“Il sangue è l’essenza della vita.
È pericoloso.
Il sangue è insieme eccitante e spaventoso”.

Come già detto nei precedenti articoli di questa rubrica, al sangue di persone giovani è stato da sempre attribuito il potere di far ritrovare, anche in parte, la forza e la gioventù perdute, al punto che esistono numerose testimonianze di come il sangue venisse bevuto a fini terapeutici, dai tempi antichi fino al XVIII° secolo.

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Ma le motivazioni che possono spingere una persona ad assumere sangue per via orale sono molteplici e tra questi c’è una parafilia nota come vampirismo clinico, ematolagnìa o sindrome di Renfield.

Con il termine “parafilia” si sottintendono tutti quei comportamenti, pulsioni e atti considerati atipici e volti all’ottenimento  dell’eccitazione e del piacere sessuale; nel vampirismo clinico questi sono raggiungibili solo attraverso il bisogno compulsivo di vedere, manipolare o ingerire sangue.

Le nozioni che è possibile trovare in merito, però, sono spesso discordanti e fuorvianti. Infatti basta una breve ricerca in rete per vedere accostati al vampirismo clinico la necrofagia o il cannibalismo, pratiche raramente riscontrate assieme in un solo atto criminale. Ma la discrepanza maggiore riguarda lo psichiatra Richard Noll e la sindrome entro la quale egli cercò di racchiudere ogni atto legato al vampirismo: la (controversa) Sindrome di Renfield, di cui vi parlerò ampiamente nel prossimo articolo.

Il blood play

All’interno di un contesto consenziente, il vampirismo inteso come parafilia si esprime con il “blood play”, attività di nicchia del BDSM. Attraversa varie pratiche che, ovviamente, vanno dal soft all’estremo, dallo “scratching” (graffiare fino al sanguinamento) ai tagli effettuati con lame di bisturi monouso, dal piercing temporaneo che consiste nell’inserire dolcemente aghi nella pelle del sub passando appena qualche strato, al vero e proprio atto vampirico di prelevare sangue con siringhe o vacutainer al fine di berlo.

Va detto che tali pratiche seppure discutibili e pericolose difficilmente vengono prese alla leggera. Negli ambienti e nei contesti in cui queste attività si svolgono c’è una forte attenzione alla sicurezza e ai limiti personali che una volta stabiliti diventano invalicabili. “Giocare” col sangue necessita di standard di sicurezza impeccabili e precisi oltre a una infinita fiducia tra le parti in causa.

Non tralasciando il fatto che ingerire sangue in quantità elevata può risultare tossico per l’organismo oltre che pericoloso per la salute essendo potenzialmente vettore di malattie emotrasmissibili.

Ma cosa accade quando la parafilia non incontra il consenso, quando a determinate pulsioni non si sapeva dare nemmeno un nome? Il disturbo parafiliaco è quando un determinato impulso di natura sessuale a causa della sua atipicità crea disagio e non trovando consenso coinvolge adulti o bambini contro la propria volontà.

Il vampirismo criminale

 Fritz Haarmann (1879-1925)

Fritz Haarmann (1879-1925) Unknown author Unknown author, Public domain, via Wikimedia Commons

Risale a luglio del 2021 l’ultimo caso di vampirismo criminale noto è accaduto in Kenya. Nell’arco temporale di cinque anni, la polizia locale aveva accertato la sparizione di una dozzina di ragazzini. Dopo una serie d’indagini, ciò che emerge è da film horror. Il ventenne Masten Milimo Wanjala viene arrestato in relazione all’omicidio di due bambini, ma confessa di averne ucciso almeno dieci per “bere il sangue dalle loro vene”.

Düsseldorf e Hannover

Nel marzo 2005, invece, la polizia arrestò Diana Semenuha, 29 anni, residente a Odessa, in Ucraina, era tra le principali sospettate della scomparsa di un certo numero di bambini. Sotto interrogatorio, Semenuha confessò di attirare i bambini a casa sua promettendo loro cibo e vestiti nuovi, per poi banchettare con il loro sangue che utilizzava anche per rituali di magia nera.

Mugshot of German serial Killer Peter Kürten

Mugshot of German serial Killer Peter Kürten
Unknown authorUnknown author, Public domain, via Wikimedia Commons

Negli anni venti del secolo scorso, in Germania, agiscono ben due “serial killer vampiro”: Fritz Haarmann e Peter Kürten, denominati rispettivamente come “il vampiro di Hannover” e “il vampiro di Düsseldorf”.

Le vittime del primo sono giovani ragazzi che adesca nell’ambiente della prostituzione omosessuale e che uccide mordendo alla gola per consumarne il sangue, le vittime di Kürten, invece sono ragazzine ma anche uomini e donne adulti che uccide utilizzando armi bianche. Prima di smembrarne i corpi, si sazia col loro sangue.

Entrambi superano la dozzina di omicidi accertati ed eseguiti con modalità perverse e brutali tanto da essere condannati alla pena capitale mediante la decapitazione.

Haarmann fu giustiziato il 15 aprile 1925 e Kürten il 2 luglio 1931. Rivolgendosi al boia, questi gli rivolse la seguente domanda:

“Mi potrebbe dire se una volta che la mia testa è stata tagliata sarò ancora in grado di sentire il suono del mio sangue uscire dal ceppo del collo?

Questo sarebbe il piacere di tutti i piaceri”.

Ma anche l’Italia ha avuto il suo “killer vampiro”

Vincenzo Verzeni, il vampiro della bergamasca.

Nel 1870, a soli ventuno anni, il primo omicidio, preceduto da almeno due aggressioni nei confronti di donne del suo paese, Bottanuco, che riescono a sfuggirgli.

Portrait of C. Lambroso from H.Kurella's Cesare Lombroso

L0000629 Portrait of C. Lambroso from H.Kurella’s Cesare Lombroso
Credit: Wellcome Library, London. Wellcome Images
images@wellcome.ac.uk
http://wellcomeimages.org
Portrait of Cesare Lambroso
Photograph
Cesare Lombroso
Kurella, Cesara
Published: 1911
Copyrighted work available under Creative Commons Attribution only licence CC BY 4.0 http://creativecommons.org/licenses/by/4.0/
See page for author, CC BY 4.0, via Wikimedia Commons

La quattordicenne Giovanna Motta invece no, scompare nel nulla per poi essere ritrovata cadavere qualche giorno dopo, orrendamente mutilata e con segni di morsi sul collo. Due anni dopo stessa fine toccò a Elisabetta Pagnoncelli, mutilazioni al corpo e morsi profondi al collo.

Nonostante le vittime accertate furono “soltanto” due, Verzeni provò a sequestrare e mordere molte donne. Alcune di esse, riuscendo a scappare, furono in seguito di fondamentale importanza ai fini del processo.

Vincenzo Verzeni è arrestato nel 1873. Cesare Lombroso, controverso padre della criminologia, è incaricato di stendere la perizia psichiatrica. Pur non ritenendolo infermo mentale, lo definisce “un sadico sessuale, vampiro, divoratore di carne umana”.

Durante il processo Verzeni descrive così gli omicidi:

«Io ho veramente ucciso quelle donne e ho tentato di strangolare quelle altre, perché provavo in quell’atto un immenso piacere.

Le graffiature che si trovarono sulle cosce non erano prodotte colle unghie ma con i denti, perché io, dopo strozzata la morsi e ne succhiai il sangue che era colato, con cui godei moltissimo.»

Giudicato colpevole di duplice omicidio, viene condannato all’ergastolo nel manicomio criminale della Pia Casa della Senavra di Milano e ai lavori forzati a vita. Il 13 aprile 1874, cercò d’impiccarsi nella sua cella, ma sopravvisse e fu trasferito al carcere di Civitavecchia. Qui vide commutare la sua pena a 30 anni. L’atto di morte n. 87 del comune di Bottanuco certifica che Verzeni è morto nel suo paese natale il 31 dicembre 1918, per cause naturali.

Un filo conduttore?

Questi sono solo alcuni dei tanti casi in cui un essere umano, spinto dalla pulsione di vedere, toccare, bere sangue è arrivato a commettere delitti terribili.

Il comune denominatore che unisce questi criminali è fatto d’infanzia travagliata, famiglie problematiche, abusi e difficoltà a relazionarsi con la società. Ma soprattutto la parafilia spinta all’estremo dove, in alcuni casi il vampirismo è sfociato nel cannibalismo e/o nella necrofilia.

Quando l’istinto di ricercare e introdurre sangue per via orale è accompagnato dalla pulsione sessuale è vampirismo clinico. Si parla di sindrome di Renfield nei casi in cui si associano atti come l’autolesionismo e la zoofagia. Al contrario le gesta sanguinarie della contessa Elisabeth Bathory, per quanto se ne sappia, col sesso non centravano nulla.

La sindrome di Renfield, a mio parere, è molto controversa e discutibile nella sua struttura. Nonostante cerchi di racchiudere tutti i fenomeni legati alle pratiche di vampirismo, pone come condizione primaria l’ottenimento del piacere sessuale attraverso l’ingestione e/o la manipolazione del sangue.

Questo in molte situazioni che citerò nei prossimi articoli, è assente.

Se non il sesso, cos’altro nutre la pulsione a bere sangue umano?

Ve ne parlerò presto…

Letture pertinenti:                           

The Sacramento Vampire: Life of Serial Killer Richard Trenton Chase  di Jack Smith

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“Dhampir: Child of the Blood” by Viola M. Johnson

Pubblicato nel 1996, il libro ha ispirato una serie di tradizioni ancora presenti nella moderna comunità dei vampiri sanguinarians.

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La cronaca cruda e diretta dei delitti di uno dei più efferati serial killer americani

“Il serial Killer Vampiro” by Bruno Previtali

La vera storia, con allegati documenti inediti del più efferato vampiro serial killer d’Italia: Vincenzo Verzeni.

 

Autore

  • Roxanne Caracciolo

    Affascinata dal lato oscuro che c'è in ogni persona, mi piace approfondire misteri e leggende. Ho studiato negli anni, tutto ciò che riguarda il vampirismo, a livello letterario, storico e reale. Quando non sono al lavoro o in palestra, sono immersa nella lettura, i miei autori preferiti sono Poe, Lovecraft, Wilde e tra i contemporanei King ed Anne Rice.