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Mulan anteprima VIP e diritti umani

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Mulan arriva dopo il lungo periodo di attesa che ci è costato questa quarantena. Il film, in realtà, sembra avere una storia controversa in quanto è stato rimandato già diverse volte e per diverse ragioni, non ultima il Coronavirus.

Basato sull’omonimo classico Disney, a sua volta basato su La Ballata di Mulan, una leggenda cinese, il film sembra non essere stato molto apprezzato dal pubblico. Inoltre, sia per scelte stilistiche, di trama e sociali, il film è stato oggetto di diverse critiche. Ma procediamo con ordine.

Mulan – Trama

Yifei Liu in Mulan (2020)
Foto da IMDb

L’acclamata regista Niki Caro ci fa rivivere l’epopea della leggendaria guerriera cinese nel nuovo “Mulan” Disney: una giovane donna impavida rischia tutto per amore della sua famiglia e del suo paese, diventando uno dei più grandi guerrieri che la Cina abbia mai conosciuto.

Recensione

Prodotto da Disney il film avrebbe dovuto vedere la luce a novembre 2019, ma venne invece spostato a marzo 2020. Tuttavia, a causa dell’emergenza Coronavirus, la visione è stata rimandata ancora una volta e solo da pochi giorni è disponibile sulla piattaforma Disney + con accesso VIP al costo di € 21,99. Una scelta non troppo felice per Disney che si è ritrovata con gli abbonati pronti a sollevare i forconi al grido del diritto di vedere il film al prezzo dell’abbonamento che avevano già pagato.

Ed effettivamente, il costo sembra eccessivo, soprattutto per chi, altrimenti, avrebbe pagato un solo biglietto non avendo né famiglia, né pargoli da accompagnare.

Ma il costo aggiuntivo non è l’unica ragione che ha generato polemiche sul film. Andiamo con ordine.

Mulan non è un film Disney

Sono state molte le criticità riguardo al film stesso, in quanto sembra aver deluso le aspettative del suo pubblico. L’assenza di canzoni, di Mushu e di alcune scene iconiche. Mulan non diverte, anzi è piuttosto serio per emergere fuori da casa Disney. Di fatto è quasi irriconoscibile nei canoni occidentali, piuttosto ricorda qualche pellicola orientale. E probabilmente era proprio questa la sua intenzione, ma non aveva fatto i conti con una fetta molto incalzante di pubblico: i puristi.

Yifei Liu in Mulan (2020)
Foto da IMDb

Non è certo una novità che la nuova linea dei live-action non siano stati molto apprezzati in particolare dal vecchio pubblico che vorrebbe trovare una trasposizione fedele ai classici della propria infanzia. Se è dunque questo che cercate dal nuovo Mulan allora è facile che ne resterete delusi.

Il film è completamente privo di canzoni, se non nei titoli di coda. La fotografia ha per lo più toni freddi e la storia ha più il tono di un leggenda. La Mulan di questa trasposizione ha un dono fin dalla nascita, le abilità del guerriero che scorrono già nel suo sangue. Abilità che sarebbero state nobilitate in un uomo, ma che vengono mal viste se rapportate a una donna che dovrebbe desiderare solo di essere una buona moglie.

Così, questa Mulan impara a sopprimere le proprie capacità, almeno fino a quando non le è possibile, ovvero il fatidico giorno in cui, indossa abiti maschili ed entra all’interno dell’esercito.

Qui molti hanno lamentato l’assenza di Mushu, ma anche quella di Shang.

Mushu regalava nella versione a cartoni una vena comica. Era una sorta di guida strampalata che a modo suo, coi suoi pregi e difetti supportava la nostra giovane guerriera nell’intraprendere il proprio cammino. E in un certo senso le spianava la strada. Shang invece era la figura maschile che ha fornito a Mulan tutte le conoscenze di cui aveva bisogno. Ma è questo il punto. La Mulan del live-action è una donna che si fa da sola. Inoltre possiede già le capacità del guerriero prima ancora di entrare nell’esercito. Quello che ha da apprendere è solo la tecnica. Per tale motivo, questa Mulan non ha alcun bisogno di Shang. Non ha bisogno di un uomo. È più “femminista” se vogliamo utilizzare il termine. O almeno è quello che la Disney prova a fare.

Però ecco, ancora una volta, tutto questo la rende poco Disney.

Un’altra critica che è stata rivolta al film è quella di essere poco storicamente accurata, ma su questo punto ammettiamo di non essere abbastanza informati.

Yifei Liu e le proteste di Hong Kong

Yifei Liu at an event for Mulan (2020)
Foto da IMDb

Date le premesse precedenti, sarebbe tutto bellissimo e forse ci parrebbe anche il caso di supportare questo film. Tuttavia, c’è un elemento che dovrebbe farci per qualche istante soffermare sulla faccenda e decidere se sia davvero il caso di mettere i piedi in questo campo che chiamarlo minato sarebbe poco. Perché Yifei Liu, l’attrice che interpreta Mulan, si è macchiata di dichiarazioni poco apprezzabili.

La questione riguarda gli scontri avvenuti ad Hong Kong e l’atteggiamento della polizia cinese nei confronti dei manifestanti. L’attrice si è espressa a favore della polizia che però si è dimostrata molto violenta e con un atteggiamento decisamente oppressivo nei confronti di chi non chiedeva altro che i propri diritti.

Per parlare meglio della questione abbiamo fatto un po’ di ricerche. La fonte più esaustiva, in tal senso viene da ilPost, ma l’argomento è stato affrontato anche più volte sul canale di Breaking Italy (che spesso è una fonte molto preziosa, almeno per un’infarinatura iniziale).

Un po’ di Storia

Nel 1842, dopo la Guerra dell’Oppio, l’Inghilterra strappa alla Cina i territori di Lantau e nel 1898 ottiene la cessione per 99 anni di quelli che sono i territori della attuale Hong Kong. Per quasi tutto questo periodo l’economia, il sistema scolastico e quello giuridico sono stati basati su quelli del Regno Unito. Inoltre il territorio si è trasformato in una casa per coloro che sfuggivano al comunismo cinese di Mao.

Con l’avvicinarsi della scadenza si è dovuto ragionare sulla questione. Deng Xiaoping voleva che quei territori tornassero alla Cina e nel 1984 venne firmata una dichiarazione in cui i territori sarebbero tornati alla Cina a partire da luglio 1997, mentre la Cina si impegnava a non instaurare il sistema socialista immediatamente. Così, da un lato abbiamo un’unità nazionale, dall’altro Hong Kong mantiene il proprio sistema politico, giuridico ed economico.

Da qui l’espressione “Un Paese, due Sistemi

Ora, nonostante le premesse fatte finora bisogna tenere conto che Hong Kong è comunque sottoposto al monopartito cinese e il capo del governo è scelto da un ristretto numero di persone pesantemente controllato dal sistema cinese.

Il 1 luglio 2014 si scatenò quella che poi sarà ricordata come La rivoluzione degli Ombrelli, nome dovuto proprio agli ombrelli che i manifestanti usarono per difendersi da gas lacrimogeni e spray al peperoncino utilizzati dalla polizia. La popolazione di Hong Kong non faceva altro che chiedere più autonomia, diritti e libertà democratiche. In molti vennero arrestati fra cui Joshua Wong, allora diciassettenne, destinato a diventare il volto della ribellione.

Altre proteste sono seguite negli anni successivi e la Cina continua a esercitare il proprio potere sul governo di Hong Kong.

Gli ultimi scontri e la presa di posizione di Yifei Liu

Gli ultimi scontri, o almeno quelli a cui ci riferiamo in merito al tweet della Liu riguardavano una serie di rivolte della popolazione di Hong Kong riguardo a una riforma legislativa che consentirebbe l’estradizione per i crimini “gravi” avvenuti in uno degli stati cinesi. Dobbiamo tener conto che il governo cinese non ha certo la manina leggera nell’attribuire pene. Il che diviene un grave problema soprattutto tenendo presenti le gravi ingiustizie a cui alcuni stati sono sottoposti.

Potremo ora spendere righe e righe per trattare l’argomento, ma siamo ben certi che ci sono fonti più attendibili di noi e, ancora, con maggiori conoscenze in merito alla questione.

Il problema, infatti, è bello e che complesso. Tratta di diverse questione fra i diritti umani, le condizioni nelle carceri, i campi di rieducazione (e le relative pressioni sui familiari di chi vi viene rinchiuso) e per finire la repressione verso alcune fasce della popolazione. Un esempio sono le condizioni degli uiguri, una minoranza di origine musulmana con un propria lingua.

Ed è proprio qui il problema, sostenendo le azioni della polizia Yifei Liu sostiene anche tutto questo. Perché quando una voce con una tale risonanza esprime un’opinione su tali argomenti, quella voce risuona sul suo pubblico.

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