mantenere questo ritmo nel futuro perchè è stata in grado di mostrare gli sviluppi famigliari – e in particolare il legame fraterno – in una maniera così autentica che senza di essi l’intera serie televisiva sarebbe semplicemente carente.

Allison, Klaus e Vanya seduti insieme
Foto da Netflix

Le relazioni vengono esplorate più che mai, arrivando a cambiamenti inaspettati che io personalmente mi auguravo ma non potevo essere sicura sarebbero arrivati, e sono presenti ancora di più quei momenti di fastidio fraterno che chiunque non sia figlio unico conosce e riconosce perfettamente.

E tutto ciò in servizio della trama e della storia.

Una miriade di idee

Se durante la prima stagione i registi e sceneggiatori hanno dovuto usare una grossa quantità del tempo a farci conoscere e amare i personaggi che ci hanno presentato, questa volta non è stato così e si vede.

Il fatto che i fratelli Hargreeves siano ormai quasi parte della nostra famiglia, dà spazio alla storia di fiorire in direzioni inaspettate e complicate.

Allison con una nuova pettinatura nella seconda stagione
Foto da Netflix

E chiamarle complicate è anche riduttivo.

Il fatto che alcuni dei fratelli abbiano costruito una vita interamente nuova durante gli anni di separazione certamente non semplifica le cose, ma se non bastasse quello, dal momento in cui li ritroviamo, è subito evidente che ci sono molti più fattori da considerare per immaginarsi un finale di quelli che ci saremmo aspettati.

La minaccia che i fratelli Hargreeves diventano per l’andamento della linea temporale costituisce sicuramente una grossa parte della trama, ma ci sono talmente tanti altri eventi che si susseguono in un tempo così breve durante la stagione che vi sembrerà contemporaneamente che dieci episodi siano troppi e troppo pochi.

Ho cominciato a guardare la stagione stesa comoda comoda sul mio divano e alla fine del settimo episodio non solo ero seduta sull’orlo del cuscino ma stavo attivamente urlando.

Diego nella divisa dell'Umbrella Academy
Foto da Netflix

Io e mia sorella l’abbiamo vista insieme e quando è cominciato il nono episodio lei ha puntato i pugni al cielo in frustrazione e ha detto solo: “Non ci sto capendo un ca**o!”

Un’opinione, vorrei chiarire, che io non condivido.

Magnifico storytelling

Diversamente da lei, io ero riuscita ad acchiappare alcuni degli indizi lasciati per tutti gli episodi fino a quel momento e non ero altrettanto sorpresa dalle svolte della storia (non che ciò abbia diminuito in alcuna maniera quanto siano state comunque brillanti ed emozionanti), ma comunque non avrei mai potuto prevedere il finale.

Luther in auto
Foto da Netflix

In ogni caso, The Umbrella Academy riesce finalmente a tornare ad un modo di narrare la storia che sta raccontando che non è mirato soltanto a sorprendere, sorprendere, sorprendere, lo spettatore anche senza avere molto senso (ahemIl Trono di Spadeahem), ma ti da tutti gli strumenti per seguirla, per prevederla se si vuole, e riesce comunque a sorprenderti.

Si arriva all’ottavo episodio con tanti di quegli eventi lì lì sul punto di essere risolti ed arrivare ad un climax che ti accorgi che ci sono ancora altri due interi episodi da vedere e ti chiedi: come è possibile? Cosa mai potrebbe ancora succedere?

Ma, sinceramente? Cosa importa! Vuol dire solo ancora più Umbrella Academy!

Performance notevoli

Una Vanya Hargreeves sorridente
Foto da Netflix

Il cast riesce sicuramente a brillare in modi nuovi e nettamente superiori alla prima stagione.

Robert Sheehan (che interpreta Klaus Hargreeves) riporta tragicità ad un personaggio che potrebbe facilmente scadere nel ridicolo, Emmy Raver-Lampman (Allison Hargreeves) da autenticità ad un ramo della storia complesso e delicato, Tom Hopper (Luther) porta nuove sfaccettature ad un personaggio che appariva inizialmente monodimensionale, Ellen Page ci mostra una Vanya diversa che ci piace tantissimo, e David Castañeda ha finalmente la possibilità di mostrare quei lati un po’ nascosti di Diego che ce lo hanno fatto amare nella prima stagione.

Ma c’è una persona in particolare che porta le sue capacità recitative a livelli ancora più alti.

Aidan Gallagher nel ruolo di Cinque
Foto da Netflix

Cinque sicuramente non è il mio preferito tra i fratelli e non sono neanche una grande fan del ragazzino (ad essere onesta, non ho una vera opinione a riguardo; la mia posizione ufficiale è che non mi piace ritrovarmi immischiata in fandom drama che riguarda celebrità adolescenziali e quindi ho deciso di astenermi dall’esternare qualsiasi impressione io abbia su di lui), ma vale la pena sottolineare che Aidan Gallagher ha superato sé stesso.

Se poi anche voi eravate elettrizzati quanto me dalle implicazioni scaturite dal fatto che Klaus avesse portato Ben all’attenzione degli altri fratelli e che questo avrebbe potuto significare un ruolo più grande per lui – e quindi per Justin H. Min – nella seconda stagione, vi dico solo una cosa: l’attesa ne è valsa la pena.

La natura di Ben come personaggio mi impedisce di commentare su cosa possa o non possa essergli successo in questa stagione ma lasciatemi dire questo:

BEEEEEEEEEEENNNNNNNN!!!!!!!!!!!!!

Justin H. Min nel ruolo di un sorridente Ben
Foto da Netflix

Una domanda su uno dei personaggi a cui posso rispondere senza rovinare la visione a nessuno perchè tanto comunque non ci si aspettava altrimenti è: Reginald Hargreeves è sempre stato una persona tanto terribile? Sì, lo è sempre stato e lo sarà sempre a quanto pare.

Pensieri conclusivi

Come detto finora, la nuova stagione ci riporta molti degli elementi che abbiamo già amato e ce ne presenta di nuovi che non ci saremmo mai aspettati.

La colonna sonora è di nuovo eccezionale e più corposa di sempre, le dinamiche famigliari sono espanse e approfondite, i personaggi brillano nel loro singolo e nell’insieme e ce ne sono di nuovi che non fanno che arricchire la cornice.

Siccome la storia ha sempre avuto a che fare con la relatività temporale, si passa una buona parte della visione a chiedersi quanto lontano essa voglia spingersi in futuro. Deciderà di usare un approccio alla Ritorno al Futuro e quindi cambiare la realtà che conosciamo o anche lei – proprio come la Commissione – si piegherà alle regole del continuum spazio-temporale e deciderà di preservare la linea temporale?

Sono questi interrogativi e la generale originalità e stranezza di The Umbrella Academy ad assicurarsi il suo continuato successo.

Dopo tutto, non è una sorpresa che due delle serie TV di supereroi più amate e probabilmente anche più strane in onda al momento (o in streaming, per essere precisi) siano entrambe ampiamente provenienti dal talento narrativo di Gerard Way: The Umbrella Academy e Doom Patrol.

In conclusione, The Umbrella Academy ci lascia con molti più punti interrogativi di quelli che risolve ed è proprio questo che ci fa attendere con tanta trepidazione la prossima stagione, augurandoci che arrivi un po’ prima di un anno e mezzo.

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