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Cinema

Carnival Row – Stagione 1 – Recensione

Finalmente l’attesa è finita e abbiamo potuto vedere Carnival Row. Come vi avevamo annuciato la serie è stata prodotta da Amazon e vede come protagonisti Cara Delevigne e Orlando Bloom nei panni della fata Vignette e Philo.

Trama:

Dopo che Il Patto ha preso il dominio sulle loro terre, le creature fatate sono costrette a rifugiarsi nel Burgue. Fate, fauni e molte altre creature sono costrette ad imbarcarsi clandestinamente su navi ed altri mezzi di occasione per fuggire da quella che una volta era la loro patria. Fra questi c’è anche Vignette. Tuttavia, sebbene sembri un’opzione migliore, nemmeno nel Burgue essi sono esattamente visti di buon occhio. La maggior parte di essi, discriminati per la loro diversità, vivono in condizioni di semi schiavitù, gli altri cercano di costruirsi una vita nel distretto di Carnival Row.
La situazione si complica quando una serie di efferati omicidi cominceranno a verificarsi all’interno della città, ad occuparsene sarà l’ispettore Rycroft Philostrate, che ancora non immagina in che modo terribile siano collegati.

La nostra recensione

Cosa dirvi di Carnival Row? Sicuramente è una serie che mi sento consigliare strettamente a tutti coloro che sono amanti del mondo fantasy, delle fate e di altre creature fantastiche. In un’ambientazione dalle atmosfere fantasy e dai toni steampunk vediamo muoversi migliaia di creature tutte diverse fra loro. Quelle creature che abbiamo sempre visto nei miti e nelle favole della nostra infanzia prendono vita sul piccolo schermo del nostro computer o smartphone.

Ma la loro vita non è semplice. Gli esseri fatati sono dei diversi, più diversi di quanto possa esserlo chiunque altro. Hanno ali, zoccoli e corna. Alcuni di loro si avvalgono di misteriosi riti e possono accedere alla conoscenza del futuro e di misteriosi segreti. Sono malvisti dagli abitanti della Burgue che li considerano come una sorta di minaccia. Del resto queste creature venute da una terra lontana cercano di trovare il loro posto all’interno di una società che si considera maggiormente sviluppata, mentre questi stranieri portano con sé il loro bagaglio di tradizioni che sono completamente diversi da quelli dei locali. Di particolare rilevanza diventa quindi il concetto dello scontro fra culture, ma ci arriveremo più avanti.

La trama si svolge bene, seguendo il filo delle indagini di cui si occupa Philo, portando lentamente alla luce diversi segreti che coinvolgono i diversi personaggi legandoli gli uni agli altri. Ottimo anche il fatto che la storia d’amore fra i due protagonisti prenda sì il suo spazio, ma non sia nemmeno troppo invasiva all’interno della vicenda. Belli i colori, magnifiche le musiche, in particolare la nenia di Aisling, vi assicuro che la riascolterete almeno un centinaio di volte. Buoni i personaggi, alcuni li amerete particolarmente, altri riusciranno a farsi odiare. Prevedibili alcuni risvolti, ma resta comunque qualche colpo di scena sul finale. Ovviamente, non vogliamo svelarlo in questa sede, altrimenti che gusto ci sarebbe? Vi diciamo solo che sarà di fondamentale importanza alla risoluzione del caso.

Il tema del razzismo in Carnival Row

Il tema del razzismo in questa serie è affrontato in maniera molto rilevante. È evidente quanto le creature fatate siano diverse dagli esseri umani. Già di per sé l’aspetto fisico è un punto da non sottovalutare. Essi, come abbiamo detto, hanno ali, zoccoli e corna a seconda della specie di appartenenza. Alcuni di essi hanno la capacità di volare, altri hanno spiccate doti fisiche. Portano con loro una cultura diversa, tradizioni diverse, dei diversi. E questo spaventa. L’integrazione spaventa. Così come spaventa l’ipotesi remota che queste creature possano prendere i loro posti di lavoro, che possano vivere fra loro, che possano avere il diritto di voto.

Sì, si parla anche di questo. E tutto ciò a ben pensarci non è così differente dalla società moderna nella quale ci troviamo a vivere. Tutto ciò è qualcosa che decontestualizzato e riportato ai nostri giorni conosciamo bene e con cui possiamo trovare un termine di confronto. Chiusa questa piccola parentesi.

Le creature finiscono per auto-ghettizzarsi sulla Row. E ovviamente trovano un maggiore conforto nel rimanere fra quelli della loro specie. D’altro canto, come viene anche esplicitamente detto dal personaggio di Bloom, è questa stessa esclusione a incrementare la criminalità proprio fra gli abitanti della Row. Finché essi verranno esclusi, finché verranno trattati come rifiuti è più che naturale che essi ricorrano ad altri mezzi per poter sopravvivere.

Senza scadere troppo nello spoiler quindi diciamo soltanto che possiamo notare alcuni dettagli rilevanti. Per esempio come in tali situazioni alcune menti possano essere più facilmente manipolabili di altre e questo da entrambe le parti. E come mai, mai situazioni di intolleranza possano avere conseguenze positive. E il finale stesso della serie ne è il maggiore degli esempi.

Considerazioni finali su Carnival Row

Personalmente ho gradito molto questa serie.  Mi aveva intrigato molto già la presentazione della stessa e certo non posso dirmi delusa. Mi è piaciuto molto come sono state inquadrate le varie creature. Bravi i due protagonisti, ma anche alcuni dei personaggi secondati non sono da meno. Bellissimo è anche il personaggio di Agreus, interessante l’evoluzione di Imogen per quanto prevedibile. Odiosissime Piety e Sophie, ma perfette per il loro ruolo.

Ed ora non ci resta che aspettare con ansia la nuova serie.

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