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Hai paura del buio? - Racconti dell'OrroreLa linea Gialla - Storie di delitti e detectiveLibriMichele Del Vecchio

Malanotte. Lettera aperta a una cara catastrofe di Michele Del Vecchio

Titolo: Malanotte. Lettera aperta a una cara catastrofe

Autore: Michele Del Vecchio

Casa Editrice: Bookabook

Genere: horror

Trama

Cronometro alla mano per lavarsi i denti, i lacci delle Converse a fare pendant con gli stati d’animo e le corde del bucato su cui sventolano i capolavori di Beethoven. Milo Jenkins, 16 anni, è un virtuoso del pianoforte, ha mille nevrosi e il fantasma di un pesce farfalla per migliore amico. I lunghi silenzi e un candore senza età hanno reso sicura la diagnosi: è autistico. Un ragazzo speciale, lo definirebbe qualcuno. Se vivi nella cupa Eureka, però, non ci sono parole gentili per un orfano di madre con gli occhiali a fondo di bottiglia e gli incisivi a zappa.

La svolta sperata ha le occhiaie viola di Iris, bella come un film di Tim Burton. Sulla tela della loro adolescenza, uno schizzo rosso sangue. Sotto una coltre di foglie secche, cadaveri innocenti. Corre, Milo. Ma verso Iris o lontano da lei?

Recensione

“A letto, quella sera, pensai al modo in cui i suoi occhi si erano fermati per un attimo nei miei. Il suo numero di telefono era ancora lì, scritto sul palmo come un marchio di fabbrica. Lo conoscevo a memoria. Per ore fissai quei caratteri irregolari, ormai un po’ sbavati, come se fossero stati parte di me.

Non mi sarei più lavato. Una ribellione contro il sapone e i numeri di cellulare delle principesse cancellati via dalla pelle. Prima di addormentarmi chiusi il pugno e me lo portai al petto. Custodito tra le mie dita c’era il dono più prezioso che avessi mai ricevuto.

Il cuore mi batteva forte quando pensavo a lei.

Ero cotto.”

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Photo by Gelani Banks on Unsplash

In un giorno, tutto cambia per Milo Jenkins. Il viso di Iris entra nella sua vita e la piatta monotonia del suo mondo viene spazzata via. Niente più liste sull’agenda, niente più chiacchierate con il defunto Rachmaninov – un pesce farfalla, la cui boccia dell’acqua ne costituisce il solo monumento funebre. Iris occupa tutti i suoi pensieri, scompiglia tutte le sue incertezze e cosparge l’esistenza di Milo con un velo di confusionale apatia, tipica degli amori adolescenziali.

Ma, dietro il sorriso della ragazza, si nasconde molto di più, l’ombra di un passato che non riesce a digerire e che sembra volersi a tutti i costi protendere sul presente. E tra strani poteri inaspettati, bambini ritrovati morti, un cane nero come la notte e un omicida che si aggira nell’ombra, anche Milo scopre che la sua vita non gli è mai appartenuta veramente, che è molto di più di ciò che ha sempre pensato di essere.

Questo libro è un piccolo capolavoro. L’autore ha intrecciato l’autismo di Milo e le paure di Iris con frasi poetiche, che stendono un velo di continua malinconia tra le pagine, facendo presagire che in agguato potrebbe esserci un finale bello e struggente, che solo le migliori storie sanno dare.

Il metodo di scrittura, il lessico colto e ricco, il susseguirsi degli eventi contribuiscono a rendere questo libro speciale. Ci si affeziona in fretta a Milo Jenkins, alle sue piccole manie e alla sua passione per il pianoforte. Sorge una spontanea antipatia per Marcus Costa, il classico rampollo viziato. E, tra un capitolo e l’altro, cresce la curiosità riguardo al passato di Iris.

Ho apprezzato particolarmente il modo in cui lo scrittore è riuscito a inserire versi di canzoni all’interno del testo, dando un tocco più armonioso e romantico all’intera storia. E ho trovato geniale anche l’utilizzo di titoli di canzoni come titoli dei capitoli; in qualche modo rendono più cara la vicenda, consigliando il sottofondo musicale perfetto nel caso in cui ci si senta abbastanza strappalacrime da aver voglia di leggere ascoltando musica.

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Photo by Colton Sturgeon on Unsplash

Nonostante sia un horror, le scene cruente sono sempre velate da un sottile strato poetico, merito della bravura dell’autore, quindi lo splatter risulta molto diluito. La narrazione è per la maggior parte indiretta – sono pochi i discorsi diretti – e questo rallenta un po’ la lettura; inoltre il costante tono melodico e poetico delle frasi crea un po’ di confusione verso la fine della vicenda, dove alcune azioni dei personaggi vengono espresse con giri di parole che rischiano di rendere la situazione poco chiara. Ma a parte questo piccolo intoppo, facilmente trascurabile – soprattutto perché non si può negare la grande bravura di Michele Del Vecchio, di soli 25 anni -, la storia scorre piacevole e intrigante, ricca di mistero.

Ne consiglio assolutamente la lettura. Una trama perfetta di vita quotidiana e soprannaturale, di personaggi ben costruiti e riferimenti cinematografici e letterari che vi faranno sorridere; un amalgama di dettagli e bizzarrie che vi avvicineranno ai personaggi, e li sentirete umani più che mai.

Insomma, una fiaba moderna per adulti, che vi riporterà all’adolescenza, che vi ricorderà quei primi amori pieni di tutto, che sembravano il centro dei nostri piccoli universi.

Mi bastano solo due aggettivi per racchiudere questo piccolo capolavoro: superlativo e malinconico.

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